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giovedì 8 aprile 2021

Focus on.... Immunoterapia contro il cancro

Fare divulgazione scientifica non è affatto semplice e, spesso, spiegare concetti molto difficili con parole semplici risulta un'impresa titanica. In questi momenti difficili, però, credo sia utile e corretto trattare, con un linguaggio il più comprensibile per tutti (non "addetti ai lavori" compresi) alcuni temi che lasciano intravedere speranza e possibilità di cura per tutti noi. Per tale motivo ho deciso di dedicare, una volta al mese, un articolo "Focus on...", ossia un tentativo di divulgazione di tematiche legate alla Scienza che possono interessarci da vicino, sperando di suscitare curiosità ed interesse. Inizio l'avventura con un primo articolo dedicato all'Immunoterapia contro il cancro, un tema affascinante e delicato che descrive una "quinta via" nella cura e nel contenimento di una malattia tanto grave quanto, ahimé, diffusa.

Il cancro è una malattia “multifattoriale”, un insieme di molteplici problemi non più catalogabili considerando soltanto le caratteristiche dei tessuti e degli organi colpiti, ma da classificare sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari e da “combattere e controllare” su questo piano avendo sempre presente la forte instabilità e la capacità di mutare delle cellule tumorali (o neoplastiche) in risposta alle terapie. In questo scenario si muovono oggi l’immunoncologia e l’immunoterapiaoncologica.

L’immunoncologia è un campo di studio molto complesso ed in continua evoluzione sviluppato partendo dalle scoperte del patologo tedesco Rudolf Virchow (1821-1902). Questo scienziato ha ampliato i confini della medicina e si è guadagnato una fama internazionale tanto da essere considerato “eroe di tutti tempi”. L’immunoncologia si è fatta pian piano strada nel XX° secolo, alternando percorsi difficili a scoperte notevoli e procedendo sempre nel dubbio e nell’incertezza, ma anche nella passione della ricerca scientifica; vale la pena ricordare il lavoro del prof. Alberto Mantovani, immunologo, i cui studi hanno dimostrato come i macrofagi, componenti fondamentali dell’immunità innata (che possiamo considerare come la “prima linea di difesa”) e delle reazioni infiammatorie, sono in grado di promuovere la crescita tumorale tanto che una strategia “alternativa” alla cura al cancro si propone di colpire non solo le cellule tumorali, ma anche il “microambiente infiammatorio” che le circonda di cui le cellule immunitarie (i linfociti T ed i macrofagi) fanno parte. L’immunoterapia oncologica, in questi ultimi anni, ha assunto un posto di primo piano nella cura del cancro venendo così a premiare tutti gli studiosi che hanno creduto in questa disciplina alla ricerca della soluzione di un problema annoso e sempre attuale che ha afflitto milioni di persone ed appassionato generazioni di scienziati. L’incapacità del sistema immunitario di esercitare un’attività di eliminazione e controllo della patologia neoplastica è apparsa, per molti anni, un ostacolo insormontabile all’utilizzo di questa strada per la cura dei tumori.

Le cellule tumorali, infatti, pur presentando sulla loro superficie proteine mutate (antigeni) in grandi quantità, teoricamente sono capaci di indurre una risposta immunitaria (allo stesso modo dei batteri e dei virus), ma in realtà, nella maggioranza dei casi, non promuovono affatto tale risposta. In verità sembra che tali cellule acquisiscano una sorta di “invisibilità” al sistema immunitario dell’organismo che, anzi, come se queste cellule fossero invisibili ai sistemi di difesa dell’organismo può addirittura favorire la loro moltiplicazione e la progressione del tumore. L’immunoterapia oncologica, oggi lavora assieme alla chemioterapia ed alle terapie a “bersaglio molecolare” e, rispetto a quest’ ultime, hanno come obiettivo il sistema immunitario ed attuano un tentativo di “riattivarlo” direttamente in modo da eliminare le cellule neoplastiche, oppure di inibire meccanismi di soppressione esercitati dal tumore stesso. L’immunoterapia mostra un particolare interesse particolare dato dai seguenti punti:

