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giovedì 1 aprile 2021

Spiegar le vele nella tempesta

 

Se veramente la Saggezza è l’Arte della vita, come tanti pensatori insegnano, allora occorre che chi vive scopra il Senso della sua stessa esistenza.

Certo, la vita è ricca di esperienze spesso inique e frustranti, ma possono essere esse stesse occasione di apprendimento e crescita interiore. Quando una barca a vela inizia la sua virata in un mare decisamente mosso, il passeggero spesso percepisce quel tempo come infinito e, nel bel mezzo della manovra, stenta a vederne un’immediata uscita che porti di nuovo la prua in avanti, verso l’orizzonte e incontro ad un possibile raggio di sole che indichi un tempo migliore ed una navigazione più serena.

Accade che, al culmine della virata, il passeggero si senta sbattuto così come lo scafo che lo conduce, in preda alle forze della natura che se ne infischiano sia della meta del navigante che della bravura del timoniere. Il pensiero, allora, si fissa esclusivamente su alcuni punti, su determinate “opinioni” che, magari condivise tra tanti passeggeri, possono indurre a manovre sbagliate od a lasciarsi completamente andare al panico. Se poi, tramite la radio di bordo, arrivano notizie terrorizzanti, sebbene non confermate, quella virata assume connotati catastrofici. In quel caso la speranza sta tutta nel timoniere, nel pilota, che riuscendo a mantenere la calma e la consapevolezza della giusta azione da intraprendere, mantiene ferma la direzione ed impartisce i giusti ordini di aggiustamento delle vele, portando a termine il difficile cambio di direzione, nonostante i passeggeri si agitino o cadano in preda al terrore.

Se parafrasiamo questa avventura marinara con l’esistenza, si può intuire quanto la Saggezza sia fondamentale per regolare in modo corretto il timone della vita e, in quel modo, resistere ad un mare mosso che risponde a leggi superiori, alla natura che comunque respira e vive nonostante tutto e tutti. L’Arte della vita impone un percorso interiore che riesce a farci assumere maggiore consapevolezza e comprensione della nostra posizione nel mondo e, in questa, la capacità di resistere alle “sirene” di Ulisse che illudono e con falso amore ammaliano i nostri sensi e le nostre menti. L’Arte della vita impone il raziocinio e la fantasia della Conoscenza che non significa né cedere al materialismo assoluto, né restare apatici di fronte ad un’idea, ma muoversi, agire quando la necessità lo impone e quando semplicemente lo si deve fare, senza forzare niente, men che meno noi stessi. I saggi taoisti già avevano intuito questo tramite l’espressione “wei-wuwei” che non significa immobilità, ma azione al giusto momento, nel tempo opportuno (il Kairos – καιρός - greco) dove tutto si condensa ed assume Senso infinito ed eterno.

È un equilibrio difficile, per certi versi intenso e faticoso, ma indispensabile perché si realizzi l’Arte, l’espressione massima di ciò che rappresenta l’Uomo in tutta la sua dimensione che non solo comprende la parte materiale (oggi sempre più “pesante”), ma anche quella mentale e spirituale, sempre più trascurata e “alleggerita” del suo significato profondo. Senza la Saggezza, ogni spaccato della nostra vita diviene insensato e quasi “meccanicamente percepito”; senza quest’Arte la Scienza non è più Scienza così come la Ricerca Interiore non condurrà mai verso il suo rifugio.

Nei momenti difficili, complice la scarsa consapevolezza di noi stessi, tendiamo a vedere il contingente che, sebbene inevitabile pena la difficoltà materiale di condurre un’esistenza sufficiente alla sopravvivenza, assume un connotato dominante che inevitabilmente ci lega a delle sbarre dalle quali non riusciamo a svincolarci. Occorre, quindi, una visione non più ampia o “migliore”, ma semplicemente diversa, forse più intuitiva e creativa, che tende meno a cadere nella necessità di “classificare” e catalogare per capire. Esistono, cioè, le varie sfumature di grigio che, spesso, portano con sé utili indicazioni e mostrano altre direzioni che, però, non sono influenzate dalle spinte fuorvianti di “costruzioni” esterne a noi stessi, ma forti della logica della Conoscenza, di quel “Logos” emblema della “ragione di noi stessi” e della “Sapienza dell’esistere”.

Forse, in questo difficile periodo, è quasi un’utopia cercare di comprendere di nuovo quest’Arte, ma credo altresì sia “necessità profonda dell’Uomo” perché egli realizzi la sua esistenza e proprio ora vi sia la possibilità di farlo. Questo perché, alla fine, siamo noi i timonieri di quella barca a vela e, in realtà, nella nostra vita ed in quel momento, non vi sono passeggeri e durante la pericolosa virata si possono solo udire le sirene che non ci devono distrarre dal coraggio di affrontare il mare perché, come il Sommo Poeta scrive: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

 


 

 

 

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