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mercoledì 11 novembre 2020

La malattia dell'esperto nel tempo del CoViD-19

 

Un aforisma attribuito al grande fisico Niels Bohr recita: “l’esperto è una persona che ha fatto in un campo molto ristretto tutti i possibili errori” e se consideriamo questo modo di intendere, al momento non abbiamo “esperti” in vista, men che meno in aiuto nei confronti di questa pandemia.

È straordinario vedere una pletora di presunti “virologi” che parlano, seduti su di una poltrona in pelle e davanti ad una bellissima libreria ricolma di testi più o meno dotti, indicando, con tono fermo ed autorevole, cosa fare e come fare, spesso contraddicendosi a vicenda e ballando tra numeri che cambiano da minuto a minuto, quasi come se per ognuno di costoro valesse un’indagine statistica differente. E poi ancora: salotti televisivi, comparse in trasmissioni “popolari”, inviti ad interviste e quant’altro anima la sfera mediatica di un popolo impaurito, smarrito, inconsapevole ed incosciente.

Il grande problema, a mio modesto parere, è la totale mancanza di umiltà dove sarebbe più opportuno dire “non lo sappiamo: la situazione è del tutto nuova e dobbiamo duramente lavorare per capire”. Invece abbiamo uomini (evito di appellarli “di scienza”) che parlano consapevoli di “apparire” senza rendersi conto di quanto pericolosa sia la situazione a cui si espongono.

Cari signori miei, questo SARS-CoV2 è un agente virale di cui ancora poco sappiamo. Al momento il meccanismo infettivo sembra appartenere alle caratteristiche comuni della famiglia virale, ma con mutazioni importanti che gli consentono un adattamento incredibile ed una velocità di infezione notevole. Nell’attacco virale si registrano modifiche strutturali che addirittura sono diverse dall’agente virale che ha scatenato per primo l’epidemia in Cina e finché non avremo un quadro completo del modello di infezione, è molto difficile sia costruire un vaccino che adottare terapie efficaci; queste ultime, al momento, si basano su sperimentazioni che, di luogo in luogo nel globo intero, hanno dimostrato una qualche efficacia, ma non sono la panacea del male. Parlare di anticorpi monoclonali come coloro che debellano la sindrome CoViD-19 (lo ricordo: il virus si chiama SARS-CoV2 cioè Severe Acute Respiratory Syndrome – CoronaVirus 2 e la malattia che provoca, una sindrome, si chiama CoViD-19 ossia CoronaVirusDisease-2019) è come affermare che spengo un incendio di un palazzo con l’acqua di un secchiello da mare. Questa è la complicata situazione che stiamo vivendo e la nostra unica fortuna è che questo virus non ha un indice di mortalità alto, altrimenti sarebbero guai seri, molto più seri di quello che stiamo vivendo !

Ma gli esperti sono tanti, tantissimi, e le voci si sovrappongono gettando caos sul caos e complicando una comunicazione che dovrebbe esser semplice, diretta e “vera”.

L’Italia (non mi interessano gli altri paesi, perdonatemi: vivo qui, sono italiano e mi piace guardare al mio paese e non alla Francia, al Belgio o al Congo) sta vivendo una drammatica emergenza sanitaria principalmente perché il suo sistema sanitario è stato depredato continuamente ed in modo scandaloso da decenni di malgestione, corruzione e nepotismo, operando “tagli” che, parallelamente al risparmio economico in nome di una sorta di “regime” finanziario, hanno “tagliato” anche i viticci della nostra salute. Diciamo anche questo, forza ! Non nascondiamoci facendo finta di nulla ! Se i nostri ospedali versano nel caos assoluto è anche perché, oltre ad affrontare un virus del tutto nuovo e di cui poco si conosce, sono stati resi strutturalmente inefficienti a pro di una sanità privata che è avanzata sempre di più (sino a far tamponi a pagamento che assicurano il risultato nel minor tempo possibile rispetto le strutture pubbliche) tanto che adesso si cercano rimedi al pari del sarto che cuce le toppe ai pantaloni ormai logori e strappati.

La salute è un “business” e non un diritto del cittadino, questo si è realizzato nel tempo e questo, adesso, stiamo pagando, al pari dei validi professionisti (quelli sì: esperti nel senso che indicava Bohr) che se ne sono andati da questo paese od hanno decisamente cambiato settore.

Sono pertanto patetici i tentativi “pseudo-filosofici” di rappresentanti del governo (Presidente del Consiglio in testa) nell’assicurare il popolo di fronte ad una “débâcle” del genere: “potenza di fuoco”, “nessuno verrà lasciato indietro” e tante altre stupidaggini che non sono degne di uomini politici di alto livello, ma solo dei tanti imbelli che, nei social network, scrivono che si sono formati “all’università della vita”. Resta l’impressione che questi esponenti del governo italiano siano frutto di una società incosciente (e quindi del tutto impreparata sia culturalmente che eticamente) che ha dimostrato la sua stupidità nel non saper gestire autonomamente i comportamenti da adottare nel caso di questa pandemia, tra negazionismi, complottismi ed altre cretinate (ricordate la famoza idiozia del “non ce n’è di coviddi” ?) che non hanno permesso il controllo epidemiologico del problema (mi dispiace dirlo, ma responsabili, purtroppo, sono anche coloro che non hanno saputo gestire la clientela della propria attività, fregandosene di distanziamenti ed altre precauzioni a pro di incassi più cospicui… lo so: forse è impopolare dir questo, ma girando per le nostre città era un fatto evidente a cui nessuno ha messo riparo e per il quale vi stanno “rimettendo” tutti coloro che invece hanno operato per assicurare le misure in questione). 

