Fare divulgazione scientifica non è affatto semplice e, spesso, spiegare concetti molto difficili con parole semplici risulta un'impresa titanica. In questi momenti difficili, però, credo sia utile e corretto trattare, con un linguaggio il più comprensibile per tutti (non "addetti ai lavori" compresi) alcuni temi che lasciano intravedere speranza e possibilità di cura per tutti noi. Per tale motivo ho deciso di dedicare, una volta al mese, un articolo "Focus on...", ossia un tentativo di divulgazione di tematiche legate alla Scienza che possono interessarci da vicino, sperando di suscitare curiosità ed interesse. Inizio l'avventura con un primo articolo dedicato all'Immunoterapia contro il cancro, un tema affascinante e delicato che descrive una "quinta via" nella cura e nel contenimento di una malattia tanto grave quanto, ahimé, diffusa.
Il cancro è una malattia “multifattoriale”, un insieme di molteplici problemi non più catalogabili considerando soltanto le caratteristiche dei tessuti e degli organi colpiti, ma da classificare sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari e da “combattere e controllare” su questo piano avendo sempre presente la forte instabilità e la capacità di mutare delle cellule tumorali (o neoplastiche) in risposta alle terapie. In questo scenario si muovono oggi l’immunoncologia e l’immunoterapiaoncologica.
L’immunoncologia è un campo di studio molto complesso ed in continua evoluzione sviluppato partendo dalle scoperte del patologo tedesco Rudolf Virchow (1821-1902). Questo scienziato ha ampliato i confini della medicina e si è guadagnato una fama internazionale tanto da essere considerato “eroe di tutti tempi”. L’immunoncologia si è fatta pian piano strada nel XX° secolo, alternando percorsi difficili a scoperte notevoli e procedendo sempre nel dubbio e nell’incertezza, ma anche nella passione della ricerca scientifica; vale la pena ricordare il lavoro del prof. Alberto Mantovani, immunologo, i cui studi hanno dimostrato come i macrofagi, componenti fondamentali dell’immunità innata (che possiamo considerare come la “prima linea di difesa”) e delle reazioni infiammatorie, sono in grado di promuovere la crescita tumorale tanto che una strategia “alternativa” alla cura al cancro si propone di colpire non solo le cellule tumorali, ma anche il “microambiente infiammatorio” che le circonda di cui le cellule immunitarie (i linfociti T ed i macrofagi) fanno parte. L’immunoterapia oncologica, in questi ultimi anni, ha assunto un posto di primo piano nella cura del cancro venendo così a premiare tutti gli studiosi che hanno creduto in questa disciplina alla ricerca della soluzione di un problema annoso e sempre attuale che ha afflitto milioni di persone ed appassionato generazioni di scienziati. L’incapacità del sistema immunitario di esercitare un’attività di eliminazione e controllo della patologia neoplastica è apparsa, per molti anni, un ostacolo insormontabile all’utilizzo di questa strada per la cura dei tumori.
Le cellule tumorali, infatti, pur presentando sulla loro superficie proteine mutate (antigeni) in grandi quantità, teoricamente sono capaci di indurre una risposta immunitaria (allo stesso modo dei batteri e dei virus), ma in realtà, nella maggioranza dei casi, non promuovono affatto tale risposta. In verità sembra che tali cellule acquisiscano una sorta di “invisibilità” al sistema immunitario dell’organismo che, anzi, come se queste cellule fossero invisibili ai sistemi di difesa dell’organismo può addirittura favorire la loro moltiplicazione e la progressione del tumore. L’immunoterapia oncologica, oggi lavora assieme alla chemioterapia ed alle terapie a “bersaglio molecolare” e, rispetto a quest’ ultime, hanno come obiettivo il sistema immunitario ed attuano un tentativo di “riattivarlo” direttamente in modo da eliminare le cellule neoplastiche, oppure di inibire meccanismi di soppressione esercitati dal tumore stesso. L’immunoterapia mostra un particolare interesse particolare dato dai seguenti punti:
1) la risposta immunitaria può attaccare singole cellule tumorali, cellule “quiescenti” (in sonno) e cellule metastatiche. In tal modo si differenzia dalla chemioterapia e dalla radioterapia che colpiscono selettivamente cellule fase di divisione. Inoltre, può dare risposte terapeutiche favorevoli anche in tumori molto avanzati (tramite un meccanismo noto come “effetto Lazzaro”);
2) l’immunoterapia, a differenza della chemioterapia, non agendo direttamente sulle cellule tumorali in moltiplicazione, non determina la selezione di linee cellulari “resistenti”;