1) la risposta immunitaria può attaccare singole cellule tumorali, cellule “quiescenti” (in sonno) e cellule metastatiche. In tal modo si differenzia dalla chemioterapia e dalla radioterapia che colpiscono selettivamente cellule fase di divisione. Inoltre, può dare risposte terapeutiche favorevoli anche in tumori molto avanzati (tramite un meccanismo noto come “effetto Lazzaro”);

2) l’immunoterapia, a differenza della chemioterapia, non agendo direttamente sulle cellule tumorali in moltiplicazione, non determina la selezione di linee cellulari “resistenti”;

3) le risposte cliniche all’immunoterapia sono diverse rispetto a quelle offerte dalle altre terapie antitumorali. Infatti, gli immunoterapici agendo sul sistema immunitario, non determinano effetti benefici in tempi rapidi ma solo dopo alcuni mesi dall’inizio del trattamento. In questo periodo di latenza è talora possibile osservare un aumento della massa tumorale, nota come “pseudoprogressione” che può manifestarsi quando le cellule T infiltrano i siti tumorali; ad essa può far seguito, in un secondo tempo, la regressione neoplastica;

4) è possibile creare “farmaci immunoterapici personalizzati” prelevando cellule del sistema immunitario del malato, trattandole e somministrandole di nuovo nel corpo dello stesso paziente;

5) può prevenire la comparsa di “recidive” grazie al meccanismo della memoria immunologica, ossia della capacità dell’organismo di ricordare gli antigeni che hanno indotto la risposta immunitaria e reagire nel caso si ripresentino;

6) l’immunoterapia può essere associata ad altre terapie oncologiche (chemio terapia e radioterapia e “terapie target”) e a “composti adiuvanti” quali, ad esempio farmaci antinfiammatori inibitori delle prostaglandine PGE2 e delle ciclossigenasi COX-2;

g) l’immunoterapia presenta effetti collaterali generalmente più “sostenibili” rispetto alla chemioterapia anche se a volte possono divenire rilevanti:l’immunoterapia oncologica può far aumentare i meccanismi di difesa in parti del corpo dove “non sono necessari” determinando fenomeni infiammatori di vario tipo e con varia localizzazione.

Le terapie immunoncologiche, purtroppo, oltre a non ottenere spesso “risultati sorprendenti”, in diversi casi non risultano efficaci. Gli studi e le ricerche future permetteranno di comprendere meglio le ragioni di questa mancata risposta, migliorando le terapie. L’immunoterapia oncologica rappresenta di conseguenza “la quinta via” nella cura dei tumori, dopo chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche “a bersaglio molecolare” (terapie target) sviluppate in seguito alla maggior conoscenza del genoma umano ed alle continue ricerche di biologia molecolare. L’immunoterapia, oggi, è in grado di “cronicizzare” o addirittura “guarire” con ottimi risultati malattie tumorali avanzate per le quali, fino a poco tempo fa, non esistevano cure efficaci. L’ingegneria genetica e la sempre più precisa “tipizzazione” tumorale permetteranno nei prossimi anni di costruire “mappe tumorali” e faranno in modo di generare un’immunoterapia sempre più selettiva e specifica per ciascun paziente, permettendo di trattare i malati in modo specifico e con un risparmio di risorse.

 


 

giovedì 1 aprile 2021

Spiegar le vele nella tempesta

 

Se veramente la Saggezza è l’Arte della vita, come tanti pensatori insegnano, allora occorre che chi vive scopra il Senso della sua stessa esistenza.

Certo, la vita è ricca di esperienze spesso inique e frustranti, ma possono essere esse stesse occasione di apprendimento e crescita interiore. Quando una barca a vela inizia la sua virata in un mare decisamente mosso, il passeggero spesso percepisce quel tempo come infinito e, nel bel mezzo della manovra, stenta a vederne un’immediata uscita che porti di nuovo la prua in avanti, verso l’orizzonte e incontro ad un possibile raggio di sole che indichi un tempo migliore ed una navigazione più serena.

