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lunedì 19 aprile 2021

Il "primo tra i pari"

 

Confucio scrisse, nei suoi Dialoghi, che: “per una parola un uomo viene spesso giudicato saggio, e per una parola viene spesso giudicato stupido. Dunque, dobbiamo stare molto attenti a quello che diciamo” ed è un saggio avvertimento, forse pure scontato, ma pur sempre valido e quasi sempre disatteso. Se questo vale per i comuni cittadini, ancor di più dovrebbe valere per esponenti pubblici che, soprattutto in questo periodo, hanno una grande responsabilità nei confronti di una nazione intera.

Purtroppo, ascoltando le parole dette da molti di costoro, si comprende sia il grado di preparazione politica che l’ideologia di fondo che muove certi individui che, quasi come bambini alle elementari, commettono “gaffe” indicibili ed esprimono logiche perverse che non hanno riscontro con la realtà oggettiva. O, forse, sono loro stessi che sono totalmente distaccati da tale realtà.Assistiamo, in tal modo, a siparietti indegni che si realizzano durante le interviste nei vari “talk show” televisivi o nei così detti “programmi di approfondimento” che vengono trasmessi ormai quasi quotidianamente.Certo, ogni tanto spunta fuori una bella frase ad effetto citata in latino (magari per poi scoprire successivamente che era “fuori tema” o che era grammaticamente errata) in tal modo approfittando dell’ignoranza dei più o per apparire più “colti” di quanto in realtà si è, ma non possiamo aspettarci molto da chi riveste cariche pubbliche molto importanti ed ha un livello di istruzione approssimativo, condito da diplomi superiori che nulla hanno a che vedere con le mansioni svolte o, addirittura, dalla sola licenza media.

Attenzione, però ! Questo non vuole esser un ragionamento “classista”, ma solo di buon senso. La preparazione, l’istruzione che conseguiamo nella nostra vita deve rendere possibile lo svolgimento dignitoso, soddisfacente ed utile di una professione; un buon falegname che ha praticato a lungo il suo lavoro con impegno sin dall’apprendistato, è fondamentale per la nostra società (e credo che molti di noi sappiano quanto sia vero), ma lo stesso non sarà in grado di operare al cuore un cardiopatico che, invece, si rivolgerà ad un cardiochirurgo che per svolgere quel lavoro ha studiato e praticato per più di dieci anni in alta formazione, specificamente per quella professione. Ognuno ha il suo importante ruolo in questo mondo, e sono pochi, in verità, che si “inventano” una professione di punto in bianco. Anche chi decide di “cambiar vita” e dedicarsi ad altro, si forma, pratica e si impegna nella novità che sta per affrontare per svolgerla al meglio, pena un fallimento che nessuno desidera mai.

Sentire un esponente politico compiere un ragionamento per cui chi lavora nei bar e nelle palestre esegue solo “lavoretti”, gesticolando animosamente con le dita indicando una sorta di “virgolette” che sminuiscono ancor di più il concetto espresso e manifestando un sorrisetto idiota, è veramente deprimente ed indica la totale incapacità politica della persona in questione, nonché la sua carente preparazione culturale poiché quest’ultima, oltre ad permettere un’espressione migliore di quanto detto (anche se stupido), renderebbe l’individuo più aderente alla realtà oggettiva del mondo che lo circonda, anche se lo stipendio a cinque cifre ed i vari benefit tendono ad uno scollamento percettivo notevole. Inutili poi le varie “rettifiche” per evitare il presunto fraintendimento: ormai il danno è fatto. Magari quella persona veramente intendeva altro e la sua è stata solo un’espressione infelice, ma è un lusso che un individuo che riveste importanti cariche pubbliche non può affatto permettersi, soprattutto in un momento di estrema difficoltà come quello che stiamo vivendo.

Questo è un annoso problema che investe il nostro paese ed è figlio di un “italico modo di esistere”, ossia di un “volemose bene” che ha distrutto sistematicamente il sistema politico e non solo, rendendo la meritocrazia solo una misera pagliacciata e la democrazia solo demagogia.

Un pensiero ricorrente è quello per cui tali manifestazioni sono specchio di una condizione generale che si dirige sempre di più verso il basso, dell’idea per cui lo studio sia inutile e l’impegno ed il sacrificio altrettanto superfluo, cercando nelle amicizie e nei “favori” la soluzione per una vita più agiata possibile. Ahimé, così non è e non lo è mai stato ! A molti, però, piace pensare che sia così, che da sempre vi sia tale erronea condizione e, facendo “spallucce”, tirano avanti sopravvivendo alla giornata.

