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martedì 3 settembre 2019

Tra la speranza ed il cancro


Prima di iniziare questo breve articolo, voglio subito mettere in chiaro alcuni punti al fine di non creare fraintendimenti:

  • La chemioterapia può risultare utile, se non fondamentale, nella cura contro il cancro.
  • L’oncologo è l’unico medico specialista in grado di pianificare ed affrontare il problema.
  • Le combinazioni radioterapia-chemioterapia sono strutturate e ragionate e non indicate a caso.
  •  La chirurgia oncologica spesso salva la vita.

Detto questo, vi prego di leggere una dichiarazione (un po’ “datata”: del 2017) del famoso medico chirurgo oncologo prof. Ermanno Leo, luminare nella chirurgia oncologica colon-rettale (Istituto dei Tumori di Milano) e creatore di una tecnica chirurgica innovativa che permette di eliminare, in alcuni casi (in molti, in verità), il famoso “sacchettino” addominale di triste memoria.
Ne riporto solo alcuni stralci (è un intervento molto lungo che potete trovare qui: https://www.youtube.com/watch?v=ZbvFrlDDkfs) perché li ritengo molto indicativi della situazione attuale; cercherò di non estrapolare le frasi a caso, ma di rendere il senso compiuto di tutto il discorso in modo da aver chiaro ciò che lo stesso medico dice:

“Io sono qui quasi per fare un mea culpa come oncologo, ma se dovessimo paragonare e confrontare ciò che ho sentito oggi che di encomiabile tecnologico è avvenuto nell’oncologia sono profondamente deluso e rendo omaggio a chi non ce l’ha fatta e a chi in questo momento non ce la sta facendo.
A me interessa un dato, poi tutti sappiamo che i giochi statistici si possono manipolare e fare: in Italia ci sono ogni anno quasi 180.000 morti di cancro, se questo è il segno di un successo io vado ai giardini pubblici. Il timore mio, e me ne assumo totalmente la responsabilità, è che il cancro in questi decenni sia diventato un affare insieme alle guerre.
Il tumore al colon-retto, di cui mi occupo e di cui si conoscono tutti i precursori, è l’unico che potrebbe scomparire dalla faccia della terra, se ne ammalano ogni anno 50.000 persone con 25.000 morti l’anno. Se si facesse una colonscopia a tutti gli italiani sopra i 45-50 anni non ci sarebbe più la malattia perché si andrebbero ad asportare le forme ancora benigne e evitare la trasformazione in maligna così da non ricorrere al potere delle multinazionali.
Io lo dico senza vergogna, ma queste persone ormai gestiscono il problema farmaco fregandosene che i morti non sono assolutamente diminuiti e anzi, perché il problema è che tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà legata alla chemioterapia. Bisognerà cambiare completamente registro.”
[…]“Se vogliamo dare alcuni dati sulle multinazionali del farmaco (bigpharma). 600 miliardi di dollari sono le vendite delle prime 50 aziende farmaceutiche nel 2013 che equivale al PIL aggregato di 82 paesi, praticamente la metà del mondo.
Quindi il dramma è questo che bisogna avere il coraggio di..  io sono scandalizzato ma sapete quante società medico-scientifiche esistono in Italia ? 800 ! Ma sono tutti scienziati ? È  una cosa folle ! Per il cancro non conosciamo i meccanismi (che ne sono alla base) ed alla gente non si dice la verità. Un mio amico di cui non posso fare il cognome mi ha detto che non siamo preoccupati della fuga dei cervelli all’estero ma degli imbecilli che restano qua. È una cosa abbastanza allucinante. Mi scrive un mio amico che è stato pochi giorni fa ad un congresso importante a Washington dove prima di ogni relazione al congresso è obbligatorio rendere palese le sovvenzioni che ricevono dalle case farmaceutiche. Io per sfida, quasi per disperazione, scrissi ai miei collaboratori all’amministrazione dicendo che da ora in avanti i medici non dovrebbero andare a più di due congressi l’anno, scegliendo i migliori. Successe un finimondo !
Perché voi dovete sapere che le multinazionali assoldano, soprattutto la parte medica particolare che utilizza i loro farmaci, per cui li devono mandare in giro a fare da sponsor, con risultati spesso manipolati ! Perché se noi dovessimo sommare tutte le notizie giornalistiche che enfatizzano tutte le scoperte che sembrano aver trovato il rimedio, ora dovremmo aver debellato la malattia… c’è qualcosa che non va !”
[…]“Guardate che noi siamo salvi, come generazione, per due persone: Fleming che scopre la penicillina, tanti nostri genitori sono morti per una banale polmonite e non l’ha scoperta con i soldi di bigpharma ma con il cervello !
L’altro grande personaggio della storia è Albert Sabin perché altrimenti oggi molti sarebbero qui con le stampelle o le sedie a rotelle e l’ha fatto senza approfittarsi del 455 che oggi dilaga approfittandosi della generosità degli italiani che danno soldi ma non si è mai capito dove vanno a finire, perché non c’è un resoconto ! ”
[…]”In Italia vi è una professione, quella degli scienziati, che non esiste, una laurea in “scienzologia”, che non esiste, come non esiste l’ordine degli scienziati.
Ma veramente torna il discorso che non sono quelli scappati ma quei quattro pirla rimasti ?
Ditemi come si fa ad essere denominati scienziati, come possano aver codificato una nuova professione che è quella degli “scienziati”.

