“Non ti sfugga infine
la simiglianza delle ombre con le idee; infatti sia le ombre sia anche le idee
non sono contrarie dei contrari. In questo genere attraverso una sola specie si
conosce il bello e il turpe, il conveniente e lo sconveniente, il perfetto e
l'imperfetto, il bene e il male.
Infatti il male,
l'imperfetto e il turpe non hanno idee proprie con cui siano conosciuti; poiché
tuttavia si dice che sono conosciuti e non sono ignorati e quanto è conosciuto
intelligibilmente lo è attraverso le idee, allora il male, l'imperfetto e il
turpe vengono conosciuti in una specie altrui, non nella propria, che non
esiste affatto.
Infatti quel che è a
essi proprio, è un non-ente nell'ente o (per dirla più chiaramente) un difetto
nell'effetto.” (Giordano Bruno, “Le ombre delle idee - ventunesima
intenzione”)
Se l’idea è creatrice di interi mondi, tanto che ogni cosa
si sviluppa sulla base della stessa (pensiero, parole, etc…), l’Uomo diviene
ombra stessa della Realtà, una dimensione a volte sfuggevole che si percepisce
grazie ad un “diverso sentire” che non è proprio di tutti, ma di cui ognuno ne
può esser consapevole.
In tal modo l’Uomo stesso diventa veicolo di Luce e di
Intelletto (dimensione spirituale) come di Oscurità (ignoranza e materia bruta);
qui si colloca il differente tipo di comunicazione che sfiora il piano
esoterico e diventa sottile pergamena su cui è complicato incidere i caratteri tipici
della nostra esistenza.
Così, come l’ombra si fa sempre più oscura quanto più densa
è la materia su cui la luce si riflette, lo spesso velo dell’ignoranza non
permette la percezione di quella Luce che, in qualche modo, rischiara l’intelletto,
anche se questo è sempre pervaso dall’inevitabile ombra della materia.
È un piano di comunicazione dove l’Arte e la Scienza si
incontrano e riverberano grazie al “bene” animico (il famoso “nous” di Plotiniana memoria) dove l’Uomo-Ombra
riesce a sentire, percepire e ben collocare dentro di sé la vera prerogativa
dell’Essere: la Verità e la Conoscenza.
In tal modo, gli oggetti sono effetto delle idee e tutto ciò
che esiste in sé è stato prima partorito dalla forza dell’intelletto: da qui i
pensieri e le parole plasmano, modellano e generano la materia più o meno densa
che tutti fisicamente percepiamo.
Le idee muovono montagne, costruiscono ponti, generano amore
e forgiano il destino.
In esse non esistono contrari, ma Armonia di intenti, Equilibrio
di ciò che è “intellegibile” e
perfezionabile, soffio vitale per i Simboli che adornano il nostro piano
interiore; un “difetto nell’effetto”
che dona vita alla sostanza dell’Essere e Senso di esistere all’Uomo che,
diversamente, rimarrebbe incastrato nelle ombre dell’ignoranza.
La comunicazione, quindi, assume un valore molto particolare
poiché sia chi la emette che chi la riceve è elemento appartenente ad una
dimensione fuori dal tempo e dello spazio, una sacralità dell’Essere che spinge
fuori le emozioni, lasciando il posto ad una percezione sempre più ampia che si
getta oltre i confini del visibile e penetra le nebbie dell’invisibile dando
una visione d’insieme alla multiforme varietà dell’esperienza sia sensoriale
che spirituale.
Forse, in questo ragionare, l’ombra è metaforicamente lo
stato della condizione umana stessa dove il Principio Assoluto (o Divino per
molti) e Sostanziale diventa sotteso alla realtà fenomenologica ed il conflitto
che si colloca tra Luce ed oscura ignoranza caratterizza la distanza e lo “squilibrio”
propri dell’Uomo che vive nella differente proporzione tra il piano metafisico
e, appunto, quello umano.
In questo profondo senso, la comunicazione diventa Etica
dell’Essere e supera ogni sfumatura semantica infrangendo le parole come onde
sugli scogli della nostra anima.
Così, causa ed effetto diventano elementi di una “sostanziale
affinità” dove, pur non avendo la forza della Verità Assoluta, ne assumono l’efficacia.
Tramite la giusta
capacità di “comunicare” tra i diversi piani dell’esistere, l’ombra diventa (o
può diventare) Equilibrio tra più complesse morfologie della vita e del suo
Senso, generando una sostanza che si forma dall’azione di un carattere triplice:
Luce, ombre e tenebre, indicando con quest’ultime la nullità che impone la
cieca ignoranza.
L’ombra, pertanto, non
è separazione tra mente e Verità, ma quasi una forma di trasmissione della Luce
poiché, comunque, da essa può esser sempre rischiarata: è una sorta di spazio
sconfinato dove vivono due direzioni, quella della Luce (Verità) e quella della
Tenebra (falsità ed ignoranza).
Se adoperata nel modo
opportuno, quindi, la comunicazione con la sfera esoterica interiore può far sì
che l’ombra stessa diventi l’emblema della Forza dell’Intelletto insiti nell’Uomo
poiché quest’ultimo, sebbene gettato in qualche modo nell’oscurità, porta con
sé il seme della Luce.
“L’ombra non è tenebra, ma traccia della tenebra nella luce, o traccia
della luce nella tenebra, o partecipe di luce e tenebra, o composto di luce e
tenebra, o mistione di luce e tenebra, o
elemento distinto da luce e tenebra, e separato da entrambe. E tutto
questo o perché non è piena verità della luce, o perché è luce falsa, oppure
perché non è né vera né falsa, ma traccia di ciò che può essere veramente o
falsamente.” (Giordano Bruno, “Le ombre delle idee – seconda intenzione”)

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