Ebbene lo confesso: anche io sono stato
attirato dal fascino delle Maldive.
Per il mio 50esimo compleanno ho
deciso, sotto l'audace consiglio di un'esperta viaggiatrice, di concedermi
questa meta tanto ambita da molti. Così, dopo aver accettato l'idea, il viaggio
è stato programmato nei minimi dettagli, comprese le "escursioni" tipiche
di quei posti a base di pic-nic su isolette dell'atollo prescelto e pranzi su
banchi di sabbia in mezzo all'oceano, con snorkeling annesso. Devo dire che lo
snorkeling e l'apnea mi hanno sempre attirato (sopratutto quest'ultima) per cui
l'accettare il pacchetto di viaggio non è stato difficile. Durante la
prenotazione della permanenza nell'isoletta di Thinadhoo, nell'atollo chiamato
Vaavu, l'amica esperta mi confida che dovrò sopportare l'assenza di alcool dato
che tutta la zona segue i precetti islamici. "Poco male", mi dico,
"sarà una sorta di depurazione".
Dopo un volo interminabile e stancante,
anche se condotto con la meravigliosa compagnia aerea Emirates, arrivo a Malé,
capitale della Repubblica delle Maldive. Appena fuori dalla porta degli arrivi,
trovo un ragazzo Thailandese che subito organizza il trasferimento in una sorta
di motoscafo potentissimo con due motori che, spinti al massimo, fanno
letteralmente volare lo scafo sopra il mare. Dopo circa un'ora e mezzo di
peripezie tra le onde, arrivo frastornato alla meta.
Da ora in poi ecco le
"Unconventional Maldives", le Maldive non-convenzionali.
Appena arrivato, ad accogliere vi è un
simpatico signore che fa immediatamente caricare il bagaglio su di un carretto
semicoperto da un telo di plastica e trainato da un ragazzo del posto che non
aveva certo l'aspetto di Maciste. Inizio ad intuire che quei resort di lusso
che tanto sono pubblicizzati, con palafitte in acqua e camere da sogno sopra,
non saranno il mio alloggio. E così è stato. La permanenza era organizzata in
un hotel di cui non si conoscono le stelle (che forse non interessano a nessuno),
ossia una struttura che sembra ottenuta da una caserma suddivisa in due
palazzi. Il primo palazzo, denominato impropriamente "boutique" (il
perché nessuno ancora l'ha compreso), ospita la reception principale ed una
piscina di circa 6 metri buona per un ammollo costante, mentre il secondo
palazzo, direttamente sul mare, presenta stanze "DeLuxe" che
rispecchiano quelle di un buon tre stelle italiano. Insomma, come si può
intuire, niente Resort, nessuna piscina riscaldata, totale assenza di panorama
dalla camera (purtroppo davanti al terrazzo vi era una palma enorme che
offuscava l'80% della vista oceanica, ma lasciava ammirare i tondini di ferro
che salivano dal tetto della terrazza-ristorante rigorosamente di cemento), un
ristorante che sembrava un ricovero (un tetto sorretto da quattro pilastri di
cemento con pareti costituite da un telo di plastica che si poteva avvolgere e
svolgere in senso verticale) con cibo servito a buffet ed un bar esterno che
chiudeva immancabilmente alle 22, ossia quando il probabile turista era invitato
a consumare.
A complicare la vita ad un occidentale
medio, inoltre, vi era la rigida regolamentazione imposta dall'Islam (che in
tutti gli stati del genere s'infila nella costituzione giuridica): per lunghi
tratti di spiaggia, compreso quello davanti l'albergo, le donne non potevano
assolutamente indossare il bikini, ma passeggiare coperte almeno da un pareo ed
una maglietta e con essi fare pure il bagno (per l'uomo bastava una t-shirt
normalissima). Si poteva così camminare per mezzora su spiagge ben attrezzate,
ma con pochissima gente (parte dedicata alla legge islamica) per arrivare alle zone
più frequentate dove, ahimé, con mio sconforto vedevo gazebo di legno
improvvisati e mezzi sfondati dalle intemperie e dal vento, bottiglie di
plastica sparse verso la foresta retrostante e sdraio malconce (di plastica pure
queste). Durante quelle passeggiate, poi, notai pure dei copertoni d'auto ed
una testata di un motore nautico lasciata arrugginire in bella vista. A quel
punto mi venne la curiosità di fare un giro nel paese (quattro strade disposte
in modo più o meno ortogonale tra loro e tutte rigorosamente di sabbia) e
quello che vidi fu assurdo: nelle piccole aiuole che accoglievano chi scendeva
dai traghetti al porto, vi era di tutto, dalle lattine di aranciata alle
bottigliette di Coca Cola, dal sacchetto a pezzi di ferro arrugginito. Insomma,
pattume ovunque !
