cialtróne s. m. (f. -a)
[etimo incerto]. – Persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria,
trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali,
o che manca di parola nei rapporti di lavoro. Anche, con sign. attenuato,
persona sciatta nel vestire e nel portamento, o che nel lavoro sia solita fare
le cose in fretta e senza attenzione. Dim. cialtroncèllo;
pegg. cialtronàccio.
(definizione tratta da Treccani.it)
In questo periodo post emergenza CoViD-19, una pandemia che
ha bloccato economicamente (e non solo) un intero paese che ha adesso un’impellente
necessità di riprendere la propria attività lavorativa e non, ci si
aspetterebbe uno sforzo congiunto di istituzioni e popolo che, mettendo in
campo le proprie competenze con sacrifici da entrambi le parti, remano assieme
per uscire dalla tempesta che tutt’ora sta violentemente sbattendo qua e là la
nostra imbarcazione.
Quello che una persona civile si attende è che, oltre agli
slogan altisonanti ed a “stati generali” convocati in ville seicentesche (perché
non in Parlamento, sede naturale delle discussioni in democrazia ?), vi sia una
immediata strutturazione dei servizi che regolano la vita economica del
cittadino e che dovrebbero assicurare una sorta di “tenuta” dello stato sociale
che non sia esclusivamente la riscossione dei tributi, ma anche una
semplificazione delle richieste amministrative che in questo momento caotico
risulta fondamentale.
Tra i vari decreti che il Presidente del Consiglio ha emesso
(l’ultimo di oltre duecento pagine) che sono ostici anche per il più esperto
dei commercialisti, dovrebbe almeno emergere la volontà di semplificare ed
aiutare la persona onesta che ha necessità di chiarire la propria situazione
economica onde cercare di far ripartire sia il lavoro che la propria esistenza
nonostante le inevitabili difficoltà sopraggiunte in questo difficile momento
storico.
La “macchina” statale, con tutte le sue agenzie, dovrebbero
esser coordinate e garantire un servizio di assistenza ottimale perché gestito da
personale competente ed in grado di affrontare un’emergenza ormai ben
delineata.
D’altronde abbiamo già assistito al “default” di un sistema
sanitario nazionale già deturpato da vili tagli e palese disorganizzazione che
ha peggiorato l’assistenza nel caso di questa epidemia globale, mettendo sotto
incredibile stress e pericolo di vita sia gli operatori che i pazienti; con
questo non intendo dire che ciò che è accaduto sia colpa del sistema sanitario,
ma che lo sciame virale che ha interessato il nostro paese (come altri) ha
trovato di fronte a sé una struttura sanitaria già in forte crisi e questo, di
certo, non ha migliorato le cose.
Stupidamente (lo so: sono un babbeo) ho creduto che qualcosa
si dovesse imparare da questa esperienza, che tutti noi si potesse riflettere
sulla nostra vita e sul fallimento del sistema consumistico e capitalistico e
che, alla fine, il recupero del senso etico in qualsiasi frangente della nostra
esistenza fosse il faro verso cui rivolgersi. Niente di tutto questo sta
accadendo ma, anzi, sembra che molte sfaccettature negative che ci hanno
contraddistinto sin’oggi siano sempre più evidenti.
Uno dei tanti motivi perché questo avviene, a mio modesto
parere, è la forte dose di incapacità ed incompetenza che la struttura
organizzativa del nostro paese mostra dove la mediocrità e la faciloneria sono
divenuti vessillo di normalità tanto che sia la “politica” (virgolette d’obbligo)
che una certa parte di imprenditoria legata a carrozzoni che, fino a poco tempo
addietro, “stavano in piedi da sé”.
Il problema grave è quando chi deve assicurare un servizio
fondamentale non riesce a farlo per “motivi tecnici” che, di solito, nascondono
incapacità.
È il caso dell’Agenzia delle Entrate che ho potuto
constatare di persona nel banale servizio di “assistenza tecnica” per
recuperare un “account” a cui non si riesce più accedere e tramite il quale
ognuno può consultare il proprio “cassetto fiscale”.
Dato che non vi è un indirizzo email a cui scrivere per
esporre il problema, la via preferenziale è quella di telefonare ad un numero
indicato sul sito dell’assistenza: ho provato per circa un’ora con niente di
fatto. Ho solo sperimentato un'impossibilità di contatto sino ad un "i nostri operatori sono tutti occupati, richiami più tardi": non è un centralino dell'enalotto, ma una struttura che non si può permettere il solo contatto telefonico con buona pace della "digitalizzazione".
Possiamo immaginare il “surplus” che l’agenzia in questione
si trova ad affrontare e le difficoltà nell’operare, ma tutto questo era
supponibile già mesi addietro ed è inconcepibile che una struttura dello stato
non sia attrezzata per affrontare un’emergenza del genere (soprattutto quando
il tutto era prevedibile da mesi). Se penso ai tanti facili proclami ed alle “estemporanee
soluzioni” che la politica ha annunciato, mi viene in mente la definizione riportata
in incipit a questo articolo: cialtroneria.
Uno stato come l’Italia, già complicato da anni ed anni di
caos amministrativo, non può adesso permettersi di affidarsi a cialtroni, così
come non può permettere che il popolo stesso divenga a sua volta invaso da una
mediocrità che risulta pericolosa perché sdogana l’idea che la faciloneria, l’ignoranza
e l’incompetenza sia una media accettabile e necessaria mentre è solo un
disastro globale.
Il sistema educativo di questo paese è stato
sistematicamente distrutto lasciando zone di buio totale sulla consapevolezza
civica del cittadino e permettendo una totale “incapacità intellettiva” nel
riflettere sullo stato comune, permettendo solo istintivi impulsi che partono
dalla “pancia” di ognuno e non dal cervello.
È ora che i cialtroni facciano un passo indietro, anche se
questo significa azzerare certe realtà, istituzionali e non.

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