“Dammi ancora due secondi per attraversare il confine dei miei pensieri,
concedimi alcuni minuti per rompere gli argini di questo sogno,
lasciami un’ora in più perché possa salpare attraverso il mare dei
ricordi,
abbandonami per un giorno affinché possa riscoprire le ali della mia
libertà”
“Indeterminazione
energia-tempo
Le relazioni di indeterminazione considerate fino ad ora
riguardavano fluttuazioni di osservabili ad un tempo particolare e derivavano
dai rispettivi commutatori. Oltre a queste ci sono anche le relazioni di
indeterminazione che riguardano l’energia ed il tempo, la cui derivazione non
può esser ricavata in modo semplice e formale. Di solito Δt rappresenta un
intervallo di tempo e ΔE
la differenza tra le energie a tempi distanti Δt. In ogni caso si deve specificare con precisione
come si definiscono queste quantità. Dal momento che nella teoria quantistica
il tempo t è solamente un parametro e poiché l’energia ad un particolare
istante può esser misurata con precisione arbitraria, è chiaro come le
relazioni di indeterminazione tra energia e tempo valgano solo in questo senso
modificato. In quanto segue presenteremo alcune varianti della relazione di
indeterminazione energia-tempo.”
(tratto da F. Schwabl, “Meccanica Quantistica”, ed.
Zanichelli, 1995, p.111)
“Tuttavia, se uno di noi è davvero un individuo, nel senso
che cerca di comprendere tutto il processo della sua mente, allora sarà
un’entità creativa, una persona libera, incondizionata, capace di perseguire la
verità per se stessa e non per un risultato.
Così, come ho detto, quella realtà che la mente non può in
alcun modo concepire, sulla quale non può in alcun modo speculare o che non può
ridurre a parole, quella verità deve giungere a voi come individui. Voi non
potete andare da lei. Dopo tutto, è abbastanza evidente che la mente
individuale, che è anche la mente collettiva, è ristretta, meschina, brutale,
brutta, egoista, arrogante. Come può una mente simile invitare il non
conosciuto? Perché qualunque cosa essa pensi deve essere meschina, piccola,
così come lo sono i suoi dei. Il vostro Dio è un’invenzione della mente. Potete
rivestirlo, ma il vestito è vostro; è il vostro Dio, ma non è la verità, non è
la realtà. Per quanto possiate fare, la realtà non può essere invitata; deve
venire lei da voi. Perciò che cosa bisogna fare?
Come si può
sperimentare quel qualcosa che non è soltanto creato dalla mente? Ciò è
possibile soltanto quando la mente comincia a capire i propri processi, i
propri percorsi. Sto usando la parola processo non nel senso di un mezzo per
raggiungere un fine. Di solito, con questa parola intendiamo che, se voi fate
certe cose, ci sarà un risultato: se mettete olio nella macchina, funzionerà
bene, se seguite certe discipline, fate sacrifici, otterrete qualcosa in
cambio. Non sto affatto usando la parola con questo significato. Sto usando la
parola “processo” per indicare le operazioni della mente quando è in funzione,
non quando cerca un risultato.”
(tratto da J. Krishnamrti, “Sulla Verità”, ed. Astrolabio,
p. 28)
Apparentemente tra Schwabl e Krishnamurti sembra vi sia un
abisso grazie al quale i due non si incontreranno mai. Tale profonda
discrepanza, in realtà, è il frutto del nostro classificare, del nostro voler
mettere il mondo dentro cassetti molto più comodi da aprire e da scegliere e
per una mente pigra questo è veramente un toccasana.
Certo, la meccanica dei quanti ed il pensiero di
Krishanmurti seguono due logiche distinte, due afflati unici e diversi, ma la
mente dell’uomo alla ricerca dell’infinito e dell’eterno porta un unico segno
distintivo che non ha bisogno di classificazioni o di cassetti.
Così, mentre è da sfrondare tutte le elucubrazioni sull’indeterminatezza
di Heisenberg che vedono in quest’ultima un valore mistico che, in realtà, non
possiede (e Schwabl lo spiega piuttosto bene), si deve però anche considerare che
l’intuizione dei grandi saggi (in questo caso di Krishnamurti) ha portato la
mente verso una via metafisica che sfonda il conosciuto e si connette con sfere
che solo un supporto interiore (ed a volte spirituale) può far percepire. La mente,
quindi, è una sorta di sonda che penetra il non conosciuto (o l’intuibile)
portando con sé tutto l’essere con il suo senso di esistere.
Così come la meccanica quantistica si lancia verso l’infinitamente
piccolo per tentare di spiegare il mondo e tutte le sue particellari difformità,
la mente citata da Krishnamurti è una funzione assoluta tramite la quale la
realtà che non può esser espressa (perché fuori dalla portata della materia) ma
che giunge a noi come intuizione della mente individuale e collettiva (come se
un filo congiungesse tutto il nostro operare), viene instancabilmente
assimilata senza possibilità di “speculazioni”.
Difatti, il saggio indiano parla di “processo” come elemento
integrante di una mente che non può metter fini, obiettivi materiali ad una
realizzazione superiore tanto da ammettere che persino “il nostro Dio” sia una
pallida creazione di fronte alla Verità.
Come Heisenberg rompe con la meccanica classica
introducendo la variabile della perturbazione del sistema (impossibilità di
conoscere i dettagli di un sistema senza perturbarlo) e formulando, tramite un
esperimento mentale, ossia un’esperienza concepita solo mentalmente che verrà
poi verificata sperimentalmente solo in un secondo momento (così come accadde per Einstein nel 1905 seduto su di uno sgabello in qualità di "esperto tecnico" nell’ufficio
brevetti di Berna), il fatto che coppie di grandezze fisiche non siano
misurabili in contemporanea od in successione se non con precisione arbitraria
e mai assoluta, anche Krishnamurti sfonda il "dogmatico pensiero" ponendo il problema del non-pensiero come fonte di Verità.
In entrambi i casi l’ignoto domina il flusso della Conoscenza ed il dubbio
diviene elemento rilevante nella ricerca umana, in ogni livello.
Una frase di Werner Karl Heisenberg è piuttosto illuminante
al riguardo:
“Nell'ambito
della realtà le cui condizioni sono formulate dalla teoria quantistica, le
leggi naturali non conducono quindi a una completa determinazione di ciò che
accade nello spazio e nel tempo; l'accadere (all'interno delle frequenze
determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso”
(tratto da G. Gembillo e G. Gregorio, “Indeterminazione e realtà”, Guida,
Napoli 1991, p. 128) e si nota come il “gioco del caso” ponga il ragionevole
dubbio.
Ma attenzione ! Questo non significa che le grandezze
fisiche non possano esser misurate o conosciute, ma si colloca l’attenzione in una
sorta di logica più ampia dove la porzione del caso nella misura diviene
fondamentale e, mentre la meccanica classica abbina una precisione alla
determinazione dell’accadere, la meccanica dei quanti non può farlo per sua
stessa natura.
Quindi, il valore mistico-esoterico che molti cercano di
scovare nella formulazione di Heisenberg è molto flebile (se non inesistente),
ma…
… ma connette la mente verso una dimensione utile per ampliare
l’orizzonte del conosciuto e magari allenare il nostro sistema mentale alle
dimensioni impercettibili che Krishnamurti riconosce nei percorsi che, guidati
dalla sonda mentale, conducono alla sensazione di Assoluto dove non vi è
necessità di sacrifici o disciplina perché libera dal vincolo della materia e fonte
di eterna compassione.

Nessun commento:
Posta un commento