Uno dei meriti delle così dette “letture distopiche” è quello di portare all’attenzione del lettore alcuni temi sociali molto rilevanti quali la volontà del “pensiero unico”, la spietatezza dell’industria dell’intrattenimento (si pensi oggi ai vari “reality” con le situazioni proposte che si alternano tra l’utopia e lo squallore), la permanenza, sebbene in sordina, di una sorta di “classificazione sociale” ed altro. A partire da “1984” di Orwell, arrivando al “Signore delle mosche” di Golding, si assiste ad una denuncia (più o meno consapevole) del pericolo di una società assolutista ed all’attacco distruttivo che l’uomo quotidianamente fa nei confronti della natura; si legge, in buona sostanza, l’accusa nei confronti di una “democrazia” che, prima di fallire, diviene demagogia ed investe negativamente tutti i pieni dell’esistenza umana.
In un panorama così decadente, ovviamente anche l’informazione mass-mediatica fallisce il suo principio di libertà e resta compressa (forse addirittura “schiacciata”) tra le varie tensioni che possono assicurare un “buon titolo” per alzare il numero delle copie vendute oppure dei vari “mi piace” nei social network.
Nel periodo che tutti noi stiamo vivendo, poi, si assiste anche a disquisizioni filosofiche interessanti (alcune assai meno) sulla situazione sanitaria mondiale ed ognuno esprime il proprio pensiero sulla base di elementi spesso trovati a casaccio nei meandri della memoria o di una cultura personale (ahimé, spesso troppo accademica) che trova poca correlazione con la situazione reale per la quale occorre una praticità che, pur basandosi su profonda teoria, vive a stretto contatto con i numeri di una clinica impietosa.
È pertanto utile ricordare quello che due filosofi indiani (Sri Agamben e Maharishi Maesh Cacciaranda) scrissero al momento in cui si assisteva alla fine della campagna triennale di vaccinazione contro il vaiolo (che venne dichiarato “debellato” nel 1980 dall’OMS) in un momento in cui la popolazione mondiale affrontava una notevole crisi, sia economica che sociale.
Vi pregherei di leggere queste parole non tanto pensando all’utilità dei vaccini anti-CoViD19, quanto alla pericolosità di certe posizioni prive di fondamento che abilmente mescolano principi mistici con diritti umani per indurre l’idea di una condizione di “servitù” legata ad una forma di imperialismo che, in quel momento, assolutamente non giustifica la riflessione che risulta pertanto molto pericolosa. Se da una parte è comprensibile la preoccupazione del totalitarismo imperiale vissuto nel periodo di colonizzazione, dall’altra è totalmente fuori luogo quanto viene dichiarato tanto che il vaiolo (di cui viene messa in discussione la relativa epidemia !) è solo il “giusto pretesto” per un'altra forma di protesta che rischia di esser più dannosa del vaiolo stesso.
“Di fronte alle frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una supposta epidemia dovuta al virus del vaiolo, occorre chiedersi perché i media e le autorità britanniche si adoperino per diffondere un clima di terrore, con gravi limitazioni dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle condizioni di vita e di lavoro in intere regioni. La risposta è nella tendenza a usare lo stato di emergenza come paradigma normale di governo.
La quarantena con sorveglianza attiva fra gli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di vaiolo è una grave limitazione della libertà, e l’invenzione di un’epidemia offre il pretesto ideale per ampliare oltre ogni limite simili provvedimenti d’emergenza. Ma non ci sono state, come in altre occasioni, proteste e opposizioni, perché in un perverso circolo vizioso la limitazione della libertà imposta dagli inglesi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi inglesi che ora intervengono per soddisfarlo.
Che cosa è, però, una società che non ha altro valore che la sopravvivenza?
Che non crede più in nulla se non nella vita biologica da preservare come tale a qualsiasi prezzo? L’uomo è soltanto un essere di transizione. E la soglia che separa nell’uomo la vita biologica da quella sociale è un’astrazione che si incarna ogni volta in figure storiche concrete e politicamente determinate: lo schiavo, il barbaro, il capro espiatorio, l’uomo-lupo, i prigionieri dei campi di concentramento in Sud Africa durante la seconda guerra boera, i mille massacrati nei giardini di Jalliawala, i 20 milioni di indiani affamati a morte dall’impero britannico, e la vedova che si immola sulla pira del marito. Oggi, nella gestione dell’epidemia di vaiolo, il malato viene isolato; e il non vaccinato (che la propaganda imperialista vorrebbe far passare per “nemico della scienza”) può essere privato delle sue libertà, assoggettato a divieti e controlli di ogni specie.
Monitoraggio, quarantena e vaccino sono come il battesimo di una nuova religione, definiscono la figura rovesciata di quella che un tempo si chiamava cittadinanza. Battesimo non più indelebile, perché il neo-cittadino ne esibirà per sempre il certificato sotto forma di cicatrice sul braccio. Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all ’inizio magari contenute e poi dilaganti. Non a caso le colonie dell’impero spagnolo in America e nelle Filippine dichiarano di voler continuare con tracciamenti e controlli anche al termine dell’epidemia di vaiolo. Nessuno invita a non vaccinarsi! Ma non si può tacere sul fatto che ci troviamo tuttora in una fase di “sperimentazione di massa” e che il dibattito scientifico è del tutto aperto. Lo stesso Edward Jenner ha dichiarato che non è possibile prevedere i danni a lungo termine del vaccino, non avendo avuto il tempo di effettuare tutti i test di tossicità. Una guerra con un nemico invisibile che può annidarsi in ciascun altro uomo è la più assurda delle guerre. È, in verità, una guerra civile. Il nemico non è fuori, è dentro di noi.”
Mala tempora currunt…..