La disillusione ha portato a considerare “normalità” ciò che, invece, è anormale e quando si realizza qualcosa che deve normalmente verificarsi, consideriamo tale fatto un’eccezione; è questa una stortura pericolosa che ha danneggiato e rovinerà ulteriormente le generazioni a venire.

È ora di invertire questa malefica direzione, di pretendere le scuse da parte di chi sproloquia indegnamente per la carica che riveste (invece di ascoltare rettifiche, sarebbe molto più costruttivo udire sentite scuse: porterebbe a molta più dignità e valore), di reclamare il merito e non i proclami che puntualmente saranno disattesi. Si deve assistere al “buon esempio” che oltre alla guida (che necessariamente deve esser “superiore”, ossia a carico del più dotato tra tutti che si assume gli oneri delle decisioni importanti e non solo gli onori) vi sia anche un atteggiamento di “primo tra i pari” (primus inter pares), ossia di colui che rappresenta il popolo che, per molti caratteri, è al suo pari livello e con medesima dignità, ma che coordina ed utilizza i suoi poteri temporanei che sono condizionati dallo stesso esser guida di persone sue pari.

E se sbaglia chiede scusa, pubblicamente ed onestamente. 

 


 

giovedì 8 aprile 2021

Focus on.... Immunoterapia contro il cancro

Fare divulgazione scientifica non è affatto semplice e, spesso, spiegare concetti molto difficili con parole semplici risulta un'impresa titanica. In questi momenti difficili, però, credo sia utile e corretto trattare, con un linguaggio il più comprensibile per tutti (non "addetti ai lavori" compresi) alcuni temi che lasciano intravedere speranza e possibilità di cura per tutti noi. Per tale motivo ho deciso di dedicare, una volta al mese, un articolo "Focus on...", ossia un tentativo di divulgazione di tematiche legate alla Scienza che possono interessarci da vicino, sperando di suscitare curiosità ed interesse. Inizio l'avventura con un primo articolo dedicato all'Immunoterapia contro il cancro, un tema affascinante e delicato che descrive una "quinta via" nella cura e nel contenimento di una malattia tanto grave quanto, ahimé, diffusa.

Il cancro è una malattia “multifattoriale”, un insieme di molteplici problemi non più catalogabili considerando soltanto le caratteristiche dei tessuti e degli organi colpiti, ma da classificare sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari e da “combattere e controllare” su questo piano avendo sempre presente la forte instabilità e la capacità di mutare delle cellule tumorali (o neoplastiche) in risposta alle terapie. In questo scenario si muovono oggi l’immunoncologia e l’immunoterapiaoncologica.

L’immunoncologia è un campo di studio molto complesso ed in continua evoluzione sviluppato partendo dalle scoperte del patologo tedesco Rudolf Virchow (1821-1902). Questo scienziato ha ampliato i confini della medicina e si è guadagnato una fama internazionale tanto da essere considerato “eroe di tutti tempi”. L’immunoncologia si è fatta pian piano strada nel XX° secolo, alternando percorsi difficili a scoperte notevoli e procedendo sempre nel dubbio e nell’incertezza, ma anche nella passione della ricerca scientifica; vale la pena ricordare il lavoro del prof. Alberto Mantovani, immunologo, i cui studi hanno dimostrato come i macrofagi, componenti fondamentali dell’immunità innata (che possiamo considerare come la “prima linea di difesa”) e delle reazioni infiammatorie, sono in grado di promuovere la crescita tumorale tanto che una strategia “alternativa” alla cura al cancro si propone di colpire non solo le cellule tumorali, ma anche il “microambiente infiammatorio” che le circonda di cui le cellule immunitarie (i linfociti T ed i macrofagi) fanno parte. L’immunoterapia oncologica, in questi ultimi anni, ha assunto un posto di primo piano nella cura del cancro venendo così a premiare tutti gli studiosi che hanno creduto in questa disciplina alla ricerca della soluzione di un problema annoso e sempre attuale che ha afflitto milioni di persone ed appassionato generazioni di scienziati. L’incapacità del sistema immunitario di esercitare un’attività di eliminazione e controllo della patologia neoplastica è apparsa, per molti anni, un ostacolo insormontabile all’utilizzo di questa strada per la cura dei tumori.