Il colmo venne raggiunto alla prima
"escursione programmata", ossia un pic-nic organizzato presso
un'isoletta del medesimo atollo. Raggiunto il numero sufficiente di
partecipanti, una piccola barchetta di legno ci portò verso quello che credevo
fosse un paradiso tropicale che, invece si rivelò... una discarica, anzi due !
Sì, proprio due poiché prima di giungere all'approdo, la nostra
"barchetta" dondolante è sfilata in una sorta di gola tra due
isolotti: il pattume a mucchi regnava incontrastato. Mucchi di bottiglie di
plastica, di taniche di ferro e plastica, di sacchetti e di ogni altra amenità
dominava il panorama. Una discarica a cielo aperto ! Il pranzo si svolse in
riva, cercando di tener lontani i malcapitati dal sudicio che imperversava al
centro dell'isolotto, ma bastava fare 5 minuti di comoda passeggiata per
scorgere sacchetti e bottiglie di plastica.
il problema si ripetè anche nella
meravigliosa Ambarà: fondali strepitosi che contenevano lattine di Fanta. Tra i
pesci pagliaccio e le stelle marine un pò birichine, stavano le lattine consumate,
forse, dal turista distratto.
Tornati a Thinadhoo, solo per banale
curiosità, notai la data di scadenza delle bottigliette di acqua offerte
gentilmente dallo staff: la più recente risaliva a tre mesi fa. Ecco perché il
sapore di quell'acqua virava decisamente verso la plastica.
Alle 5 della mattina dopo, venni
svegliato dalla moschea che intonava i canti all'onnipotente Allah, mentre
subito dopo, verso le 7.30, il "sound" di Brian Adams,
"Everything I do, I'll do it for you", riempiva il cortile. Subito
dopo la playlist continuava con "Staying alive" e l'immancabile
"That's Amore", canzone che, per i miei gusti, assume i connotati di
una presa per i fondelli. Un passaggio netto dal sacro al profano. Questa, più
o meno, era la "tabella di marcia" del mattino che, iniziando con
questi toni, si lanciava successivamente verso azzardi anche maggiori con la
presentazione dei "Mocktail" ossia di cocktail non alcolici che, in
tutta franchezza, non erano granché, ossia dei buoni rinfrescanti (come la
"ginger beer"), ma non certo né aperitivi, né post cena. Al massimo
erano ottimi da consumare il pomeriggio dopo una giornata passata a far
snorkeling o immersioni.
In quel posto, possiamo dire con una
certa sicurezza, mancava tutto ciò che ci si aspetta da una vacanza blasonata
come quella maldiviana. Atolli usati come discariche, spiagge letteralmente da
cartolina con bottiglie di plastica e copertoni, alloggio in un paese sperduto
su di un isolotto ai margini dell’arcipelago, nessun confort, niente alcol,
massima attenzione all’indossare il bikini femminile od alle improbabili nudità
maschili... insomma, leggendo sin qui il lettore si chiederà: "ma cosa
diavolo si è messo a fare questo tipo per i suoi 50 anni ?" e subito dopo
affermerà che: "le Maldive... ma tu pensa... chi l'avrebbe mai detto ?".
Rispondiamo subito al "chi
l'avrebbe mai detto ?".
Purtroppo l'uomo è il peggior parassita
che esista sulla faccia della terra ed è stato capace, oltre di razziare e
rovinare la meraviglia della barriera corallina, anche di annullare, di coprire
intere meraviglie della natura con cemento a presa rapida, palafitte, cuscini
di lusso, villette a schiera ed altre amenità architettoniche che annientano
ogni piccola presenza della natura incontaminata tipica di questa zona del
mondo. il turismo intensivo che stanno vivendo questi lembi di terra immersi
nell'oceano, sono esclusivamente una lussuriosa sporcizia. I maldiviani stessi
sono increduli di quanto si possa costruire e lo stanno dimostrando grazie ad
una loro totale incapacità nel gestire il tutto: Malé, la capitale, è una città
sudicia, caotica, inquinata. I vari grattacieli costruiti e tutt’ora in
costruzione sono dei veri obbrobri strutturali che annichiliscono il visitatore
che possieda un minimo di gusto estetico. Le strade sono impraticabili per
chiunque, salvo non si possegga un motorino con in quale correre come folli per
le vie strette di una città nel completo caos. Il caldo equatoriale completa il
quadro con un sudore appiccicaticcio che ti avvolge ad ogni passo. Bellissima
la moschea ed il giardino annesso, ma sono come soffocati da qualcosa di
terribilmente anomalo ed inquietante. Il turismo sempre più massivo sta
uccidendo un arcipelago intero, complici i suoi abitanti che non riescono a
portare equilibrio tra la giusta resa economica e l'opportuna salvaguardia (che
a volte dovrebbe essere molto decisa) del proprio ambiente di vita che
coincide, volenti o nolenti, con uno dei posti più belli del mondo. Gli
innumerevoli resort che esistono e sono in costruzione, benché segno
dell'opulenza occidentale (a volte grossolana, grezza nel suo modo di porsi),
sono anche una totale disfatta per l'ambiente e per l'ecosistema.
