Curiosando sul sito dell’agenzia ANSA, si legge un articolo
abbastanza usuale per questo belpaese: “Atlantia: Castellucci si è dimesso,
oltre 13 milioni di liquidazione”; per chi non conosce questo signore, si sappia
che Giovanni Castellucci è amministratore delegato di Atlantia, la società che controlla Autostrade per l’Italia,
il gestore autostradale coinvolto nella strage del ponte Morandi che ha costato
ben 43 morti (http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/09/17/atlantia-tiene-in-apertura-di-borsa-dopo-scivolone_0abff787-766f-4e11-9b8b-4fe7373e079a.html).
In questo gioco di “scatole cinesi”, tipico della furbesca opera di esperti in holding
e finanza creativa, gli incastri societari sono complessi e spesso difficili da
individuare (e, per l’uomo comune, anche da capire) e quei 13 milioni di euro
dati al signor Castellucci sicuramente saranno “dovuti”, ma restano pur sempre
vergognosi soprattutto perché conseguenza di un tragico evento che ha portato
via ben 43 vite e distrutto altrettante famiglie.
Sempre sul sito si legge, in seguito ad un’intervista al
patron Luciano Benetton (la cui famiglia detiene il 30,25% della holding) circa
il fatto se senta la responsabilità di tali morti, una frase che lo stesso
proprietario dice e che lascia a dir poco perplessi: "È una settimana
che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia.
Speriamo che si chiarisca. Sicuramente ci sarà qualche cambiamento. Questo lo
aspettiamo dal cda di oggi".
Il sig. Benetton è “sotto choc” per l’inchiesta della
giustizia relativa a fatti allucinanti, degni di una repubblica sudamericana (o
meglio di “Bananas”), ossia ad alcuni “report” su due viadotti che sono stati falsificati o “attenuati”, anche dopo il crollo del ponte Morandi.
In parole povere, le società
controllate da Atlantia, la Spea Engineering ed ASPI (le “scatole cinesi” cui
sopra), che dovevano eseguire i controlli sui viadotti certificando il loro “stato
di salute”, avrebbero “ammorbidito” la relazione dichiarando il
falso ed addirittura omettendo alcune situazioni che potrebbero risultare
critiche nei confronti della tenuta strutturale delle opere; dal sito Adnkronos
si legge: “in alcuni casi, sono emerse falsificazioni e omissioni concordate,
finalizzate ad occultare agli ispettori del Ministero delle Infrastrutture e
dei Trasporti elementi rilevanti sulla condizione dei manufatti ed il loro
stato di conservazione, in occasioni di attività ispettive e nell’ambito della
vigilanza ministeriale, che avrebbero comportato una verifica globale
dell’opera ed altre misure precauzionali” (https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/09/13/ponte-morandi-rapporti-falsificati-arresti-perquisizioni_8r1jufAglzxCRaWg5Z9BLM.html?refresh_ce)
con un’intercettazione che, come riporta lo stesso sito, lascia a bocca aperta:
“Più andiamo oltre e più rosicchiamo i margini di
sicurezza... quindi... non ci possiamo più permettere di avere aleatorietà...
soprattutto perché siamo tutti consapevoli che nessuno ha fatto la tac a quel
viadotto...- E' un viadotto che ha delle problematiche... alcune sono
manifestate... noi lo abbiamo preso in conto... ma ce ne saranno delle
altre...". Così Andrea Indovino, addetto all'ufficio Controlli Strutturali
di Spea Engineering, al telefono con la responsabile della sorveglianza
del'Utsa di Genova in una intercettazione riportata nell'ordinanza del GIP
Angela Maria Nutini. E ancora, aggiunge che "Ferretti (Torricelli Lucio,
responsabile della Direzione Opere d'arte di Spea Engineering, ndr) gli ha
detto di rimandare tutto al mittente (Autostrade) e che non l'hanno fatto -
scrive il giudice - solo perchè il mittente che c'è dietro è 'pesante': Io gli
ho fatto presente - dice Indovino - Guarda che dietro c'ho un mittente
pesante...”.
C’è un “mittente pesante”… talmente pesante da omettere di
riferire nell'atto di aver constatato che la realizzazione di un viadotto era
avvenuta in modo discordante dal progetto, dalle relative “relazioni di calcolo”
e dalla contabilità finale dei lavori e che tali documenti non potevano
garantire la sicurezza statica della stessa opera.
Le Fiamme Gialle hanno ricostruito che i funzionari e i
tecnici di Spea avrebbero ricevuto pressioni dai dirigenti della direzione del “VIII tronco di Bari” di Autostrade per l’Italia.
