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mercoledì 18 settembre 2019

Buoneuscite per dolo


Curiosando sul sito dell’agenzia ANSA, si legge un articolo abbastanza usuale per questo belpaese: “Atlantia: Castellucci si è dimesso, oltre 13 milioni di liquidazione”; per chi non conosce questo signore, si sappia che Giovanni Castellucci è amministratore delegato di Atlantia,  la società che controlla Autostrade per l’Italia, il gestore autostradale coinvolto nella strage del ponte Morandi che ha costato ben 43 morti (http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2019/09/17/atlantia-tiene-in-apertura-di-borsa-dopo-scivolone_0abff787-766f-4e11-9b8b-4fe7373e079a.html). In questo gioco di “scatole cinesi”, tipico della furbesca opera di esperti in holding e finanza creativa, gli incastri societari sono complessi e spesso difficili da individuare (e, per l’uomo comune, anche da capire) e quei 13 milioni di euro dati al signor Castellucci sicuramente saranno “dovuti”, ma restano pur sempre vergognosi soprattutto perché conseguenza di un tragico evento che ha portato via ben 43 vite e distrutto altrettante famiglie.
Sempre sul sito si legge, in seguito ad un’intervista al patron Luciano Benetton (la cui famiglia detiene il 30,25% della holding) circa il fatto se senta la responsabilità di tali morti, una frase che lo stesso proprietario dice e che lascia a dir poco perplessi: "È una settimana che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia. Speriamo che si chiarisca. Sicuramente ci sarà qualche cambiamento. Questo lo aspettiamo dal cda di oggi".
Il sig. Benetton è “sotto choc” per l’inchiesta della giustizia relativa a fatti allucinanti, degni di una repubblica sudamericana (o meglio di “Bananas”), ossia ad alcuni “report” su due viadotti che sono stati falsificati o “attenuati”, anche dopo il crollo del ponte Morandi.
In parole povere, le società controllate da Atlantia, la Spea Engineering ed ASPI (le “scatole cinesi” cui sopra), che dovevano eseguire i controlli sui viadotti certificando il loro “stato di salute”, avrebbero “ammorbidito” la relazione dichiarando il falso ed addirittura omettendo alcune situazioni che potrebbero risultare critiche nei confronti della tenuta strutturale delle opere; dal sito Adnkronos si legge: “in alcuni casi, sono emerse falsificazioni e omissioni concordate, finalizzate ad occultare agli ispettori del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti elementi rilevanti sulla condizione dei manufatti ed il loro stato di conservazione, in occasioni di attività ispettive e nell’ambito della vigilanza ministeriale, che avrebbero comportato una verifica globale dell’opera ed altre misure precauzionali” (https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/09/13/ponte-morandi-rapporti-falsificati-arresti-perquisizioni_8r1jufAglzxCRaWg5Z9BLM.html?refresh_ce) con un’intercettazione che, come riporta lo stesso sito, lascia a bocca aperta:

“Più andiamo oltre e più rosicchiamo i margini di sicurezza... quindi... non ci possiamo più permettere di avere aleatorietà... soprattutto perché siamo tutti consapevoli che nessuno ha fatto la tac a quel viadotto...- E' un viadotto che ha delle problematiche... alcune sono manifestate... noi lo abbiamo preso in conto... ma ce ne saranno delle altre...". Così Andrea Indovino, addetto all'ufficio Controlli Strutturali di Spea Engineering, al telefono con la responsabile della sorveglianza del'Utsa di Genova in una intercettazione riportata nell'ordinanza del GIP Angela Maria Nutini. E ancora, aggiunge che "Ferretti (Torricelli Lucio, responsabile della Direzione Opere d'arte di Spea Engineering, ndr) gli ha detto di rimandare tutto al mittente (Autostrade) e che non l'hanno fatto - scrive il giudice - solo perchè il mittente che c'è dietro è 'pesante': Io gli ho fatto presente - dice Indovino - Guarda che dietro c'ho un mittente pesante...”.  

