“Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che
incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei ! Quindi vivi, fai
quello che ti dice il cuore, la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove
iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita
prima che l’opera finisca priva di applausi”.
(Charlie Chaplin)
“Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa
che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno,
se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior
parte di noi, è qualcosa che non si vede,
ma si percepisce nel cuore”.
(Haruki Murakami)
Un giorno un piccolo passerotto stava tentando di spiccare
il suo primo volo, sporgendosi pericolosamente da un ramo.
La mamma non lo disturbava perché consapevole che quell’atto,
iscritto tra le pieghe dell’istinto, doveva naturalmente sgorgare tra le fibre
interiori del piccolo, sino a fargli apprezzare l’ebbrezza della libertà.
Il piccolo uccellino, però, titubava e, con piccoli passi
avanti ed indietro, lasciava intendere che il sole sarebbe tramontato senza che
le sue ali avessero solcato i cieli.
La madre lo guardava in modo compassionevole e, sebbene una
piccola spintarella aiutasse al balzo dovuto, pazientava speranzosa che la
Natura attivasse i suoi sistemi di guida ed il piccolo passerotto diventasse
finalmente un forte volatile.
Chissà cosa passava nella testa del piccolo: paura, ansia da
prestazione, timore di non riuscire e deludere le aspettative dello stormo, carente
autostima, debolezza nelle decisioni da intraprendere… chissà cosa faceva
titubare così a lungo quell’animaletto.
Il tempo passò in fretta ed il volo non arrivò.
La giornata si chiuse con il piccolo passerotto di nuovo nel
nido tra le piume della madre, fiduciosa nel prossimo giorno.
Mentre il piccolo dormiva sereno, coccolato tra le pieghe
delle ali della madre, quest’ultima rifletteva sulle cause del mancato successo
del figlio.
Paura ? Paura dell’ignoto ! Ma cosa davvero conosciamo nella
vita ? C’è qualcosa di cui siamo davvero certi e sappiamo che non muterà mai ?
Se ben ci pensiamo la risposta è negativa: tutto muta e, anche se i passerotti
non lo sanno, un vecchio agio greco recita “panta
rei”, tutto scorre come un fiume solo apparentemente identico ma che, in
realtà, si rinnova di continuo e fluisce, portando tutto con sé, rendendo l’essere
in perpetua mutazione e sempre in continua evoluzione. Come possiamo allora
temere ciò che ancora non si conosce ? Chi garantisce che le esperienze, buone o cattive che siano, non siano poi utili e
necessarie alla nostra finalità di esistere e non “sopravvivere” ? No, la paura
non può bloccare il volo.
Ansia da prestazione, ma “prestazione” di cosa ? Un atto
naturale, quello di vivere, che per un passerotto implica il volare, non può
esser considerato prestazione ! La vita sorge per esser vissuta e non perché se
ne valuti “la prestazione” od un presunto “successo”. La vita impone il dovere
di vivere e non la necessità di muoversi solo per fare “una prestazione”. Non vi
è valutazione della propria professionalità di uccellino nella capacità
istintuale del volare. Un uccello vola e basta. Punto. Senza sé e senza ma. Non
vi è, in tal caso, una buona o deludente prestazione. No, anche quest’ansia non
può essere di ostacolo.
Deludere le aspettative dello stormo, poi, è veramente
stupido. Tra i volatili che si aggiravano tra quegli alberi vi era chi si
credeva velocissimo e imponeva il suo pensiero nel voler sviluppare voli
radenti e c’era anche chi pensava che il volo fosse necessario solo a
sopravvivere e procurarsi cibo. Insomma, se il piccolo ascoltava tutti i componenti
del gruppo, sicuramente non avrebbe mai spiccato il salto perché
non avrebbe trovato il suo Senso del volo. Ognuno vedeva questo gesto naturale come gli
pareva (ed era più che giusto) e con forti cinguettii declamava la sua verità che,
però, poteva non corrispondere con quanto il piccolo sentiva e, pertanto, non
poteva assurgere a giusta motivazione. No, anche in questo caso “le ragioni
altrui” erano opinioni e non solide realtà su cui basare il proprio esistere.
Se poi non si crede nel battito delle proprie ali, allora si
è finiti ! E la madre questo lo sapeva e cercava di dire al piccolo che, alla
fine, ognuno può creare e costruire il proprio mondo. Tale mondo risponde alle
forze interiori che mettiamo in campo e se pensiamo di essere poco forti o di
non farcela mai, allora possiamo star sicuri che il fallimento sarà sicura tappa in ogni viaggio. Se non ascoltiamo il cuore, ahimé, quel volo non si
realizzerà mai ! In quel caso anche la mente si ritira in buon ordine e
giustifica ogni mancato balzo verso ciò che ci spetta per Natura.
Da qui emerge imperiosa non solo la bassa stima di sé, ma
anche la forte debolezza nelle decisioni da intraprendere: ecco perché il
piccolo faceva passi avanti ed indietro, come se una forza innata lo
spingesse verso il limite, per superarlo e vivere, ed una sconsiderata inconsapevolezza
del proprio essere e del proprio diritto di esistere lo frenasse e lo facesse
arretrare. Non si trattava di rompere uno schema, ma di realizzarlo appieno
perché è giusta volontà e nostro dovere !
La notte trascorse e la madre, insonne, decise che all’alba
avrebbe riportato il piccolo di nuovo al limite del ramo perché ritentasse il
volo.
Pochi cinguettii potevano essergli di aiuto, se non uno
solo, forte, deciso e ricco di amore: “vivi figlio mio ! Vivi !”

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