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martedì 11 dicembre 2018

Unconventional Maldives


Ebbene lo confesso: anche io sono stato attirato dal fascino delle Maldive.
Per il mio 50esimo compleanno ho deciso, sotto l'audace consiglio di un'esperta viaggiatrice, di concedermi questa meta tanto ambita da molti. Così, dopo aver accettato l'idea, il viaggio è stato programmato nei minimi dettagli, comprese le "escursioni" tipiche di quei posti a base di pic-nic su isolette dell'atollo prescelto e pranzi su banchi di sabbia in mezzo all'oceano, con snorkeling annesso. Devo dire che lo snorkeling e l'apnea mi hanno sempre attirato (sopratutto quest'ultima) per cui l'accettare il pacchetto di viaggio non è stato difficile. Durante la prenotazione della permanenza nell'isoletta di Thinadhoo, nell'atollo chiamato Vaavu, l'amica esperta mi confida che dovrò sopportare l'assenza di alcool dato che tutta la zona segue i precetti islamici. "Poco male", mi dico, "sarà una sorta di depurazione".
Dopo un volo interminabile e stancante, anche se condotto con la meravigliosa compagnia aerea Emirates, arrivo a Malé, capitale della Repubblica delle Maldive. Appena fuori dalla porta degli arrivi, trovo un ragazzo Thailandese che subito organizza il trasferimento in una sorta di motoscafo potentissimo con due motori che, spinti al massimo, fanno letteralmente volare lo scafo sopra il mare. Dopo circa un'ora e mezzo di peripezie tra le onde, arrivo frastornato alla meta.
Da ora in poi ecco le "Unconventional Maldives", le Maldive non-convenzionali.
Appena arrivato, ad accogliere vi è un simpatico signore che fa immediatamente caricare il bagaglio su di un carretto semicoperto da un telo di plastica e trainato da un ragazzo del posto che non aveva certo l'aspetto di Maciste. Inizio ad intuire che quei resort di lusso che tanto sono pubblicizzati, con palafitte in acqua e camere da sogno sopra, non saranno il mio alloggio. E così è stato. La permanenza era organizzata in un hotel di cui non si conoscono le stelle (che forse non interessano a nessuno), ossia una struttura che sembra ottenuta da una caserma suddivisa in due palazzi. Il primo palazzo, denominato impropriamente "boutique" (il perché nessuno ancora l'ha compreso), ospita la reception principale ed una piscina di circa 6 metri buona per un ammollo costante, mentre il secondo palazzo, direttamente sul mare, presenta stanze "DeLuxe" che rispecchiano quelle di un buon tre stelle italiano. Insomma, come si può intuire, niente Resort, nessuna piscina riscaldata, totale assenza di panorama dalla camera (purtroppo davanti al terrazzo vi era una palma enorme che offuscava l'80% della vista oceanica, ma lasciava ammirare i tondini di ferro che salivano dal tetto della terrazza-ristorante rigorosamente di cemento), un ristorante che sembrava un ricovero (un tetto sorretto da quattro pilastri di cemento con pareti costituite da un telo di plastica che si poteva avvolgere e svolgere in senso verticale) con cibo servito a buffet ed un bar esterno che chiudeva immancabilmente alle 22, ossia quando il probabile turista era invitato a consumare.
A complicare la vita ad un occidentale medio, inoltre, vi era la rigida regolamentazione imposta dall'Islam (che in tutti gli stati del genere s'infila nella costituzione giuridica): per lunghi tratti di spiaggia, compreso quello davanti l'albergo, le donne non potevano assolutamente indossare il bikini, ma passeggiare coperte almeno da un pareo ed una maglietta e con essi fare pure il bagno (per l'uomo bastava una t-shirt normalissima). Si poteva così camminare per mezzora su spiagge ben attrezzate, ma con pochissima gente (parte dedicata alla legge islamica) per arrivare alle zone più frequentate dove, ahimé, con mio sconforto vedevo gazebo di legno improvvisati e mezzi sfondati dalle intemperie e dal vento, bottiglie di plastica sparse verso la foresta retrostante e sdraio malconce (di plastica pure queste). Durante quelle passeggiate, poi, notai pure dei copertoni d'auto ed una testata di un motore nautico lasciata arrugginire in bella vista. A quel punto mi venne la curiosità di fare un giro nel paese (quattro strade disposte in modo più o meno ortogonale tra loro e tutte rigorosamente di sabbia) e quello che vidi fu assurdo: nelle piccole aiuole che accoglievano chi scendeva dai traghetti al porto, vi era di tutto, dalle lattine di aranciata alle bottigliette di Coca Cola, dal sacchetto a pezzi di ferro arrugginito. Insomma, pattume ovunque !
