Confucio scrisse, nei suoi Dialoghi, che: “per una parola un uomo viene spesso giudicato saggio, e per una parola viene spesso giudicato stupido. Dunque, dobbiamo stare molto attenti a quello che diciamo” ed è un saggio avvertimento, forse pure scontato, ma pur sempre valido e quasi sempre disatteso. Se questo vale per i comuni cittadini, ancor di più dovrebbe valere per esponenti pubblici che, soprattutto in questo periodo, hanno una grande responsabilità nei confronti di una nazione intera.
Purtroppo, ascoltando le parole dette da molti di costoro, si comprende sia il grado di preparazione politica che l’ideologia di fondo che muove certi individui che, quasi come bambini alle elementari, commettono “gaffe” indicibili ed esprimono logiche perverse che non hanno riscontro con la realtà oggettiva. O, forse, sono loro stessi che sono totalmente distaccati da tale realtà.Assistiamo, in tal modo, a siparietti indegni che si realizzano durante le interviste nei vari “talk show” televisivi o nei così detti “programmi di approfondimento” che vengono trasmessi ormai quasi quotidianamente.Certo, ogni tanto spunta fuori una bella frase ad effetto citata in latino (magari per poi scoprire successivamente che era “fuori tema” o che era grammaticamente errata) in tal modo approfittando dell’ignoranza dei più o per apparire più “colti” di quanto in realtà si è, ma non possiamo aspettarci molto da chi riveste cariche pubbliche molto importanti ed ha un livello di istruzione approssimativo, condito da diplomi superiori che nulla hanno a che vedere con le mansioni svolte o, addirittura, dalla sola licenza media.
Attenzione, però ! Questo non vuole esser un ragionamento “classista”, ma solo di buon senso. La preparazione, l’istruzione che conseguiamo nella nostra vita deve rendere possibile lo svolgimento dignitoso, soddisfacente ed utile di una professione; un buon falegname che ha praticato a lungo il suo lavoro con impegno sin dall’apprendistato, è fondamentale per la nostra società (e credo che molti di noi sappiano quanto sia vero), ma lo stesso non sarà in grado di operare al cuore un cardiopatico che, invece, si rivolgerà ad un cardiochirurgo che per svolgere quel lavoro ha studiato e praticato per più di dieci anni in alta formazione, specificamente per quella professione. Ognuno ha il suo importante ruolo in questo mondo, e sono pochi, in verità, che si “inventano” una professione di punto in bianco. Anche chi decide di “cambiar vita” e dedicarsi ad altro, si forma, pratica e si impegna nella novità che sta per affrontare per svolgerla al meglio, pena un fallimento che nessuno desidera mai.
Sentire un esponente politico compiere un ragionamento per cui chi lavora nei bar e nelle palestre esegue solo “lavoretti”, gesticolando animosamente con le dita indicando una sorta di “virgolette” che sminuiscono ancor di più il concetto espresso e manifestando un sorrisetto idiota, è veramente deprimente ed indica la totale incapacità politica della persona in questione, nonché la sua carente preparazione culturale poiché quest’ultima, oltre ad permettere un’espressione migliore di quanto detto (anche se stupido), renderebbe l’individuo più aderente alla realtà oggettiva del mondo che lo circonda, anche se lo stipendio a cinque cifre ed i vari benefit tendono ad uno scollamento percettivo notevole. Inutili poi le varie “rettifiche” per evitare il presunto fraintendimento: ormai il danno è fatto. Magari quella persona veramente intendeva altro e la sua è stata solo un’espressione infelice, ma è un lusso che un individuo che riveste importanti cariche pubbliche non può affatto permettersi, soprattutto in un momento di estrema difficoltà come quello che stiamo vivendo.
Questo è un annoso problema che investe il nostro paese ed è figlio di un “italico modo di esistere”, ossia di un “volemose bene” che ha distrutto sistematicamente il sistema politico e non solo, rendendo la meritocrazia solo una misera pagliacciata e la democrazia solo demagogia.
Un pensiero ricorrente è quello per cui tali manifestazioni sono specchio di una condizione generale che si dirige sempre di più verso il basso, dell’idea per cui lo studio sia inutile e l’impegno ed il sacrificio altrettanto superfluo, cercando nelle amicizie e nei “favori” la soluzione per una vita più agiata possibile. Ahimé, così non è e non lo è mai stato ! A molti, però, piace pensare che sia così, che da sempre vi sia tale erronea condizione e, facendo “spallucce”, tirano avanti sopravvivendo alla giornata.
La disillusione ha portato a considerare “normalità” ciò che, invece, è anormale e quando si realizza qualcosa che deve normalmente verificarsi, consideriamo tale fatto un’eccezione; è questa una stortura pericolosa che ha danneggiato e rovinerà ulteriormente le generazioni a venire.
È ora di invertire questa malefica direzione, di pretendere le scuse da parte di chi sproloquia indegnamente per la carica che riveste (invece di ascoltare rettifiche, sarebbe molto più costruttivo udire sentite scuse: porterebbe a molta più dignità e valore), di reclamare il merito e non i proclami che puntualmente saranno disattesi. Si deve assistere al “buon esempio” che oltre alla guida (che necessariamente deve esser “superiore”, ossia a carico del più dotato tra tutti che si assume gli oneri delle decisioni importanti e non solo gli onori) vi sia anche un atteggiamento di “primo tra i pari” (primus inter pares), ossia di colui che rappresenta il popolo che, per molti caratteri, è al suo pari livello e con medesima dignità, ma che coordina ed utilizza i suoi poteri temporanei che sono condizionati dallo stesso esser guida di persone sue pari.
E se sbaglia chiede scusa, pubblicamente ed onestamente.

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