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martedì 11 settembre 2018

Mala tempora currunt...


“Mala tempora currunt sed peiora parantur” (stanno passando brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori) scriveva Marco Tullio Cicerone quasi alla fine dell’impero e nonostante costui fosse un oratore illuminato e uomo di grande spessore filosofico, fu assassinato a 64 anni con una modalità che oggi potremmo definire un omicidio di stato: “...Apparvero le guardie triumvire armate e con volto minaccioso ma quando Cicerone le vide, comandò ai servi che non difendessero il padrone. Disse: ho vissuto abbastanza in una Patria libera, non voglio vivere da schiavo in una Patria serva. Subito offrì dalla sua lettiga il capo e i triumviri tagliarono la sua testa e la sua mano, poiché molto spesso aveva scritto contro Antonio” (dalla traduzione di Plutarco); Marco Antonio (oggetto delle filippiche di Cicerone, scritte con la mano che venne tagliata durante l’esecuzione) vedendo la testa del rivale, annunciò che il “periodo di terrore” era terminato. Così non fu e Roma, per molto tempo, cadde vittima di dissolutezza ed ipocrisie che condussero verso lo sfacelo.
“Mala tempora currunt sed peiora parantur” sembra una frase che Cicerone lascia al nostro tempo e che, purtroppo, descrive molte delle nostre inquietudini. La situazione sembra volgere al baratro dell’ignoranza quando ogni aspetto culturale decade sotto la semplicità del banale e del “comodo credere” mai supportato da evidenze che, storicamente, si devono poggiare sulla buona logica e sul merito scientifico per imporre il giusto progresso di un popolo ed il valore aggiunto della civiltà.
Se non esiste una possibilità di credito nei confronti delle scoperte che la mente umana ha partorito e nelle evidenze che vengono illustrate per meglio spiegare sia la natura che una possibile cura e comprensione dell’uomo, allora l’arroganza della materia diventa vessillo su cui appoggiarsi senza fatica, grati dell’elevazione a verità di una pigrizia intellettiva senza precedenti.
Il sistema educativo di un popolo deve volgere all’esaltazione dello studio e della costanza della ricerca (sia scientifica che filosofica) onde formare individui capaci di discernere tra la stupidità e la validità di un ragionamento, senza basarsi sul “sentito dire” o su ciò che viene scritto senza aver competenza alcuna in ciò che si scrive. Anche se sembra normale tale ragionamento, oggi non lo è più poiché, grazie anche al disastro “logico” incrementato dai “social media”, il sapere è diventato pari ad una sorpresa che si trova nel sacchetto delle patatine comprate in un bar: giocattolo per bambini che, grazie ad esso, autorealizzano il proprio ego.
Se prima era praticamente impossibile sentir disquisire di immunologia il muratore (giustamente, dato che per comprendere la materia occorrono altre competenze molto specifiche ed altri tipologie di sforzo intellettivo), oggi si assiste ad interi movimenti costituiti da persone che, animate dal “sapere a gocce”, confonde il valore scientifico con gli abusi delle multinazionali del farmaco, relegando al valore negativo anche elementi scientifici di provata certezza (spesso nemmeno sapendo come lo stesso sistema immunitario realmente funziona). Viene fatto, cioè, un miscuglio di ogni nozione sommaria tratta da articoli che, spesso, nemmeno descrivono la reale consistenza delle conoscenze, ma che in cinque minuti di lettura (più o meno attenta) solleticano l’ignoranza di chi legge, mettendo in guardia da fantasmi inesistenti o realizzando vere e proprie “opinioni d’assalto”.
Da sempre la mente umana è affascinata dal complotto, da quella sorta di “rete di grafi” che ingarbuglia ogni conoscenza e devia la concentrazione verso lidi lontani, spesso troppo lontani, dove ogni capacità raziocinante si perde e con essa si smarrisce anche la voglia di approfondire e studiare.
È grazie a questa strana modalità della mente che gli idioti irretiscono l’ignorante e che hanno spinto la società verso una modalità “pratica”, dimenticando che quest’ultima, senza solida base teorica, è solamente fumo e caos. A volte vi è inconsapevolezza mentre altre volte vi è dolo nel supportare queste imbecillità, spesso spinto, quest’ultimo, da una considerazione opportunistica su di una ipotetica “rendita”.
Tempo addietro lessi di come il cancro poteva esser curato (!) con il bicarbonato ed a difesa di tale folle posizione vi era la citazione di un premio Nobel che studiava i processi di ossidazione ed ottenne l’ambito riconoscimento così motivato: “for his discovery of the nature and mode of action of the respiratory enzymes” (per la sua scoperta della natura e del funzionamento degli enzimi respiratori): il suo nome era Otto Warburg. I suoi studi sulle cellule tumorali implicano un’ipotesi detta “effetto Warburg” (attenzione: un’ipotesi che oggi vede molte lacune) che analizzava la fermentazione del glucosio. Forse i fantasiosi complottisti lessero “lattato” da qualche parte e pensarono ad un possibile effetto tampone grazie al bicarbonato… fatto sta che la “scoperta” spopolò sul web e molti iniziarono pure a crederci.
Indubbiamente la rapida fruizione di informazioni incomplete e l’enorme mole di opinioni che girano nell’universo internet complicano la vita, ma se l’apparato educativo-culturale fornisse più stimoli intellettivi e maggior preparazione, tante stupidaggini si disinnescherebbero immediatamente e le bufale famose riceverebbero il trattamento meritato.
La forte carenza culturale, poi, si palesa anche a livello antropologico, dove il valore dell’etica è stato completamente perduto tanto da dar voce ad idiozie razziste che non hanno precedenti (ovvero: li hanno, ma preferirei non ricordarli dato che sono costati milioni di vite) ed è praticamente inutile ricordare grandi evoluzionisti che hanno scritto libri dal carattere divulgativo che spiegano (molto bene e con  dovizia di dati) la nullità del termine “razza” (uno per tutti: Stephen Jay Gould: “The mismeasure of man”, tradotto in italiano con “Intelligenza e pregiudizio”): sono libri da leggere, il che implica sforzo cerebrale e tempo da dedicare, elementi che, invece, vengono destinati a programmi televisivi insulsi oppure alle chat erotiche di internet.
È in tal modo che cade la testa della conoscenza e viene tagliata la mano del sapere, è così che, inevitabilmente, il primo individuo (espressione della mediocrità diffusa) che si erge a difesa di problemi inesistenti o secondari (ma che solleticano la “pancia” del popolino) diventa esponente di un’intera nazione. È così che nasce la cieca fede nella baggianata per cui la sanità nazionale sta crollando a causa della forte immigrazione (che poi, numeri alla mano, non sembra nemmeno così forte), che sia giusto optare per la difesa armata (attivando gli istinti primordiali che non fanno parte di un popolo civile, senza considerare che chi l’ha adottata precedentemente, sta raccogliendo i danni... ed i cadaveri) contro il primo cretino che varca il nostro cancello scavalcandolo o che i bambini rafforzino il loro sistema immunitario leccando il cortile di casa.
“Mala tempora currunt sed peiora parantur” in una discesa verso il basso che livella tutti, salvo coloro che, con coraggio (ed a volte molta tristezza), decidono di andarsene. 




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