Il colmo venne raggiunto alla prima "escursione programmata", ossia un pic-nic organizzato presso un'isoletta del medesimo atollo. Raggiunto il numero sufficiente di partecipanti, una piccola barchetta di legno ci portò verso quello che credevo fosse un paradiso tropicale che, invece si rivelò... una discarica, anzi due ! Sì, proprio due poiché prima di giungere all'approdo, la nostra "barchetta" dondolante è sfilata in una sorta di gola tra due isolotti: il pattume a mucchi regnava incontrastato. Mucchi di bottiglie di plastica, di taniche di ferro e plastica, di sacchetti e di ogni altra amenità dominava il panorama. Una discarica a cielo aperto ! Il pranzo si svolse in riva, cercando di tener lontani i malcapitati dal sudicio che imperversava al centro dell'isolotto, ma bastava fare 5 minuti di comoda passeggiata per scorgere sacchetti e bottiglie di plastica.
il problema si ripetè anche nella meravigliosa Ambarà: fondali strepitosi che contenevano lattine di Fanta. Tra i pesci pagliaccio e le stelle marine un pò birichine, stavano le lattine consumate, forse, dal turista distratto.
Tornati a Thinadhoo, solo per banale curiosità, notai la data di scadenza delle bottigliette di acqua offerte gentilmente dallo staff: la più recente risaliva a tre mesi fa. Ecco perché il sapore di quell'acqua virava decisamente verso la plastica.
Alle 5 della mattina dopo, venni svegliato dalla moschea che intonava i canti all'onnipotente Allah, mentre subito dopo, verso le 7.30, il "sound" di Brian Adams, "Everything I do, I'll do it for you", riempiva il cortile. Subito dopo la playlist continuava con "Staying alive" e l'immancabile "That's Amore", canzone che, per i miei gusti, assume i connotati di una presa per i fondelli. Un passaggio netto dal sacro al profano. Questa, più o meno, era la "tabella di marcia" del mattino che, iniziando con questi toni, si lanciava successivamente verso azzardi anche maggiori con la presentazione dei "Mocktail" ossia di cocktail non alcolici che, in tutta franchezza, non erano granché, ossia dei buoni rinfrescanti (come la "ginger beer"), ma non certo né aperitivi, né post cena. Al massimo erano ottimi da consumare il pomeriggio dopo una giornata passata a far snorkeling o immersioni.
In quel posto, possiamo dire con una certa sicurezza, mancava tutto ciò che ci si aspetta da una vacanza blasonata come quella maldiviana. Atolli usati come discariche, spiagge letteralmente da cartolina con bottiglie di plastica e copertoni, alloggio in un paese sperduto su di un isolotto ai margini dell’arcipelago, nessun confort, niente alcol, massima attenzione all’indossare il bikini femminile od alle improbabili nudità maschili... insomma, leggendo sin qui il lettore si chiederà: "ma cosa diavolo si è messo a fare questo tipo per i suoi 50 anni ?" e subito dopo affermerà che: "le Maldive... ma tu pensa... chi l'avrebbe mai detto ?".
Rispondiamo subito al "chi l'avrebbe mai detto ?".
Purtroppo l'uomo è il peggior parassita che esista sulla faccia della terra ed è stato capace, oltre di razziare e rovinare la meraviglia della barriera corallina, anche di annullare, di coprire intere meraviglie della natura con cemento a presa rapida, palafitte, cuscini di lusso, villette a schiera ed altre amenità architettoniche che annientano ogni piccola presenza della natura incontaminata tipica di questa zona del mondo. il turismo intensivo che stanno vivendo questi lembi di terra immersi nell'oceano, sono esclusivamente una lussuriosa sporcizia. I maldiviani stessi sono increduli di quanto si possa costruire e lo stanno dimostrando grazie ad una loro totale incapacità nel gestire il tutto: Malé, la capitale, è una città sudicia, caotica, inquinata. I vari grattacieli costruiti e tutt’ora in costruzione sono dei veri obbrobri strutturali che annichiliscono il visitatore che possieda un minimo di gusto estetico. Le strade sono impraticabili per chiunque, salvo non si possegga un motorino con in quale correre come folli per le vie strette di una città nel completo caos. Il caldo equatoriale completa il quadro con un sudore appiccicaticcio che ti avvolge ad ogni passo. Bellissima la moschea ed il giardino annesso, ma sono come soffocati da qualcosa di terribilmente anomalo ed inquietante. Il turismo sempre più massivo sta uccidendo un arcipelago intero, complici i suoi abitanti che non riescono a portare equilibrio tra la giusta resa economica e l'opportuna salvaguardia (che a volte dovrebbe essere molto decisa) del proprio ambiente di vita che coincide, volenti o nolenti, con uno dei posti più belli del mondo. Gli innumerevoli resort che esistono e sono in costruzione, benché segno dell'opulenza occidentale (a volte grossolana, grezza nel suo modo di porsi), sono anche una totale disfatta per l'ambiente e per l'ecosistema.