E noi tutti ne siamo colpevoli perché
complici.
Qualcuno dice che tra 50 anni metà
arcipelago non esisterà più... forse resteranno solo le palafitte di lusso e
gli spazi animazione, magari impraticabili perché ormai tana delle bellissime
aquile di mare e degli squali nutrici che, sebbene generalmente pacifici,
esercitano il diritto di padroni del luogo. Mi dispiace solo che, con molta
probabilità, io non sarò a vedere lo spettacolo: sarei centenario.
Cari lettori, le Maldive non sono
quelle del volantino dell'agenzia di viaggio, a meno che non si opti per la
permanenza nel resort “stellare” che, grazie al servizio "all
inclusive", vi da anche il latte di capra. Le Maldive non sono mai state
come hanno raccontato i tour operator sin'oggi. La loro meraviglia è stata
distrutta da tempo e quel poco che rimane è in gravissimo pericolo.
Perché sono andato alle Maldive, in
quel "tipo" di Maldive, per un appuntamento sentito come quello dei
50 anni ? Perché, nonostante tutto, il fascino di un mare ancora non totalmente
rovinato e libero di esprimere la sua forza e la sua natura, è potente e raro
da sperimentare. I fondali meravigliosi che esprimono una fauna al limite
dell'estinzione porta con sé una rara armonia che addirittura, a volte, si
spezza anche solo immergendoci con le bombole e la si mantiene esclusivamente
appena a pochi metri con un’immersione in apnea. Lo spettacolo che si ammira è
incommensurabile e nonostante le storture prima dette, non si ha un'idea di
cosa realmente sia se non proviamo l'esperienza di persona.
C'è un altro fatto che mi spinge
addirittura a meditare un ritorno: Thinadhoo. Quest'isola, fuori dai grandi
giri turistici, con un gelataio che non sa nemmeno cosa ha in frigo od il piccolo
mercatino della frutta e verdura (in realtà una sola piccola stanza in uno
stabile fatiscente), con le volpi volanti che si appollaiano davanti alla
finestra della camera penzolando da un ramo della palma come un grande
pipistrello, con la piccola moschea che richiama ogni sera la maggior parte
degli abitanti lasciando vuoti i negozi che mantengono comunque il cartello
"open", con il sorriso e la grandissima disponibilità delle persone
che con il cuore ti accompagnano ed aiutano in qualsiasi tua richiesta, fanno
sì che l'isola intera conservi una personalità incredibile ed un fascino
coinvolgente. Lo stesso ottimo cibo (carne - pesce - riso) che veniva cucinato
con passione ed in vari modi, confermava il desiderio di far sentire gli ospiti
il più possibile a casa loro: con il poco che avevano i maldiviani di Thinadhoo
riuscivano egregiamente in questa impresa. Per il giorno del mio compleanno ho
goduto di una cena sotto un gazebo allestito con gusto, amore e tanta voglia di
soddisfare il festeggiato. Ho tagliato un dolce buonissimo circondato dai
cuochi che lo hanno fatto al momento e dai camerieri che cantavano un
"happy birthday to you" davanti ad un oceano brillante ed alle razze
che danzavano a pochi metri da me. Non si può non percepire il calore di queste
persone e l'armonia, l'equilibrio, che portano al posto, nonostante tutte le
sue contraddizioni.
Quindi, tornerò alle Maldive ? Sì, lo
farò di nuovo e sempre a Thinadhoo, laddove non vi sono resort stellari e dove
alle 21.30 vige una sorta di coprifuoco, dove non posso assolutamente bere
alcolici e dove si deve dormire alle 22. Dove mi aspetta una barriera corallina
a pochi metri dalla spiaggia e dove, nei giorni di sole e vento calmo, non
appena togli la maglietta ed inizi a fermarti un solo attimo, le zanzare ti
assalgono a frotte .
Tornerò lì, perché quella è la vita
maldiviana e quelli sono gli ambienti dove tutto il fulcro dell'arcipelago si
muove, non il resort anonimo, più o meno uguale in ogni atollo.