Cerca nel blog

lunedì 23 novembre 2020

Il "lockdown" dell'intelletto

 Proviamo a fare un po' di polemica, sperando che sia costruttiva. Prima di iniziare occorre affermare: 

1.     Che il SARS-CoV2 è una realtà e che, al momento, la ricerca per comprendere appieno la sua caratteristica virale è in corso.

2.     Che occorre avere molta prudenza per difenderci e difendere i nostri cari e le persone in condizioni difficili (pazienti oncologici, immunodepressi ed altri).

3.     Che l’etica e la responsabilità civile passa necessariamente per azioni tese alla prevenzione del contagio: utilizzo di mascherine protettive, distanziamento fisico e igienizzazione continua.

4.     Che i vaccini sono utili ed efficaci e che hanno contribuito, nella storia dell’umanità, ad un miglioramento dello stato di salute generale, prevendo morti da patogeni che, al momento, non creano più situazioni allucinanti.

Tengo a precisare questo, ed è la mia posizione personale, affinché che ciò che sto per dire non sia frainteso. Il periodo che stiamo vivendo, oltre che paradossale, è veramente ricco di tensioni ed ansie sociali che stanno sfociando in un caos indicibile. Questo virus pandemico, il SARS-CoV2, ha messo a dura prova non solo il fisico ma anche la mente di tutti noi, creando situazioni di disagio psicologico impressionanti.

Il clima generato dai vari mass-media e “social network”, con proclami governativi al limite del terrore, conditi da “opinioni” scientifiche sempre più varie e colorite (espressa da “esperti” che, a quanto sembra, tanto “esperti” nemmeno sono) hanno scatenato una sorta di “caccia all’untore” che vede il nemico nella figura del “runner” solitario che fa jogging oppure nell’incauto avvelenatore che si abbassa la mascherina per fumare una sigaretta. Certo, di sicuro il fumo non fa bene ed è meglio farsi una corsa che aiuta il fisico e la mente, ma il punto cruciale di questa situazione è che il cittadino è stato reso responsabile di una “debacle” del tutto governativa, ossia in una situazione di emergenza biologica globale, i nostri politicanti non hanno saputo affrontare il problema con efficienza.

Indubbiamente questo evento mondiale ha preso alla sprovvista ogni essere umano nel globo ed ha mostrato quanto si possa essere deboli ed inetti, ma se sbagliare è umano, perseverare diviene diabolico. Di fronte ad una limitazione allucinante della libertà individuale e davanti ad uno stato di polizia dove di fronte ad un’autodichiarazione ove, ad esempio, si scrive che usciamo di casa per andare a comprare del cibo per vivere (!), abbiamo rappresentanti della pubblica sicurezza che possono decidere se tale motivazione è giusta o meno (se ho bisogno di passeggiare e prender aria per condizioni psicologiche precarie, perché non posso farlo in sicurezza ?), la retorica di un governo che obbliga ad un Natale reclusi dicendo che tale evento è anche “spirituale” è veramente vomitevole e rappresenta davvero una presa per i fondelli che possono permettersi dopo aver instillato il terrore in tutti noi. Non una parola sulla sanità distrutta da anni ed anni di malgoverno, niente scuse per aver dissipato 5 mesi in sciocchezze (bonus monopattino ed altre idiozie) e non aver rafforzato i distretti medici e gli ospedali stessi, magari assumendo sia infermieri che medici. Chiusura immediata degli esercizi a pelle di leopardo, senza idea di cosa avvenga e andando a chiudere, approssimativamente, laddove si pensi vi sia “motivo di aggregazione” creando ovunque situazioni paradossali.

Si assiste, poi, alla solita promessa per la quale “nessuno verrà lasciato indietro” promettendo aiuti economici a chi è stato chiuso, aiuti che, in realtà, si realizzano in una manciata di spiccioli che quasi di sicuro finiranno di nuovo nelle tasche statali poiché le tasse e le imposte non sono state annullate, ma al massimo verranno “rinviate”.

E via alle sciocchezze ed al paradosso: a Como, il 20 novembre 2020, un senzatetto è stato multato di 400 euro perché trovato in strada durante lo stato di “lockdown” con la seguente motivazione: “non è in grado di motivare lo spostamento dal suo domicilio, residenza o abitazione” come se un senzatetto avesse un domicilio abituale. Ma ancora: a Genova il 19 novembre 2020, in seguito a “segnalazioni” (riflettiamo su questo !) sono state fatte multe alla distribuzione dei pasti della Caritas: alcuni bisognosi sono stati multati perché, in coda in attesa di un pasto caldo, creavano una situazione di “assembramento”.  Stiamo lentamente toccando il fondo.