In una intercettazione telefonica a carico di Andrea Indovino, addetto
all’ufficio Controlli Strutturali di Spea Engineering, lo stesso rivela: “… Ci
hanno chiesto di togliere la parte dove c’era ‘rimando agli elaborati
incongruenti’, io mi sono rifiutato di toglierla…”, suggerendo un’opportuna
revisione.
Alla fine, però, Indovino dichiara che le “illogicità” sono state eliminate tranne che nella revisione
zero. Ma non solo ! L’addetto ai Controlli Strutturali
candidamente dice: “Evitiamo di dire i dati da
dove arrivano… diciamo direttamente che la trave è fatta così…
e passiamo l’obiettivo”.
In parole povere: il ponte
Morandi è crollato da poco più di tre mesi e tramite
comunicazioni telefoniche si cerca l’accordo su come falsificare le relazioni tecniche sulla
sicurezza di un viadotto
autostradale che presenta una trave “collassata”, quella sul
canale Paolillo dell’autostrada
A16 Napoli-Canosa.
Il tutto allo scopo di “raggirare” in qualche modo
l’ispettore incaricato dal ministero dei Trasporti
che deve verificare se il ponte può sostenere mezzi pesanti relativi a
trasporti eccezionali e scongiurare la chiusura del tratto con i conseguenti
danni economici. L’intercettazione telefonica della Guardia di Finanza e il
problema strutturale da abbuiare sono ben descritti in questo articolo: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/09/a16-autostrade-occulta-un-altro-ponte-a-rischio/5024939/.
L’altro viadotto su cui sono stati “omessi” dati critici è
il Pecetti sulla A26 (Genova-Gravellona Toce a Mele) e sempre Indovino esprime
un forte dissenso su di un transito eccezionale di 141 tonnellate tanto da
dichiarare: “Non è possibile una superficialità così spinta dopo il 14
agosto” (data del crollo del ponte Morandi) e prosegue poi con: “Vuol dire che
la gente coinvolta non ha capito veramente un ca…o, ma proprio eticamente”.
Indovino sembra porsi anche il problema etico che immediatamente poi mette da
parte dato che: “Però, che prima di dire no secco, perché poi alla fine ti
chiedono nuovamente il perché… prima di dire no secco mi sembra corretto esplorare tutte le possibilità in modo
razionale” e l’uso della parola “razionale” in un contesto del genere lascia a
dir poco allibiti.
Di fronte a tutta questa
bufera, Autostrade per l’Italia emette un comunicato dove dichiara che i
viadotti “sono sicuri” e “conferma nuovamente la sicurezza di tali
opere, dove gli interventi di manutenzione sono stati conclusi diversi mesi fa”
e che “era stata cambiata la sede dei due dipendenti”.
Questa è una storia ricca di insabbiamenti, di omissioni, di
accordi tra vari personaggi scaltri, di società dentro società che ancora
stanno dentro altre società, ma che poi rispondono ad una sola direzione, di
soldi guadagnati (tantissimi) ma di investimenti fatti male ed a risparmio e di
tante altre amenità che, con molta probabilità, sono costate 43 vite.
Al momento vi sono di tre arresti domiciliari e sei misure
interdittive dal pubblico servizio e dal divieto temporaneo di esercitare
attività professionali a favore di soggetti pubblici o privati, comprese perquisizioni
negli uffici delle persone coinvolte, ma chissà se tali indagini porteranno “nuovi
lumi” e chiariranno ulteriormente questo indegno quadro italiano, dato che sempre
il gip di Genova, Angela Nutini, muove gravissime accuse nei confronti di Spea
e di Autostrade per l’Italia in merito ad attività di bonifica dei computer, installazione di telecamere finalizzate ad impedire
l’attivazione delle intercettazioni
da parte degli inquirenti e nell’utilizzo di “disturbatori
di frequenza” per ostacolare quelle già in corso nei locali
delle ditte inquisite, ossia a manovre di “inquinamento probatorio”.
In questo paesello è molto
probabile che un evento vomitevole come questo finirà prima in un “niente di
fatto” e poi nel dimenticatoio sociale dato che “il mittente è pesante” e che i
soldi e gli investimenti che arricchiscono i soliti noti hanno un potere
strabordante che silenzia la coscienza ed annulla l’Etica di qualsiasi uomo da
poco, squalo sociale che vive del capitalismo sfrenato dove la vita umana e la
responsabilità sociale contano meno di zero.
Un’ultima nota: il signor
Castellucci avrà anche la totale copertura legale finanziata da Autostrade:
forse quei 13 milioni di euro non gli bastano a garantirsi una pensione serena.

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