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giovedì 27 settembre 2018

La forza di un cambiamento tradito


È una bestia che sta sempre in agguato, la viltà.
Ci morde tutti, ogni giorno, e son pochi coloro
che non si lasciano sbranare da lei.”
(Oriana Fallaci)

Un vecchio adagio di Brecht recita: “sventurata la terra che ha bisogno di eroi” e temo che il concetto si possa espandere a molti settori del nostro quotidiano vivere.
In una sorta di “reality show” di poco tempo fa, Flavio Briatore si ergeva a massimo esperto della carriera imprenditoriale ed ammaestrava tanti piccoli apprendisti verso l’arte sconosciuta del fare impresa. Il nostro esperto, però, non solo si è lanciato in questo “format” diseducativo, ma si è pure promosso ad opinionista esperto della situazione socio-economica italiana con dichiarazioni che hanno molto spesso del ridicolo; un esempio di queste pallide analisi sono le seguenti frasi: 

·         Non so come si possa vivere con 1300 euro al mese. Al Sud sono rimasti solo gli sfaticati" (https://www.huffingtonpost.it/2017/04/06/flavio-briatore-non-so-come-si-possa-vivere-con-1300-euro-al-m_a_22028132/)
·         Finalmente una legge che serve a fare arrivare in Italia un po' di gente ricca. Farà girare soldi e lavoro […]. Ai radical chic che già mugugnano su questa norma dico che in Italia di poveri ce ne sono già abbastanza e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro” (https://www.huffingtonpost.it/2017/03/09/briatore-flat-tax-poveri-ricchi_n_15264160.html?utm_hp_ref=it-flavio-briatore)
·         È giusto che la donna lavori, anche perché la donna che non lavora ha solo motivo di romperti i m***** dalla mattina alla sera

e tante altre amenità che identificano il tenue valore di questo piccolo uomo che fa dei propri soldi una sorta di certificato di garanzia che permette al ricco di dire o fare ciò che più gli aggrada, spesso ottenendo numerosi consensi tra un popolo ormai disabituato al libero pensare ed al valore dell’etica.
Ancora più grave, però, è quando gli stessi cittadini proclamano "eroe" un tale individuo a cui si deve necessariamente guardare, una guida su cui basare le proprie azioni per definire positivamente la propria esistenza.
Brecht ha ragione: è davvero sfortunata la terra che ha bisogno di eroi, soprattutto di questi eroi !
Il prode uomo della finanza italiana, che insegna a tutti il giusto vivere ed il corretto modo di “fare impresa”, è indagato perché il suo commercialista, tale Andrea Parolini, avrebbe corrotto l’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Genova per “tentare di alleggerire la posizione del patròn del Billionaire, inseguito dal Fisco per la maxi-evasione fiscale legata al suo yacht, il Force Blue” (dal sito web del SecoloXIX – cronaca di Genova del 25 settembre 2018). Ora, è pur vero che in questo paese alcuni fortunati si svegliano la mattina e scoprono che hanno avuto in dono appartamenti con vista del Colosseo romano, ma pensare che il dott. Parolini abbia agito di propria iniziativa perché innamorato follemente dell’imprenditore, credo sia piuttosto difficile. “C’è del marcio in Danimarca” recita Marcellus nell’Amleto di Shakespeare e potremmo utilizzare tale frase per illustrare a dovere la situazione morale che viene comunemente accettata in questo stato imbelle.