Ancora non abbiamo compreso che questo imbelle caos, che la situazione, che di per sé sarebbe già drammatica, è stata resa tragica grazie all’inedia intellettuale di chi dovrebbe operare della “politica” ma non sa nemmeno cosa sia (forse figli di anni ed anni di “depoliticizzazione” e di ignoranza al potere); è insopportabile che tutto questo sia ribaltato sulle spalle dei cittadini in una forma repressiva che lesiona la Libertà di ognuno di noi. Poco importa se, adesso, lo stato apparrà benevolo nel ritirare ed annullare le multe cui sopra… qui le colpe ci sono e vanno selettivamente individuate perché è stata lesa la dignità di uomo e su questo non si può transigere.

Ma d’altronde, cosa ci aspettavamo ?

Quando un Ministro della Salute pubblica un libro idiota che viene subito ritirato per evitare figure meschine, si può solo pregare perché le decisioni prese abbiano un fondamento di raziocinio.

In una diagnostica caotica, poi, questa incapacità organizzativa pesa all'eccesso, ad esempio:

  • Un anziano, ad inizio di settembre, si reca in ospedale per un intervento ortopedico e fa il tampone d’ingresso che risulta negativo. Durante la degenza nella struttura, il poveretto si positivizza ed è in questa condizione da circa due mesi (dopo 7 tamponi effettuati), fortunatamente senza presentare sintomi. Dato che l’ospedale ha bisogno di posti letto, un medico della struttura chiama la casa di riposo di provenienza di questo signore per dirgli di riprenderlo, perché “non più contagioso” pur essendo positivo (?!); ma la struttura si rifiuta di accoglierlo perché “non si sa mai”. 
  • Una donna dopo aver avuto sintomi influenzali con febbre, su consiglio del medico va a fare il tampone. Viene trovata “debolmente positiva”, senza obbligo di quarantena (?!). Al medico di Medicina del Lavoro, a cui è stato chiesto il significato di questo referto, ha risposto che, praticamente, è da considerarsi come una negatività.

Come può accadere tutto questo ? Cosa significa essere “debolmente positivi” ? Inoltre, posso esser positivo ma “non più contagioso” ?

La faccio breve: il test molecolare, il famoso “tampone molecolare”, si basa su di una tecnica detta RT-PCR (Reverse Transcription - Polimerase Chain Reaction – Reazione a catena della polimerasi a trascrizione inversa) dove singoli filamenti di RNA (campione) vengono trasformati in DNA complementari (cDNA), i quali, con un metodo detto “Real-Time PCR”, vengono amplificati mediante “n” cicli. Tale amplificazione ha una crescita esponenziale e questo indica che ben diverso è il passaggio dal decimo all’undicesimo ciclo rispetto, ad esempio, a quello dal quarantesimo al quarantunesimo perché più si aumenta il numero di cicli e meno affidabile è l’esito. Buona parte dei tamponi oltrepassa i 34-35 cicli (https://www.finddx.org/covid-19/sarscov2-eval-molecular/) ed i “debolmente positivi” sono per lo più quelli risultati tali dopo un numero elevato di cicli. Il prof. Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, si era anche domandato il senso di questa presunta “positività” dopo 38 cicli di PCR vista la quasi nulla capacità di infettare da parte di queste persone (https://www.internazionale.it/notizie/luca-carra/2020/06/23/debolmente-positivi); se intorno ai 35 cicli non si trova alcunché, un principio di onestà diagnostica vorrebbe che l’esito del tampone venisse indicato come negativo. Così non accade e non si capisce il perché visto che l’Istituto Superiore di Sanità indicò a suo tempo il problema: “un test molto sensibile nel rilevare il bersaglio di interesse ha maggiori probabilità di rilevare anche bersagli correlati ma distinti che non sono di interesse”, ossia l’eccessiva sensibilità può far passare per SARS-CoV2 qualcosa che gli è vicino, ma non lo è (https://www.iss.it/documents/20126/0/Rapporti+ISS+COVID-19+46_2020.pdf/f7ecd139-1bae-7d11-22e7-094fbd41ec44?t=1592222248380).

