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lunedì 17 settembre 2018

Società e frasi


In una società fatta di pezzi di merda, solo quello più merda va avanti
L’unico ricco buono è quello steso con le mani incrociate sul petto
Ma cosa ci volete fare ? C’è povertà adesso e non c’è lavoro... cazzo !

Queste tre brevi frasi, ascoltate al bar (luogo idoneo per il loro esprimersi), danno un’idea ben precisa del caos che investe la situazione sociale attuale.

Quando nel lontano 2008 vissi nel Wudang (nello Hubei, regione della Cina centrale) per circa un mese e poco più, mi ritrovai in un paese poverissimo che, sebbene patrimonio UNESCO, era stato abbandonato dalla spinta economica continentale dove, conseguentemente, il tempo sembrava essersi fermato.  Ricordo, alle cinque del mattino, gruppi di una decina di persone circa che aspettavano la corriera per andare a prestare opera come muratore o imbianchino in qualche catapecchia poco lontana da lì per pochi Yuan al mese (spesso saltuariamente pagati). Ricordo le gavette con cui facevano colazione sul marciapiede o si lavavano i denti, sputando l’acqua ed il dentifricio nello scolo ai lati della strada. All’entrata del paese vi era una sorta di palazzo enorme, completamente diroccato, forse residuo della Cina post-rivoluzione mirabilmente descritta da Terzani nel suo libro “La porta proibita”, che figurava come un vero e proprio obbrobrio edile all’ingresso del paese. Non esisteva l’acqua calda. Sì, ricordo che se volevo fare una doccia calda, potevo realizzare il sogno solo in un certo orario perché dopo era praticamente impossibile. Gli appartamenti (usando un eufemismo) erano davvero osceni, spesso con una “salutare” muffa che accoglieva il malcapitato. In tutto il paese, poi, vi erano un paio di postazioni internet con due computer che, in Italia, erano superati anche per le ASL (ed è tutto dire…) e per inviare un’email o leggere la propria posta elettronica, si doveva fare la fila alle sette la mattina, perché poteva accadere che qualche ragazzino si piantasse in quella postazione per fare almeno due o tre schemi di un gioco sparatutto online. Non so dove fosse collocata la scuola (o se vi fosse addirittura), ma sicuramente non era in quel paese. Ricordo pure pranzi e cene a base di verdure e poca carne (spesso inesistente) e rammento pure quel disgraziato che portava le derrate alimentari tramite un bel palo caricato sulle spalle e gli scatoloni legati alle estremità e ricordo la sua sudata prestazione fisica salendo gradini interminabili per arrivare a destinazione.

Quello che non ricordo, però, è l’assenza di civiltà. Nella povertà ricordo la dignità e la comunione di intenti, ricordo la forza collettiva dell’aiutarsi vicendevolmente ed il sorriso. Certo, le stranezze e le difficoltà erano presenti, ma non erano certo superiori a quelle che investono il nostro vivere quotidiano nella “civile” Italia. Indubbiamente era un fortunato caso e sicuramente sarà stato un periodo felice della mia esistenza, ma il fatto induce ad una buona riflessione su quanto il valore dell’Etica sia stato smarrito a pro di un consumismo spietato che rende tutti merce ed al medesimo tempo venditori.
Non che la Cina sia un esempio da seguire: inutile scriva del caos delle grandi città come X’ian o Beijing e di come il cinese medio abbia conosciuto la possibilità di avere la BMW o la Mercedes sotto le gialle terga, ma quella condizione un po’ particolare indicava l’entità di quanto abbiamo perduto. 

Che la società abbia un alto contenuto di “pezzi di merda”, come l’arrabbiato avventore del bar urlava, è evidente a tutti e, per lo più, tali scorie sono costituite da pezzenti, da uomini privi di valore che, per vie traverse, si sono arricchiti a spese altrui, che hanno pensato al lucro prima che alla responsabilità civile, che hanno furbescamente aggirato ogni vincolo sociale costituito dalle sue norme e dalla coscienza collettiva di un popolo che, sempre più stordito, beve ogni stupidaggine perché detta da un individuo “di successo”. Guardiamoli questi obesi signori, guardiamoli sorridere mentre noi non arriviamo a fine mese perché le bollette o la spesa hanno un prezzo talmente alto che occorrerebbero tre stipendi per viver dignitosamente, vediamoli mentre fanno le loro festicciole a bordo piscina con tanto di baldracche siliconate (perché di tali signore si parla) mentre il paese cade a pezzi. Guardiamo i tanti “infilati” nei posti di lavoro, con titoli di studio che fanno ridere i polli, rivestire mansioni che non gli spettano a pro di guadagni stellari, solo perché un conoscente è un politico od un assessore oppure un “factotum” di varia categoria. Guardiamo gli italiani del “volemose bene” gestire le nostre esistenze.

In un articolo del quotidiano La Stampa, datato 22 gennaio 2018, si riporta che, secondo un’indagine statistica OXFAM, in Italia il 5% delle persone possiede il 40% (!!!) della ricchezza totale. Quattordici, ripeto: quattordici, italiani hanno un patrimonio che assommato vale 107 miliardi di euro (fonte: http://www.lastampa.it/2018/01/22/economia/in-italia-il-dei-paperoni-possiede-il-della-ricchezza-qrCBs2eEXlDvt6G8BHlk0L/premium.html). Sempre secondo la medesima fonte, un italiano su quattro è a rischio povertà od esclusione sociale e non si tratta, ovviamente, di chi possiede sei ville sul mare (fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/oxfam-poverta-un-italiano-su-4-a-rischio-9fc11dc2-a453-45b9-ac8d-82229e66f051.html), ma il fatto più impressionante è la totale apatia del cittadino medio, la completa tolleranza alla diseguaglianza sociale, nascosta da false emergenze che hanno del ridicolo. Dopo la distruzione sistematica del mercato del lavoro, poi, si è assistito ad un degenerarsi dell’educazione e della civiltà, con ondate di violenza che vengono quasi giustificate grazie a fazionismi idioti e con timori che portano l’individuo ad accettare qualsiasi forma di schiavismo.  Se vogliamo innescare una sorta di retromarcia e fermare questo macello, forse è il caso di partire da qui.
Infine, in un articolo uscito su L’Espresso del 21 marzo 2017 si riporta l’Italia come uno dei paesi con il più alto tasso di analfabetismo funzionale, ossia:

Non si parla in questo caso di persone incapaci di leggere o fare di conto, piuttosto di persone prive «delle competenze richieste in varie situazioni della vita quotidiana», sia essa «lavorativa, relativa al tempo libero»”[...]

Balsamo contro la perdita delle nostre capacità può essere tornare tra i banchi di scuola da adulti o partecipare attivamente al mondo del lavoro. Eppure, non ogni occupazione può “salvarci” dall'essere potenziali analfabeti funzionali visto che solo alcune attività garantiscono il mantenimento se non addirittura lo sviluppo di capacità e conoscenze. «Sono le skilled occupations, ovvero professioni intellettuali, scientifiche e tecniche»“
(fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854)

Ancora una volta si indica il dissesto culturale come fonte primaria della situazione disastrosa in cui versiamo e buona base di appoggio per i soliti furbi che continuano a lucrare sulle nostre vite. 






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