“La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria
della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo,
perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente,
così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso
sorgere della vita […].
Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo
perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per
la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con
diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell’indifferenza, quando
non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall’estrema necessità, ci
accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così:
non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa noi, e non siamo poveri di
essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un
cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono
affidate ad un buon custode, si incrementano con l’investimento, così la nostra
vita molto si estende per chi sa bene gestirla.
Perché ci lamentiamo della natura delle cose?
Essa si è comportata in maniera benevola: la vita è lunga, se sai farne uso.
C’è chi è preso da insaziabile avidità, chi dalle vuote occupazioni di una
frenetica attività; uno è fradicio di vino, un altro languisce nell’inerzia;
uno è stressato da un’ambizione sempre dipendente dai giudizi altrui, un altro
è sballottato per tutte le terre da un’avventata bramosia del commercio, per tutti
i mari dal miraggio del guadagno; alcuni tortura la smania della guerra,
vogliosi di creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri; vi sono altri
che logora l’ingrato servilismo dei potenti in una volontaria schiavitù; molti
sono prigionieri della brama dell’altrui bellezza o della cura della propria;
la maggior parte, che non ha riferimenti stabili, viene sospinta a mutar parere
da una leggerezza volubile ed instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nulla
a cui drizzar la rotta, ma vengono sorpresi dal destino intorpiditi e
neghittosi, sicché non ho alcun dubbio che sia vero ciò che vien detto, sotto
forma di oracolo, nel più grande dei poeti: "Piccola è la porzione di vita
che viviamo". Infatti tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. I
vizi premono ed assediano da ogni parte e non permettono di risollevarsi o
alzare gli occhi a discernere il vero, ma li schiacciano immersi ed inchiodati
al piacere” (tratto da Seneca,
“La brevità della vita”, pp. 1 e 2).
Un noto giornalista,
scrittore e per certi versi filosofo, ebbe a dire che “il consumismo ci consumerà
tutti” e questa sorta di predizione non è più da considerarsi avventata.
Caro Paolino, se tu fossi
stato una sorta di immortale, avresti adesso constatato quanto il grande Seneca
avesse ragione. Certo, oggi non so quanto il tuo esser Prefetto dell’Annona nel
54 d.C. potrebbe aiutarti (forse con un sondaggio online, un posto in qualche
commissione parlamentare lo potresti ottenere… sempre che non ti dimostri
troppo preparato o troppo saggio), ma sicuramente avresti una visione più
chiara di quanto il filosofo intendeva nel suo sapiente scritto.
La stortura della visione riguardo alla nostra vita è
dettata dal procedere a tentoni in un luogo buio della nostra esistenza, in una
sorta di scatola preconfezionata che impedisce una oggettività che solo l’anima
libera dai condizionamenti può comportare. Certo, non credo che l’uomo sia
stato mai “libero” in quel senso, poiché lo stesso Seneca cita passati vizi che
ancor oggi permangono come congelati nel tempo, tanto che non si può aggiungere
o commentare nulla al suo scritto. Possiamo solo leggere, portarlo dentro
(comprenderlo, cum – prehendere:
portar con sé) e meditare sulla stupidità che da tempo avvolge l’uomo come una
coperta pesante che non riesce a scrollare di dosso. L'esistenza umana non è
breve (come molti di noi pensano), ma tale viene resa a causa della nostra
incapacità di impiegare il tempo che ci è stato dato in modo proficuo.
Tutto questo avviene perché non ci si rende conto del fatto
che il tempo è il nostro bene più prezioso. Gli uomini sono spesso restii a
dare il proprio denaro, ma concedono con facilità il proprio tempo, non
rendendosi conto che è proprio questa l'unica cosa per cui sia giusto essere
avari.
