“Profondo e pacifico, libero da
costrutti, di una luminosità incomparabile: ho scoperto un Dharma che è come un
nettare. Eppure, se dovessi insegnarlo, nessuno lo capirebbe e dunque resterò
qui, in silenzio nella foresta” (Buddha, al momento della sua illuminazione,
tratto dal “Sutra del Diamante”)
Nel principio della ciclicità dell’esistenza,
non esiste un Sé indipendente e nemmeno una realtà che possa dirsi oggettiva,
ma ogni cosa diviene interdipendente.
Questo, brevemente, è l’insegnamento di
base che arriva a noi dalla riflessione di Nagarjuna, saggio indiano e fonte
illimitata di riflessione grazie al suo magistrale scritto “La saggezza
fondamentale della Via di Mezzo”.
Nella ciclicità del tempo interiore, nella
vera essenza di ogni vita e nel senso eterno del nostro esistere, si muovono
innumerevoli anime spesso confuse dall’apparenza delle cose e degli eventi.
Quell’essenza a-priori che muove l’universo
intero si riflette in noi come frutto di un’armonia che non pone il contrasto
della dualità come fondamento della comprensione, ma indica la sua presenza in
una “forma che è vacuità e dove la
vacuità è forma”.
Non vi è, pertanto, un’oggettività da
mettere a contrasto con la propria mente, ma una capacità di riflessione che
consente l’ottenimento del mezzo fondamentale affinché si possa percepire la
realizzazione di quel sentimento sostanziale che permette il viaggio in queste dimensioni
dell’essere: la compassione.
Non esistono, in tal modo, più verità, ma
una sola grande Verità che può assurgere a faro spirituale che indica la
direzione verso quella Realtà sfuggevole nel ramo dell’esistenza che conduciamo
su questo ed altri innumerevoli piani costretti dalla materia.
L’individuo non è semplice “esistenza” a
sé stante composta da un aggregato psicofisico, ma una base sulla quale
poggiare la propria comprensione verso vie di comunicazione a doppio senso,
nelle quali causa ed effetto sono interdipendenti in senso ciclico e senza soluzione
di continuità.
Vi è necessità, pertanto, di superare l’illusione
del mondo che si ritiene oggettivo per spingere la mente verso l’ampiezza di un
universo senza confini e senza tempo che solo la sacralità dello spirito può
identificare; a tale scopo solo il silenzio,
che non si identifica esclusivamente nell’assenza di suono, ma anche con l’allontanamento del
pensiero orientato verso l’inganno degli stereotipi mentali, può fungere da
incomparabile sonda nella dimensione del Sé e, così come un diamante recide il
duro, il silenzio apre la porta di quella stanza eterna ed infinita che
rappresenta la nostra vera essenza.
In tal modo la meditazione, quella che
raggiunge le fibre profonde dell’essere, crea armonia e cura le piaghe dell’illusione
data dalla rivoluzione continua della materia.
Nello sconvolgimento inevitabile che
risulta dalla posizione duale della “soggettiva realtà” che un qualsiasi costrutto
mentale impone a noi stessi, sorgono emozioni distruttive (rabbia, orgoglio,
attaccamento, bramosia, gelosia ed altro) che usano violenza nei confronti di
noi stessi, legandoci al giogo dell’infelicità e gettandoci nella spirale dell’auto-commiserazione,
minando alla base quella pace interiore che sorgerebbe, invece, con la
naturalezza del sole durante l’alba del mattino.
L’azione di tali forze demolitrici, impone
a noi stessi una distrazione forzata dalla ciclicità cui apparteniamo, ponendo
un velo scuro sull’interdipendenza che ognuno ha nei confronti di ogni essere e
di ogni dimensione dell’esistere, creando sofferenza e dolore.
Perché questo possa esser evitato, occorre
aver inciso dentro di sé il fatto che l’accesso ad una complessa dimensione
quale quella dello spirito, si realizza non fuori dal tempo, né dal mondo e
nemmeno dopo questa vita, ma nell’istante, nel “qui ed ora” poiché, come
scrive Ananda
K. Coomaraswamy, “l’eternità
è più vicina a noi del tempo”.
Non vi è stasi, pertanto, ma continuo
mutamento dove esiste sempre un inizio e mai una fine, dove si concretizza l’unità
del tempo in un’unica e continua totalità.
È in questo continuo rivolgersi in
silenzio all’assoluto che sentiamo amore e passione, immagini di eternità
riflesse nella luce dell’istante.
La vita, in tal modo, non termina mai tanto che coincidono fine ed inizio, eterno ritorno e sempiterna
permanenza. Nessun contrapposto e niente dualità: solo un piacevole naufragio
nel mare dell’infinito.

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