Se in questo magma di caos diagnostico, mettiamo anche alcuni dubbi sul futuro vaccino ad RNA, la frittata è servita.

Pochi giorni fa, Andrea Crisanti (per cui non nutro particolare simpatia, ahimé) microbiologo all’Università di Padova, ha espresso un dubbio che nasce da una riflessione di “buon senso”, ossia che il vaccino anti-CoViD-19 possa esser distribuito solo quando si hanno i dati relativi alla sua sicurezza ed efficacia che devono esser resi noti sia alla comunità scientifica che alle autorità (https://www.corriere.it/esteri/20_novembre_23/crisanti-sul-vaccino-covid-ho-espresso-concetto-buon-senso-70451562-2cfa-11eb-a006-0b5f9624cb77.shtml). Questo, in verità, è un vaccino “particolare” perché “a vettore virale” ossia, in questo caso, saranno vaccini ad RNA che funzionano introducendo una sequenza di mRNA (RNA messaggero), la molecola che dice alle cellule cosa costruire e che è definita per un antigene specifico della malattia. La produzione dell’antigene avviene quindi all’interno del corpo e non è iniettato dall’esterno come nei tradizionali vaccini. Conosciamo già questi vaccini: sono stati sperimentati contro il virus Zika o contro il cancro e sono soluzioni di “belle speranze” nei confronti di un patogeno altamente mutageno come può esser questo coronavirus. Il problema è che non hanno avuto una riuscita ottimale, provocando sindromi infiammatorie e autoimmuni (https://www.phgfoundation.org/briefing/rna-vaccines) ed i dubbi di Crisanti sono più che giustificati: in così poco tempo, come hanno fatto a creare un vaccino del genere e renderlo efficace e sicuro ?

In una articolo uscito sulla prestigiosa rivista Nature si legge, a proposito di questa tipologia i vaccini, che: “I potenziali problemi di sicurezza che potrebbero essere valutati in futuri studi preclinici e clinici includono l’infiammazione locale e sistemica, la biodistribuzione e la persistenza dell’immunogeno espresso (cioè della sostanza capace di stimolare le reazioni immunitarie), la stimolazione di anticorpi auto-reattivi (auto-immunità) e potenziali effetti tossici di eventuali nucleotidi non nativi (ciò che non è facente parte dell’organismo e che è stato iniettato dall’esterno) e dei componenti del sistema di rilascio (gli eccipienti della fiala del vaccino). Una possibile preoccupazione potrebbe essere che alcune piattaforme vaccinali basate su mRNA inducano potenti risposte all’interferone di tipo I, che sono state associate non solo all’infiammazione ma anche potenzialmente all’autoimmunità. Pertanto, l’identificazione di individui a maggior rischio di reazioni autoimmuni prima della vaccinazione con mRNA può consentire l’adozione di precauzioni ragionevoli.” (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5906799/)

Così, invece di tener di conto il parere di uno scienziato (ascoltato precedentemente in ogni sua esternazione), lo stesso è stato mediaticamente massacrato dagli stessi suoi colleghi, vittima dell’ortodossia scientifica di cui egli stesso fa parte. Beninteso: mi auguro che le varie multinazionali abbiano fatto il miracolo non solo nell’aumentare il peso specifico delle loro azioni nel mercato finanziario, ma anche di aver creato una struttura vaccinale efficiente e sicura il più possibile. Ma perché massacrare il povero Crisanti in questo modo ? Benché, lo ripeto, non nutra simpatia per questo microbiologo, la sua risposta al linciaggio mediatico-scientifico è ineccepibile: “I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentennamenti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate «il vaccino funzionerà», tuonano indignati. Io sono il primo ad augurarmelo, mi permetto tuttavia di obiettare che il vaccino non è un oggetto sacro. Lasciamo la fede alla religione e il dubbio ed il confronto alla scienza che ne sono lo stimolo e la garanzia”. Solo gli stolti non accettano il dubbio che nasce dal buon senso... e non è Scienza !

Come vediamo la situazione non è affatto chiara e nemmeno riveste un barlume di logica, ma d’altronde che vogliamo farci ? Ci penserà il nostro Ministro della Salute a dirci “Perché guariremo”…

 


 

venerdì 20 novembre 2020

Homo Sapiens... sapiens ?

