“Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza,
è
l'illusione della conoscenza.”
(Stephen Hawking)
In
ogni disciplina che implica una professionalità operativa forte e ben
delineata, il fattore costituito dall’accrescimento culturale (teorico) è necessario affinché si formino individui
che operino nell’ambito della stessa con decisione e capacità di discernimento
tali da costituire un bene ed un utile servizio alla società.
Indubbiamente,
in questo momento storico, predomina la volontà di imporre una sorta di “formazione pratica” con cui poter subito
disporre di elementi utili per muoversi fisicamente e risultare efficienti nel
lavoro da svolgere e, questo, è sicuramente un momento indispensabile nella
formazione di un individuo per svolgere una professione, ma se tale “agire” non
è fondato su una solida base teorica, se questo operare non fonda il suo esistere
su di una conoscenza sempre più ampia (e specifica), tale muoversi assume il
valore del viaggio del mulo che, sebbene utile per trasportare materiali sul
crinale di un monte, non sarà mai consapevole né del viaggio, né del valore del
suo carico.
In
molte professioni (umilmente credo in tutte), tale agire risulta stupido se non
dannoso.
Quando
un professionista si deve occupare dell’essere umano, la conoscenza scientifica
è la base fondamentale con cui il lavoro si sviluppa e si snoda, libero dai luoghi
comuni e da stereotipi che rendono vittima dell’illusione della conoscenza.
Tale
illusione è quanto di peggio possa manifestarsi in una disciplina perché tende
ad un livellamento della conoscenza e della professionalità verso il basso,
imponendo una certa pigrizia mentale per cui si cerca il minimo sforzo
intellettivo nell’eseguire un compito e si cade nel banale e nella stupidità
che, sebbene oggi faccia molta presa, riduce il valore di una materia a quello
di una barzelletta.
L’esercizio
fisico, ormai da tempo patrimonio anche del postino che segue un corso da
“personal trainer”, è un esempio lampante di questa illusione e gli educatori
fisici (oggi laureati in scienze motorie) hanno visto i propri servizi scadere
nel mediocre e nell’incerto.
A
partire dalla diatriba della ginnastica medica (da sempre patrimonio
dell’educazione fisica) nei confronti dei fisioterapisti, arrivando a
disquisire sulla semantica del termine “rieducazione”, non si è stati capaci di
imporre il proprio valore perché ridotti ad operatori di qualcosa a cui è stato
tolta ogni virtù, giungendo alla sistematica distruzione di una disciplina che
operava per il benessere dell’essere umano, dando risalto al valore “sanitario”
del movimento ed eliminando da ogni considerazione sulla salute umana coloro
che, in modo indipendente, gestivano la conoscenza del motus humanus sia come prevenzione primaria che come recupero di
funzioni perdute.
Lo
scadere repentino del valore dell’educatore fisico si è realizzato anche grazie
all’illusione della conoscenza cui sopra, creando un processo formativo per cui
tale figura non rappresenta più l’eccellenza del settore, ma una sorta di
“lavoratore più o meno consapevole” che al massimo può trovare la sua
soddisfazione in ambito sportivo (in realtà anche qui il tutto è opinabile
poiché la formazione viene eseguita da elementi terzi rispetto le università
con lo stesso valore, operativamente parlando, della laurea in scienze motorie
e senza particolari requisiti culturali), ma che al medesimo tempo non si deve
assolutamente occupare di ciò che invece riguarda la propria materia.
Il
risultato è uno scadere della conoscenza che impone un rifiuto del valore
teorico, una corsa senza fine verso il nulla che vede nella sola “pratica” la
possibilità “di avere un lavoro”.
Questa
è una direzione che si deve assolutamente invertire e per farlo occorre avere
un migliore e più ampio bagaglio teorico, occorre cioè investire sulla Conoscenza.
Se
l’educatore fisico (o chinesiologo
come è giusto definire il laureato in scienze motorie) si riappropria delle
proprie competenze, allora sarà possibile disquisire con maggior senno sulla
operabilità e sulla professionalità del settore, senza esser schiacciati da
figure che, sebbene di indubbio valore nel proprio campo, non hanno capacità specifiche
nel trattare il movimento umano. Purtroppo, oggi non esiste la possibilità di
un lavoro utile e funzionale poiché non vi è la possibilità di dialogo tra i
vari professionisti nel settore della salute e del benessere umano, dato che la
considerazione nei confronti dell’educatore fisico è molto scarsa (a volte
troppo), tanto da non considerarlo nemmeno in qualsiasi intervento sia
educativo che rieducativo (a volte nemmeno nell’ambito sportivo preferendo al laureato chi ha
seguito un corso CONI o similare, senza titolo accademico alcuno).
Se
pensiamo che Girolamo Mercuriale (noto a molti degli educatori fisici) nel suo
“De Arte Gymnastica” del 1573 riporta
“una ginnastica che ha gli stessi fini della medicina”
indicando il libro VI come “Opera utile non solo ai medici ma anche a tutti
coloro che si interessano alle cose antiche e alla conservazione della salute”,
ci rendiamo conto di quanto le origini (che identificano e caratterizzano la professione di chi si occupa di Scienze Motorie)
vadano ben oltre la mera pratica, ma richiedano un sapere ulteriore che colloca
l’operare del professionista su di un piano altamente qualificante, ma che deve
essere costantemente "aggiornato".
Così, quando leggo che
“Il
praticone più esperto che non ha mai consultato un libro, ha la sua teoria, una
teoria che è cresciuta con l’esperienza e che rispecchia il suo concetto di
“vero calcio” (Bremer, 1986).
Non ce niente che può sostituire la pratica, tutte le teorie
restano astratte se non riescono ad
illuminare i concetti formatisi nell’esperienza pratica.
La complessità del gioco del
calcio richiede interventi precisi, qualificati e studiati.”
ed
altre amenità (ho lasciato il testo intatto, errori compresi) sulla dispensa “Preparazione
Fisica -Teoria e metodologia dell’allenamento” della FIGC Lombardia (pagina 4),
non può che salire lo sconforto, soprattutto se penso che sia stato scritto da
un presunto "esperto"… L’illusione della conoscenza…


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