Torniamo adesso agli "esperti in materia".

All’inizio del “lockdown” nazionale dei mesi passati, un “esperto” aveva già mandato in pubblicazione un libro che trattava delle epidemie con riferimento a questo coronavirus di cui, in quel momento, veramente poco si sapeva; quel testo è una sorta di raccolta di epidemie e pandemie nella storia dell’uomo, dedicando al tristemente ormai famoso SARS-CoV2 (inevitabilmente) poche paginette. Poco importa se i proventi del libro venivano devoluti a tizio, caio o sempronio, l’autore (a mio parere affetto da megalomania) cercava una sorta di “ingloriosa fama” con una serie di “copia-incolla” indegni di un testo di divulgazione scientifica. E, a quanto sembra, la gloria è comunque arrivata ! Sì perché nel suo continuo parlare, egli pronuncia affermazioni idiote da cui pure la struttura per cui lavora si è dissociata, ma nessuno osa dirgli quanto sarebbe opportuno piuttosto il silenzio. 

Gli esperti… 

Ivan Illich, pensatore moderno, a suo tempo scrisse un libro molto carino che spingeva ad una profonda riflessione: “Esperti di troppo. Il paradosso delle professioni disabilitanti”; per Illich, uno dei poteri del nostro tempo è proprio quello degli "esperti" che mettono la propria conoscenza “al servizio” degli altri imponendo l’impiego massiccio di risorse per i servizi sanitari, per l'istruzione, per i servizi socio-assistenziali ed altro: ma tutto ciò porta davvero a risultati altrettanto consistenti ? Quello che Illich paventa è che i “professionisti” dispongano di un’arma pericolosa dato che il loro intervento può pilotare una sorta di “sistematica disabilitazione” delle persone nel controllo della propria vita. Gli “esperti”, titolari di saperi sempre più “esclusivi” e, per vario modo, legittimati, ottengono il potere di definire i bisogni e le linee di sviluppo della società e di escludere chi non si attiene ad una sorta di “ortodossia” che essi delineano. Questo, per Illich, è il grave pericolo a cui ogni cittadino deve rispondere.

Certo, la visione del filosofo non è molto consolante ed è una sorta di “Orwellismo mascherato” ed anche se personalmente non mi spingo a questi estremi, credo che sia utile riflettere su quanto lo stesso ci indica. Uno dei meriti che questa pandemia ci lascia in eredità è l’aver dimostrato quanto siano stupide ed inutili le “torri di avorio” che spesso non contengono nemmeno principi, ma solo improvvisati “portatori di mantello e corona”. Un caso emblematico di questo è il ritiro dal mercato del libro scritto dal ministro Speranza che ho avuto la fortuna/sfortuna di leggerne poche pagine sparse, curiosando tra i banchi della libreria Mondadori delle mia città, prima che il testo venisse definitivamente riposto tra gli scaffali del magazzino in attesa di destinazione (inceneritore ?). È a dir poco “imbarazzante” ed altrettanto sgradevole è il fatto che a scriverlo sia stato un Ministro della Salute della nostra amata Repubblica. Solo il titolo è veramente demenziale: “Perché guariremo” ed il contenuto di quelle poche paginette (due in realtà) che a stento ho terminato di leggere hanno un sapore propagandistico che mal si addice all’operato dell'autore (tristemente famosa la frase per cui: “L'Italia, il "paese disarmato" ha piegato la curva del contagio con le sue scelte coraggiose” a cui credo si possa rispondere con un “no comment”).

Insomma,  di fronte ad un disastro annunciato, sarebbe opportuno che gli esperti tornino nei laboratori od in corsia (alcuni, per la verità, lo stanno già facendo e con successo, nonostante la criticità delle strutture) ed i professionisti della politica dimostrino di esser tali, senza “se” e senza “ma”, evitando giustificazioni alle loro inefficienze, ma assumendosi il peso delle scelte che non sia giustificato solo dal (troppo) lauto stipendio mensile (peraltro da noi pagato).

Se dopo questa triste esperienza, il nostro paese ancora vivrà la legge del Gattopardo di Lampedusiana memoria per cui “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” generando oblio, inoperosità ed annientamento del cambiamento opportuno, allora quelle stesse piazze che oggi giustamente rivendicano il diritto di esistere (e di vivere, dato che i soldi per comprare il cibo scarseggiano), diventeranno il movimento che scatenerà qualcosa di peggio che lo sbandierare un lenzuolo con su scritto “andrà tutto bene”.

 


 

 

 

 

 



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