Sai Paolino, è proprio vero: la nostra vita scorre nello
spreco e nell’indifferenza e non sono vizi correlati a qualcosa di esterno a
noi, oggi questi amari segni sono incisi dentro ognuno grazie ad una apatia
esistenziale che ci sospinge verso un’inesistente meta data da falsi idoli, da
vessilli indifendibili perché del tutto virtuali, dal un valore immenso dato
all’ignoranza ed alla stupida manualità, senza che la virtù della conoscenza e
della saggezza (arte della vita) sia minimamente considerata.
In tal modo sprechiamo la nostra ricchezza: il tempo.
Quelle “grandi imprese” che Seneca indica, oggi sono
diventate l’obiettivo dei mercati, del denaro da accumulare e la corsa verso un
carrierismo sociale che implica il possedere tanto per ottenere l’inutile.
Oggi, caro Paolino, si studia per guadagnare e non per
sapere, gli interrogativi sulla natura umana sono sempre più scarsi e deboli
nelle loro intenzioni e quei pochi che se li pongono sono considerati dei folli
sognatori e la loro opera un’inutile attività priva di ogni valore.
I giudizi altrui sono diventati marchio di qualità e la
schiavitù volontaria dell’ingrato servilismo una norma comportamentale senza la
quale non si può vivere. La banalità del cretino è diventata una sorta di
enciclopedia su cui basare le azioni della nostra vita e la mediocrità unico titolo
per apparire degni di un’occupazione che ci permetta di vivere.
Piccola è la porzione di vita che viviamo, sì… ed ancor più
piccola la rendiamo grazie alla nostra immane pigrizia interiore, dove la
materia grezza sostituisce il Senso del nostro Essere.
Nell’oceano del tempo, siamo diventati piccole imbarcazioni
scosse dai venti furiosi di un presunto “potere” che, in verità, nulla
realizza, ma tutto distrugge.
Le “sontuose e regali
ricchezze”, oggi, sono veramente affidate ad un “cattivo padrone” che le dissipa
in un attimo, non comprendendo che la nostra vita è solo un batter di ciglio
nell’eternità del tempo, quello stesso tempo che regala i segni del suo passare
che non scorgiamo solo nelle rughe della pelle, ma pure nell’evolversi della
mente e nell’arte del proprio esistere.
Così, sbattuti tra i vizi
prodotti dall’imbecillità, che non sono più il vino o l’inerzia, ma le
slot-machine ed il sesso online, gettiamo via il tempo in occupazioni prive di
significato, creando sciocchezze e depauperando le risorse che la natura ci
pone di fronte.
Abbiamo addirittura
creato una vita non-vita, un ologramma della nostra esistenza nel quale poniamo
ogni nostra fondamentale aspettativa e cerchiamo le risposte più importanti
perché l’inefficienza intellettuale ha condotto al non pensare più, al non
informarsi grazie alla fatica dello studio (ormai affanno di pochi), al
raggiungere un presunto traguardo con il solo obiettivo di intraprendere la via
più corta, veloce e senza particolari intoppi. Abbiamo delocalizzato la nostra
anima in spazi virtuali ed in tempi ignoti quali quelli dei social network.
Caro Paolino, è come voler
raggiungere la vetta di una montagna senza tentare la scalata, ma arrivandoci
perché gettati di colpo da un elicottero: magari saremo sulla vetta (sempre che
si abbia una buona mira), ma le gambe tremeranno perché non adattate dalla
forza che solo la scalata ci permette di conseguire e non possiamo stare in
piedi per ammirare il panorama. L’ascesa, poi, ci permetterebbe di conoscere la
natura attorno ed il gusto immenso di esistere, ampliando sempre di più il
nostro orizzonte interiore. Saremmo, cioè, su di una vetta senza caprine il
senso e senza apprezzarne l’altezza ed in tal modo cercheremo una cima ancora
più alta, in un ciclo vizioso che rompe ogni processo di autoconsapevolezza.
Nel frangersi delle
nostre esperienze, nel trascorrere degli attimi, davvero non ci rendiamo conto
che il nostro nido non è fatto di piume, ma di briciole di tempo.

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