Le cellule tumorali, infatti, pur presentando sulla loro superficie proteine mutate (antigeni) in grandi quantità, teoricamente sono capaci di indurre una risposta immunitaria (allo stesso modo dei batteri e dei virus), ma in realtà, nella maggioranza dei casi, non promuovono affatto tale risposta. In verità sembra che tali cellule acquisiscano una sorta di “invisibilità” al sistema immunitario dell’organismo che, anzi, come se queste cellule fossero invisibili ai sistemi di difesa dell’organismo può addirittura favorire la loro moltiplicazione e la progressione del tumore. L’immunoterapia oncologica, oggi lavora assieme alla chemioterapia ed alle terapie a “bersaglio molecolare” e, rispetto a quest’ ultime, hanno come obiettivo il sistema immunitario ed attuano un tentativo di “riattivarlo” direttamente in modo da eliminare le cellule neoplastiche, oppure di inibire meccanismi di soppressione esercitati dal tumore stesso. L’immunoterapia mostra un particolare interesse particolare dato dai seguenti punti:

1) la risposta immunitaria può attaccare singole cellule tumorali, cellule “quiescenti” (in sonno) e cellule metastatiche. In tal modo si differenzia dalla chemioterapia e dalla radioterapia che colpiscono selettivamente cellule fase di divisione. Inoltre, può dare risposte terapeutiche favorevoli anche in tumori molto avanzati (tramite un meccanismo noto come “effetto Lazzaro”);

2) l’immunoterapia, a differenza della chemioterapia, non agendo direttamente sulle cellule tumorali in moltiplicazione, non determina la selezione di linee cellulari “resistenti”;

3) le risposte cliniche all’immunoterapia sono diverse rispetto a quelle offerte dalle altre terapie antitumorali. Infatti, gli immunoterapici agendo sul sistema immunitario, non determinano effetti benefici in tempi rapidi ma solo dopo alcuni mesi dall’inizio del trattamento. In questo periodo di latenza è talora possibile osservare un aumento della massa tumorale, nota come “pseudoprogressione” che può manifestarsi quando le cellule T infiltrano i siti tumorali; ad essa può far seguito, in un secondo tempo, la regressione neoplastica;

4) è possibile creare “farmaci immunoterapici personalizzati” prelevando cellule del sistema immunitario del malato, trattandole e somministrandole di nuovo nel corpo dello stesso paziente;

5) può prevenire la comparsa di “recidive” grazie al meccanismo della memoria immunologica, ossia della capacità dell’organismo di ricordare gli antigeni che hanno indotto la risposta immunitaria e reagire nel caso si ripresentino;

6) l’immunoterapia può essere associata ad altre terapie oncologiche (chemio terapia e radioterapia e “terapie target”) e a “composti adiuvanti” quali, ad esempio farmaci antinfiammatori inibitori delle prostaglandine PGE2 e delle ciclossigenasi COX-2;

g) l’immunoterapia presenta effetti collaterali generalmente più “sostenibili” rispetto alla chemioterapia anche se a volte possono divenire rilevanti:l’immunoterapia oncologica può far aumentare i meccanismi di difesa in parti del corpo dove “non sono necessari” determinando fenomeni infiammatori di vario tipo e con varia localizzazione.

Le terapie immunoncologiche, purtroppo, oltre a non ottenere spesso “risultati sorprendenti”, in diversi casi non risultano efficaci. Gli studi e le ricerche future permetteranno di comprendere meglio le ragioni di questa mancata risposta, migliorando le terapie. L’immunoterapia oncologica rappresenta di conseguenza “la quinta via” nella cura dei tumori, dopo chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche “a bersaglio molecolare” (terapie target) sviluppate in seguito alla maggior conoscenza del genoma umano ed alle continue ricerche di biologia molecolare. L’immunoterapia, oggi, è in grado di “cronicizzare” o addirittura “guarire” con ottimi risultati malattie tumorali avanzate per le quali, fino a poco tempo fa, non esistevano cure efficaci. L’ingegneria genetica e la sempre più precisa “tipizzazione” tumorale permetteranno nei prossimi anni di costruire “mappe tumorali” e faranno in modo di generare un’immunoterapia sempre più selettiva e specifica per ciascun paziente, permettendo di trattare i malati in modo specifico e con un risparmio di risorse.

 


 

giovedì 1 aprile 2021

Spiegar le vele nella tempesta

 

Se veramente la Saggezza è l’Arte della vita, come tanti pensatori insegnano, allora occorre che chi vive scopra il Senso della sua stessa esistenza.

