“Perché
sono salito quassù? Chi indovina?”
“Per
sentirsi alto”.
“No.
Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre
guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo
appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi.
Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da
un’altra prospettiva”.
(Dal
film “L’attimo fuggente”, 1989)
Le
battute sopra scritte sono riprese da un dialogo tratto dal bellissimo film “L’attimo
fuggente” del 1989 dove un superbo (ed inarrivabile) Robin Williams veste i
panni di un illuminato docente di letteratura dal nome John Keating, trasferito
in un college maschile nell’anno 1959.
Ormai
è famosa la citazione (tratta da un aforisma latino espresso nelle Odi di
Orazio) “carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete
straordinaria la vostra vita”
tesa a stimolare un atto quasi di ribellione nei confronti di una società
stereotipata dove si nega il flusso dei talenti e delle passioni a pro di
strutture ormai consolidate e, spesso, al limite del patologico.
Quel “carpe diem”, che Orazio
completa con “quam minimum credula postero”, ossia “confida meno
possibile nel domani”, è stato spesso oggetto di traduzioni devianti che
allontanano dal senso implicito della filosofia espressa nell’intera frase, cioè
a godere giorno per giorno dai doni offerti dalla vita, visto che il futuro non
è assolutamente prevedibile. Non è una sorta di invito alla ricerca del puro e
semplice piacere (esaltando il flebile e impermanente momento), ma ad
apprezzare intensamente ciò che si ha, ciò che questa esistenza spesso ci porta
a trascurare e ad ascoltare il nostro profondo, il nostro daimon come il famoso psicologo Hillmann cita nei suoi saggi
scritti.
Quel
“cogli il giorno” non è esaltazione del divertimento spensierato senza
considerazione della vita che scorre, ma l’esatto opposto: la vita che scorre
rende necessario cogliere le sue minime sfaccettature, tenendo stretto ciò che
è bello ed utile e lasciando andare ciò che resta a noi negativo, pur
considerandone l’esistenza (e possibilmente porvi rimedio).
L’atto
che rende veramente “ribelle” questa citazione è quello compiuto dal professor
Keating: guardare le cose da angolazioni diverse,
leggere il mondo coi propri occhi e grazie al proprio anelito del cuore, senza
che le oppressioni meccanicistiche implicite in una società materiale come la
nostra, possa spezzare le ali ad un volo a noi destinato.
Alfred Tennyson, barone e poeta inglese,
scrisse nella sua opera “Idilli del re” del 1885: “Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi
propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se anche non abbiamo l’energia
che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi.
Unica, eguale tempra di eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora
la voglia di combattere, di cercare, di trovare, e di non cedere” ed è
forse la frase che più descrive la forza implicita nel “carpe diem” che spinge ognuno di noi in un movimento centripeto
verso il proprio angolo interiore dove sta nascosta la vera essenza del Sé.
Sempre nel film
“L’attimo fuggente”, il professore cita l’opera di Henry David Thoreau (filosofo americano) “Walden ovvero Vita nei
boschi” con la frase: “Molti uomini
hanno una vita di quieta disperazione” ed è una
realtà che tocca quotidianamente ognuno di noi. Non possiamo certo esser proni
a questo ! Nessuno lo deve essere !
Ed è lì che
entra in gioco il nostro personale “carpe
diem”.
Quell’attimo
che fugge non è solo il mancato piacere, ma la fallita realizzazione di Sé, la
spinta interiore che, frustrata dalle imposizioni che non ci appartengono,
risulta legata a paletti di carta dei quali non vogliamo disfarci.
Non
possiamo far finta di nulla od adeguarci a ciò che non ci appartiene od anche
che magari ci apparteneva prima, ma ora non più. Non possiamo inibire il grido
di libertà interiore che dobbiamo sempre lanciare quando si inciampa sui sassi
di una via che non fa parte di noi e che percorriamo quasi inconsapevoli e
macinati da un inesorabile trascorrere del tempo.
Quell’urlo
di libertà va lanciato, sempre e comunque !
È
in tal modo che quell’attimo che riusciamo a cogliere rende straordinaria un’intera
vita !
Non
sappiamo quando e se mai si ripeterà quella situazione e se la nostra esistenza
virerà verso ciò che ci è dovuto o che noi dobbiamo a noi stessi, forse quel
momento è davvero unico ed irripetibile, ma non esiste un ulteriore tempo a disposizione,
non abbiamo un “secondo tempo” e nemmeno un “intervallo”.
Abbiamo
solo la forza del nostro cuore in “quel” momento… e non è poco !

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