Sono quasi certo che vi saranno condoni e che il signor Briatore ed i suoi accoliti godranno dei benefici di tali provvedimenti, salvo un paio di capri espiatori che verranno messi alla gogna, salvando gli impavidi dall’ingiusto rogo mediatico. Qui funziona così, ormai lo sappiamo.
Il nostro livello culturale ed etico è talmente basso che accettiamo di buon grado tutto questo ed anzi promuoviamo tali simili individui ad esempi di coraggio e successo, senza pensare che quanto hanno fatto è a dir poco delinquenziale. Evadono le tasse ? Pazienza... anzi hanno fatto bene ! Per molti, in uno stato considerato “capestro”, è il minimo che si possa fare ! Peccato che molto spesso chi manifesta tale intelligenza guadagna 1300 euro al mese e fatica a pagare le bollette della luce e del gas, ma il pensiero che la dignità dell’uomo e la felicità personale possa nascondersi dietro denaro frusciante è molto convincente e poco importa da dove tali denari possano arrivare: una volta che sono nelle nostre tasche, si può fare ciò che vogliamo senza riflettere sulle norme del vivere sociale.
In tal modo la persona onesta viene considerata come il cretino di turno, mentre il furbo è elevato a uomo di successo. Situazione strana per questa Italia del “cambiamento”, nel paese dei proclami ricchi di giustizia ed onestà. Paradossi dell’analfabetismo funzionale.
Siamo deboli coi forti e forti con i deboli, siamo capaci di perdonare e tollerare le scorribande di questi prodi imprenditori, ma capaci di sparare cannonate su barconi di disperati che fuggono dalla guerra. E' ovvio che l’immigrazione (spesso clandestina) debba essere regolamentata, ma è forse meno palese che questo debba avvenire nel rispetto della dignità della persona e, soprattutto, che coloro che fuggono dalle guerre alimentate dal civile occidente sono uomini e non bestie da macello. Ma l’ignoranza genera, tra le altre deformazioni mentali, anche il razzismo e da questo non si sfugge se non invertendo la marcia sui sistemi educativi e culturali.
Ho scritto prendendo come esempio Briatore, ma potrei citare altri simili modelli.
Treccani definisce la pusillanimità come “qualità e comportamento di chi è pusillanime, pavidità, viltà” ed è una caratteristica che ben descrive l’operato di molti connazionali e la possiamo scorgere un po’ ovunque: sui posti di lavoro, nelle strade, nei servizi pubblici, nell’amministrazione di un comune od alla posta .
Si parla molto del “cambiamento” da effettuare in questa nazione (un “cambiamento” che non ha connotati, che si veste di un abito generico, senza colore o taglio), tanto che la forza motrice dello stesso ha generato un movimento politico e tante altre ideologie che, però, si stanno infrangendo contro lo soglio della pusillanimità, quasi che quest’ultima sia geneticamente insita nell’italico popolo, promuovendo imbecilli ed elevando cretini. Il cambiamento in questione è stato così tradito, ma non dai nostri rappresentanti (frutto della generale mediocrità), ma da noi stessi: esseri incapaci di autogestirsi perché profondamente pusillanimi e pavidi, ipocriti tanto da mettere al primo posto l’interesse personale, spezzando il sogno collettivo. 