Accade che, al culmine della virata, il passeggero si senta sbattuto così come lo scafo che lo conduce, in preda alle forze della natura che se ne infischiano sia della meta del navigante che della bravura del timoniere. Il pensiero, allora, si fissa esclusivamente su alcuni punti, su determinate “opinioni” che, magari condivise tra tanti passeggeri, possono indurre a manovre sbagliate od a lasciarsi completamente andare al panico. Se poi, tramite la radio di bordo, arrivano notizie terrorizzanti, sebbene non confermate, quella virata assume connotati catastrofici. In quel caso la speranza sta tutta nel timoniere, nel pilota, che riuscendo a mantenere la calma e la consapevolezza della giusta azione da intraprendere, mantiene ferma la direzione ed impartisce i giusti ordini di aggiustamento delle vele, portando a termine il difficile cambio di direzione, nonostante i passeggeri si agitino o cadano in preda al terrore.

Se parafrasiamo questa avventura marinara con l’esistenza, si può intuire quanto la Saggezza sia fondamentale per regolare in modo corretto il timone della vita e, in quel modo, resistere ad un mare mosso che risponde a leggi superiori, alla natura che comunque respira e vive nonostante tutto e tutti. L’Arte della vita impone un percorso interiore che riesce a farci assumere maggiore consapevolezza e comprensione della nostra posizione nel mondo e, in questa, la capacità di resistere alle “sirene” di Ulisse che illudono e con falso amore ammaliano i nostri sensi e le nostre menti. L’Arte della vita impone il raziocinio e la fantasia della Conoscenza che non significa né cedere al materialismo assoluto, né restare apatici di fronte ad un’idea, ma muoversi, agire quando la necessità lo impone e quando semplicemente lo si deve fare, senza forzare niente, men che meno noi stessi. I saggi taoisti già avevano intuito questo tramite l’espressione “wei-wuwei” che non significa immobilità, ma azione al giusto momento, nel tempo opportuno (il Kairos – καιρός - greco) dove tutto si condensa ed assume Senso infinito ed eterno.

È un equilibrio difficile, per certi versi intenso e faticoso, ma indispensabile perché si realizzi l’Arte, l’espressione massima di ciò che rappresenta l’Uomo in tutta la sua dimensione che non solo comprende la parte materiale (oggi sempre più “pesante”), ma anche quella mentale e spirituale, sempre più trascurata e “alleggerita” del suo significato profondo. Senza la Saggezza, ogni spaccato della nostra vita diviene insensato e quasi “meccanicamente percepito”; senza quest’Arte la Scienza non è più Scienza così come la Ricerca Interiore non condurrà mai verso il suo rifugio.

Nei momenti difficili, complice la scarsa consapevolezza di noi stessi, tendiamo a vedere il contingente che, sebbene inevitabile pena la difficoltà materiale di condurre un’esistenza sufficiente alla sopravvivenza, assume un connotato dominante che inevitabilmente ci lega a delle sbarre dalle quali non riusciamo a svincolarci. Occorre, quindi, una visione non più ampia o “migliore”, ma semplicemente diversa, forse più intuitiva e creativa, che tende meno a cadere nella necessità di “classificare” e catalogare per capire. Esistono, cioè, le varie sfumature di grigio che, spesso, portano con sé utili indicazioni e mostrano altre direzioni che, però, non sono influenzate dalle spinte fuorvianti di “costruzioni” esterne a noi stessi, ma forti della logica della Conoscenza, di quel “Logos” emblema della “ragione di noi stessi” e della “Sapienza dell’esistere”.

Forse, in questo difficile periodo, è quasi un’utopia cercare di comprendere di nuovo quest’Arte, ma credo altresì sia “necessità profonda dell’Uomo” perché egli realizzi la sua esistenza e proprio ora vi sia la possibilità di farlo. Questo perché, alla fine, siamo noi i timonieri di quella barca a vela e, in realtà, nella nostra vita ed in quel momento, non vi sono passeggeri e durante la pericolosa virata si possono solo udire le sirene che non ci devono distrarre dal coraggio di affrontare il mare perché, come il Sommo Poeta scrive: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

 


 

 

 

venerdì 29 gennaio 2021

La leggerezza e la stupidità

 

