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martedì 23 ottobre 2018

Cristalli rotti


Qualunque sia il costo delle nostre biblioteche,
il prezzo è comunque a buon mercato rispetto a quello di una nazione ignorante.
(Walter Cronkite)

C’era una volta un artigiano che, abile nel manovrare gli strumenti, costruiva oggetti di raro pregio.
Era un lavoratore stimato nel suo settore e guadagnava molti soldi. L’unico suo punto debole era un’istruzione carente ed una difficile interpretazione della società che lo circondava, ma erano deboli congetture che nemmeno considerava: per lavorare il legno l’intelligenza manuale e la forte prospettiva gli bastava e la propensione alle “misure a batter di ciglia” era il suo punto forte che garantiva una vita agiata ed un bell’aperitivo con gli amici a fine giornata. Anche i quotidiani, che regolarmente acquistava ogni mattina, non avevano forte attrattiva, dato che si fermava a leggere i titoli in grassetto senza neanche considerare il testo dell’articolo: troppa fatica leggere e pensare. Al bar, comunque, era un buon tuttologo e s’infiammava su materie che, sebbene molto distanti dal suo cervello, trattava con passione grazie al suo nuovo smartphone ed alla connessione sempre presente con i social network. Il problema, però, si presentò quando gli venne richiesto di costruire un oggetto particolare che doveva contenere cristalli pregiati: gli appoggi erano molto particolari e le ante posizionate in modo strano.
Era richiesta una conoscenza minima della statica della struttura che, ad occhio, difficilmente si ottiene ed un calcolo del peso da supportare che presentava per lui strane caratteristiche.
Certo, bastava avere nozioni minime di Fisica delle scuole superiori, ma la sua gioventù non aveva lasciato traccia alcuna di tali ragionamenti.
Il mobile venne comunque preparato, venne subito posizionato ed i cristalli inesorabilmente caddero.
Strano perché aveva letto su facebook degli articoli in merito, aveva visto dei video su youtube (scartando quelli didattici, ovviamente, che parlavano di strane formule e numerelli), aveva letto un paio di blog su internet ma… niente, i cristalli caddero comunque.

Dal vocabolario Treccani si legge: “praticóne s. m. (f. -a) [der. di pratica]. – Chi esercita una professione, un mestiere, un’arte, una tecnica, basandosi più sull’esperienza pratica, quotidiana, che su un’adeguata preparazione teorica (sempre con una connotazione limitativa e talvolta anche spreg.): non è un buon avvocato, è solo un gran p.; in lui si riconosce soprattutto il p. politico, che sa dare il colpo al cerchio e alla botte (E. Cecchi)” (http://www.treccani.it/vocabolario/praticone/) e, come nella storiella di fantasia sopra riportata, si può notare tale caratteristica in molti spaccati del nostro viver quotidiano.
Prima di continuare con lo scritto, occorre ammettere che l’abilità manuale è una dote indispensabile in molti campi della nostra vita e che senza di essa molte realtà nemmeno potrebbero esistere e, quindi, è una delle qualità che occorre, in misura maggiore o minore, coltivare.
Detto questo, però, è anche d’obbligo dire che la necessità di una buona base teorica è vitale in tutti i settori scoiali poiché senza di essa ogni nostro muoversi diventa privo di significato e… i cristalli poi cadono.
Nella nostra società attuale, vale una sorta di regola implicita: è necessario “livellare” tutto verso il basso, ossia è opportuno portare ognuno ad un livello di ignoranza “accettabile” (attenzione, non di cultura, ma d’ignoranza). La meta da raggiungere è un maggior controllo ed una maggiore perdita di consapevolezza per esercitare una sorta di “potere decisionale” che non possa mai esser messo in discussione. Poco importa se gruppi di imbecilli si riuniscono nei social network e discutono aspramente sul fatto che la terra sia piatta o sul potere del bicarbonato, basta che vi sia una demenza generalizzata che porti ognuno a “sgobbare” senza riflettere molto, non occorre altro che togliere le armi per combattere la guerra, ossia basta demolire e ridicolizzare l’istruzione e l’educazione di un popolo. Qualcosa era già stato intuito da Orwell e colleghi che, scrivendo, mettevano in guardia dalle distorsioni del potere, ma ormai si sa: i romanzi sono da leggere sotto l’ombrellone al mare… anzi, nemmeno si leggono più: oggi si guarda il culo di Belen sullo smartphone.
In una nazione dove i cervelli sono in fuga, si continua a demolire l’università grazie alla scusa costituita dal fatto che “occorre manodopera”, che i ragazzi escono dagli studi e non sanno lavorare.
È incredibile: mancano le menti che possono risollevare il paese da questo caos generalizzato e ci si lamenta del fatto che non vi sono “braccia per arare", trascurando il fatto che pure per lavorare la terra occorre un certo bagaglio di conoscenze..
La realtà è esattamente inversa: vi sono troppi “praticoni” e pochi teorici, esistono troppi creduloni e pochi esperti. Invece di chiedersi perché i molti validi studiosi fuggono a gambe levate dal nostro paese oppure, se restano, si danno alla coltivazione delle olive, insistiamo nel domandarci come tagliare i vari insegnamenti, come “sfrondare” la scuola di competenze inestimabili, permettendo un imbarbarimento senza precedenti. Inutile, quindi, chiederci come mai cadono ponti, perché spuntano malattie prima debellate, perché ci spariamo a vicenda se una persona non rispetta uno stop stradale o come mai gettiamo nel ridicolo ogni attività di prevenzione (sia lavorativa che per la salute).
Leggo che è stato costituito un “liceo artigianale” in nord Italia con l’obiettivo di “imparare un mestiere” con tre settori da poter scegliere: arti della cucina e dell’accoglienza, arti dell’arredo ligneo e arti del tessile. Faccio notare che esisteva già, in tempi poi così non remoti, un istituto del genere e veniva definito “professionale” (una volta anche detti “centri di addestramento professionale”… sì, avete letto bene: addestramento) dove, più che studiare, si insegnava come usare il tornio, come lavorare con la lima e tante altre abilità indubbiamente utili, ma dove la percentuale di ore di studio era bassissima. So che dirò una cosa forse impopolare: in quella scuola andava solo chi era bocciato più volte in altri istituti o non aveva voglia di studiare ed era una disperazione per i genitori perché, una volta, lo studio era considerata una delle armi per un futuro migliore… un futuro più onesto e valido per tutti ! Conosco padri e madri che si sono indebitati pur di far studiare il figlio o la figlia semplicemente perché non volevano lasciarli preda all’ignoranza. Poco importa ciò che decidevano poi della propria vita: lo studio era un merito assoluto.
In un momento così difficile, dovremmo esaltare e promuovere l’alta formazione e dare merito a coloro che si impegnano in questa, permettendo un lavoro successivo di qualità e non esaltarci perché, finalmente, avremo più “manodopera”.
Se poi abbiamo una società costituita da individui che ignorano l’inesistenza della “razza”, che si fanno imbambolare dai tanti deficienti che incitano all’odio verso il “negro” od alla difesa personale facendo passare l’omicidio come un fatto “normale” (togliere una vita è aberrante) o che si lasciano irretire da venditori di pentole che annunciano miracoli impossibili, un motivo c’è: è la famosa “ignoranza accettabile” imposta quasi come dogma.
Ma alla fine che ci importa ? Tanto il mobile l’abbiamo venduto, i soldi incassati… ed i cristalli rotti. 



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