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martedì 16 ottobre 2018

Il volo


Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei ! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi”.
(Charlie Chaplin)

Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede,
ma si percepisce nel cuore”.
(Haruki Murakami)


Un giorno un piccolo passerotto stava tentando di spiccare il suo primo volo, sporgendosi pericolosamente da un ramo.
La mamma non lo disturbava perché consapevole che quell’atto, iscritto tra le pieghe dell’istinto, doveva naturalmente sgorgare tra le fibre interiori del piccolo, sino a fargli apprezzare l’ebbrezza della libertà.
Il piccolo uccellino, però, titubava e, con piccoli passi avanti ed indietro, lasciava intendere che il sole sarebbe tramontato senza che le sue ali avessero solcato i cieli.
La madre lo guardava in modo compassionevole e, sebbene una piccola spintarella aiutasse al balzo dovuto, pazientava speranzosa che la Natura attivasse i suoi sistemi di guida ed il piccolo passerotto diventasse finalmente un forte volatile.
Chissà cosa passava nella testa del piccolo: paura, ansia da prestazione, timore di non riuscire e deludere le aspettative dello stormo, carente autostima, debolezza nelle decisioni da intraprendere… chissà cosa faceva titubare così a lungo quell’animaletto.
Il tempo passò in fretta ed il volo non arrivò.
La giornata si chiuse con il piccolo passerotto di nuovo nel nido tra le piume della madre, fiduciosa nel prossimo giorno.
Mentre il piccolo dormiva sereno, coccolato tra le pieghe delle ali della madre, quest’ultima rifletteva sulle cause del mancato successo del figlio.
Paura ? Paura dell’ignoto ! Ma cosa davvero conosciamo nella vita ? C’è qualcosa di cui siamo davvero certi e sappiamo che non muterà mai ? Se ben ci pensiamo la risposta è negativa: tutto muta e, anche se i passerotti non lo sanno, un vecchio agio greco recita “panta rei”, tutto scorre come un fiume solo apparentemente identico ma che, in realtà, si rinnova di continuo e fluisce, portando tutto con sé, rendendo l’essere in perpetua mutazione e sempre in continua evoluzione. Come possiamo allora temere ciò che ancora non si conosce ?  Chi garantisce che le esperienze, buone o cattive che siano, non siano poi utili e necessarie alla nostra finalità di esistere e non “sopravvivere” ? No, la paura non può bloccare il volo.
Ansia da prestazione, ma “prestazione” di cosa ? Un atto naturale, quello di vivere, che per un passerotto implica il volare, non può esser considerato prestazione ! La vita sorge per esser vissuta e non perché se ne valuti “la prestazione” od un presunto “successo”. La vita impone il dovere di vivere e non la necessità di muoversi solo per fare “una prestazione”. Non vi è valutazione della propria professionalità di uccellino nella capacità istintuale del volare. Un uccello vola e basta. Punto. Senza sé e senza ma. Non vi è, in tal caso, una buona o deludente prestazione. No, anche quest’ansia non può essere di ostacolo.
Deludere le aspettative dello stormo, poi, è veramente stupido. Tra i volatili che si aggiravano tra quegli alberi vi era chi si credeva velocissimo e imponeva il suo pensiero nel voler sviluppare voli radenti e c’era anche chi pensava che il volo fosse necessario solo a sopravvivere e procurarsi cibo. Insomma, se il piccolo ascoltava tutti i componenti del gruppo, sicuramente non avrebbe mai spiccato il salto perché non avrebbe trovato il suo Senso del volo. Ognuno vedeva questo gesto naturale come gli pareva (ed era più che giusto) e con forti cinguettii declamava la sua verità che, però, poteva non corrispondere con quanto il piccolo sentiva e, pertanto, non poteva assurgere a giusta motivazione. No, anche in questo caso “le ragioni altrui” erano opinioni e non solide realtà su cui basare il proprio esistere.
Se poi non si crede nel battito delle proprie ali, allora si è finiti ! E la madre questo lo sapeva e cercava di dire al piccolo che, alla fine, ognuno può creare e costruire il proprio mondo. Tale mondo risponde alle forze interiori che mettiamo in campo e se pensiamo di essere poco forti o di non farcela mai, allora possiamo star sicuri che il fallimento sarà sicura tappa in ogni viaggio. Se non ascoltiamo il cuore, ahimé, quel volo non si realizzerà mai ! In quel caso anche la mente si ritira in buon ordine e giustifica ogni mancato balzo verso ciò che ci spetta per Natura.
Da qui emerge imperiosa non solo la bassa stima di sé, ma anche la forte debolezza nelle decisioni da intraprendere: ecco perché il piccolo faceva passi avanti ed indietro, come se una forza innata lo spingesse verso il limite, per superarlo e vivere, ed una sconsiderata inconsapevolezza del proprio essere e del proprio diritto di esistere lo frenasse e lo facesse arretrare. Non si trattava di rompere uno schema, ma di realizzarlo appieno perché è giusta volontà e nostro dovere !
La notte trascorse e la madre, insonne, decise che all’alba avrebbe riportato il piccolo di nuovo al limite del ramo perché ritentasse il volo.
Pochi cinguettii potevano essergli di aiuto, se non uno solo, forte, deciso e ricco di amore: “vivi figlio mio ! Vivi !




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