C’è un “mittente pesante”… talmente pesante da omettere di riferire nell'atto di aver constatato che la realizzazione di un viadotto era avvenuta in modo discordante dal progetto, dalle relative “relazioni di calcolo” e dalla contabilità finale dei lavori e che tali documenti non potevano garantire la sicurezza statica della stessa opera.
Le Fiamme Gialle hanno ricostruito che i funzionari e i tecnici di Spea avrebbero ricevuto pressioni dai dirigenti della direzione del “VIII tronco di Bari” di Autostrade per l’Italia. In una intercettazione telefonica a carico di Andrea Indovino, addetto all’ufficio Controlli Strutturali di Spea Engineering, lo stesso rivela: “… Ci hanno chiesto di togliere la parte dove c’era ‘rimando agli elaborati incongruenti’, io mi sono rifiutato di toglierla…”, suggerendo un’opportuna revisione.
Alla fine, però, Indovino dichiara che le “illogicità” sono state eliminate tranne che nella revisione zero. Ma non solo ! L’addetto ai Controlli Strutturali candidamente dice: “Evitiamo di dire i dati da dove arrivano… diciamo direttamente che la trave è fatta così… e passiamo l’obiettivo”.
In parole povere: il ponte Morandi è crollato da poco più di tre mesi e tramite comunicazioni telefoniche si cerca l’accordo su come falsificare le relazioni tecniche sulla sicurezza di un viadotto autostradale che presenta una trave collassata, quella sul canale Paolillo dell’autostrada A16 Napoli-Canosa.
Il tutto allo scopo di “raggirare” in qualche modo l’ispettore incaricato dal ministero dei Trasporti che deve verificare se il ponte può sostenere mezzi pesanti relativi a trasporti eccezionali e scongiurare la chiusura del tratto con i conseguenti danni economici. L’intercettazione telefonica della Guardia di Finanza e il problema strutturale da abbuiare sono ben descritti in questo articolo: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/09/a16-autostrade-occulta-un-altro-ponte-a-rischio/5024939/.
L’altro viadotto su cui sono stati “omessi” dati critici è il Pecetti sulla A26 (Genova-Gravellona Toce a Mele) e sempre Indovino esprime un forte dissenso su di un transito eccezionale di 141 tonnellate tanto da dichiarare: “Non è possibile una superficialità così spinta dopo il 14 agosto” (data del crollo del ponte Morandi) e prosegue poi con: “Vuol dire che la gente coinvolta non ha capito veramente un ca…o, ma proprio eticamente”. Indovino sembra porsi anche il problema etico che immediatamente poi mette da parte dato che: “Però, che prima di dire no secco, perché poi alla fine ti chiedono nuovamente il perché… prima di dire no secco mi sembra corretto esplorare tutte le possibilità in modo razionale” e l’uso della parola “razionale” in un contesto del genere lascia a dir poco allibiti.
Di fronte a tutta questa bufera, Autostrade per l’Italia emette un comunicato dove dichiara che i viadotti “sono sicuri” e “conferma nuovamente la sicurezza di tali opere, dove gli interventi di manutenzione sono stati conclusi diversi mesi fa” e che “era stata cambiata la sede dei due dipendenti”.
Questa è una storia ricca di insabbiamenti, di omissioni, di accordi tra vari personaggi scaltri, di società dentro società che ancora stanno dentro altre società, ma che poi rispondono ad una sola direzione, di soldi guadagnati (tantissimi) ma di investimenti fatti male ed a risparmio e di tante altre amenità che, con molta probabilità, sono costate 43 vite.
Al momento vi sono di tre arresti domiciliari e sei misure interdittive dal pubblico servizio e dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali a favore di soggetti pubblici o privati, comprese perquisizioni negli uffici delle persone coinvolte, ma chissà se tali indagini porteranno “nuovi lumi” e chiariranno ulteriormente questo indegno quadro italiano, dato che sempre il gip di Genova, Angela Nutini, muove gravissime accuse nei confronti di Spea e di Autostrade per l’Italia in merito ad attività di bonifica dei computer, installazione di telecamere finalizzate ad impedire l’attivazione delle intercettazioni da parte degli inquirenti e nell’utilizzo di “disturbatori di frequenza” per ostacolare quelle già in corso nei locali delle ditte inquisite, ossia a manovre di “inquinamento probatorio”.
In questo paesello è molto probabile che un evento vomitevole come questo finirà prima in un “niente di fatto” e poi nel dimenticatoio sociale dato che “il mittente è pesante” e che i soldi e gli investimenti che arricchiscono i soliti noti hanno un potere strabordante che silenzia la coscienza ed annulla l’Etica di qualsiasi uomo da poco, squalo sociale che vive del capitalismo sfrenato dove la vita umana e la responsabilità sociale contano meno di zero.
Un’ultima nota: il signor Castellucci avrà anche la totale copertura legale finanziata da Autostrade: forse quei 13 milioni di euro non gli bastano a garantirsi una pensione serena.



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