Quando da bambini giocavamo a “nascondino”, molto spesso il rifugio
sicuro era qualcosa che, pur coprendo la nostra persona alla vista del
cacciatore di turno, ci rendeva totalmente scoperti alle spalle permettendo
all’impavido cercatore di scovarci e scatenando una corsa spasmodica verso la "tana".
È un gioco che più o meno tutti abbiamo provato a fare nella
nostra infanzia e che sembra aver lasciato indelebili tracce nel comportamento
adulto: il nascondiglio offerto dall’ipocrisia lascia le spalle
scoperte, ossia non è capace di dissimulare totalmente la meschinità dell’individuo
che si può scorgere semplicemente cambiando il proprio punto di vista.
Oggi è molto di moda invocare una sorta di complotto dei “poteri
forti” (sempre male identificati) per giustificare una totale inadeguatezza nel
risolvere una questione importante, sia essa politica che lavorativa, trovando
il giusto paravento alle nostre misere capacità. Capita spesso che si giudichi
proprio perché non si è capaci di riflettere, che si metta in difficoltà il prossimo
per ottenere qualcosa che ci aggrada (sia esso un aumento di stipendio, un
avanzamento della propria carriera lavorativa oppure un po’ di visibilità in
più) senza considerare gli effetti del proprio operato, conseguenze che sono
inevitabilmente mascherate dalla sorda falsità di una società individualista e
consumistica.
I veri “poteri forti”, quindi, non sono affatto esterni a
noi, ma sono insiti nel nostro animo e logorano la spinta etica che dovrebbe contraddistinguere
il valore dell’uomo, sino a render giustificabile qualsiasi mezzo per
raggiungere il fine che ci si propone.
Anche in questo caso la mediocrità imperante ha il suo
indiscusso merito e l’uomo “da poco” inevitabilmente offre soluzioni stupide
ottenute con comportamenti sciagurati.
Seneca, nella sua “Epistulae morales ad Lucilium” (libro 3,
par 29) scrive: “L'arciere non deve
colpire il bersaglio di quando in quando, ma deve sbagliare solo di quando in
quando; non è un'arte quella che arriva allo scopo per caso. La saggezza è
un'arte: miri al sicuro, scelga chi può fare progressi, si allontani da quelli
su cui non ha speranze, e tuttavia non rinunci sùbito e, anche in casi
disperati, tenti rimedi estremi […]” e per molti la Saggezza, arte della
vita, resta solo un pallido miraggio perché, per quanto si tentino “rimedi
estremi”, i progressi non potranno mai arrivare poiché per realizzarli occorre
uno slancio intellettivo che oltrepassi la furbizia e sviluppi la coscienza.
Questo è un ostacolo che, ahimè, a molti appare
insormontabile ed il bersaglio raggiunto casualmente diventa vessillo della
vincente mediocrità. E' pertanto sempre più attuale il detto di Karl Kraus per cui “Quando
il sole della cultura è basso, anche i nani sembrano giganti” e qui con la parola "cultura" non si intende erudizione
o capacità di affabulare con dotto parlare, ma il saper reagire alla vita con
buon senso e logica, applicando quello che la nostra civiltà ha scoperto e
costruito nei secoli ed affrontando tutto con studio e passione.
In
questo periodo di “nani”, purtroppo, coloro che possono davvero dire o fare
qualcosa di utile sono messi in un angolo come il bambino che, nel gioco del “nascondino”,
deve contare con gli occhi chiusi prima di partire per la sua ricerca e se il
conteggio è troppo breve perché gli ipocriti sono talmente stupidi da non
trovare nascondiglio opportuno, lo si prolunga a piacimento, a spese del
disgraziato di turno che deve continuare a tener gli occhi chiusi e contare.
Non è un problema da poco, credetemi, perché lo ritroviamo
tutti i santi giorni in svariati settori della nostra società: dalla sanità all’insegnamento,
dall’edilizia alla manutenzione di qualsiasi struttura. È una sorta di massacro
delle capacità che impone la ragione del più cretino che, per opportunismo,
viene sempre messo in posti di rilievo; d’altronde si sa, al povero imbecille
fa piacere girare ben vestito e con un’auto di lusso sotto le proprie terga
senza capire come quel deretano ci sia piovuto sopra: mica è un
problema suo !
Infatti, il problema è solo nostro ed il povero individuo
demenzialmente caricato di autorità, esercita il suo limitato intelletto
divertendosi tra “brunch”, cene e riunioni spesso inutili.
Sebbene non sia da generalizzare una questione del genere
(esisteranno pure individui competenti nei posti giusti), si nota una sorta di “politica
dello stupido” che ha invaso tutto e tutti con effetti devastanti che possiamo
notare ogni volta che apriamo i giornali (spesso anche loro in preda a tale
malattia) o giriamo per ospedali o necessitiamo di servizi pubblici che non
arrivano mai.
Ecco allora i “poteri forti” che irrompono a far da scudo, che
giustificano l’inazione o la stupidità, che mediano tra colui che viene
regolarmente raggirato e chi furbescamente abbindola.
Giuseppe Prezzolini, famoso scrittore e giornalista, nel suo
libro “Codice della vita italiana”, scrisse che “il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue
capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle” e sebbene lo scritto
sia del 1921, oggi è più attuale che mai.
E noi continuiamo a giocare a “nascondino”…
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