3) le risposte cliniche all’immunoterapia sono diverse rispetto a quelle offerte dalle altre terapie antitumorali. Infatti, gli immunoterapici agendo sul sistema immunitario, non determinano effetti benefici in tempi rapidi ma solo dopo alcuni mesi dall’inizio del trattamento. In questo periodo di latenza è talora possibile osservare un aumento della massa tumorale, nota come “pseudoprogressione” che può manifestarsi quando le cellule T infiltrano i siti tumorali; ad essa può far seguito, in un secondo tempo, la regressione neoplastica;
4) è possibile creare “farmaci immunoterapici personalizzati” prelevando cellule del sistema immunitario del malato, trattandole e somministrandole di nuovo nel corpo dello stesso paziente;
5) può prevenire la comparsa di “recidive” grazie al meccanismo della memoria immunologica, ossia della capacità dell’organismo di ricordare gli antigeni che hanno indotto la risposta immunitaria e reagire nel caso si ripresentino;
6) l’immunoterapia può essere associata ad altre terapie oncologiche (chemio terapia e radioterapia e “terapie target”) e a “composti adiuvanti” quali, ad esempio farmaci antinfiammatori inibitori delle prostaglandine PGE2 e delle ciclossigenasi COX-2;
g) l’immunoterapia presenta effetti collaterali generalmente più “sostenibili” rispetto alla chemioterapia anche se a volte possono divenire rilevanti:l’immunoterapia oncologica può far aumentare i meccanismi di difesa in parti del corpo dove “non sono necessari” determinando fenomeni infiammatori di vario tipo e con varia localizzazione.
Le terapie immunoncologiche, purtroppo, oltre a non ottenere spesso “risultati sorprendenti”, in diversi casi non risultano efficaci. Gli studi e le ricerche future permetteranno di comprendere meglio le ragioni di questa mancata risposta, migliorando le terapie. L’immunoterapia oncologica rappresenta di conseguenza “la quinta via” nella cura dei tumori, dopo chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche “a bersaglio molecolare” (terapie target) sviluppate in seguito alla maggior conoscenza del genoma umano ed alle continue ricerche di biologia molecolare. L’immunoterapia, oggi, è in grado di “cronicizzare” o addirittura “guarire” con ottimi risultati malattie tumorali avanzate per le quali, fino a poco tempo fa, non esistevano cure efficaci. L’ingegneria genetica e la sempre più precisa “tipizzazione” tumorale permetteranno nei prossimi anni di costruire “mappe tumorali” e faranno in modo di generare un’immunoterapia sempre più selettiva e specifica per ciascun paziente, permettendo di trattare i malati in modo specifico e con un risparmio di risorse.
Il cancro è una malattia “multifattoriale”, un insieme di molteplici problemi non più catalogabili considerando soltanto le caratteristiche dei tessuti e degli organi colpiti, ma da classificare sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari e da “combattere e controllare” su questo piano avendo sempre presente la forte instabilità e la capacità di mutare delle cellule tumorali (o neoplastiche) in risposta alle terapie. In questo scenario si muovono oggi l’immunoncologia e l’immunoterapiaoncologica.
L’immunoncologia è un campo di studio molto complesso ed in continua evoluzione sviluppato partendo dalle scoperte del patologo tedesco Rudolf Virchow (1821-1902). Questo scienziato ha ampliato i confini della medicina e si è guadagnato una fama internazionale tanto da essere considerato “eroe di tutti tempi”. L’immunoncologia si è fatta pian piano strada nel XX° secolo, alternando percorsi difficili a scoperte notevoli e procedendo sempre nel dubbio e nell’incertezza, ma anche nella passione della ricerca scientifica; vale la pena ricordare il lavoro del prof. Alberto Mantovani, immunologo, i cui studi hanno dimostrato come i macrofagi, componenti fondamentali dell’immunità innata (che possiamo considerare come la “prima linea di difesa”) e delle reazioni infiammatorie, sono in grado di promuovere la crescita tumorale tanto che una strategia “alternativa” alla cura al cancro si propone di colpire non solo le cellule tumorali, ma anche il “microambiente infiammatorio” che le circonda di cui le cellule immunitarie (i linfociti T ed i macrofagi) fanno parte. L’immunoterapia oncologica, in questi ultimi anni, ha assunto un posto di primo piano nella cura del cancro venendo così a premiare tutti gli studiosi che hanno creduto in questa disciplina alla ricerca della soluzione di un problema annoso e sempre attuale che ha afflitto milioni di persone ed appassionato generazioni di scienziati. L’incapacità del sistema immunitario di esercitare un’attività di eliminazione e controllo della patologia neoplastica è apparsa, per molti anni, un ostacolo insormontabile all’utilizzo di questa strada per la cura dei tumori.
