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lunedì 8 ottobre 2018

Impermanenza


I fenomeni sono dovuti a cause e condizioni perciò esistono. Noi utilizziamo l’addestramento in cui viene detto che tutti i fenomeni composti sono impermanenti, per impermanenza intendiamo due significati: una grossolana, quella con cui vediamo le cose decadere pian piano, ed una sottile, a livello microscopico. Se guardassimo una nostra foto di qualche anno fa potremmo notare molti cambiamenti, vediamo qualcosa che esisteva ed ora non esiste più. Se al mattino ci rasiamo il capo, verso sera vediamo che qualcosa sta cominciando a ricrescere. Questi cambiamenti grossolani sono il risultato visibile di un continuo cambiamento microscopico. Il cambiamento che si manifesta in un anno non potrebbe apparire improvvisamente, in un attimo. Tutto questo arriva gradualmente. Siamo testimoni di questo processo di cambiamento. Vediamo anche gli effetti del mondo tecnologico che ci circonda. Nuovi macchinari vengono prodotti e qui c’è un grande cambiamento progressivo. La mente anche in un minuto vi son infiniti cambiamenti, ed anche in un secondo vi sono cambiamenti. Da queste esperienze è noto che non esiste alcun fenomeno che sia permanente. Anche se non vediamo l’impermanenza a livello sottile possiamo percepire quella a livello grossolano. Quindi tutte le cose sono della natura del cambiamento e nulla può fermare questo cambiamento. Quando Buddha insegnò le 4 nobili verità parlò dei due livelli di impermanenza, grossolano e sottile. Tutti i fenomeni dipendono da cause” (S.S. Dalai Lama)

In una società dove tutto corre velocemente, dove ogni riflessione deve esser condotta in un tempo troppo breve perché la nostra mente prima ed il nostro spirito poi, riescano a digerire la contingenza e la quotidianità, diviene indesiderato guardare oltre i confini dell’immediato e realizzare altre dimensioni dove la nostra anima si manifesta per ciò che realmente è, come il riflesso del sole sulla superficie di un lago di montagna.
Se riusciamo, anche per brevi istanti (che sicuramente saranno sempre più lunghi di quello che la “corsa sociale” impone), a sperimentare questa sorta di realizzazione, ci rendiamo profondamente conto di quanto ogni nostro accumulare, provare emozioni e comperare orpelli sia del tutto impermanente.
E come ogni cosa che, per definizione, non può e non deve durare, è profondamente stupido basare la propria vita su di essa.  
È così che pensiamo alla “pensione”, non rendendoci conto che la vita è ora, si basa sull’adesso e non possiamo aspettare di compiere ciò che è dovuto nei confronti di noi stessi quando il tempo concesso è prossimo allo scadere.
La maledizione del dover “far soldi” o del possedere qualcosa che l’ordinamento sociale richiede perché si possa esser visti come membri degni di una gerarchia classista è come il raccattare sassi dal letto di un fiume per poi gettarli di nuovo nelle acque dello stesso. Un ciclo senza fine che non conduce da nessuna parte.
Ma questo è anche un gioco perverso che diventa necessario perché si abbia una gran quantità di vite schiavizzate che “producono” senza pensare, perché le passioni, necessarie affinché l’anima si realizzi e divenga indipendente dalle immondizie mentali altrui, si acquietino e non disturbino, con la loro competenza e capacità creativa, la ricchezza dei pochi.
Tutto questo gioco è molto semplice: basta demolire ciò che non si comprende ed instillare una sorta di pigrizia mentale per cui, se qualcosa non viene capito ed assimilato, si demonizza o si cerca una risposta veloce, rapida, generica e senza profondità alcuna.
La nostra mente si adatta a questo regime e si comporta in modo anomalo nel suo funzionamento di base, ossia è come un’auto potente costretta a viaggiare sempre al minimo, una situazione perversa che conduce il mezzo alla convinzione per cui il massimo delle sue possibilità è la spinta motrice di un’utilitaria.
Sulla base di questo, ci si può rendere conto che il bene più prezioso che viene sprecato non sono i denari, ma il tempo. Il sorriso dei nostri figli o dei nostri nipoti, la passeggiata ammirando le meraviglie della nostra città, magari prendendo un caffè seduti ad un bar, sono diventati lussi per pochi, quando invece dovrebbero essere il nostro motivo di vita. Il lavoro condotto per passione e sentendosi utili all’essere umano è divenuto un’utopia sostituita da una sorta di “mobbing” perpetrato di continuo alla nostra mente ed i pochi che realizzano questo sono visti come dei pazzi sognatori che, per un caso fortunato (sempre giustificato dai molti con scuse banali e con una bella dose di invidia), hanno fatto un balzo nel buio di improbabile riuscita e, contrariamente alle aspettative, ce l’hanno fatta.
Ma non stanno così le cose.
In una realtà incerta come quella attuale, oggi più che mai dovremmo riscoprire i propri talenti ed impegnarci nella realizzazione del nostro Sé, lasciando anche il tempo per la nostra mente ed il nostro cuore, comprendendo che ogni cosa che ci circonda è impermanente e che non possiamo basare la vita su di una materia destinata a scadere od a consumarsi. Questa è la vera rivoluzione !
Sovvertire un ordine prestabilito che non ci appartiene, non significa impugnare armi, ma comprendere a fondo noi stessi, liberi dai vincoli materiali che impongono il totale annichilamento delle nostre passioni, delle nostre idee e della potenza della nostra mente che, come un muscolo, se allenata produce effetti incredibili… e ci rende liberi.
Il problema è che, ad oggi, siamo disabituati a pensare ed a meditare poiché ci basiamo sui pensieri altrui e, soprattutto, letteralmente “beviamo” le idee altrui senza esercitare uno spirito critico formato sulla base di una mente allenata allo studio e, più che altro, alla consapevolezza di essere e di esistere.
Se veramente “tutti i fenomeni dipendono da cause”, almeno comprendiamo quelli che noi stessi generiamo, disinnescando il potere delle cose impermanenti e dando valore a ciò che realmente ci contraddistingue come “uomini”.
Allora, forse, un’auto verrà vista solo come un mezzo di trasporto e non come un feticcio instabile pronto ad esaltare colui che la possiede. Il grande fisico Richard Feynman scrisse nel suo libro “Il senso delle cose” (pagina 105) che: “stare a guardare è un'arte, e anche molto difficile, ed è bene farlo anziché partire in tromba in una direzione o nell'altra. Ma non è meglio fare qualcosa ? Nossignore, se non hai le idee chiare è meglio stare a guardaree, in questo modo, si dà pregio al nostro tempo, alla nostra mente, alla capacità di meditare ed alla sostanza stessa del nostro vivere.


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