 Dal sito dell’organizzazione mondiale della sanità (https://www.who.int/publications/m/item/weekly-epidemiological-update---17-november-2020) si legge che, alla data del 17 novembre 2020, il numero totale di casi confermati CoViD-19 nel mondo è di circa 53.7 milioni di persone ed i decessi (attribuiti a tale malattia) sono di circa 1.3 milioni di vite interrotte, ossia una percentuale del 2.4 %. Nel “dashboard” del medesimo sito riferito all’Italia (https://covid19.who.int/region/euro/country/it) si legge una stima di 1.272.352 casi confermati ed un numero di decessi pari a 47.217, ossia circa il 3,7 %.

Non sono riuscito a trovare il numero dei guariti….

Sì perché da questa infezione virale si può anche guarire ed è un fatto che viene poco sottolineato, almeno ultimamente. Non solo: una gran parte delle persone infettate hanno sintomi lievi od addirittura sono asintomatiche.

Pur comprendendo che in una pandemia del genere si deve tener d’occhio il valore delle situazioni di pericolo ed i “numeri infausti” dei decessi e delle complicanze, occorre anche dare un’indicazione completa della situazione perché la popolazione, terrorizzata come mai prima d’ora, ha bisogno anche di questo dato che la paura crea solo caos ed elimina il raziocinio.

L’alternanza televisiva di proclami da pre-apocalisse con programmi demenziali, fatti principalmente di imbecillità allo stato puro e conclamata ignoranza, getta il cervello delle persone (che, ormai, notoriamente non legge più nemmeno i titoli in grassetto di un quotidiano) in un frullatore virtuale che rende pappa molle quelle poche capacità neuronali che ancora restano attive. Un buon “complottista” direbbe che è tutto voluto ed orchestrato, che in questo modo, un popolo ormai reso ignorante ai limiti dell’analfabetismo funzionale, infondendo il terrore da una parte e inculcando modelli ai limiti del surreale dall’altra, si tiene sotto scacco e gli si impedisce di rendersi conto di molte cose che non vanno e, magari, pure di ribellarsi a questo stato di cose. Ecco, anche se questa logica del “panem et circenses” sembra davvero la situazione attuale (tra Dpcm e Grande Fratello), condita da delle situazioni di vita quotidiana che, magari non molto tempo addietro, avremmo definito quasi “distopiche”, personalmente credo che sia anche peggio, ossia che non vi sia nessun “complotto”, ma che regni sovrana l’impreparazione, l’incompetenza e l’incapacità (sia politica che sociale).

Se una nazione ridotta “in fin di vita”, almeno economicamente parlando, è costituita da una popolazione in cui una larga parte di essa si accapiglia e si lamenta per la situazione della seria A di calcio o si discute vivacemente sulla personalità del cretino di turno in uno dei tanti “reality show”, allora il problema è molto grande, ben più del CoViD-19 (lo abbiamo d’altronde già dimostrato questa estate con la necessità dello spritz o delle belle sudate in discoteca perché “tanto non ce n’è coviddi”).

Sì perché dal CoViD-19 ne usciremo, con la schiena rotta, ma ne verremo fuori, ma da questa società no ! Stiamo accettando tutto: ci sentiamo dire che questa “è una guerra” ed è un buon modo per nascondere la responsabilità che abbiamo e che hanno i politicanti al governo, incapaci fino al midollo di gestire una situazione di emergenza come questa (mesi di inerzia e di incoscienza generale ci hanno portato qui). Questa non è una guerra dato che questi virus esistono da parecchi anni prima di noi e, forse più intelligentemente, meglio si adattano al loro “microecosistema” (l’ospite), ma il vero problema, anche in questa triste storia, siamo noi ! Sì, abbiamo depauperato il pianeta per i nostri comodi, inquinato e distrutto interi ecosistemi e poi ci meravigliamo se avvengono “salti di specie” virali…. Ma dai !Per quanto mi riguarda, il SARS-CoV2 è un bell’avvertimento che ci viene lanciato: noi non siamo altro che una delle innumerevoli forme di vita senzienti su questo pianeta e nemmeno la più importante !

