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lunedì 24 settembre 2018

I poteri forti giocano a "nascondino"


Quando da bambini giocavamo a “nascondino”, molto spesso il rifugio sicuro era qualcosa che, pur coprendo la nostra persona alla vista del cacciatore di turno, ci rendeva totalmente scoperti alle spalle permettendo all’impavido cercatore di scovarci e scatenando una corsa spasmodica verso la "tana".
È un gioco che più o meno tutti abbiamo provato a fare nella nostra infanzia e che sembra aver lasciato indelebili tracce nel comportamento adulto: il nascondiglio offerto dall’ipocrisia lascia le spalle scoperte, ossia non è capace di dissimulare totalmente la meschinità dell’individuo che si può scorgere semplicemente cambiando il proprio punto di vista.
Oggi è molto di moda invocare una sorta di complotto dei “poteri forti” (sempre male identificati) per giustificare una totale inadeguatezza nel risolvere una questione importante, sia essa politica che lavorativa, trovando il giusto paravento alle nostre misere capacità. Capita spesso che si giudichi proprio perché non si è capaci di riflettere, che si metta in difficoltà il prossimo per ottenere qualcosa che ci aggrada (sia esso un aumento di stipendio, un avanzamento della propria carriera lavorativa oppure un po’ di visibilità in più) senza considerare gli effetti del proprio operato, conseguenze che sono inevitabilmente mascherate dalla sorda falsità di una società individualista e consumistica.
I veri “poteri forti”, quindi, non sono affatto esterni a noi, ma sono insiti nel nostro animo e logorano la spinta etica che dovrebbe contraddistinguere il valore dell’uomo, sino a render giustificabile qualsiasi mezzo per raggiungere il fine che ci si propone.
Anche in questo caso la mediocrità imperante ha il suo indiscusso merito e l’uomo “da poco” inevitabilmente offre soluzioni stupide ottenute con comportamenti sciagurati.
Seneca, nella sua “Epistulae morales ad Lucilium” (libro 3, par 29) scrive: “L'arciere non deve colpire il bersaglio di quando in quando, ma deve sbagliare solo di quando in quando; non è un'arte quella che arriva allo scopo per caso. La saggezza è un'arte: miri al sicuro, scelga chi può fare progressi, si allontani da quelli su cui non ha speranze, e tuttavia non rinunci sùbito e, anche in casi disperati, tenti rimedi estremi […]” e per molti la Saggezza, arte della vita, resta solo un pallido miraggio perché, per quanto si tentino “rimedi estremi”, i progressi non potranno mai arrivare poiché per realizzarli occorre uno slancio intellettivo che oltrepassi la furbizia e sviluppi la coscienza.
Questo è un ostacolo che, ahimè, a molti appare insormontabile ed il bersaglio raggiunto casualmente diventa vessillo della vincente mediocrità. E' pertanto sempre più attuale il detto di Karl Kraus per cui “Quando il sole della cultura è basso, anche i nani sembrano giganti” e qui con la parola "cultura" non si intende erudizione o capacità di affabulare con dotto parlare, ma il saper reagire alla vita con buon senso e logica, applicando quello che la nostra civiltà ha scoperto e costruito nei secoli ed affrontando tutto con studio e passione.
In questo periodo di “nani”, purtroppo, coloro che possono davvero dire o fare qualcosa di utile sono messi in un angolo come il bambino che, nel gioco del “nascondino”, deve contare con gli occhi chiusi prima di partire per la sua ricerca e se il conteggio è troppo breve perché gli ipocriti sono talmente stupidi da non trovare nascondiglio opportuno, lo si prolunga a piacimento, a spese del disgraziato di turno che deve continuare a tener gli occhi chiusi e contare.
Non è un problema da poco, credetemi, perché lo ritroviamo tutti i santi giorni in svariati settori della nostra società: dalla sanità all’insegnamento, dall’edilizia alla manutenzione di qualsiasi struttura. È una sorta di massacro delle capacità che impone la ragione del più cretino che, per opportunismo, viene sempre messo in posti di rilievo; d’altronde si sa, al povero imbecille fa piacere girare ben vestito e con un’auto di lusso sotto le proprie terga senza capire come quel deretano ci sia piovuto sopra: mica è un problema suo !
Infatti, il problema è solo nostro ed il povero individuo demenzialmente caricato di autorità, esercita il suo limitato intelletto divertendosi tra “brunch”, cene e riunioni spesso inutili.
Sebbene non sia da generalizzare una questione del genere (esisteranno pure individui competenti nei posti giusti), si nota una sorta di “politica dello stupido” che ha invaso tutto e tutti con effetti devastanti che possiamo notare ogni volta che apriamo i giornali (spesso anche loro in preda a tale malattia) o giriamo per ospedali o necessitiamo di servizi pubblici che non arrivano mai.
Ecco allora i “poteri forti” che irrompono a far da scudo, che giustificano l’inazione o la stupidità, che mediano tra colui che viene regolarmente raggirato e chi furbescamente abbindola.
Giuseppe Prezzolini, famoso scrittore e giornalista, nel suo libro “Codice della vita italiana”, scrisse che “il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle” e sebbene lo scritto sia del 1921, oggi è più attuale che mai.
E noi continuiamo a giocare a “nascondino”… 





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