“Sai mia figlia ha dato un esame difficilissimo ! Era Termodinamica
applicata alla chimica con fisica quantistica …!”
“Scusa ma non fa Scienze Biologiche ? Perché anch’io ho
fatto quegli esami e non ricordo… ma chi è il professore ?”
“E’ il professor XXX ed è severissimo…”
“Ma scusa…. Il prof XXX insegna Chimica Inorganica…. !”
“Sì ma lei ha studiato gli orbitali e poi le hanno insegnato
la termodinamica…. Poi c’è anche la Quantistica !”
“Sì… ma si chiama sempre Chimica Inorganica…”
Per quanto mi riguarda, la Chimica Inorganica è una materia
bellissima e difficilissima ed anzi, credo che sia un vero e proprio scoglio
per i ragazzi al primo anno di uno dei corsi di studio della Facoltà di Scienze
Matematiche, Fisiche e Naturali.
Di fatto quella chiaccherata riportata sopra è realmente
accaduta ed è molto indicativa di quanto l’ego agisca da “cassa di risonanza”
che distorce volutamente una semplice informazione, spesso andando ai confini
del patologico.
L’interlocutore, stupidamente, pensava che un esame dal nome
“Chimica Inorganica” sminuisse il corso di studi della figlia, così arricchiva
la definizione dei punti trattati nel corso, enfatizzando il tutto (addirittura
cambiava il tono della voce in un baritono imponente dando risalto ad ogni
termine: Terrrrmodinamica, Quuuantistica…). Inoltre, come tanti “improvvisati” fisici,
la “Quuuuantistica” spuntava ogni tre parole a mò di sigillo di enorme
difficoltà intellettuale a cui solo pochi eletti potevano accedere (è
certamente una materia difficile, ma sono in molti a studiarla e, soprattutto,
non sono Biologi i quali ne sanno il giusto relativamente alla Chimica Inorganica,
alla Chimica Organica ed alla Chimica Fisica).
Insomma, Chimica Inorganica proprio no… non si poteva dire.
Il nostro ego fa brutte sorprese e, spesso, nel famoso “Complesso
di Superiorità” il mettere in campo comportamenti arroganti, narcisistici e
spesso fallimentari nelle relazioni interpersonali che hanno come scopo quello
di dimostrare la propria superiorità fittizia, è precisamente il modo in cui si
tenta di uscire dalle proprie difficoltà esistenziali.
Quando si manifesta un complesso di superiorità, per
eliminare il senso di inferiorità che sta alla base del vivere interiore, può
bastare un illusorio senso di “successo” (spesso sbandierato ai quattro venti
ed esaltato anche con termini altisonanti), per cercare di mettere a tacere
emozioni negative e frustranti.
Il paradosso, poi, giunge a noi quando l’interlocutore sbandiera
termini incomprensibili ai più, oppure si abbina definizioni inesistenti o
combinate di più termini che non trovano riscontro nella realtà od anche
mascherano specializzazioni semplici da capire, ma, per il nostro “essere
superiore”, troppo sminuenti.
Si ascoltano, così, termini come “Space Lawyer” ossia
“Avvocato spaziale” la cui
clientela, probabilmente, sono gli alieni più litigiosi o che si tamponano con
le loro navicelle; curioso sarebbe poi sapere a cosa attengano le cause e quali
i tribunali di competenza (https://www.amazon.com/James-Dunstan/e/B014YX1X54%3Fref=dbs_a_mng_rwt_scns_share)
od anche “Bear Biologist”, ovvero un “biologo
degli orsi” (lavoro
serissimo ed appassionante, ma il titolo di studio è semplicemente Biologo o
Zoologo se vogliamo; https://alumni.berkeley.edu/california-magazine/just-in/2016-05-03/unusual-life-unfolding-noted-bear-biologist-gains-acclaim).
