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lunedì 29 giugno 2020

Che i cialtroni facciano un passo indetro !


cialtróne s. m. (f. -a) [etimo incerto]. – Persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria, trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali, o che manca di parola nei rapporti di lavoro. Anche, con sign. attenuato, persona sciatta nel vestire e nel portamento, o che nel lavoro sia solita fare le cose in fretta e senza attenzione. Dim. cialtroncèllo; pegg. cialtronàccio.
(definizione tratta da Treccani.it)

In questo periodo post emergenza CoViD-19, una pandemia che ha bloccato economicamente (e non solo) un intero paese che ha adesso un’impellente necessità di riprendere la propria attività lavorativa e non, ci si aspetterebbe uno sforzo congiunto di istituzioni e popolo che, mettendo in campo le proprie competenze con sacrifici da entrambi le parti, remano assieme per uscire dalla tempesta che tutt’ora sta violentemente sbattendo qua e là la nostra imbarcazione.
Quello che una persona civile si attende è che, oltre agli slogan altisonanti ed a “stati generali” convocati in ville seicentesche (perché non in Parlamento, sede naturale delle discussioni in democrazia ?), vi sia una immediata strutturazione dei servizi che regolano la vita economica del cittadino e che dovrebbero assicurare una sorta di “tenuta” dello stato sociale che non sia esclusivamente la riscossione dei tributi, ma anche una semplificazione delle richieste amministrative che in questo momento caotico risulta fondamentale.
Tra i vari decreti che il Presidente del Consiglio ha emesso (l’ultimo di oltre duecento pagine) che sono ostici anche per il più esperto dei commercialisti, dovrebbe almeno emergere la volontà di semplificare ed aiutare la persona onesta che ha necessità di chiarire la propria situazione economica onde cercare di far ripartire sia il lavoro che la propria esistenza nonostante le inevitabili difficoltà sopraggiunte in questo difficile momento storico.
La “macchina” statale, con tutte le sue agenzie, dovrebbero esser coordinate e garantire un servizio di assistenza ottimale perché gestito da personale competente ed in grado di affrontare un’emergenza ormai ben delineata.
D’altronde abbiamo già assistito al “default” di un sistema sanitario nazionale già deturpato da vili tagli e palese disorganizzazione che ha peggiorato l’assistenza nel caso di questa epidemia globale, mettendo sotto incredibile stress e pericolo di vita sia gli operatori che i pazienti; con questo non intendo dire che ciò che è accaduto sia colpa del sistema sanitario, ma che lo sciame virale che ha interessato il nostro paese (come altri) ha trovato di fronte a sé una struttura sanitaria già in forte crisi e questo, di certo, non ha migliorato le cose.
Stupidamente (lo so: sono un babbeo) ho creduto che qualcosa si dovesse imparare da questa esperienza, che tutti noi si potesse riflettere sulla nostra vita e sul fallimento del sistema consumistico e capitalistico e che, alla fine, il recupero del senso etico in qualsiasi frangente della nostra esistenza fosse il faro verso cui rivolgersi. Niente di tutto questo sta accadendo ma, anzi, sembra che molte sfaccettature negative che ci hanno contraddistinto sin’oggi siano sempre più evidenti.
Uno dei tanti motivi perché questo avviene, a mio modesto parere, è la forte dose di incapacità ed incompetenza che la struttura organizzativa del nostro paese mostra dove la mediocrità e la faciloneria sono divenuti vessillo di normalità tanto che sia la “politica” (virgolette d’obbligo) che una certa parte di imprenditoria legata a carrozzoni che, fino a poco tempo addietro, “stavano in piedi da sé”.
Il problema grave è quando chi deve assicurare un servizio fondamentale non riesce a farlo per “motivi tecnici” che, di solito, nascondono incapacità.
È il caso dell’Agenzia delle Entrate che ho potuto constatare di persona nel banale servizio di “assistenza tecnica” per recuperare un “account” a cui non si riesce più accedere e tramite il quale ognuno può consultare il proprio “cassetto fiscale”.
Dato che non vi è un indirizzo email a cui scrivere per esporre il problema, la via preferenziale è quella di telefonare ad un numero indicato sul sito dell’assistenza: ho provato per circa un’ora con niente di fatto. Ho solo sperimentato un'impossibilità di contatto sino ad un "i nostri operatori sono tutti occupati, richiami più tardi": non è un centralino dell'enalotto, ma una struttura che non si può permettere il solo contatto telefonico con buona pace della "digitalizzazione".
Possiamo immaginare il “surplus” che l’agenzia in questione si trova ad affrontare e le difficoltà nell’operare, ma tutto questo era supponibile già mesi addietro ed è inconcepibile che una struttura dello stato non sia attrezzata per affrontare un’emergenza del genere (soprattutto quando il tutto era prevedibile da mesi). Se penso ai tanti facili proclami ed alle “estemporanee soluzioni” che la politica ha annunciato, mi viene in mente la definizione riportata in incipit a questo articolo: cialtroneria.
Uno stato come l’Italia, già complicato da anni ed anni di caos amministrativo, non può adesso permettersi di affidarsi a cialtroni, così come non può permettere che il popolo stesso divenga a sua volta invaso da una mediocrità che risulta pericolosa perché sdogana l’idea che la faciloneria, l’ignoranza e l’incompetenza sia una media accettabile e necessaria mentre è solo un disastro globale.
Il sistema educativo di questo paese è stato sistematicamente distrutto lasciando zone di buio totale sulla consapevolezza civica del cittadino e permettendo una totale “incapacità intellettiva” nel riflettere sullo stato comune, permettendo solo istintivi impulsi che partono dalla “pancia” di ognuno e non dal cervello.
È ora che i cialtroni facciano un passo indietro, anche se questo significa azzerare certe realtà, istituzionali e non.




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