“Il saggio non si espone al pericolo
senza motivo, poiché sono poche le cose di cui gl'importi abbastanza; ma è
disposto, nelle grandi prove, a dare perfino la vita, sapendo che a certe
condizioni non vale la pena di vivere.” (Socrate)
La quarantena, questa sorta di “tempo
non-tempo”, sta mettendo a dura prova ognuno di noi.
In questi tempi difficili emerge
sempre il valore ed il senso civico di un popolo che, di fronte al pericolo,
cerca di agire affinché tutti possano godere di un barlume di protezione e di
sicurezza.
Ovviamente, di fronte ad un’epidemia
virale, vi sono non molte cose da poter fare affinché si abbiano condizioni più
o meno sicure se non mantenere un isolamento ed un distanziamento sociale secondo
regole che definiscono la possibilità di una riduzione del contagio.
Vedere immagini del Grande Raccordo Anulare di Roma che
appare ingolfato dalle tante auto in coda per la scampagnata pasquale è
sconfortante e fa capire quanto ancora si sia lontani da una disciplina di sé
utile a tutti, ossia a tutelare il valore collettivo della salute.
Qui non si tratta del detto “ci sono regole e vanno
rispettate”, bensì “occorre rispettare regole per non ammalarci tutti” ed è un
principio che dovrebbe esser sacrosanto per chi, dotato di un’intelligenza
minimale ed un po’ di senso civico, comprende l’emergenza che stiamo
attraversando.
Così, quando notiamo, soprattutto in zone dichiarate “ad
alto rischio epidemiologico”, persone che tranquillamente fanno un pic-nic con
i figli al seguito, veramente sale in mente il pensiero che davvero mai ce la
faremo mai ad essere un popolo responsabile.
E questo un momento in cui ognuno veramente dovrebbe mettere
al primo posto la coscienza sociale ed agire di conseguenza.
Detto questo, però, noto anche alcune distorsioni che fanno
accapponare la pelle.
Potremmo indubbiamente questionare su come è stata gestita l’informazione
circa questa epidemia con virologi, epidemiologi, epatologi, cardiologi,
matematici, fisici, politici e professionisti vari che si sono alternati sui
maggiori canali televisivi spesso manifestando pareri opposti, conditi da
denunce, censure e allarmismi più o meno giustificati che hanno alimentato un
caos incredibile, gettando nel terrore più buio un popolo intero, soprattutto
perché quest’ultimo è spesso affetto da una sorta di “analfabetismo funzionale”
che non riesce a comprendere la giusta via di mezzo utile per una sana
riflessione. Se una persona appare in televisione (ma potremmo anche citare i “social
network”), ad esempio, ed un mese prima dichiara che le mascherine non servono
a nulla salvo poi rimangiarsi tutto il mese dopo dichiarando che tali
mascherine devono divenire obbligatorie ed incitando al “tracciamento” ad
personam di ipotetici infetti (non considerando che, a quanto lui stesso
annuncia, anche gli asintomatici possono essere contagiosi), nonostante possa
essere “specialista” in una determinata disciplina, è sicuramente un imbecille
nei confronti della comunicazione sociale e sorge pure il dubbio che tutto
questo avvenga grazie ad un ego smisurato che, in determinate situazioni,
dovrebbe esser messo a tacere. La scienza, come dice un mio carissimo amico e futuro
medico, deve esser fatta primariamente nei laboratori…. e poi divulgata da chi
è capace e non dal primo “servo di casa” (aggiungo io).
Poi c’è la classica disorganizzazione italiana: bonus prima
concessi poi, quando si capisce che la sofferenza sociale è tanta, si rivedono
le regole per tale concessione, escludendo e tentando di limitare l’esborso e
non considerando che in molti, ormai, nemmeno riescono più a comprarsi il cibo.
Ancor più interessante sono le trasmissioni televisive con
conduttori che si eccitano di fronte a grafici epidemiologici complessi e
spesso mancanti della “base dati” necessaria su cui fare inferenza, ossia del
tutto privi di valore previsionale, che inevitabilmente annunciano un “rallentamento
del contagio ma forse no, anzi siamo in un plateau che prevede il picco, ma poi
si discende, ma forse… non si sa quando, ma ci sarà la discesa…”, ossia: se
domani non piove può esser nuvoloso od anche soleggiato.
Interessante è anche l’esperimento Orwelliano con le forze
dell’ordine dispiegate sul territorio per far sì che vi sia il rispetto delle
norme anti-contagio (sì, perché di questo si tratta: evitare il contagio !) che
si trovano essi stessi nel caos normativo poiché, a quanto sembra, hanno le
idee poco chiare e spesso mancano della necessaria flessibilità nell’applicazione
delle stesse, tanto che una dottoressa del reparto di malattie infettive di un
ospedale romano si reca nella struttura per cercare di recuperare l’auto
rimasta ferma (resa di nuovo funzionante tramite l’uso di cavi per batteria dati
da un collega ed aiutata da uomini della Guardia di Finanza), viene poi fermata
a 150 metri dall’ospedale da un cretino e multata di ben 533 euro (a questo punto, perdonatemi, ma spero proprio che quell'imbecille sia oggetto di provvedimenti).
Oppure che dire del video osannato da una conduttrice
televisiva, che appare totalmente decerebrata (o forse lo è davvero), dove uomini della Polizia (e
Guardia Costiera ?) pattugliano sia a piedi che in elicottero un litorale e,
nel giubilo dello studio televisivo, “incastrano” un poveraccio che passeggiava
solo con il cane in un atmosfera che sembra tratta dal film “Io sono leggenda”
? Tre uomini in divisa che corrono sulla spiaggia ed un elicottero che
inquadrano il disgraziato (forse il peggiore tra gli untori ?) rappresentano una di “giustizialismo” che francamente fa pensare e preoccupare.
Pensate se tutto questo venisse impiegato per la lotta al
crimine (quello vero)… !
E ciò che preoccupa ancor di più è la follia dilagante per
cui ogni cittadino è divenuto “sceriffo”… Ora voi pensate cosa accadrà adesso
che le librerie sono state aperte: al momento del controllo ad uno dei tanti
posti di blocco, potremo dichiarare “vado ad acquistare un libro” … ci vedremo
multare ? Se le librerie sono aperte, significa che posso recarmi a comprare un
libro (così come posso recarmi a comprare sigarette e giornale, dato che pure
le edicole ed i tabaccai sono aperti), ma temo che ottusi e zelanti “agenti
della giustizia” avranno da ridire poiché “non è primaria necessità”.
Occorre stare molto attenti perché nella privazione della
libertà sta l’origine delle rivolte sociali, soprattutto quando subentra la
fame ! In questo caso sia la mancanza di senso civico di un popolo che l’idiozia
repressiva di certe mentalità “militari”, sono una cassa di amplificazione molto
pericolosa che, supportata da un valore politico inesistente, può trovare ampio sfogo
nella ribellione… e questo non possiamo assolutamente permettercelo.

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