Il grande Pasolini scrisse che “in una società dove tutto è proibito, si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa” (da “Scritti Corsari”) lasciando intendere che un sistema di controllo sociale (da lui inteso come elemento “fascista”) si ottiene in modo intelligente, ossia delimitando astutamente le cose che “si possono fare” senza esagerare nelle imposizioni e lentamente minare la libertà altrui con graduali prescrizioni. Certo, perché il sistema così concepito funzioni occorre creare il caos che può essere variamente indotto e tramite cui le persone percepiscano “in interiore” la necessità dell’imporre e non la comprensione della possibile scelta.
Un mezzo di amplificazione di tale condotta è ottenibile trame i famosi “media”; sempre Pasolini, difatti, scrive “la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un «uomo che consuma», ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane” (da “Scritti Corsari”) lasciando trasparire la spinta omologatrice e distruttrice delle differenze costruttive che rendono efficace lo spirito critico umano nell’analisi di una qualsiasi situazione sociale, permettendo una diversa concezione di essere e di esistere che identifica la personalità sociale di ognuno di noi.
La concretezza viene spinta verso un confine molto labile dove si confonde con l’inevitabile omologazione che oggi si potrebbe definire “mainstream”, ossia una corrente a carattere maggioritario spesso imposta come standard sociale e dalla quale prendono spunto i prodotti (perché tali sono) mediatici (giornali, social network, video-canali, etc…) che fungono da cassa di risonanza sia per motivi legati alla rendita economica (un titolo altisonante “vende” di più una testata giornalistica, poco importa se poi il contenuto rimanda ad altro od è palesemente contraddittorio), sia per evitare che il prodotto stesso esca dal circuito massificante ed omologante. Questo processo si abbina spesso alla falsa gratuità di una pseudo-informazione il cui consumatore non si rende conto dell’ormai famoso aforisma per cui “se il servizio è gratis, il prodotto sei tu” lasciando la società in balia di un “non-pensiero”.
Tale potente anestetico agisce grazie ad una mole impressionante di dati e di informazioni scarne e spesso in opposizione tra loro, mettendo colui che subisce il processo in condizioni di non poter razionalmente discernere e propriamente giudicare quale sia il punto di partenza di un ragionamento logico ed opportuno su di un qualsiasi tema sociale.
La forte massificazione mediatica quasi imposta ed indotta dalle nuove tecnologie che prevedono un’assimilazione dell’informazione in pochi secondi (con un surplus informativo) senza che i processi logici possano soffermarsi attentamente su cosa si legge e verificarne le eventuali fonti, hanno letteralmente instupidito la capacità mentale delle persone che, indipendentemente dal grado culturale (anche se una dose di cultura mitiga l’effetto), cedono di fronte ad una pletora di notizie ed indicazioni di cui riescono ad assimilare solo i primi trenta secondi di lettura, spesso dimenticando sia l’estensore dello scritto, sia la fonte di provenienza e dando per scontato che tutto ciò sia “concreto”. Risulta così difficile tentare una ricostruzione a ritroso della fonte di provenienza del tristemente famoso “terrapiattismo” che ha indotto in molti la convinzione che la terra sia effettivamente piatta (concetto che risale addirittura alla cosmografia mesopotamica) tanto da organizzare congressi ed esperimenti tesi a dimostrare la sciocchezza e realizzare gruppi “ad hoc” su social network. La convinzione estrema per cui si abiti sopra un disco sospeso nell’universo è l’esempio di come si possa esser deviati in modo massivo verso confini dove la logicità (e la scienza) impattano nello scoglio del “non-pensiero” che si noti bene, non è solo stupidità ed analfabetismo funzionale, ma anche (e forse, in determinati casi, soprattutto) impossibilità di utile discernimento dovuto ad un’opera di mercificazione delle informazioni.
Le famose “legioni di imbecilli” che Umberto Eco ricordò nel suo famoso discorso del 2015 in occasione della laurea honoris causa in “Comunicazione e cultura dei media” all’Università di Torino (“i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”) erano il segnale, a parer mio ormai tardivo, di un processo di involuzione che il mondo intero stava subendo e che ha repentinamente portato ad un nuovo “capitalismo della sorveglianza”, ossia ad una spinta capitalista che letteralmente ruba elementi dell'esperienza umana che diviene “materia utile” per ottenere dati sui comportamenti e realizzare modelli predittivi in grado di intuire cosa faremo nell’immediato o tra molto tempo. Questi dati divengono prodotti che, a loro volta, sono scambiati in un tipo di mercato del tutto nuovo che Shoshana Zuboff, nel suo libro “Capitalismo della sorveglianza”, definisce “mercato dei comportamenti futuri”.
In questo panorama che sfiora la distopia, ci muoviamo tra “pro-vax” e “no-vax”, tra correnti che elogiano il “green pass” e movimenti che identificano lo stesso certificato con il “lasciapassare nazista” di triste memoria, contribuendo ad un caos informativo inimmaginabile dove lo stolto e l’ignorante prende sempre più campo e permettendo al nuovo capitalismo di usare la società come un’enorme fonte di reddito. In questa situazione di prolungata emergenza, tutta questa confusione impedisce il pensiero costruttivo che chiarisce, o quantomeno tende ad attivare processi logico-scientifici, che possano ulteriormente spiegare alcune situazioni ancora oscure ed evitare che i “giochi di mercato” vadano ad incidere sulla salute di tutti noi.

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