Tempo addietro, durante una
conversazione occasionale, ascoltavo un’estetista che magnificava gli effetti di una
dieta “disintossicante” da prodotti dell'organismo da lei definiti “di scarto”.
Argomento senza dubbio interessante che attirava l’attenzione dei presenti soprattutto
quando si accennava alla perdita di peso ottenibile in poco tempo.
La descrizione della dieta procedeva secondo una logica che, all’apparenza, non faceva
una piega.
La discussione, poi, si è spostata pure sulla
famosa dieta chetogenica (Keto-diet)
che in breve tempo assicura una buona perdita di peso e con un po’ di controllo
sull’alimentazione e con l’ausilio di alcune precauzioni, si ottengono
risultati più che soddisfacenti.
Questi due esempi sopra citati sono classici
casi di come si possa far “marketing” per far "abboccare" le persone per far assumere stili di vita
apparentemente sani che, invece, non lo sono. O quanto meno che richiedono un’attenzione
massima poiché la realtà non è così semplice come viene descritta.
In una discussione telefonica con un
collega, circa la professionalità nella riabilitazione ed il benessere della
persona, mi è stato detto che, visto il mutare dei tempi, occorre adeguarsi ad
essi: se vi è qualcosa di più “fantasioso” che possa stimolare le persone a
"venir da noi" ed alla fine non sia così lontano dai valori scientifici della disciplina, perché no
? Insomma, un po’ di marketing fa bene e non c’è da esser troppo “pignoli”. Inoltre,
mi è stato pure ribadito il concetto che la conoscenza “non paga”, ossia io
posso aver pubblicato decine di articoli scientifici ed aver conseguito due
lauree, ma alla gente poco importa dato che "va dove l’offerta è più intrigante”: la conoscenza
la posso sviluppare ed ampliare solo per una sorta di “soddisfazione personale”,
ma nulla di più.. insomma, serve a poco…
Al termine della telefonata, sono rimasto
molto perplesso e, lasciatemelo dire, un po’ deluso.
Forse sono un povero illuso, ma non credo
che le persone siano così deficienti da non rendersi conto di quanto sia valida
una proposta che seriamente basa le sue convinzioni sul valore scientifico-applicativo
rispetto qualcos’altro che, magari, profuma di scienza, ma si perde nei meandri
dell’appetibilità dell’offerta.
Cerco di spiegarmi meglio.
Le due diete proposte sopra hanno un “senso”
scientifico, ma occorrerebbe dire all’ignaro utente che ci si disintossica
quando si è intossicati da qualcosa e non dai prodotti catabolici che il
proprio organismo normalmente produce e che smaltisce secondo processi dettati
dalla Biochimica; se si è obesi e il sistema organico non risponde a
sufficienza od è in difficoltà in alcuni distretti, allora tali cataboliti
possono esser in qualche modo “d’impiccio” ed ha senso proporre un regime
alimentare del genere, ma l’obesità è una patologia e l’individuo che ne soffre
diviene un “paziente”. Inoltre, il nostro utente dovrebbe anche sapere che la dieta
chetogenica (così chiamata per la produzione di “corpi chetonici”), che costringe
le cellule a modificare la loro fonte energetica, è indicata solo in caso di patologie conclamate
quali iperglicemia, riduzione dei casi di epilessia infantile, obesità grave,
diabete di tipo due o sindromi metaboliche, tumori invasivi ed altro e dev’essere,
pertanto, eseguita esclusivamente sotto stretto controllo medico da parte di
specialisti del settore, dato che le controindicazioni sono piuttosto pesanti
(problemi cardiaci, diminuzione della densità ossea, problemi al sistema
gastrointestinale, nefrolitiasi, disturbi biliari, vertigini posturali ed
altro) tanto che a termine del trattamento è previsto pure un periodo di “riabilitazione
nutrizionale”.
Quindi, i due regimi alimentari
sicuramente hanno “basi fisiologiche” certe, ma lo scopo a cui si rivolgono è
stato leggermente “fuorviato” a pro di una manovra di marketing e di stereotipi richiesti dalla moda del momento.
La conoscenza serve al professionista (che
si pensa onesto e competente) ad evitare queste distorsioni ed a indirizzare
meglio il proprio cliente verso soluzioni che siano sempre più adatte alla
richiesta e meno dannose al benessere della persona.
Adattarsi ai tempi è un’indubbia qualità,
ma anche riconoscere ciò che porta allo scadere dell’Etica personale e
professionale pure e per riconoscere questo occorre studiare, ampliare la
propria conoscenza e formare i futuri professionisti con onestà intellettuale e
capacità di insegnamento.
A volte occorre, forse, esser meno “venditori”
e più “competenti”, anche se questo comporta il proporre attività meno
divertenti, ma sicuramente più efficaci.
Una nota finale: nella telefonata mi è
stato detto che vi sono “molte teorie” che cercano di spiegare una determinata
patologia; ecco: quelle sono “ipotesi”, non “teorie” (che sono verificate e
dimostrate sperimentalmente) e sebbene nulla c’è di sbagliato nel lavorare tenendo
conto di varie ipotesi intelligenti e logiche, occorre sempre ricordare che
tali sono e che si nutrono della plasticità dell’avanzamento nelle scoperte
scientifiche verso le quali occorre inevitabilmente tenersi aggiornati.
Ecco “dove paga” la conoscenza…

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