Certo, la vita è ricca di esperienze spesso inique e frustranti, ma possono essere esse stesse occasione di apprendimento e crescita interiore. Quando una barca a vela inizia la sua virata in un mare decisamente mosso, il passeggero spesso percepisce quel tempo come infinito e, nel bel mezzo della manovra, stenta a vederne un’immediata uscita che porti di nuovo la prua in avanti, verso l’orizzonte e incontro ad un possibile raggio di sole che indichi un tempo migliore ed una navigazione più serena.

Accade che, al culmine della virata, il passeggero si senta sbattuto così come lo scafo che lo conduce, in preda alle forze della natura che se ne infischiano sia della meta del navigante che della bravura del timoniere. Il pensiero, allora, si fissa esclusivamente su alcuni punti, su determinate “opinioni” che, magari condivise tra tanti passeggeri, possono indurre a manovre sbagliate od a lasciarsi completamente andare al panico. Se poi, tramite la radio di bordo, arrivano notizie terrorizzanti, sebbene non confermate, quella virata assume connotati catastrofici. In quel caso la speranza sta tutta nel timoniere, nel pilota, che riuscendo a mantenere la calma e la consapevolezza della giusta azione da intraprendere, mantiene ferma la direzione ed impartisce i giusti ordini di aggiustamento delle vele, portando a termine il difficile cambio di direzione, nonostante i passeggeri si agitino o cadano in preda al terrore.

Se parafrasiamo questa avventura marinara con l’esistenza, si può intuire quanto la Saggezza sia fondamentale per regolare in modo corretto il timone della vita e, in quel modo, resistere ad un mare mosso che risponde a leggi superiori, alla natura che comunque respira e vive nonostante tutto e tutti. L’Arte della vita impone un percorso interiore che riesce a farci assumere maggiore consapevolezza e comprensione della nostra posizione nel mondo e, in questa, la capacità di resistere alle “sirene” di Ulisse che illudono e con falso amore ammaliano i nostri sensi e le nostre menti. L’Arte della vita impone il raziocinio e la fantasia della Conoscenza che non significa né cedere al materialismo assoluto, né restare apatici di fronte ad un’idea, ma muoversi, agire quando la necessità lo impone e quando semplicemente lo si deve fare, senza forzare niente, men che meno noi stessi. I saggi taoisti già avevano intuito questo tramite l’espressione “wei-wuwei” che non significa immobilità, ma azione al giusto momento, nel tempo opportuno (il Kairos – καιρός - greco) dove tutto si condensa ed assume Senso infinito ed eterno.

È un equilibrio difficile, per certi versi intenso e faticoso, ma indispensabile perché si realizzi l’Arte, l’espressione massima di ciò che rappresenta l’Uomo in tutta la sua dimensione che non solo comprende la parte materiale (oggi sempre più “pesante”), ma anche quella mentale e spirituale, sempre più trascurata e “alleggerita” del suo significato profondo. Senza la Saggezza, ogni spaccato della nostra vita diviene insensato e quasi “meccanicamente percepito”; senza quest’Arte la Scienza non è più Scienza così come la Ricerca Interiore non condurrà mai verso il suo rifugio.

Nei momenti difficili, complice la scarsa consapevolezza di noi stessi, tendiamo a vedere il contingente che, sebbene inevitabile pena la difficoltà materiale di condurre un’esistenza sufficiente alla sopravvivenza, assume un connotato dominante che inevitabilmente ci lega a delle sbarre dalle quali non riusciamo a svincolarci. Occorre, quindi, una visione non più ampia o “migliore”, ma semplicemente diversa, forse più intuitiva e creativa, che tende meno a cadere nella necessità di “classificare” e catalogare per capire. Esistono, cioè, le varie sfumature di grigio che, spesso, portano con sé utili indicazioni e mostrano altre direzioni che, però, non sono influenzate dalle spinte fuorvianti di “costruzioni” esterne a noi stessi, ma forti della logica della Conoscenza, di quel “Logos” emblema della “ragione di noi stessi” e della “Sapienza dell’esistere”.

Forse, in questo difficile periodo, è quasi un’utopia cercare di comprendere di nuovo quest’Arte, ma credo altresì sia “necessità profonda dell’Uomo” perché egli realizzi la sua esistenza e proprio ora vi sia la possibilità di farlo. Questo perché, alla fine, siamo noi i timonieri di quella barca a vela e, in realtà, nella nostra vita ed in quel momento, non vi sono passeggeri e durante la pericolosa virata si possono solo udire le sirene che non ci devono distrarre dal coraggio di affrontare il mare perché, come il Sommo Poeta scrive: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.