“Ho voglia di leggerezza in questo momento, in questo periodo triste ho bisogno di distrazione”

Quante volte abbiamo sentito una frase simile ? Credo sia un pensiero comune e piuttosto giustificato data la situazione difficile che stiamo vivendo. In quella disperata ricerca di sollievo dai pesi quotidiani inflitti da una condizione di vita non desiderata né ricercata, la nostra mente grida forte la necessità di un palliativo al suo continuo rimuginare sui problemi economici, familiari, comportamentali e sociali. È vero quanto sosteneva Italo Calvino nelle sue “Lezioni Americane” del 1988, ossia “Prendete la vita con leggerezza”; l’autore, però, continuava in questo modo: “Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso”.

E credo sia questo il punto.

La leggerezza non è superficialità; il “planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” non significa instupidire la mente con la “vaghezza” e “l’abbandono al caso” di input sensoriali atrocemente idioti. Si può rendere leggera una condizione difficile con un sorriso, ma non con l’alienazione mentale indotta da stereotipi sociali totalmente imbecilli che spacciano per realtà uno spettacolino di bassissimo livello. Questo desiderio di “leggerezza” è divenuto un pericoloso cavallo di Troia per far passare nelle nostre vite messaggi allucinanti e totalmente falsi che orientano il nostro vivere secondo stereotipi preconfezionati dove viene annullata ogni forma di raziocinio e di valore individuale.

Certo, non si vuole intendere che occorre veder sempre documentari di storia o film impegnati con sottotitoli in russo, ci mancherebbe ! Quello che invece si intende è il non cedere il passo a surreali situazioni condite da pietismo e cretineria che associano il perverso piacere di occuparsi di vite degli altri (palesemente finte), magari giudicando sulla base di morali “preconfezionate” un comportamento da auditel abilmente costruito. La continua esposizione a messaggi del genere implica un forte impoverimento interiore che avvicina la propria esistenza a quella di un automa privo di capacità riflessiva, che si nutre continuamente dello scorrere di immagini e video sul proprio smartphone che diviene colonna portante della distrazione di massa.

Tempo addietro esisteva un’applicazione per il proprio cellulare che rendeva noto quanto tempo si passava sui social network o su altre amenità; i risultati erano sconfortanti: nonostante la nostra percezione indicasse un tempo esiguo di permanenza a scrollare col dito lo schermo, l’applicazione mostrava invece tempi allucinanti. Ecco uno degli aspetti della distrazione di massa !

In tal modo, ad esempio, ci lanciamo nelle offerte dei vari supermercati, a leggerne il volantino per acquistare l’inutile feticcio (come le scarpe Lidl, ad esempio) per evitare la fatica mentale perché, erroneamente, confondiamo l’utile esercizio della riflessione e della comprensione con la pesantezza del “dover pensare” agli affanni che, inevitabilmente, non scompaiono all’alba. In occasione del suo compleanno, Corrado Augias ha affermato che “I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici: sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori. Noi siamo abituati a dare a parole come ‘silenzio’ e ‘solitudine’ un significato di malinconia, negativo. Nel caso della lettura non è così, al contrario quel silenzio e quella solitudine segnano la condizione orgogliosa dell'essere umano solo con i suoi pensieri, capace di dimenticare per qualche ora ogni affanno” e da ciò si intende come, oltre ad indurre la bellezza dell’introspezione e del ragionamento pacato che implica una valutazione attenta del proprio sé, un buon libro rappresenta un atto di ribellione vero e proprio.

In un momento difficile e delicato come questo, dove la cultura viene considerata inutile se non dannosa (per ovvi motivi di carattere consumistico) e relegata ad un aspetto secondario rispetto altri input sociali, un atto di civiltà sarebbe auspicabile. La leggerezza tanto desiderata non proviene da un annullamento delle facoltà mentali imbevendole di “cianuro mediatico”, ma da un piacevole sforzo che implica una condizione di “uomo pensante” e non di “uomo confezionato”; per raggiungere un traguardo simile, occorre impiegare le proprie energie e non disperderle nell’impetuoso vento della stupidità.