“Mala
tempora currunt sed peiora parantur” (stanno passando
brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori) scriveva Marco Tullio Cicerone quasi alla
fine dell’impero e nonostante costui fosse un oratore illuminato e uomo di
grande spessore filosofico, fu assassinato a 64 anni con una modalità che oggi
potremmo definire un omicidio di stato: “...Apparvero
le guardie triumvire armate e con volto minaccioso ma quando Cicerone le vide,
comandò ai servi che non difendessero il padrone. Disse: ho vissuto abbastanza
in una Patria libera, non voglio vivere da schiavo in una Patria serva. Subito
offrì dalla sua lettiga il capo e i triumviri tagliarono la sua testa e la sua
mano, poiché molto spesso aveva scritto contro Antonio” (dalla
traduzione di Plutarco); Marco Antonio (oggetto delle filippiche di Cicerone,
scritte con la mano che venne tagliata durante l’esecuzione) vedendo la testa del
rivale, annunciò che il “periodo di terrore” era terminato. Così non fu e Roma,
per molto tempo, cadde vittima di dissolutezza ed ipocrisie che condussero
verso lo sfacelo.
“Mala
tempora currunt sed peiora parantur” sembra una frase che
Cicerone lascia al nostro tempo e che, purtroppo, descrive molte delle nostre
inquietudini. La situazione sembra volgere al baratro dell’ignoranza quando
ogni aspetto culturale decade sotto la semplicità del banale e del “comodo
credere” mai supportato da evidenze che, storicamente, si devono poggiare sulla
buona logica e sul merito scientifico per imporre il giusto progresso di un
popolo ed il valore aggiunto della civiltà.
Se non esiste una possibilità di credito
nei confronti delle scoperte che la mente umana ha partorito e nelle evidenze
che vengono illustrate per meglio spiegare sia la natura che una possibile cura
e comprensione dell’uomo, allora l’arroganza della materia diventa vessillo su
cui appoggiarsi senza fatica, grati dell’elevazione a verità di una pigrizia
intellettiva senza precedenti.
Il sistema educativo di un popolo deve
volgere all’esaltazione dello studio e della costanza della ricerca (sia
scientifica che filosofica) onde formare individui capaci di discernere tra la
stupidità e la validità di un ragionamento, senza basarsi sul “sentito dire” o
su ciò che viene scritto senza aver competenza alcuna in ciò che si scrive.
Anche se sembra normale tale ragionamento, oggi non lo è più poiché, grazie anche
al disastro “logico” incrementato dai “social media”, il sapere è diventato
pari ad una sorpresa che si trova nel sacchetto delle patatine comprate in un
bar: giocattolo per bambini che, grazie ad esso, autorealizzano il proprio ego.
Se prima era praticamente impossibile
sentir disquisire di immunologia il muratore (giustamente, dato che per
comprendere la materia occorrono altre competenze molto specifiche ed altri
tipologie di sforzo intellettivo), oggi si assiste ad interi movimenti
costituiti da persone che, animate dal “sapere a gocce”, confonde il valore
scientifico con gli abusi delle multinazionali del farmaco, relegando al valore
negativo anche elementi scientifici di provata certezza (spesso nemmeno sapendo
come lo stesso sistema immunitario realmente funziona). Viene fatto, cioè, un
miscuglio di ogni nozione sommaria tratta da articoli che, spesso, nemmeno
descrivono la reale consistenza delle conoscenze, ma che in cinque minuti di
lettura (più o meno attenta) solleticano l’ignoranza di chi legge, mettendo in
guardia da fantasmi inesistenti o realizzando vere e proprie “opinioni
d’assalto”.
Da sempre la mente umana è affascinata dal
complotto, da quella sorta di “rete di grafi” che ingarbuglia ogni conoscenza e
devia la concentrazione verso lidi lontani, spesso troppo lontani, dove ogni
capacità raziocinante si perde e con essa si smarrisce anche la voglia di
approfondire e studiare.
È grazie a questa strana modalità della
mente che gli idioti irretiscono l’ignorante e che hanno spinto la società
verso una modalità “pratica”, dimenticando che quest’ultima, senza solida base
teorica, è solamente fumo e caos. A volte vi è inconsapevolezza mentre altre
volte vi è dolo nel supportare queste imbecillità, spesso spinto, quest’ultimo,
da una considerazione opportunistica su di una ipotetica “rendita”.
Tempo addietro lessi di come il cancro
poteva esser curato (!) con il bicarbonato ed a difesa di tale folle posizione
vi era la citazione di un premio Nobel che studiava i processi di ossidazione
ed ottenne l’ambito riconoscimento così motivato: “for his discovery of the nature and mode of action of the respiratory
enzymes” (per la sua scoperta della natura e del funzionamento degli enzimi
respiratori): il suo nome era Otto Warburg. I suoi studi sulle cellule tumorali
implicano un’ipotesi detta “effetto Warburg” (attenzione: un’ipotesi che oggi
vede molte lacune) che analizzava la fermentazione del glucosio. Forse i
fantasiosi complottisti lessero “lattato” da qualche parte e pensarono ad un
possibile effetto tampone grazie al bicarbonato… fatto sta che la “scoperta”
spopolò sul web e molti iniziarono pure a crederci.
Indubbiamente la rapida fruizione di
informazioni incomplete e l’enorme mole di opinioni che girano nell’universo
internet complicano la vita, ma se l’apparato educativo-culturale fornisse più
stimoli intellettivi e maggior preparazione, tante stupidaggini si
disinnescherebbero immediatamente e le bufale famose riceverebbero il trattamento
meritato.
La forte carenza culturale, poi, si palesa
anche a livello antropologico, dove il valore dell’etica è stato completamente
perduto tanto da dar voce ad idiozie razziste che non hanno precedenti (ovvero:
li hanno, ma preferirei non ricordarli dato che sono costati milioni di vite)
ed è praticamente inutile ricordare grandi evoluzionisti che hanno scritto
libri dal carattere divulgativo che spiegano (molto bene e con dovizia di dati) la nullità del termine
“razza” (uno per tutti: Stephen Jay Gould: “The mismeasure of man”, tradotto in
italiano con “Intelligenza e pregiudizio”): sono libri da leggere, il che
implica sforzo cerebrale e tempo da dedicare, elementi che, invece, vengono
destinati a programmi televisivi insulsi oppure alle chat erotiche di internet.
È in tal modo che cade la testa della
conoscenza e viene tagliata la mano del sapere, è così che, inevitabilmente, il
primo individuo (espressione della mediocrità diffusa) che si erge a difesa di
problemi inesistenti o secondari (ma che solleticano la “pancia” del popolino)
diventa esponente di un’intera nazione. È così che nasce la cieca fede nella
baggianata per cui la sanità nazionale sta crollando a causa della forte
immigrazione (che poi, numeri alla mano, non sembra nemmeno così forte), che
sia giusto optare per la difesa armata (attivando gli istinti primordiali che
non fanno parte di un popolo civile, senza considerare che chi l’ha adottata
precedentemente, sta raccogliendo i danni... ed i cadaveri) contro il primo
cretino che varca il nostro cancello scavalcandolo o che i bambini rafforzino
il loro sistema immunitario leccando il cortile di casa.
“Mala
tempora currunt sed peiora parantur” in una discesa verso il
basso che livella tutti, salvo coloro che, con coraggio (ed a volte molta
tristezza), decidono di andarsene.

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