Infine, come non citare il “Bride Kidnapping Expert” ossia “l’esperto rapitore di sposine” ? Occorre qui
precisare che il “Bride Kidnapping” è un fenomeno realmente esistente che si
realizza nel rapire la donna che si vuole sposare da parte dell’uomo che vuole
sposarla. Ed essere un “esperto” di questo complesso fenomeno sociale, diffuso
in varie parti del mondo, certo non significa che sia lo stesso a rapire donne
da voler sposare, ma la definizione della tipologia di lavoro è quantomeno
curiosa e forse il titolo di “Avvocato esperto nei Diritti dell’Uomo” sarebbe
più calzante (https://en.wikipedia.org/wiki/Bride_kidnapping).
Il “Complesso di Superiorità”, come detto poc’anzi, spesso
maschera un forte e definito “senso di Inferiorità” che sopraggiunge come
risultato di un’esperienza di vita negativa che, il bambino prima e l’adulto
poi, non riesce ad accettare e mutare in insegnamento (per alcuni ciò è
sinonimo di un’intelligenza emotiva ancora da formare). La dottoressa Francesca
Ponziani, psicologa, in un suo articolo scrive:
“In un articolo precedentemente pubblicato ho già
sottolineato che il senso di inferiorità è una condizione che fa parte di
ognuno di noi. Ogni neonato alla nascita è assolutamente inerme nei confronti
del mondo che lo circonda. Deve ancora strutturare competenze e abilità tali da
permettergli di confrontarsi con il mondo in maniera paritaria. Con il tempo,
ogni volta che il bambino crescendo si sperimenta nelle varie situazioni della
vita, impara e acquisisce maggiori competenze. In questo processo il bambino
può, di volta in volta e a seconda di come affronta le varie prove della vita,
superare il congenito senso di inferiorità o confermarlo. Questo processo è
però molto complesso, necessita del dispendio di molte energie e di un grande
investimento su di sé.
Nel cammino orientato al superamento del senso di
inferiorità tipico dell'infanzia la strada è irta di ostacoli, si fa molta
fatica e si può sbagliare. Può anche capitare che dopo prime esperienze di
collaudo negative le persone decidano di cercare strade alternative, meno
lineari e più artificiose per compensare queste sensazioni di inadeguatezza.
D'altronde il senso di inferiorità è una sensazione molto spiacevole, la
tentazione di trovare una facile via d'uscita per cercare di non sperimentare
più questa situazione può essere per alcuni irresistibile”.
È il grande investimento su di sé che, a volte, spesso non è
sufficiente a compensare il disagio e l’inadeguatezza esistenziale e lo stesso,
vuoi per un’educazione familiare che impedisce tale sviluppo, vuoi per
esperienze fortemente traumatiche del giovane, impone a chi soffre di tale
conflitto l’esaltazione della propria persona che spesso sfiora il ridicolo, ma
che è del tutto incosciente nella sua realizzazione.
Insomma, chi si crede “superiore” si pone verso
l’interlocutore spesso in modo altezzoso e il famoso "io ne so comunque di
più" è il messaggio che passa od anche “io ho le conoscenze giuste, io ho
le soluzioni migliori” è il senso del proprio inter-relazionarsi. Non siamo
davanti al classico narcisista che cerca di piacere ad ogni costo per avere la
sua giusta (presunta) accettazione, approvazione o conferma.
In realtà chi si sente “superiore” la conferma se l’è data da solo tanto tempo fa (oppure gliel’ha trasfusa un genitore a sua volta
frustrato ed in cerca di riscatto); egli non vuole riconoscimenti, ma li toglie
agli altri, che, quando hanno a che fare con lui, ne escono sempre sminuiti.
Qui rientrano anche i termini quasi inventati per
autodefinirsi, poiché non resta che esaltare le proprie presunte capacità
intellettive (che magari sono piuttosto comuni) e non raramente discute con dei
medici senza essere medico o con ingegneri senza essere ingegnere ed altro
ancora; insomma, crede di essere “alla pari”, ma la scena si rivela grottesca e
manifesta il suo eterno bisogno di “sentirsi qualcosa o qualcuno”.
Di fatto, costui quanto più mostra di “essere” (magari senza
competenze alcune), tanto meno, nel profondo, sente di essere ed una volta riconosciuto
spesso è impossibile da aiutare: egli ci crede davvero! Il problema, pertanto,
resta nel non farci coinvolgere dall’assurda influenza che la sua finta sicurezza
può esercitare, spesso anche al di là del suo stesso volere.