Abbiamo diseguaglianze sociali pesantissime ovunque, ma ci giustifichiamo facendo “spallucce”, salvo approfittare della situazione a discapito del prossimo, in qualsiasi settore (e nemmeno senza merito alcuno): ecco perché abbiamo le persone sbagliate nei posti chiave ! Ascoltiamo la scienza, ma solo quando fa comodo: prendiamo gli antibiotici (spesso anche sconsideratamente), ma depauperiamo la ricerca scientifica di base (secondo voi: da dove arrivano i farmaci ?); crediamo alle favolette “new age”, salvo poi gridare aiuto quando abbiamo bisogno di un medico… quello vero ! Siamo “olistici”, in tutto e per tutto… senza sapere cosa diavolo significa questo termine che viene applicato anche alla cottura delle noccioline. Crediamo ad ogni sorta di bufala, ma ci rifiutiamo di rispettare la Natura: siamo molto “alternativi”, ma usiamo l’auto anche per andare dal fornaio sotto casa.

Da questo SARS-CoV2 ne usciremo sicuramente e dobbiamo già da ora preparare il cambiamento che non può e non deve partire dall’esterno, ma dall’interno di ognuno di noi. Potremmo iniziare, ad esempio, a contare i guariti dalla malattia CoViD-19 e notare che sono sempre in numero crescente, grazie anche allo sforzo di chi lavora in ospedali distrutti da anni ed anni di incompetenza ed incapacità politica; possiamo notare che c’è uno sforzo mondiale incredibile nel cercare di comprendere come funzioni questo virus e che tutti (proprio tutti: dai matematici ai biologi) sono uniti in questa difficile impresa. Potremmo anche cercare un modo alternativo di vivere, gettando ciò che è davvero superfluo ed inutile, dando più valore all’essenziale (magari proprio puntando all’essenza) e meno all’inutile orpello. Poi… restiamo calmi, torniamo al rispetto etico del nostro essere uomini ! In questo momento dobbiamo essere uniti una volta per tutti e dare precedenza alle misure di prevenzione, senza credere alle pagliacciate. Ma dobbiamo anche esser giustamente critici e ragionare su basi logiche senza timore alcuno, non dimenticandoci mai che la gentilezza non significa remissività ! E magari tenendo alta l’attenzione sulle varie pulsioni “totalitarie” che potrebbero insorgere….

 


 

 

mercoledì 18 novembre 2020

Vitamine ed anticorpi

 “Mala tempora currunt, sed peiora parantur” (corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori) recitava il buon Cicerone e, in questo periodo confuso, ricco di ansia e timori, questa frase mi è spesso tornata alla mente.

In questo inverno molto particolare dove avere un raffreddore può significare piombare in un incubo senza fine dato da tamponi, quarantene, cure incerte e lentezze burocratiche condite da un sistema sanitario ormai collassato, entrare in farmacia per chiedere un’aspirina diventa un’esperienza istruttiva e, per certi versi, illuminante.

Lo confesso: ho il raffreddore ! E vi dirò di più, con molta probabilità è un cuginetto molesto dell’ormai tristemente famoso SARS-CoV2 che, contrariamente a quest’ultimo, non risulta così tremendo né con la medesima velocità infettiva. Ma si sa: questa è la stagione di tali sindromi parainfluenzali che hanno da sempre infastidito tutti noi. Il problema è che, attualmente, siamo arrivati ad un regime di terrore e di incertezza che, tra ricerca spasmodica di un untore (come se chi viene infettato da SARS-CoV2 sia felice di esserlo) e il timore del contatto interpersonale (come se tutto il caos estivo di un improbabile “libera tutti”, tra “non ce n’è coviddi” e spritz allegramente vicini senza precauzioni alcune, sia caduto nell’oblio), lo starnutire nel mezzo ad una via implica lo sguardo terrorizzato del passante che, sebbene a distanza di 50 metri, teme per le goccioline “dropplet” che possono colpirlo e, presumibilmente, infettarlo.

Così, armato di coraggio, prendo la mia bicicletta e vado in una farmacia della mia città a comperare la famigerata aspirina.

Appena entrato, la farmacista al di là del banco e ben protetta dal plexiglass come richiesto dalla normativa “anti-CoViD-19”, lancia un sorriso dietro la mascherina fpp2 che a malapena noto. Le chiedo così un’aspirina e lei, girandosi per prendere la scatola, mi chiede se con vitamina C o senza. Beh, data l’opportunità le dico che va bene con la vitamina C.

Ecco, sin qui nulla di che: un cliente, un’aspirina, una farmacista.

