“Chi vive in armonia con sé stesso vive in armonia con l’universo”
(Marco Aurelio)
Tempo addietro una persona cara mi disse: “la vita è un
universo in movimento, una sorta di giostra che ad ogni giro cambia musica e
velocità” e, sebbene all’inizio non capivo cosa significasse, il trascorrere
del tempo ha chiarito a grandi linee il senso di quella frase.
Un film piuttosto famoso del 2001, Serendipity, riporta una
frase molto illuminante: “Se vogliamo
vivere in armonia con l’universo, dobbiamo possedere una fede incrollabile in
quello che gli antichi chiamavano fato. Equivalente dell’odierno destino” e
questa citazione ben si equilibra con molte intuizioni di tradizioni antiche che trattavano
il Senso della vita, soprattutto nel caso del Taoismo dove il famoso libro divinatorio
I-Ching valuta l’istante come il condensato di ogni vita, di ogni tempo e della
vera Essenza del sé.
Cosa siamo dunque ? Perché la vita, generalmente, esegue
virate azzardate senza che noi si possa programmarne la rotta ? Come mai il
nostro viaggio a volte si svolge in un deserto senza confini ed altre volte si
realizza in un binario dal quale sembra impossibile deviare ?
Nel processo di conoscenza di Sé, spesso cerchiamo all’esterno
delle conferme che mai potranno arrivare poiché le stesse non sono vincolate alle
vite altrui, ma ad una sorta di esercizio del tutto personale che, grazie a
sofferenze e gioie, costruisce una sorta di tempio dentro il quale possiamo
trovare la parte più sacra di noi.
Le esperienze che conduciamo sono insegnamenti utili che, se
non compresi, comportano solo il fatto di ripeterle sino al loro intendimento e questo può comportare una afflizione che conduce ad un grande caos nel quale,
quasi inconsciamente, si scatenano le piccole e noiose caratteristiche umane che più ci
rendono il viaggio difficile: insicurezza, gelosia, avidità, bassa autostima,
forte propensione al procrastinare qualsiasi nostra volontà di agire, pigrizia,
dipendenza da altri e tante altre noie che rallentano ogni evoluzione
interiore.
Parliamo di amore sempre più spesso, senza rendersi conto
che il suo primo atto dev’essere compiuto verso noi stessi, ossia verso colui
(o colei) che conosciamo meno. Senza questa realizzazione, senza che un
equilibrio interiore possa esser raggiunto, è molto raro sentire cosa sia
davvero l’amore in quale non si realizza esclusivamente in un rapporto di coppia, ma pure
nei confronti di ogni altro atto della nostra vita.
Così è amore ciò che lo scienziato prova verso la propria ricerca (tesa al bene dell’umanità), è amore l’opera dell’artigiano, è amore quello che l’insegnante sperimenta quando i suoi alunni riescono a capire ed avanzare nella propria educazione e così via. Senza questa intima realizzazione, diventa difficile realizzare l’armonia di una vita. Certo, questo comporta sacrifici e fatica, ma sono caratteristiche che inevitabilmente si fondono con il successo della propria esistenza: raramente si notano realizzazioni di successo prive di tribolazioni.
Così è amore ciò che lo scienziato prova verso la propria ricerca (tesa al bene dell’umanità), è amore l’opera dell’artigiano, è amore quello che l’insegnante sperimenta quando i suoi alunni riescono a capire ed avanzare nella propria educazione e così via. Senza questa intima realizzazione, diventa difficile realizzare l’armonia di una vita. Certo, questo comporta sacrifici e fatica, ma sono caratteristiche che inevitabilmente si fondono con il successo della propria esistenza: raramente si notano realizzazioni di successo prive di tribolazioni.
Quindi, quando un amore implica solo sofferenza, molto probabilmente
non è amore, ma solo attaccamento. Quando un rapporto che si crede perfetto (perché
noi stessi lo interpretiamo tale, come una sorta di "mondo parallelo") nasconde in realtà insidie pericolose e potenzialmente
letali per il proprio spirito e la propria mente, non è amore, ma dipendenza. Quando
si nota solo la bruttezza, ma si trascura la bellezza di un insieme, non è
amore, ma insoddisfazione.
Anche se questo è ovviamente inteso nei confronti di un
rapporto di coppia, può essere tranquillamente esteso ad ogni realtà della
nostra vita e del nostro essere interiore.
Il grande saggio Jiddu Krishnamurti disse: “devi capire
l'interezza della vita, non soltanto una parte di essa. Ecco perché devi leggere,
ecco perché devi guardare i cieli, ecco perché devi cantare e danzare, e
scrivere poesie, e soffrire e capire, perché tutto questo è vita” e niente
può esser paragonato ad una verità del genere che, benché apparentemente
banale, nasconde una grande verità: "sopravvivere" è semplice (e comporta la pigrizia di "non essere"), mentre vivere è un dovere
a cui dobbiamo rispondere con forza e serenità.
Fioriscono ovunque libri di
auto-aiuto, manuali su come raggiungere la serenità o la felicità (come se le
due fossero separate), sul ritrovare sé stessi attraverso metodi particolari (l’ultima
volta che sono passato in libreria ho scovato un libro del genere che trattava il
“potere del riordino”) e tanto altro; la necessità di esser “liberi” porta a
cercare nei pensieri altrui e nei vari “guru” del momento ogni risposta ai
nostri piccoli drammi interiori.
Non so quanto si possa esser
davvero “liberi” e su questo tema in molti hanno scritto interi trattati di
filosofia, ma ciò che forse è davvero utile è ricordarsi che la libertà
implica l’assenza di giudizio, soprattutto verso noi stessi. Il giudicare di
continuo, il perenne incasellare persone e fatti, affatica la mente e la rende
più soggetta a rallentare, a costruire confini stretti dove è difficile
muoversi ed ampliare la visione.
Da qui l’isteria di “apparire”
per non essere; la nevroticità che ci auto-induciamo, ossia la tendenza ad avvertire solo emozioni
negative, ci porta a credere di non esser mai all’altezza
di un compito o, peggio ancora, di noi stessi.
Noi dimentichiamo sempre che “l’universo non è tenuto a essere in perfetta
armonia con l’ambizione umana” (Carl Sagan) e che, alla fine dei tempi,
saremo noi a fare i conti con il nostro spirito e la nostra anima.
Questa vita, flebile ed al tempo
stesso salda nel suo scorrere imperterrita (a volte, però, anche troppo
vivace), è solo un piccolo sguardo su di un mondo che alla fine nemmeno ci
appartiene, ma ci è stato dato in prestito. Tutti dimentichiamo che il trascorrere degli attimi è il solo metro da considerare ed il tempo stesso la moneta più
preziosa che ci è stata donata e che, regolarmente, gettiamo via senza nemmeno
conoscere il Senso del nostro esistere e la profonda essenza di cui siamo
fatti.
Ed è lì, in quell’angolo luminoso
dentro di noi, che sta la libertà…