lunedì 24 settembre 2018

I poteri forti giocano a "nascondino"


Quando da bambini giocavamo a “nascondino”, molto spesso il rifugio sicuro era qualcosa che, pur coprendo la nostra persona alla vista del cacciatore di turno, ci rendeva totalmente scoperti alle spalle permettendo all’impavido cercatore di scovarci e scatenando una corsa spasmodica verso la "tana".
È un gioco che più o meno tutti abbiamo provato a fare nella nostra infanzia e che sembra aver lasciato indelebili tracce nel comportamento adulto: il nascondiglio offerto dall’ipocrisia lascia le spalle scoperte, ossia non è capace di dissimulare totalmente la meschinità dell’individuo che si può scorgere semplicemente cambiando il proprio punto di vista.
Oggi è molto di moda invocare una sorta di complotto dei “poteri forti” (sempre male identificati) per giustificare una totale inadeguatezza nel risolvere una questione importante, sia essa politica che lavorativa, trovando il giusto paravento alle nostre misere capacità. Capita spesso che si giudichi proprio perché non si è capaci di riflettere, che si metta in difficoltà il prossimo per ottenere qualcosa che ci aggrada (sia esso un aumento di stipendio, un avanzamento della propria carriera lavorativa oppure un po’ di visibilità in più) senza considerare gli effetti del proprio operato, conseguenze che sono inevitabilmente mascherate dalla sorda falsità di una società individualista e consumistica.
I veri “poteri forti”, quindi, non sono affatto esterni a noi, ma sono insiti nel nostro animo e logorano la spinta etica che dovrebbe contraddistinguere il valore dell’uomo, sino a render giustificabile qualsiasi mezzo per raggiungere il fine che ci si propone.
Anche in questo caso la mediocrità imperante ha il suo indiscusso merito e l’uomo “da poco” inevitabilmente offre soluzioni stupide ottenute con comportamenti sciagurati.
Seneca, nella sua “Epistulae morales ad Lucilium” (libro 3, par 29) scrive: “L'arciere non deve colpire il bersaglio di quando in quando, ma deve sbagliare solo di quando in quando; non è un'arte quella che arriva allo scopo per caso. La saggezza è un'arte: miri al sicuro, scelga chi può fare progressi, si allontani da quelli su cui non ha speranze, e tuttavia non rinunci sùbito e, anche in casi disperati, tenti rimedi estremi […]” e per molti la Saggezza, arte della vita, resta solo un pallido miraggio perché, per quanto si tentino “rimedi estremi”, i progressi non potranno mai arrivare poiché per realizzarli occorre uno slancio intellettivo che oltrepassi la furbizia e sviluppi la coscienza.
Questo è un ostacolo che, ahimè, a molti appare insormontabile ed il bersaglio raggiunto casualmente diventa vessillo della vincente mediocrità. E' pertanto sempre più attuale il detto di Karl Kraus per cui “Quando il sole della cultura è basso, anche i nani sembrano giganti” e qui con la parola "cultura" non si intende erudizione o capacità di affabulare con dotto parlare, ma il saper reagire alla vita con buon senso e logica, applicando quello che la nostra civiltà ha scoperto e costruito nei secoli ed affrontando tutto con studio e passione.
In questo periodo di “nani”, purtroppo, coloro che possono davvero dire o fare qualcosa di utile sono messi in un angolo come il bambino che, nel gioco del “nascondino”, deve contare con gli occhi chiusi prima di partire per la sua ricerca e se il conteggio è troppo breve perché gli ipocriti sono talmente stupidi da non trovare nascondiglio opportuno, lo si prolunga a piacimento, a spese del disgraziato di turno che deve continuare a tener gli occhi chiusi e contare.
Non è un problema da poco, credetemi, perché lo ritroviamo tutti i santi giorni in svariati settori della nostra società: dalla sanità all’insegnamento, dall’edilizia alla manutenzione di qualsiasi struttura. È una sorta di massacro delle capacità che impone la ragione del più cretino che, per opportunismo, viene sempre messo in posti di rilievo; d’altronde si sa, al povero imbecille fa piacere girare ben vestito e con un’auto di lusso sotto le proprie terga senza capire come quel deretano ci sia piovuto sopra: mica è un problema suo !
Infatti, il problema è solo nostro ed il povero individuo demenzialmente caricato di autorità, esercita il suo limitato intelletto divertendosi tra “brunch”, cene e riunioni spesso inutili.
Sebbene non sia da generalizzare una questione del genere (esisteranno pure individui competenti nei posti giusti), si nota una sorta di “politica dello stupido” che ha invaso tutto e tutti con effetti devastanti che possiamo notare ogni volta che apriamo i giornali (spesso anche loro in preda a tale malattia) o giriamo per ospedali o necessitiamo di servizi pubblici che non arrivano mai.
Ecco allora i “poteri forti” che irrompono a far da scudo, che giustificano l’inazione o la stupidità, che mediano tra colui che viene regolarmente raggirato e chi furbescamente abbindola.
Giuseppe Prezzolini, famoso scrittore e giornalista, nel suo libro “Codice della vita italiana”, scrisse che “il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle” e sebbene lo scritto sia del 1921, oggi è più attuale che mai.
E noi continuiamo a giocare a “nascondino”… 





venerdì 21 settembre 2018

Qualche "demone" di troppo


Non dar mai oggetti taglienti ad un bambino,
così come non devi dar potere ad uomini da poco
(antico proverbio cinese)