Appena mi consegna la scatola, però, inizia una lezione improvvisata di “immunologia applicata”. La signora, sempre con fare molto affabile e cortese, mi dice, con enfasi, che la vitamina C serve a migliorare la reazione immunitaria degli anticorpi (!) e che basta una pasticca al giorno di un integratore che loro hanno, per compensare eventuali carenze. Insiste sul fatto che tale vitamina è importante se non necessaria al funzionamento del sistema immunitario e che gli anticorpi senza di essa non funzionano al meglio.

Ebbene, la vitamina C è un ottimo antiossidante (inattiva i radicali liberi) e un catalizzatore nella sintesi delle catecolamine,  nella biosintesi della carnitina, nel metabolismo dell’istamina, interviene nel metabolismo del ferro, inibisce la formazione delle nitrosamine (cancerogene) ed altro e lo fa con un meccanismo ancora non del tutto noto; con molta probabilità la sua azione avviene tramite l’interconversione reversibile tra acido ascorbico ed acido deidroascorbico, catalizzata dall’enzima ascorbato ossidasi. Ma, ahimé, di un presunto aiuto alle nostre immunoglobuline, alias anticorpi, non v’è traccia alcuna. Almeno, non vi sono studi scientifici, al momento, che hanno comprovato tale azione di rinforzo. Se vogliamo trovare una buona funzione immunitaria legata alla vitamina C è quella per cui la stessa sembra possa incrementare la sintesi di interferone, molecola dalle proprietà antivirali propria della prima linea di difesa del sistema immunitario.

Quindi: assumere vitamina C non fa altro che bene ! Ci mancherebbe ! Grazie alla sua assunzione si può usufruire di un meccanismo di “prevenzione” e, magari, conferire maggior resistenza immunitaria grazie alla produzione di interferone (anche se questa funzione risulta tutt’oggi un po' controversa), ma è ovvio che non impedisce l’infezione virale in sé e nemmeno (sigh !) facilita gli anticorpi nella loro funzione. È una molecola che dev’essere opportunamente introdotta con l’alimentazione ed è fondamentale per i processi vitali (si pensi alla malattia dello scorbuto data dalla sua carenza), ma affermare che esegue un “rinforzo” (boosting) delle difese immunitarie è, direi, parecchio azzardato. In letteratura vi sono diversi lavori sulla vitamina C e sistema immunitario, ma al momento tutto è molto controverso e gran parte delle ipotesi fatte non sono state confermate.

La vitamina C, così come tutta la pletora degli integratori, hanno assunto una visione “new age della terapia” per cui sembra che l’assunzione di una pasticca degli stessi possa spesso sostituire un farmaco oppure fungere da panacea di diversi mali, ma non è così. Capisco anche che oggi ci sia bisogno di “certezze”, sicurezze e possibilità di fuga da una sorta di “nemico invisibile” verso cui è stata dichiarata un’improbabile “guerra”, ma sparare a caso non fa mai bene.

Infine, mi dispiace per i molti portavoce del governo, ma se questa situazione la vogliamo affrontare come una “guerra”, allora abbiamo già perso: il nemico ci sovrasta abbondantemente in numero ed in astuzia bellica. Che sia ora di cambiare approccio ?! 

 


 

 

mercoledì 11 novembre 2020

La malattia dell'esperto nel tempo del CoViD-19

 

Un aforisma attribuito al grande fisico Niels Bohr recita: “l’esperto è una persona che ha fatto in un campo molto ristretto tutti i possibili errori” e se consideriamo questo modo di intendere, al momento non abbiamo “esperti” in vista, men che meno in aiuto nei confronti di questa pandemia.

È straordinario vedere una pletora di presunti “virologi” che parlano, seduti su di una poltrona in pelle e davanti ad una bellissima libreria ricolma di testi più o meno dotti, indicando, con tono fermo ed autorevole, cosa fare e come fare, spesso contraddicendosi a vicenda e ballando tra numeri che cambiano da minuto a minuto, quasi come se per ognuno di costoro valesse un’indagine statistica differente. E poi ancora: salotti televisivi, comparse in trasmissioni “popolari”, inviti ad interviste e quant’altro anima la sfera mediatica di un popolo impaurito, smarrito, inconsapevole ed incosciente.

Il grande problema, a mio modesto parere, è la totale mancanza di umiltà dove sarebbe più opportuno dire “non lo sappiamo: la situazione è del tutto nuova e dobbiamo duramente lavorare per capire”. Invece abbiamo uomini (evito di appellarli “di scienza”) che parlano consapevoli di “apparire” senza rendersi conto di quanto pericolosa sia la situazione a cui si espongono.

