“È una bestia che
sta sempre in agguato, la viltà.
Ci morde tutti,
ogni giorno, e son pochi coloro
che non si lasciano
sbranare da lei.”
(Oriana Fallaci)
Un vecchio adagio di Brecht recita:
“sventurata la terra che ha bisogno di
eroi” e temo che il concetto si possa espandere a molti settori del nostro
quotidiano vivere.
In una sorta di “reality show” di
poco tempo fa, Flavio Briatore si ergeva a massimo esperto della carriera
imprenditoriale ed ammaestrava tanti piccoli apprendisti verso l’arte
sconosciuta del fare impresa. Il nostro esperto, però, non solo si è lanciato
in questo “format” diseducativo, ma si è pure promosso ad opinionista esperto
della situazione socio-economica italiana con dichiarazioni che hanno molto
spesso del ridicolo; un esempio di queste pallide analisi sono le seguenti
frasi:
·
“Non so
come si possa vivere con 1300 euro al mese. Al Sud sono rimasti solo gli
sfaticati" (https://www.huffingtonpost.it/2017/04/06/flavio-briatore-non-so-come-si-possa-vivere-con-1300-euro-al-m_a_22028132/)
·
“Finalmente
una legge che serve a fare arrivare in Italia un po' di gente ricca. Farà
girare soldi e lavoro […]. Ai radical chic che già mugugnano su questa norma
dico che in Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta
non hanno mai creato lavoro” (https://www.huffingtonpost.it/2017/03/09/briatore-flat-tax-poveri-ricchi_n_15264160.html?utm_hp_ref=it-flavio-briatore)
·
“È giusto che la donna lavori,
anche perché la donna che non lavora ha solo motivo di romperti i m***** dalla
mattina alla sera”
·
“Più che
invadenti, voi pugliesi siete provinciali” (https://bari.repubblica.it/cronaca/2017/10/12/news/flavio_briatore_boccia_la_puglia_i_ricchi_scapperanno_perche_siete_provinciali_-178012963/?refresh_ce)
e tante altre amenità che
identificano il tenue valore di questo piccolo uomo che fa dei propri soldi una
sorta di certificato di garanzia che permette al ricco di dire o fare ciò che
più gli aggrada, spesso ottenendo numerosi consensi tra un popolo ormai disabituato
al libero pensare ed al valore dell’etica.
Ancora più grave, però, è quando gli
stessi cittadini proclamano "eroe" un tale individuo a cui si deve necessariamente guardare, una
guida su cui basare le proprie azioni per definire positivamente la propria
esistenza.
Brecht ha ragione: è davvero
sfortunata la terra che ha bisogno di eroi, soprattutto di questi eroi !
Il prode uomo della finanza
italiana, che insegna a tutti il giusto vivere ed il corretto modo di “fare impresa”,
è indagato perché il suo commercialista, tale Andrea Parolini, avrebbe corrotto
l’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Genova per “tentare di alleggerire la posizione del patròn del Billionaire, inseguito dal Fisco per la maxi-evasione fiscale
legata al suo yacht, il Force Blue” (dal sito web del SecoloXIX – cronaca di Genova del 25 settembre 2018).
Ora, è pur vero che in questo paese alcuni fortunati si svegliano la mattina e
scoprono che hanno avuto in dono appartamenti con vista del Colosseo romano, ma
pensare che il dott. Parolini abbia agito di propria iniziativa perché
innamorato follemente dell’imprenditore, credo sia piuttosto difficile. “C’è
del marcio in Danimarca” recita Marcellus nell’Amleto di Shakespeare e
potremmo utilizzare tale frase per illustrare a dovere la situazione morale che
viene comunemente accettata in questo stato imbelle.
Sono quasi certo che vi saranno condoni e che il signor Briatore ed i
suoi accoliti godranno dei benefici di tali provvedimenti, salvo un paio di
capri espiatori che verranno messi alla gogna, salvando gli impavidi dall’ingiusto
rogo mediatico. Qui funziona così, ormai lo sappiamo.
Il nostro livello culturale ed etico è talmente basso che accettiamo di
buon grado tutto questo ed anzi promuoviamo tali simili individui ad esempi di
coraggio e successo, senza pensare che quanto hanno fatto è a dir poco
delinquenziale. Evadono le tasse ? Pazienza... anzi hanno fatto bene ! Per
molti, in uno stato considerato “capestro”, è il minimo che si possa fare !
Peccato che molto spesso chi manifesta tale intelligenza guadagna 1300 euro al mese
e fatica a pagare le bollette della luce e del gas, ma il pensiero che la
dignità dell’uomo e la felicità personale possa nascondersi dietro denaro
frusciante è molto convincente e poco importa da dove tali denari possano
arrivare: una volta che sono nelle nostre tasche, si può fare ciò che vogliamo
senza riflettere sulle norme del vivere sociale.
In tal modo la persona onesta viene considerata come il cretino di turno,
mentre il furbo è elevato a uomo di successo. Situazione strana per questa
Italia del “cambiamento”, nel paese dei proclami ricchi di giustizia ed
onestà. Paradossi dell’analfabetismo funzionale.
Siamo deboli coi forti e forti con i deboli, siamo capaci di perdonare e
tollerare le scorribande di questi prodi imprenditori, ma capaci di sparare
cannonate su barconi di disperati che fuggono dalla guerra. E' ovvio che l’immigrazione
(spesso clandestina) debba essere regolamentata, ma è forse meno palese
che questo debba avvenire nel rispetto della dignità della persona e, soprattutto,
che coloro che fuggono dalle guerre alimentate dal civile occidente sono uomini
e non bestie da macello. Ma l’ignoranza genera, tra le altre deformazioni mentali, anche il razzismo e da questo non si
sfugge se non invertendo la marcia sui sistemi educativi e culturali.
Ho scritto prendendo come esempio Briatore, ma potrei citare altri simili modelli.
Treccani definisce la pusillanimità
come “qualità e comportamento di chi è pusillanime, pavidità, viltà”
ed è una caratteristica che ben descrive l’operato di molti connazionali e la
possiamo scorgere un po’ ovunque: sui posti di lavoro, nelle strade, nei
servizi pubblici, nell’amministrazione di un comune od alla posta .
Si parla molto del “cambiamento” da effettuare in questa nazione (un “cambiamento”
che non ha connotati, che si veste di un abito generico, senza colore o taglio),
tanto che la forza motrice dello stesso ha generato un movimento politico e
tante altre ideologie che, però, si stanno infrangendo contro lo soglio della
pusillanimità, quasi che quest’ultima sia geneticamente insita nell’italico
popolo, promuovendo imbecilli ed elevando cretini. Il cambiamento in questione
è stato così tradito, ma non dai nostri rappresentanti (frutto della generale mediocrità),
ma da noi stessi: esseri incapaci di autogestirsi perché profondamente
pusillanimi e pavidi, ipocriti tanto da mettere al primo posto l’interesse
personale, spezzando il sogno collettivo.