Il senso dell’intervento è piuttosto chiaro e, credo, sia inutile mettersi a disquisire su quanto detto. Il fatto è che, con altissima probabilità, si sta annaspando sulla soluzione al problema.
L’accusa è tagliente e lascia un sapore amaro in bocca: business sfrenato e miopia impongono un “sistema” rigido, privo della necessaria plasticità che impedisce lo studio approfondito della questione.
Affrontare una malattia letale come il cancro, impone una visione ampia e, per certi versi, nuova. Se si deve paragonare la cura ad una “guerra”, allora si deve esser consapevoli che la stiamo perdendo.
Forse è il caso di cambiare visione, di rendersi conto che vi sono vie particolari per affrontare il problema e che possono tranquillamente convivere con le terapie tradizionali in uso.
Uno degli approcci che emergono con forza è quello indicato dalle recenti scoperte dell’interazione terapeutica tra sistema immunitario e tumore; lasciando perdere le caratteristiche prettamente “molecolari” e comprensibili solo da chi ha una formazione nel settore, si può affermare, per capirci, che tale via permette una sorta di “patto” con la bestia, ossia di “cronicizzare” la malattia tenendola sotto controllo (nei casi migliori anche di remissione) e, forse, questa è una filosofia che si può adottare abbandonando la miopia del trattamento esclusivo secondo “protocolli” che, se si dimostrano fallimentari, continuano comunque ad esser propinati.
Di cancro si muore, purtroppo questa è la realtà attuale, ma esistono nuove frontiere che devono per forza esser considerate perché si sono dimostrate scientificamente valide con risultati sorprendenti.
Mi riferisco all’immunoterapia perché di questa ne conosco un poco (almeno teoricamente) e noto, con dispiacere, la parziale ignoranza della sua esistenza tra i malati od i parenti degli stessi; un’ignoranza che non rende giustizia alle possibilità di cura che tutti devono avere.
Non so se, come dice il prof. Leo, bigpharma avrà già messo le mani sul trattamento o sulle caratteristiche dello stesso (se una tale “piovra” esiste, c’è da pensare che già sia così), ma condivido il suo punto di vista: la soluzione del cancro non sarà legata alla chemioterapia.
Forse, una possibile visione, è l’impiego della stessa (o della radioterapia o della chirurgia) combinato con le tecniche di “contenimento” immunologico del problema, potenziando parallelamente la ricerca in oncologia molecolare che possa sempre più approfondire e render chiaro il meccanismo di esistenza e di azione del tumore prima e del cancro poi. Occorrono persone che si dedichino alla questione, forse più di quanti oggi stesso ve ne sono e meno “affarismo” nella gestione farmacologica.
Occorre uno “scatto” che dia una visione più ampia del problema, senza irrigidirsi in una clinica che, ahimé, spesso risulta fallimentare.
Vi è anche un altro fattore da considerare.
La disinformazione è pericolosissima e le cure "farlocche" proliferano tra social network e pseudo-esperti che, in questo caso, delinquenzialmente lucrano sulla malattia. È anche ovvio che, quando tutto il sistema di cura fallisce, un parente (od il malato stesso) si rivolge anche allo stregone pur di aver salva la vita, ma temo che questa sorta di “ricerca” della pietra filosofale sia dovuta anche ad una carenza di informazione corretta da parte di chi esperto lo è davvero, ad una mancanza di divulgazione del problema e non basta, a questi punti, la stesura di interessanti libri: la popolazione legge sempre meno ed i libri specifici sono sempre meno pubblicizzati.
Forse meno “isole dei famosi” e più “superquark” potrebbero giovare e portare l’attenzione sul problema in modo scientifico e comprensibile ai più potrebbe davvero aiutare chi si trova in questa sorta di “girone infernale”.
Ciò che non condivido dell’intervento del prof. Leo è la questione dei “quattro pirla rimasti”: non credo siano “pirla”, ma semplicemente persone valide che si trovano coinvolte in un sistema sanitario ed universitario allucinante. Una famosa antropologa, molto tempo addietro, ebbe a dirmi: “sai, in questo paese resteranno solo due tipi di individui: i “poveri palle” ed i “morituri te salutant”, questa sarà la triste condizione…” indicando due tipologie: gli idioti ed i “gladiatori” (Ave Caesar, morituri te salutant – Ave Cesare, quelli che stanno per morire ti salutano- era il saluto che i gladiatori davano all'imperatore prima dell’inizio dei giochi) e spero fermamente che i nostri “gladiatori” riescano in questo difficile combattimento.  



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