Cari signori miei, questo SARS-CoV2 è un agente virale di cui ancora poco sappiamo. Al momento il meccanismo infettivo sembra appartenere alle caratteristiche comuni della famiglia virale, ma con mutazioni importanti che gli consentono un adattamento incredibile ed una velocità di infezione notevole. Nell’attacco virale si registrano modifiche strutturali che addirittura sono diverse dall’agente virale che ha scatenato per primo l’epidemia in Cina e finché non avremo un quadro completo del modello di infezione, è molto difficile sia costruire un vaccino che adottare terapie efficaci; queste ultime, al momento, si basano su sperimentazioni che, di luogo in luogo nel globo intero, hanno dimostrato una qualche efficacia, ma non sono la panacea del male. Parlare di anticorpi monoclonali come coloro che debellano la sindrome CoViD-19 (lo ricordo: il virus si chiama SARS-CoV2 cioè Severe Acute Respiratory Syndrome – CoronaVirus 2 e la malattia che provoca, una sindrome, si chiama CoViD-19 ossia CoronaVirusDisease-2019) è come affermare che spengo un incendio di un palazzo con l’acqua di un secchiello da mare. Questa è la complicata situazione che stiamo vivendo e la nostra unica fortuna è che questo virus non ha un indice di mortalità alto, altrimenti sarebbero guai seri, molto più seri di quello che stiamo vivendo !

Ma gli esperti sono tanti, tantissimi, e le voci si sovrappongono gettando caos sul caos e complicando una comunicazione che dovrebbe esser semplice, diretta e “vera”.

L’Italia (non mi interessano gli altri paesi, perdonatemi: vivo qui, sono italiano e mi piace guardare al mio paese e non alla Francia, al Belgio o al Congo) sta vivendo una drammatica emergenza sanitaria principalmente perché il suo sistema sanitario è stato depredato continuamente ed in modo scandaloso da decenni di malgestione, corruzione e nepotismo, operando “tagli” che, parallelamente al risparmio economico in nome di una sorta di “regime” finanziario, hanno “tagliato” anche i viticci della nostra salute. Diciamo anche questo, forza ! Non nascondiamoci facendo finta di nulla ! Se i nostri ospedali versano nel caos assoluto è anche perché, oltre ad affrontare un virus del tutto nuovo e di cui poco si conosce, sono stati resi strutturalmente inefficienti a pro di una sanità privata che è avanzata sempre di più (sino a far tamponi a pagamento che assicurano il risultato nel minor tempo possibile rispetto le strutture pubbliche) tanto che adesso si cercano rimedi al pari del sarto che cuce le toppe ai pantaloni ormai logori e strappati.

La salute è un “business” e non un diritto del cittadino, questo si è realizzato nel tempo e questo, adesso, stiamo pagando, al pari dei validi professionisti (quelli sì: esperti nel senso che indicava Bohr) che se ne sono andati da questo paese od hanno decisamente cambiato settore.

Sono pertanto patetici i tentativi “pseudo-filosofici” di rappresentanti del governo (Presidente del Consiglio in testa) nell’assicurare il popolo di fronte ad una “débâcle” del genere: “potenza di fuoco”, “nessuno verrà lasciato indietro” e tante altre stupidaggini che non sono degne di uomini politici di alto livello, ma solo dei tanti imbelli che, nei social network, scrivono che si sono formati “all’università della vita”. Resta l’impressione che questi esponenti del governo italiano siano frutto di una società incosciente (e quindi del tutto impreparata sia culturalmente che eticamente) che ha dimostrato la sua stupidità nel non saper gestire autonomamente i comportamenti da adottare nel caso di questa pandemia, tra negazionismi, complottismi ed altre cretinate (ricordate la famoza idiozia del “non ce n’è di coviddi” ?) che non hanno permesso il controllo epidemiologico del problema (mi dispiace dirlo, ma responsabili, purtroppo, sono anche coloro che non hanno saputo gestire la clientela della propria attività, fregandosene di distanziamenti ed altre precauzioni a pro di incassi più cospicui… lo so: forse è impopolare dir questo, ma girando per le nostre città era un fatto evidente a cui nessuno ha messo riparo e per il quale vi stanno “rimettendo” tutti coloro che invece hanno operato per assicurare le misure in questione). 

Torniamo adesso agli "esperti in materia".

