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venerdì 12 ottobre 2018

Lo spazio rimanente non è vita, ma tempo


La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita […].
Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla.
Perché ci lamentiamo della natura delle cose? Essa si è comportata in maniera benevola: la vita è lunga, se sai farne uso. C’è chi è preso da insaziabile avidità, chi dalle vuote occupazioni di una frenetica attività; uno è fradicio di vino, un altro languisce nell’inerzia; uno è stressato da un’ambizione sempre dipendente dai giudizi altrui, un altro è sballottato per tutte le terre da un’avventata bramosia del commercio, per tutti i mari dal miraggio del guadagno; alcuni tortura la smania della guerra, vogliosi di creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri; vi sono altri che logora l’ingrato servilismo dei potenti in una volontaria schiavitù; molti sono prigionieri della brama dell’altrui bellezza o della cura della propria; la maggior parte, che non ha riferimenti stabili, viene sospinta a mutar parere da una leggerezza volubile ed instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nulla a cui drizzar la rotta, ma vengono sorpresi dal destino intorpiditi e neghittosi, sicché non ho alcun dubbio che sia vero ciò che vien detto, sotto forma di oracolo, nel più grande dei poeti: "Piccola è la porzione di vita che viviamo". Infatti tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. I vizi premono ed assediano da ogni parte e non permettono di risollevarsi o alzare gli occhi a discernere il vero, ma li schiacciano immersi ed inchiodati al piacere” (tratto da Seneca, “La brevità della vita”, pp. 1 e 2).

Un noto giornalista, scrittore e per certi versi filosofo, ebbe a dire che “il consumismo ci consumerà tutti” e questa sorta di predizione non è più da considerarsi avventata.
Caro Paolino, se tu fossi stato una sorta di immortale, avresti adesso constatato quanto il grande Seneca avesse ragione. Certo, oggi non so quanto il tuo esser Prefetto dell’Annona nel 54 d.C. potrebbe aiutarti (forse con un sondaggio online, un posto in qualche commissione parlamentare lo potresti ottenere… sempre che non ti dimostri troppo preparato o troppo saggio), ma sicuramente avresti una visione più chiara di quanto il filosofo intendeva nel suo sapiente scritto.
La stortura della visione riguardo alla nostra vita è dettata dal procedere a tentoni in un luogo buio della nostra esistenza, in una sorta di scatola preconfezionata che impedisce una oggettività che solo l’anima libera dai condizionamenti può comportare. Certo, non credo che l’uomo sia stato mai “libero” in quel senso, poiché lo stesso Seneca cita passati vizi che ancor oggi permangono come congelati nel tempo, tanto che non si può aggiungere o commentare nulla al suo scritto. Possiamo solo leggere, portarlo dentro (comprenderlo, cum – prehendere: portar con sé) e meditare sulla stupidità che da tempo avvolge l’uomo come una coperta pesante che non riesce a scrollare di dosso. L'esistenza umana non è breve (come molti di noi pensano), ma tale viene resa a causa della nostra incapacità di impiegare il tempo che ci è stato dato in modo proficuo.
Tutto questo avviene perché non ci si rende conto del fatto che il tempo è il nostro bene più prezioso. Gli uomini sono spesso restii a dare il proprio denaro, ma concedono con facilità il proprio tempo, non rendendosi conto che è proprio questa l'unica cosa per cui sia giusto essere avari.
Sai Paolino, è proprio vero: la nostra vita scorre nello spreco e nell’indifferenza e non sono vizi correlati a qualcosa di esterno a noi, oggi questi amari segni sono incisi dentro ognuno grazie ad una apatia esistenziale che ci sospinge verso un’inesistente meta data da falsi idoli, da vessilli indifendibili perché del tutto virtuali, dal un valore immenso dato all’ignoranza ed alla stupida manualità, senza che la virtù della conoscenza e della saggezza (arte della vita) sia minimamente considerata.
In tal modo sprechiamo la nostra ricchezza: il tempo.
Quelle “grandi imprese” che Seneca indica, oggi sono diventate l’obiettivo dei mercati, del denaro da accumulare e la corsa verso un carrierismo sociale che implica il possedere tanto per ottenere l’inutile.
Oggi, caro Paolino, si studia per guadagnare e non per sapere, gli interrogativi sulla natura umana sono sempre più scarsi e deboli nelle loro intenzioni e quei pochi che se li pongono sono considerati dei folli sognatori e la loro opera un’inutile attività priva di ogni valore.
I giudizi altrui sono diventati marchio di qualità e la schiavitù volontaria dell’ingrato servilismo una norma comportamentale senza la quale non si può vivere. La banalità del cretino è diventata una sorta di enciclopedia su cui basare le azioni della nostra vita e la mediocrità unico titolo per apparire degni di un’occupazione che ci permetta di vivere.
Piccola è la porzione di vita che viviamo, sì… ed ancor più piccola la rendiamo grazie alla nostra immane pigrizia interiore, dove la materia grezza sostituisce il Senso del nostro Essere.
Nell’oceano del tempo, siamo diventati piccole imbarcazioni scosse dai venti furiosi di un presunto “potere” che, in verità, nulla realizza, ma tutto distrugge.
Le “sontuose e regali ricchezze”, oggi, sono veramente affidate ad un “cattivo padrone” che le dissipa in un attimo, non comprendendo che la nostra vita è solo un batter di ciglio nell’eternità del tempo, quello stesso tempo che regala i segni del suo passare che non scorgiamo solo nelle rughe della pelle, ma pure nell’evolversi della mente e nell’arte del proprio esistere.
Così, sbattuti tra i vizi prodotti dall’imbecillità, che non sono più il vino o l’inerzia, ma le slot-machine ed il sesso online, gettiamo via il tempo in occupazioni prive di significato, creando sciocchezze e depauperando le risorse che la natura ci pone di fronte.
Abbiamo addirittura creato una vita non-vita, un ologramma della nostra esistenza nel quale poniamo ogni nostra fondamentale aspettativa e cerchiamo le risposte più importanti perché l’inefficienza intellettuale ha condotto al non pensare più, al non informarsi grazie alla fatica dello studio (ormai affanno di pochi), al raggiungere un presunto traguardo con il solo obiettivo di intraprendere la via più corta, veloce e senza particolari intoppi. Abbiamo delocalizzato la nostra anima in spazi virtuali ed in tempi ignoti quali quelli dei social network.
Caro Paolino, è come voler raggiungere la vetta di una montagna senza tentare la scalata, ma arrivandoci perché gettati di colpo da un elicottero: magari saremo sulla vetta (sempre che si abbia una buona mira), ma le gambe tremeranno perché non adattate dalla forza che solo la scalata ci permette di conseguire e non possiamo stare in piedi per ammirare il panorama. L’ascesa, poi, ci permetterebbe di conoscere la natura attorno ed il gusto immenso di esistere, ampliando sempre di più il nostro orizzonte interiore. Saremmo, cioè, su di una vetta senza caprine il senso e senza apprezzarne l’altezza ed in tal modo cercheremo una cima ancora più alta, in un ciclo vizioso che rompe ogni processo di autoconsapevolezza.
Nel frangersi delle nostre esperienze, nel trascorrere degli attimi, davvero non ci rendiamo conto che il nostro nido non è fatto di piume, ma di briciole di tempo.


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