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martedì 23 maggio 2023

Ma alla fine: a cosa serve una laurea ?

Come ogni mattina, dopo un caffè rigenerante, leggo le notizie che il signor Google mi presenta nella sua sezione “News” e stamani, alla terza posizione, trovo questo titolo: “Mai così tanti abbandoni all’università, il 7,3% lascia”. La testata giornalistica “Il Sole24ore” presenta in questo modo una situazione drammatica del livello di istruzione e culturale del nostro paese; le motivazioni si leggono esplicitamente nel riassunto del sottotitolo: “Tra le cause la mancanza di orientamento e tutorato, un ambiente universitario che non sempre risulta così attrattivo, difficoltà economiche e la scarsa prospettiva lavorativa”.

Scorrendo l’articolo si apprende che, dati alla mano, l’Italia è al penultimo posto per numero di laureati in Europa e, sebbene non sorpreso, vado a leggere ciò che Eurostat (istituto di Statistica Europeo) scrive: “Gli Stati membri dell’Ue si sono posti l’obiettivo di aumentare al 45% entro il 2030 la quota di popolazione laureata” segnalando che a quella percentuale sono già arrivate Lussemburgo e Irlanda (che sono oltre il 60% di laureati nella fascia 25-34 anni), Cipro, Lituania, Paesi Bassi, Belgio (tutti e quattro oltre il 50%), Francia, Svezia, Danimarca, Spagna, Slovenia, Portogallo e Lettonia. L’Italia è al penultimo posto della classifica, con il 28% di giovani laureati, poco meglio della Romania (23%), e dopo l’Ungheria (33%). Ora, ammettendo che un paese come il Lussemburgo, che ha una popolazione 613.894 abitanti secondo una stima al 1 gennaio 2019 (l’Italia ne ha ben 58.850.717 secondo una stima al 31 dicembre 2022), sia oggettivamente più “avvantaggiato” nel gestire un piano universitario, i dati restano comunque sconfortanti.

Questo profilo, però, non deve far perdere l’idea che la nostra formazione non sia di qualità e lo è nonostante tutti i problemi più o meno gravi affliggano i nostri atenei. Sicuramente i problemi sono quelli elencati nell’articolo (mancanza di orientamento, di tutoraggio, ambiente “non attrattivo”, difficoltà economiche e scarsa prospettiva lavorativa), ma credo che questi temi vadano inseriti in un tessuto psicosociale ben più ampio.

L’indirizzo che la società persegue verso una progressiva de-culturizzazione ha iniziato i suoi passi in periodi alquanto remoti dove il consumismo pressante rendeva tutti sia prodotto da vendere che merce da acquistare, inducendo bisogni che non rispondevano alle necessità dell’uomo (sia esteriori che interiori).

È altrettanto ovvio che un paese fatto di analfabeti funzionali ed ignoranti è molto più semplice da controllare ed indirizzare (basta, come si suol dire, “parlare alla pancia” del popolo… magari affamato), ma quando si raggiunge un livello basso di istruzione e di cultura diffusa nel tessuto sociale, lo stesso tessuto si rompe, si sfilano le trame e si procede verso un grado più basso di civiltà.

Quali esempi abbiamo dato ai giovani che potrebbero iscriversi all’università ?

Quelli dove tanti posti in cui occorre una formazione accademica sono, in realtà, occupati da personaggi che possiedono la terza media od al massimo un diploma superiore (e del quale fanno vessillo di un presunto loro imperituro “sapere”) ? Dell’aforisma dell’ignorante per cui “oggi son tutti laureati e nessuno vuol più fare lavori umili” (magari quelli per cui vai a levare i pomodori dai campi per 2 euro l’ora in nero: si assiste all’esaltazione dell’illegalità e dello sfruttamento…) ? Dei soldi investiti a pro dei “soliti noti” e niente per la ricerca e lo sviluppo ? Dei concorsi, anche universitari, dove “deve passare tizio” e se c’è caio molto più preparato o titolato si cerca il modo di non farlo nemmeno arrivare all’orale ?

Un esempio tragico del mancato valore etico di questa società lo fornisce la vicenda del Ponte Morandi che crolla uccidendo persone e, notizia di questa mattina, del manager del gruppo Autostrade per l’Italia che, durante l’interrogazione in Tribunale, ammette: “Emerse che il Ponte aveva un difetto originario di progettazione e che era a rischio crollo. Chiesi se ci fosse qualcuno che certificasse la sicurezza e Riccardo Mollo (direttore generale di Aspi) mi rispose ‘Ce la autocertifichiamo’. Quella risposta mi terrorizzò... Castellucci (ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia), era presente e non disse nulla... Era un accentratore forsennato, si occupava di ogni dettaglio. Non dissi nulla. Era semplice: o si chiudeva o te lo certificava un esterno. Non ho fatto nulla, ed è il mio grande rammarico”. Sono morte 43 persone e lui si mostra “rammaricato”. Ma d’altronde se non avesse taciuto avrebbe perso il posto di lavoro…Evidente 43 vite non valevano il posto di lavoro di costui.

Qui siamo di fronte, ovviamente, all’apogeo della delinquenza e della crudeltà, ma se riflettiamo un po' notiamo come tutto questo si sia sviluppato in ben 8 anni: nel 2010 avvenne la riunione riportata sopra e nel 2018 il ponte crollò. In otto anni tutti sapevano e nessuno muoveva un dito pur di guadagnare. Questi sono gli esempi che dovrebbero muovere un giovane verso una laurea ?

A che serve una laurea in un paese come questo ? Indubbiamente ad una crescita interiore per una propria realizzazione di sé, ma, ahimé, non basta ! A volte, anzi, può anche portar frustrazione.

Ultimamente frequento un corso di massaggio orientale che risponde a dei canoni relativi alla Medicina Cinese e, ovviamente, il tutto si distacca da ciò che di scientifico conosciamo con cui, anzi, condivide poco se non nulla. Sebbene sia molto affascinante questa visione (e molto utile alla salute di tutti noi), ho assistito a più riprese a delle affermazioni che fanno, a dir poco, “accapponare la pelle”. Il bello di tutto questo è che tali asserzioni non erano state fatte dagli insegnanti, ma dagli studenti ! Al di là delle varie affermazioni per cui la medicina ufficiale era inutile se non dannosa, ho sentito (ed appreso) che in realtà io derivo da una popolazione aliena, che Darwin era un imbecille ed altre cretinerie che nemmeno ricordo più ma che, in quel momento, mi spingevano ad andarmene a gambe levate. Insomma, ho assistito a delle lezioni di insegnanti preparati e molto consapevoli di ciò che stavano insegnando ed a dei discenti che cercavano, affannosamente, di rimediare al loro analfabetismo funzionale con elementi New Age tratti qua e là. Ovviamente non tutti gli studenti erano “olistici” in quel modo, ma serpeggiava tra i banchi quello strano senso di stara mistura esistenziale che è tipica di chi nemmeno sa cosa fa nella vita.

Questo mi porta a pensare che tali distorsioni (nocive a tutto e tutti: Medicina Integrata compresa) sono il frutto di una società con una cultura carente e, per lo più, mass-mediatizzata che studia poco e legge anche meno ma “pratica” tanto, copiando qua e là senza aver coscienza di ciò che si fa.

Ma alla fine: a cosa serve una laurea ? 

 


 

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