All’inizio del “lockdown” nazionale dei mesi passati, un “esperto” aveva già mandato in pubblicazione un libro che trattava delle epidemie con riferimento a questo coronavirus di cui, in quel momento, veramente poco si sapeva; quel testo è una sorta di raccolta di epidemie e pandemie nella storia dell’uomo, dedicando al tristemente ormai famoso SARS-CoV2 (inevitabilmente) poche paginette. Poco importa se i proventi del libro venivano devoluti a tizio, caio o sempronio, l’autore (a mio parere affetto da megalomania) cercava una sorta di “ingloriosa fama” con una serie di “copia-incolla” indegni di un testo di divulgazione scientifica. E, a quanto sembra, la gloria è comunque arrivata ! Sì perché nel suo continuo parlare, egli pronuncia affermazioni idiote da cui pure la struttura per cui lavora si è dissociata, ma nessuno osa dirgli quanto sarebbe opportuno piuttosto il silenzio. 

Gli esperti… 

Ivan Illich, pensatore moderno, a suo tempo scrisse un libro molto carino che spingeva ad una profonda riflessione: “Esperti di troppo. Il paradosso delle professioni disabilitanti”; per Illich, uno dei poteri del nostro tempo è proprio quello degli "esperti" che mettono la propria conoscenza “al servizio” degli altri imponendo l’impiego massiccio di risorse per i servizi sanitari, per l'istruzione, per i servizi socio-assistenziali ed altro: ma tutto ciò porta davvero a risultati altrettanto consistenti ? Quello che Illich paventa è che i “professionisti” dispongano di un’arma pericolosa dato che il loro intervento può pilotare una sorta di “sistematica disabilitazione” delle persone nel controllo della propria vita. Gli “esperti”, titolari di saperi sempre più “esclusivi” e, per vario modo, legittimati, ottengono il potere di definire i bisogni e le linee di sviluppo della società e di escludere chi non si attiene ad una sorta di “ortodossia” che essi delineano. Questo, per Illich, è il grave pericolo a cui ogni cittadino deve rispondere.

Certo, la visione del filosofo non è molto consolante ed è una sorta di “Orwellismo mascherato” ed anche se personalmente non mi spingo a questi estremi, credo che sia utile riflettere su quanto lo stesso ci indica. Uno dei meriti che questa pandemia ci lascia in eredità è l’aver dimostrato quanto siano stupide ed inutili le “torri di avorio” che spesso non contengono nemmeno principi, ma solo improvvisati “portatori di mantello e corona”. Un caso emblematico di questo è il ritiro dal mercato del libro scritto dal ministro Speranza che ho avuto la fortuna/sfortuna di leggerne poche pagine sparse, curiosando tra i banchi della libreria Mondadori delle mia città, prima che il testo venisse definitivamente riposto tra gli scaffali del magazzino in attesa di destinazione (inceneritore ?). È a dir poco “imbarazzante” ed altrettanto sgradevole è il fatto che a scriverlo sia stato un Ministro della Salute della nostra amata Repubblica. Solo il titolo è veramente demenziale: “Perché guariremo” ed il contenuto di quelle poche paginette (due in realtà) che a stento ho terminato di leggere hanno un sapore propagandistico che mal si addice all’operato dell'autore (tristemente famosa la frase per cui: “L'Italia, il "paese disarmato" ha piegato la curva del contagio con le sue scelte coraggiose” a cui credo si possa rispondere con un “no comment”).

Insomma,  di fronte ad un disastro annunciato, sarebbe opportuno che gli esperti tornino nei laboratori od in corsia (alcuni, per la verità, lo stanno già facendo e con successo, nonostante la criticità delle strutture) ed i professionisti della politica dimostrino di esser tali, senza “se” e senza “ma”, evitando giustificazioni alle loro inefficienze, ma assumendosi il peso delle scelte che non sia giustificato solo dal (troppo) lauto stipendio mensile (peraltro da noi pagato).

Se dopo questa triste esperienza, il nostro paese ancora vivrà la legge del Gattopardo di Lampedusiana memoria per cui “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” generando oblio, inoperosità ed annientamento del cambiamento opportuno, allora quelle stesse piazze che oggi giustamente rivendicano il diritto di esistere (e di vivere, dato che i soldi per comprare il cibo scarseggiano), diventeranno il movimento che scatenerà qualcosa di peggio che lo sbandierare un lenzuolo con su scritto “andrà tutto bene”.