E noi tutti ne siamo colpevoli perché complici.
Qualcuno dice che tra 50 anni metà arcipelago non esisterà più... forse resteranno solo le palafitte di lusso e gli spazi animazione, magari impraticabili perché ormai tana delle bellissime aquile di mare e degli squali nutrici che, sebbene generalmente pacifici, esercitano il diritto di padroni del luogo. Mi dispiace solo che, con molta probabilità, io non sarò a vedere lo spettacolo: sarei centenario.
Cari lettori, le Maldive non sono quelle del volantino dell'agenzia di viaggio, a meno che non si opti per la permanenza nel resort “stellare” che, grazie al servizio "all inclusive", vi da anche il latte di capra. Le Maldive non sono mai state come hanno raccontato i tour operator sin'oggi. La loro meraviglia è stata distrutta da tempo e quel poco che rimane è in gravissimo pericolo.
Perché sono andato alle Maldive, in quel "tipo" di Maldive, per un appuntamento sentito come quello dei 50 anni ? Perché, nonostante tutto, il fascino di un mare ancora non totalmente rovinato e libero di esprimere la sua forza e la sua natura, è potente e raro da sperimentare. I fondali meravigliosi che esprimono una fauna al limite dell'estinzione porta con sé una rara armonia che addirittura, a volte, si spezza anche solo immergendoci con le bombole e la si mantiene esclusivamente appena a pochi metri con un’immersione in apnea. Lo spettacolo che si ammira è incommensurabile e nonostante le storture prima dette, non si ha un'idea di cosa realmente sia se non proviamo l'esperienza di persona.
C'è un altro fatto che mi spinge addirittura a meditare un ritorno: Thinadhoo. Quest'isola, fuori dai grandi giri turistici, con un gelataio che non sa nemmeno cosa ha in frigo od il piccolo mercatino della frutta e verdura (in realtà una sola piccola stanza in uno stabile fatiscente), con le volpi volanti che si appollaiano davanti alla finestra della camera penzolando da un ramo della palma come un grande pipistrello, con la piccola moschea che richiama ogni sera la maggior parte degli abitanti lasciando vuoti i negozi che mantengono comunque il cartello "open", con il sorriso e la grandissima disponibilità delle persone che con il cuore ti accompagnano ed aiutano in qualsiasi tua richiesta, fanno sì che l'isola intera conservi una personalità incredibile ed un fascino coinvolgente. Lo stesso ottimo cibo (carne - pesce - riso) che veniva cucinato con passione ed in vari modi, confermava il desiderio di far sentire gli ospiti il più possibile a casa loro: con il poco che avevano i maldiviani di Thinadhoo riuscivano egregiamente in questa impresa. Per il giorno del mio compleanno ho goduto di una cena sotto un gazebo allestito con gusto, amore e tanta voglia di soddisfare il festeggiato. Ho tagliato un dolce buonissimo circondato dai cuochi che lo hanno fatto al momento e dai camerieri che cantavano un "happy birthday to you" davanti ad un oceano brillante ed alle razze che danzavano a pochi metri da me. Non si può non percepire il calore di queste persone e l'armonia, l'equilibrio, che portano al posto, nonostante tutte le sue contraddizioni.
Quindi, tornerò alle Maldive ? Sì, lo farò di nuovo e sempre a Thinadhoo, laddove non vi sono resort stellari e dove alle 21.30 vige una sorta di coprifuoco, dove non posso assolutamente bere alcolici e dove si deve dormire alle 22. Dove mi aspetta una barriera corallina a pochi metri dalla spiaggia e dove, nei giorni di sole e vento calmo, non appena togli la maglietta ed inizi a fermarti un solo attimo, le zanzare ti assalgono a frotte .
Tornerò lì, perché quella è la vita maldiviana e quelli sono gli ambienti dove tutto il fulcro dell'arcipelago si muove, non il resort anonimo, più o meno uguale in ogni atollo. 




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