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mercoledì 6 febbraio 2019

Dove paga la Conoscenza ?


Tempo addietro, durante una conversazione occasionale, ascoltavo un’estetista che magnificava gli effetti di una dieta “disintossicante” da prodotti dell'organismo da lei definiti “di scarto”. Argomento senza dubbio interessante che attirava l’attenzione dei presenti soprattutto quando si accennava alla perdita di peso ottenibile in poco tempo.
La descrizione della dieta procedeva secondo una logica che, all’apparenza, non faceva una piega.
La discussione, poi, si è spostata pure sulla famosa dieta chetogenica (Keto-diet) che in breve tempo assicura una buona perdita di peso e con un po’ di controllo sull’alimentazione e con l’ausilio di alcune precauzioni, si ottengono risultati più che soddisfacenti.
Questi due esempi sopra citati sono classici casi di come si possa far “marketing” per far "abboccare" le persone per far assumere stili di vita apparentemente sani che, invece, non lo sono. O quanto meno che richiedono un’attenzione massima poiché la realtà non è così semplice come viene descritta.
In una discussione telefonica con un collega, circa la professionalità nella riabilitazione ed il benessere della persona, mi è stato detto che, visto il mutare dei tempi, occorre adeguarsi ad essi: se vi è qualcosa di più “fantasioso” che possa stimolare le persone a "venir da noi" ed alla fine non sia così lontano dai valori scientifici della disciplina, perché no ? Insomma, un po’ di marketing fa bene e non c’è da esser troppo “pignoli”. Inoltre, mi è stato pure ribadito il concetto che la conoscenza “non paga”, ossia io posso aver pubblicato decine di articoli scientifici ed aver conseguito due lauree, ma alla gente poco importa dato che "va dove l’offerta è più intrigante”: la conoscenza la posso sviluppare ed ampliare solo per una sorta di “soddisfazione personale”, ma nulla di più.. insomma, serve a poco…
Al termine della telefonata, sono rimasto molto perplesso e, lasciatemelo dire, un po’ deluso.
Forse sono un povero illuso, ma non credo che le persone siano così deficienti da non rendersi conto di quanto sia valida una proposta che seriamente basa le sue convinzioni sul valore scientifico-applicativo rispetto qualcos’altro che, magari, profuma di scienza, ma si perde nei meandri dell’appetibilità dell’offerta.
Cerco di spiegarmi meglio.
Le due diete proposte sopra hanno un “senso” scientifico, ma occorrerebbe dire all’ignaro utente che ci si disintossica quando si è intossicati da qualcosa e non dai prodotti catabolici che il proprio organismo normalmente produce e che smaltisce secondo processi dettati dalla Biochimica; se si è obesi e il sistema organico non risponde a sufficienza od è in difficoltà in alcuni distretti, allora tali cataboliti possono esser in qualche modo “d’impiccio” ed ha senso proporre un regime alimentare del genere, ma l’obesità è una patologia e l’individuo che ne soffre diviene un “paziente”. Inoltre, il nostro utente dovrebbe anche sapere che la dieta chetogenica (così chiamata per la produzione di “corpi chetonici”), che costringe le cellule a modificare la loro fonte energetica, è indicata solo in caso di patologie conclamate quali iperglicemia, riduzione dei casi di epilessia infantile, obesità grave, diabete di tipo due o sindromi metaboliche, tumori invasivi ed altro e dev’essere, pertanto, eseguita esclusivamente sotto stretto controllo medico da parte di specialisti del settore, dato che le controindicazioni sono piuttosto pesanti (problemi cardiaci, diminuzione della densità ossea, problemi al sistema gastrointestinale, nefrolitiasi, disturbi biliari, vertigini posturali ed altro) tanto che a termine del trattamento è previsto pure un periodo di “riabilitazione nutrizionale”.
Quindi, i due regimi alimentari sicuramente hanno “basi fisiologiche” certe, ma lo scopo a cui si rivolgono è stato leggermente “fuorviato” a pro di una manovra di marketing e di stereotipi richiesti dalla moda del momento.
La conoscenza serve al professionista (che si pensa onesto e competente) ad evitare queste distorsioni ed a indirizzare meglio il proprio cliente verso soluzioni che siano sempre più adatte alla richiesta e meno dannose al benessere della persona.
Adattarsi ai tempi è un’indubbia qualità, ma anche riconoscere ciò che porta allo scadere dell’Etica personale e professionale pure e per riconoscere questo occorre studiare, ampliare la propria conoscenza e formare i futuri professionisti con onestà intellettuale e capacità di insegnamento.
A volte occorre, forse, esser meno “venditori” e più “competenti”, anche se questo comporta il proporre attività meno divertenti, ma sicuramente più efficaci.
Una nota finale: nella telefonata mi è stato detto che vi sono “molte teorie” che cercano di spiegare una determinata patologia; ecco: quelle sono “ipotesi”, non “teorie” (che sono verificate e dimostrate sperimentalmente) e sebbene nulla c’è di sbagliato nel lavorare tenendo conto di varie ipotesi intelligenti e logiche, occorre sempre ricordare che tali sono e che si nutrono della plasticità dell’avanzamento nelle scoperte scientifiche verso le quali occorre inevitabilmente tenersi aggiornati.
Ecco “dove paga” la conoscenza… 


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