“Ognuno vale quanto
le cose a cui dà importanza.”
(Marco Aurelio)
Le “unità di misura” di un uomo, in questa società sempre
più materialista e veloce, cambiano di continuo tanto che risulta difficile quantificare
cosa sia importante per noi giorno dopo giorno.
Alcuni termini come “onore”
e “valore” hanno assunto connotati
sempre più legati al possesso od al presunto successo dettato dalla somma di
denaro che un individuo possiede od a quanto lo stesso si può permettere di
comprare. Un metro di misura che tende ad escludere invece che includere ed è
molto pericoloso, soprattutto in un momento in cui l’attenzione si deve
forzatamente spostare su temi più squisitamente etici quale la salvaguardia del
clima poiché, se la direzione in cui procediamo rimane la medesima, molto
presto tali presunti “valori” saranno pari allo stuzzicadenti impiegato dopo i
pasti.
L’uomo medio, però, continua a non comprendere oppure finge
di non capire poiché vive del banale contingente, “campa alla giornata”, come
direbbero i più e ne fa addirittura motivo di vanto personale, adducendo quanto
i piccoli (a volte squallidi) “escamotage” adottati abbiano reso soldi oppure
permesso un vantaggio a detrimento delle vite altrui.
Vi è, pertanto, un ribaltamento del senso della vita umana,
una sorta di disconnessione dalla realtà del vivere che prevede un inizio certo
ed una fine anch’essa sicura e in questo piccolo ed a volte troppo breve
viaggio, perdiamo la consapevolezza del possedere qualcosa di molto più grande
rispetto un lauto stipendio od un “titolo” da esibire per raggiungere una
presunta posizione sociale.
Qui entrano in gioco altri parametri oggi sempre più
sconosciuti, causa il decadimento culturale di un popolo e la pressante
anestesia operata da settori sempre più “cannibali” nei confronti della vita
che tendono a macinare l’individuo dentro ingranaggi che lo stesso comprende
sempre meno, ma ai quali si prona nel tentativo di infilarsi nel macchinario ed
operare come uno dei denti degli stessi.
Il grande filosofo nolano, Giordano Bruno, nel suo saggio “Spaccio
de la bestia trionfante” (dialogo II, parte II) scrisse: “Quando aviene che un poltrone o forfante monta ad esser principe o
ricco, non è per mia colpa, ma per iniquità di voi altri che, per esser scarsi
del lume e splendor vostro, non lo sforfantaste o spoltronaste prima, o non lo
spoltronate e sforfantate al presente, o almeno appresso lo vegnate a purgar
della forfantesca poltronaria, a fine che un tale non presieda. Non è errore
che sia fatto un prencipe, ma che sia fatto prencipe un forfante” e tale
errore, il furfante od un poltrone fatto “principe” per inedia ed iniquità di
chi ammette una situazione del genere (“scarsi del lume e splendor vostro”), è
oggi una situazione imperante dato che nella massa dei mediocri, solo il più
mediocre potrà assurgere come rappresentate e non certo il più intelligente.
Questa triste evidenza mette in luce quanto sia inutile, per
i “furbi” della vita, pensare ad un futuro prossimo e quanto sia invece a loro
conveniente operare (spesso senza riflettere nemmeno in questo caso) per
accaparrarsi qualche vantaggio nell’immediato, giustificando le proprie azioni
imbelli con un banalissimo “mors tua,
vita mea” e spingendo l’assurda credenza per la quale la vita è dura e chi
soccombe alla lotta è un perdente.
Il Valore di un uomo, però, non impiega questo scarno metro
di misura.
Esser uomo di valore implica il credere che ogni azione,
dalla più semplice, sia indirizzata verso un bene comune (senso dell’Etica) che
si riflette poi sul benessere della comunità. Il Valore, quindi, fa risplendere
il cuore e l’anima di una persona indipendentemente dal suo grado di benessere
economico o dai suoi possedimenti e si riconosce nella forte solarità ed autorevolezza
delle sue azioni, siano solo quelle di un lavoro (da molti) considerato umile
come lo spazzino.
Qui si evidenzia anche un’altra differenza, quella tra autorità ed autorevolezza.
Mentre la prima può esser imposta od acquisita per status
sociale, in modo gerarchico, la seconda è una luce che emana da chi assume
competenza e valore nelle proprie azioni e coinvolge ognuno nella costruzione
di un futuro migliore; purtroppo, oggi, difficilmente i due caratteri
combaciano.
Quando il nostro agire tiene conto delle proprie
responsabilità sia nei confronti di possibili situazioni future o del danno che
si può arrecare al prossimo, allora si inizia a scorgere il Valore di un uomo.
Occorre però molta attenzione: qui non si intende
divenire pavidi o remissivi oppure impantanarsi sulle decisioni da prendere
perché la nostra mente crea una sorta di “loop” in cui la preoccupazione per
gli altri ci frena se non addirittura blocca, ma significa far sì che il nostro
muoversi sia semplicemente più consapevole, ossia più carico di significato
attribuito.
Questo di certo non si riferisce alle questioni inevitabili
della vita (ad esempio, se un amore è finito, occorre irrimediabilmente
prenderne atto ed agire, consapevoli che saranno necessari “adattamenti” e scelte
opportune), ma alle situazioni che creiamo che portano poi allo squallore di
decisioni forzate oppure a dissesti tra le relazioni con le persone che ci circondano
solo per una sorta di tornaconto che non ha, alla fine, un senso etico
(ottenere un vantaggio economico mettendo in crisi la vita di un'altra persona,
ad esempio).
Nel muoversi in senso etico, si raggiunge anche ad una
comprensione filosofica di sé che risulta dall’affermazione della propria
esistenza, così come Walsch scrive nel suo saggio “Sulla verità, sulla paura”: “Pensa a quello che vorresti essere,
a quello che vorresti fare e avere. Pensaci spesso finché non ti sarai chiarito
appieno le idee. Poi, quando avrai raggiunto tale risultato, non pensare ad
altro. Non immaginare nessun'altra possibilità. Scaccia tutti i pensieri
negativi dalle tue costruzioni mentali. Sbarazzati di ogni pessimismo.
Abbandona qualunque dubbio. Respingi la paura. Disciplina la tua mente perché
si attenga strettamente al pensiero creativo originale. Quando i tuoi pensieri
saranno limpidi e incrollabili esprimili come verità. Pronunciali ad alta voce.
Serviti della grande autorevolezza che suscita il potere creativo: Io sono.
Dichiara il fatto che tu esisti agli altri. ‘Io sono’ è la dichiarazione
creativa più forte in tutto l'universo. Qualunque cosa tu dica, dopo le parole ‘Io
sono’ mette in moto queste esperienze, le suscita, le porta a te. Non esiste
altra via della quale l'universo abbia nozione circa il proprio funzionamento.
Non esiste altra strada da prendere di cui esso sia a conoscenza. L'universo
risponde alle parole ‘Io sono’ come risponderebbe il genio della lampada”; quando si
abbandona il peso della zavorra del divenire e si rimane liberi sulla grande
nave dell’Essere, allora non esiste più paura, pessimismo o costruzioni mentali
nocive (che spesso uccidono l’uomo), ma pura comprensione del proprio sé e
della sua posizione nel centro creativo che domina la vita di ognuno, anche se
spesso non riusciamo a scorgerlo.
Ovviamente, per realizzare tutto questo occorre anche
un po’ di sforzo intellettivo e culturale…

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