Cerca nel blog

lunedì 5 novembre 2018

L'indeterminazione del Senso


Dammi ancora due secondi per attraversare il confine dei miei pensieri,
concedimi alcuni minuti per rompere gli argini di questo sogno,
lasciami un’ora in più perché possa salpare attraverso il mare dei ricordi,
abbandonami per un giorno affinché possa riscoprire le ali della mia libertà


Indeterminazione energia-tempo
Le relazioni di indeterminazione considerate fino ad ora riguardavano fluttuazioni di osservabili ad un tempo particolare e derivavano dai rispettivi commutatori. Oltre a queste ci sono anche le relazioni di indeterminazione che riguardano l’energia ed il tempo, la cui derivazione non può esser ricavata in modo semplice e formale. Di solito Δt rappresenta un intervallo di tempo e ΔE la differenza tra le energie a tempi distanti Δt. In ogni caso si deve specificare con precisione come si definiscono queste quantità. Dal momento che nella teoria quantistica il tempo t è solamente un parametro e poiché l’energia ad un particolare istante può esser misurata con precisione arbitraria, è chiaro come le relazioni di indeterminazione tra energia e tempo valgano solo in questo senso modificato. In quanto segue presenteremo alcune varianti della relazione di indeterminazione energia-tempo.”
(tratto da F. Schwabl, “Meccanica Quantistica”, ed. Zanichelli, 1995, p.111)

“Tuttavia, se uno di noi è davvero un individuo, nel senso che cerca di comprendere tutto il processo della sua mente, allora sarà un’entità creativa, una persona libera, incondizionata, capace di perseguire la verità per se stessa e non per un risultato.
Così, come ho detto, quella realtà che la mente non può in alcun modo concepire, sulla quale non può in alcun modo speculare o che non può ridurre a parole, quella verità deve giungere a voi come individui. Voi non potete andare da lei. Dopo tutto, è abbastanza evidente che la mente individuale, che è anche la mente collettiva, è ristretta, meschina, brutale, brutta, egoista, arrogante. Come può una mente simile invitare il non conosciuto? Perché qualunque cosa essa pensi deve essere meschina, piccola, così come lo sono i suoi dei. Il vostro Dio è un’invenzione della mente. Potete rivestirlo, ma il vestito è vostro; è il vostro Dio, ma non è la verità, non è la realtà. Per quanto possiate fare, la realtà non può essere invitata; deve venire lei da voi. Perciò che cosa bisogna fare?
Come si può sperimentare quel qualcosa che non è soltanto creato dalla mente? Ciò è possibile soltanto quando la mente comincia a capire i propri processi, i propri percorsi. Sto usando la parola processo non nel senso di un mezzo per raggiungere un fine. Di solito, con questa parola intendiamo che, se voi fate certe cose, ci sarà un risultato: se mettete olio nella macchina, funzionerà bene, se seguite certe discipline, fate sacrifici, otterrete qualcosa in cambio. Non sto affatto usando la parola con questo significato. Sto usando la parola “processo” per indicare le operazioni della mente quando è in funzione, non quando cerca un risultato.”
(tratto da J. Krishnamrti, “Sulla Verità”, ed. Astrolabio, p. 28)

Apparentemente tra Schwabl e Krishnamurti sembra vi sia un abisso grazie al quale i due non si incontreranno mai. Tale profonda discrepanza, in realtà, è il frutto del nostro classificare, del nostro voler mettere il mondo dentro cassetti molto più comodi da aprire e da scegliere e per una mente pigra questo è veramente un toccasana.
Certo, la meccanica dei quanti ed il pensiero di Krishanmurti seguono due logiche distinte, due afflati unici e diversi, ma la mente dell’uomo alla ricerca dell’infinito e dell’eterno porta un unico segno distintivo che non ha bisogno di classificazioni o di cassetti.
Così, mentre è da sfrondare tutte le elucubrazioni sull’indeterminatezza di Heisenberg che vedono in quest’ultima un valore mistico che, in realtà, non possiede (e Schwabl lo spiega piuttosto bene), si deve però anche considerare che l’intuizione dei grandi saggi (in questo caso di Krishnamurti) ha portato la mente verso una via metafisica che sfonda il conosciuto e si connette con sfere che solo un supporto interiore (ed a volte spirituale) può far percepire. La mente, quindi, è una sorta di sonda che penetra il non conosciuto (o l’intuibile) portando con sé tutto l’essere con il suo senso di esistere.
Così come la meccanica quantistica si lancia verso l’infinitamente piccolo per tentare di spiegare il mondo e tutte le sue particellari difformità, la mente citata da Krishnamurti è una funzione assoluta tramite la quale la realtà che non può esser espressa (perché fuori dalla portata della materia) ma che giunge a noi come intuizione della mente individuale e collettiva (come se un filo congiungesse tutto il nostro operare), viene instancabilmente assimilata senza possibilità di “speculazioni”.
Difatti, il saggio indiano parla di “processo” come elemento integrante di una mente che non può metter fini, obiettivi materiali ad una realizzazione superiore tanto da ammettere che persino “il nostro Dio” sia una pallida creazione di fronte alla Verità.
Come Heisenberg rompe con la meccanica classica introducendo la variabile della perturbazione del sistema (impossibilità di conoscere i dettagli di un sistema senza perturbarlo) e formulando, tramite un esperimento mentale, ossia un’esperienza concepita solo mentalmente che verrà poi verificata sperimentalmente solo in un secondo momento (così come accadde per Einstein nel 1905 seduto su di uno sgabello in qualità di "esperto tecnico" nell’ufficio brevetti di Berna), il fatto che coppie di grandezze fisiche non siano misurabili in contemporanea od in successione se non con precisione arbitraria e mai assoluta, anche Krishnamurti sfonda il "dogmatico pensiero" ponendo il problema del non-pensiero come fonte di Verità. In entrambi i casi l’ignoto domina il flusso della Conoscenza ed il dubbio diviene elemento rilevante nella ricerca umana, in ogni livello.
Una frase di Werner Karl Heisenberg è piuttosto illuminante al riguardo:
Nell'ambito della realtà le cui condizioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l'accadere (all'interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso” (tratto da G. Gembillo e G. Gregorio, “Indeterminazione e realtà”, Guida, Napoli 1991, p. 128) e si nota come il “gioco del caso” ponga il ragionevole dubbio.
Ma attenzione ! Questo non significa che le grandezze fisiche non possano esser misurate o conosciute, ma si colloca l’attenzione in una sorta di logica più ampia dove la porzione del caso nella misura diviene fondamentale e, mentre la meccanica classica abbina una precisione alla determinazione dell’accadere, la meccanica dei quanti non può farlo per sua stessa natura.
Quindi, il valore mistico-esoterico che molti cercano di scovare nella formulazione di Heisenberg è molto flebile (se non inesistente), ma…
… ma connette la mente verso una dimensione utile per ampliare l’orizzonte del conosciuto e magari allenare il nostro sistema mentale alle dimensioni impercettibili che Krishnamurti riconosce nei percorsi che, guidati dalla sonda mentale, conducono alla sensazione di Assoluto dove non vi è necessità di sacrifici o disciplina perché libera dal vincolo della materia e fonte di eterna compassione. 


Nessun commento:

Posta un commento