Quando avevo l’età di circa 12 anni, fantasticavo sul diventare un grande pilota dell’aviazione militare, poi a 16 anni iniziai a pensare di poter cimentarmi nella pallacanestro ed essere ingaggiato in qualche squadra del campionato americano NBA. A 19 anni, invece, sognavo un ambito premio nella ricerca scientifica, magari in una disciplina come la matematica, la fisica od altro.
Purtroppo, l’aviazione militare non mi ha arruolato, il campionato NBA americano era decisamente fuori dalla mia portata ed il Nobel pure.
James Hillman, grande psicologo contemporaneo, usava dire che “nasciamo con un carattere; ci viene dato, è un dono dei guardiani della nostra nascita, come dicono le vecchie storie… ognuno entra nel mondo con una vocazione” ed è una visione molto bella e, per certi versi, realistica che implica la presenza di ciò che lo stesso studioso chiama daìmon, ossia una realtà psichica che è in intimo contatto con noi stessi e che: “svolge la sua funzione di ‘promemoria’ in molti modi. Ci motiva. Ci protegge. Inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile, ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o contrastato. Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l’innocenza. Può far ammalare il corpo. È incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi – ed è lì che preferisce stare” (tratto da J. Hillman, “Il codice dell’anima”).
Esiste quindi una via che ognuno di noi ha dentro, un sentiero tutto nostro da percorrere per la realizzazione interiore, forse scopo ultimo della nostra permanenza su questa terra.
È certo vero che non è questo “demone” a sceglierci perché, come scrive Platone: “Non sarà un demone a ricevervi in sorte, ma sarete voi a scegliervi il demone. Il primo che la sorte designi scelga per primo la vita cui sarà irrevocabilmente legato. La virtù non ha padrone; secondo che la onori o la spregi, ciascuno ne avrà più o meno. La responsabilità è di chi sceglie, il dio non è responsabile” (tratto da Platone, “La Repubblica”). La Virtù non ha padrone e la si può onorare o “spregiare”. Implicito è il fatto che quel demone scelto richieda i nostri sforzi per realizzare la vita a cui ci lega: la pigrizia non è ammessa (lo “spregio” della Virtù). Inoltre, quel senso di appartenenza al percorso del nostro “daìmon” esige una buona dose di consapevolezza dei propri mezzi, per cui non si deve né si può scegliere una via “più alta” o “più bassa”, ma si deve percorre la strada opportuna che rende meritevole la nostra esistenza. La responsabilità è nostra: di chi liberamente sceglie.
Ecco il “merito” legato alla competenza e la Virtù come summa massima della verità esistenziale. Certo, se è pur vero che questa realtà psichica che ci guida e sprona verso il giusto destino è fuori dal tempo (ossia ve ne è slegato), è altrettanto inevitabile che il percorso si svolga per prove ed errori e che, prima di arrivare alla piena comprensione sul da farsi, vi sia una serie di nodi da sciogliere e fatiche da compiere.
Vi sono vite che hanno richiesto molto impegno per esser appieno realizzate e non c’è differenza alcuna nel valore delle competenze che ci realizzano interiormente, per cui un fisico dovrà studiare molti anni di università, seguire un percorso di dottorato di ricerca e poi continuare a studiare tutta la vita perché ciò è quello che richiede la propria anima che apporterà, successivamente, indubbi meriti. Così è per colui che vuol fare il muratore: anni di apprendistato, impegno nel conoscere gli strumenti del proprio lavoro ed ottima capacità intellettiva nel porre adattamenti e rimedi alla propria opera, tanto che sarà in grado di correggere eventuali errori compiuti da chi trascura il fondamentale lavoro manuale e pensa che la pratica sia di secondo ordine rispetto ad un approccio solamente teorico.
Insomma, in entrambi i casi occorre impegno, volontà e studio che si realizza sia sui “libri polverosi” (con buona pace di qualche politico deficiente) che nella pratica manuale (anche un fisico deve esser capace di utilizzare strumenti di laboratorio).
Certo le difficoltà si palesano quando il muratore vuole studiare la radiazione di Hawking ed il fisico pretenda di tirar su un muro: in un’alta percentuale di casi (ovviamente le eccezioni esistono anche qui, ma sono oggettivamente molto rare) si avranno muri storti e processi di emissione della radiazione sballati.
Uno dei problemi in alcuni settori della nostra grossolana società deriva proprio da questa mancata realizzazione, ossia il mettere individui in posti che non li competono (che riguardano compiti che non si riesce a svolgere). La complicazione, almeno in molti casi, giunge dall’arrivismo e dall’ipocrisia del singolo che lo conduce verso sfere che non gli appartengono e nelle quali non riesce a muoversi poiché inabile a farlo. In tal caso egli stesso riduce il proprio “daìmon” al silenzio e mercifica la propria realizzazione: poco importa se i segnali che giungono riducono spaventosamente la qualità della propria vita, conta solo il passo su di un falso gradino che appartiene ad una gerarchia sociale altrettanto bugiarda. La “vocazione” di Hillman, in tal modo, diventa storia banale che si racconta ai bambini, ossia il famoso “voler diventare astronauta” del fanciullo alle scuole elementari e non ci si rende conto di quanto ridicoli siamo nello svolgere, passivamente ed il modo del tutto idiota, mansioni che non riusciamo a compiere perché incapaci. Se è pur vero che la Virtù non ha padrone, allora è anche vero che per mantenere quella Virtù, dopo averla conseguita, occorre impegno ed una coscienza che non accetta compromessi.
Zygmunt Baumann, noto sociologo, narra di una società liquida, ossia il trasformarsi della comunità in “consumo” la cui unità di misura è l’individualismo che vive di antagonismo e materialismo ed in questa sorta di mare melmoso nuotiamo senza uno scopo comune. Così, quando l’antagonismo si contrappone al sano agonismo, si premia non chi è più capace, ma chi è più furbo ed abile nel trovare agganci e raccomandazioni, poco importa quali siano le sue abilità. In tal modo vi è un ritardo spaventoso nella gratificazione lavorativa (se mai avviene) a pro dei competenti ed una distruzione sistematica dell’etica del lavoro che conduce ad una visione per cui il lavoro stesso, la sua dimensione, è un immenso campo di possibilità, di intense sensazioni in cui si galleggia a bocca aperta, irretiti dal primo venditore di turno.
È così che si hanno muri storti e processi di emissione della radiazione sballati.