Le cellule tumorali, infatti, pur presentando sulla loro superficie proteine mutate (antigeni) in grandi quantità, teoricamente sono capaci di indurre una risposta immunitaria (allo stesso modo dei batteri e dei virus), ma in realtà, nella maggioranza dei casi, non promuovono affatto tale risposta. In verità sembra che tali cellule acquisiscano una sorta di “invisibilità” al sistema immunitario dell’organismo che, anzi, come se queste cellule fossero invisibili ai sistemi di difesa dell’organismo può addirittura favorire la loro moltiplicazione e la progressione del tumore. L’immunoterapia oncologica, oggi lavora assieme alla chemioterapia ed alle terapie a “bersaglio molecolare” e, rispetto a quest’ ultime, hanno come obiettivo il sistema immunitario ed attuano un tentativo di “riattivarlo” direttamente in modo da eliminare le cellule neoplastiche, oppure di inibire meccanismi di soppressione esercitati dal tumore stesso. L’immunoterapia mostra un particolare interesse particolare dato dai seguenti punti:
1) la risposta immunitaria può attaccare singole cellule tumorali, cellule “quiescenti” (in sonno) e cellule metastatiche. In tal modo si differenzia dalla chemioterapia e dalla radioterapia che colpiscono selettivamente cellule fase di divisione. Inoltre, può dare risposte terapeutiche favorevoli anche in tumori molto avanzati (tramite un meccanismo noto come “effetto Lazzaro”);
2) l’immunoterapia, a differenza della chemioterapia, non agendo direttamente sulle cellule tumorali in moltiplicazione, non determina la selezione di linee cellulari “resistenti”;
3) le risposte cliniche all’immunoterapia sono diverse rispetto a quelle offerte dalle altre terapie antitumorali. Infatti, gli immunoterapici agendo sul sistema immunitario, non determinano effetti benefici in tempi rapidi ma solo dopo alcuni mesi dall’inizio del trattamento. In questo periodo di latenza è talora possibile osservare un aumento della massa tumorale, nota come “pseudoprogressione” che può manifestarsi quando le cellule T infiltrano i siti tumorali; ad essa può far seguito, in un secondo tempo, la regressione neoplastica;
4) è possibile creare “farmaci immunoterapici personalizzati” prelevando cellule del sistema immunitario del malato, trattandole e somministrandole di nuovo nel corpo dello stesso paziente;
5) può prevenire la comparsa di “recidive” grazie al meccanismo della memoria immunologica, ossia della capacità dell’organismo di ricordare gli antigeni che hanno indotto la risposta immunitaria e reagire nel caso si ripresentino;
6) l’immunoterapia può essere associata ad altre terapie oncologiche (chemio terapia e radioterapia e “terapie target”) e a “composti adiuvanti” quali, ad esempio farmaci antinfiammatori inibitori delle prostaglandine PGE2 e delle ciclossigenasi COX-2;
g) l’immunoterapia presenta effetti collaterali generalmente più “sostenibili” rispetto alla chemioterapia anche se a volte possono divenire rilevanti:l’immunoterapia oncologica può far aumentare i meccanismi di difesa in parti del corpo dove “non sono necessari” determinando fenomeni infiammatori di vario tipo e con varia localizzazione.
Le terapie immunoncologiche, purtroppo, oltre a non ottenere spesso “risultati sorprendenti”, in diversi casi non risultano efficaci. Gli studi e le ricerche future permetteranno di comprendere meglio le ragioni di questa mancata risposta, migliorando le terapie. L’immunoterapia oncologica rappresenta di conseguenza “la quinta via” nella cura dei tumori, dopo chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche “a bersaglio molecolare” (terapie target) sviluppate in seguito alla maggior conoscenza del genoma umano ed alle continue ricerche di biologia molecolare. L’immunoterapia, oggi, è in grado di “cronicizzare” o addirittura “guarire” con ottimi risultati malattie tumorali avanzate per le quali, fino a poco tempo fa, non esistevano cure efficaci. L’ingegneria genetica e la sempre più precisa “tipizzazione” tumorale permetteranno nei prossimi anni di costruire “mappe tumorali” e faranno in modo di generare un’immunoterapia sempre più selettiva e specifica per ciascun paziente, permettendo di trattare i malati in modo specifico e con un risparmio di risorse.

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