“I progressi tecnologici ci hanno semplicemente fornito
mezzi più efficienti per regredire”.
(Aldous Huxley)
A volte la tensione prima di entrare ad una visita
specialistica fornisce spunti utili di riflessione.
Seduto nella “sala di attesa” di un ospedale, prima di esser
chiamato, leggevo tranquillamente alcuni articoli che mi ero portato dietro sia
per continuare un lavoro iniziato, sia per distrarre me stesso dalla tensione
della visita.
In quella sala eravamo circa in dieci persone di età media
piuttosto alta (dai quaranta ai settant’anni). Terminato di leggere un “abstract”
di un bell’articolo su di una recente scoperta scientifica, mi rilasso gli
occhi alzando lo sguardo sulla sala e, come spesso faccio, mi “estraneo” dalla
situazione e getto uno sguardo panoramico su ciò che mi circonda, restando in
una sorta di “contemplazione”.
Ogni persona, e ribadisco: ognuno dei presenti nella sala,
aveva il capo chino sul proprio “smartphone” ed emetteva suoni gutturali
strani, esprimendo pareri gretti e ad alta voce sullo spettacolino che l’attrezzo
mostrava al proprietario. All’inizio credevo che almeno qualcuno leggesse delle
notizie di qualche giornale online oppure di un sito di cucina, ma così non
era. L’audio di quelle tecnologie portatili era alto (ed incredibilmente di
tutti i telefoni cellulari presenti in sala !) e l’effetto era devastante:
giochini, video idioti su youtube e video deficienti inviati tramite le varie
chat oggi disponibili, risuonavano in una strana musica convulsa mista a
risate, sberci e volgarità che ogni tanto lasciavano il posto sia a qualche
commento imbecille (ovviamente espresso a voce alta per far sentire il proprio
gretto essere anche ai presenti) che a qualche suono di uno dei tanti giochi
digitali disponibili per annullare la mente.
Ricordo bene una giovane donna piuttosto corpulenta, seduta
accanto alla madre anziana, che guardava un video cretino mentre mangiava un
panino (sbriciolandosi sul petto) e bevendo acqua da una bottiglietta di
plastica mantenendo gli occhi fissi sul piccolo schermo ed emettendo suoni
misti a risate e commenti imbecilli.
Quello che più mi ha colpito, in tutta la grottesca
situazione, è stata l’espressione del viso di queste persone intente nel “sollazzo
tecnologico”: occhi sbarrati, bocca semiaperta e sguardo da idiota; una
situazione che, per certi versi, ha richiamato alla mente il famoso film “Idiocracy”
che invito tutti a guardare.
Nessuno leggeva nemmeno un quotidiano, ma tutti erano
intenti nella decerebrazione spinta di una tecnologia sempre più psichicamente
invasiva.
In quel frangente ho avuto un impulso che definisco “sano”:
ho spento il mio telefono cellulare e l’ho riacceso solo dopo esser uscito dall’ospedale
per avvertire circa l’esito della visita.
Oltre al becero esprimersi degli astanti che tranquillamente
sbofonchiavano i loro problemi con un linguaggio nemmeno degno della terza
media e con ragionamenti che fanno rabbrividire, ogni tanto spuntava il termine
“cesso” e “pisciare” come se, invece che in una struttura sanitaria, si fosse
in un postribolo in attesa della prestazione dovuta.
“Un bel campione di varia umanità”, mi sono detto, ma come
ogni “campione sociale” (se valido ed in numero sufficiente) esprime una “media
tendenza”.
Le considerazioni sono molte e tante volte sono state
affrontate da sociologi, psicologi ed educatori, ma sembra che questa infame
tendenza si sia ormai consolidata e l’ignoranza vaghi per le vie di questo
paese più come “emblema di merito” che errore da correggere.
Gli effetti di questa distorsione ben si notano ed è
totalmente inutile accampare scuse stupide che giustifichino la nostra pigrizia
mentale: è un disastro sociale e culturale.
Fateci caso: quante volte state parlando con una persona e
cercate di ricordare una data, un nome di un personaggio famoso od un evento
storico e il vostro interlocutore, immediatamente, sforna il proprio “smartphone”
cercando su google l’informazione senza nemmeno cercare di ricordare, ossia di sforzare il proprio sistema nervoso
in un sano allenamento della memoria e dell’apprendimento, cercando di
richiamare ciò che egli sa in merito (con il parallelo e nocivo effetto di
distogliervi dal ragionamento dato che interrompe la conversazione “distraendo”
il tutto verso la risposta dell’intelligenza artificiale di google) ? Oppure:
quante volte state parlando con una persona di un qualsiasi tema e al vostro
interlocutore arriva un messaggio di una qualsiasi chat e lo stesso, quasi in
modo compulsivo e maleducato, prende il proprio telefono cellulare e si mette a
leggere cosa viene comunicato rispondendo subito ed interrompendo così la
discussione “vera”, quella con la persona a lui di fronte (spesso pure dicendo “scusa,
tu parla che ti ascolto comunque, ma intanto rispondo” lasciando intendere al
malcapitato interlocutore che, nella pratica, ciò di cui sta parlando poco gli
interessa) ? Personalmente, è un atteggiamento che mi fa parecchio irritare…
Steve Jobs ebbe a dire che “baratterei tutta la mia
tecnologia per una serata con Socrate”, ma era al termine della sua avventura su
questo pianeta e aveva comunque contribuito nel creare la situazione anomala
che stiamo vivendo anche se, quell’ultima confessione, forse richiama ad un
passo indietro verso l’uomo e mi piace pensare che il creatore di Apple alla
fine si fosse reso conto del valore dell’uomo rispetto la sua tecnologia: quando
questa diventa la nostra vita ma non un mezzo per migliorarla, decisamente
qualcosa non va.
David Greenfield, docente di psichiatria dell'Università del Connecticut, ha indagato la ormai tristemente
famosa (per gli addetti ai lavori) “smartphone addiction”, ossia la “dipendenza
da smartphone” (https://virtual-addiction.com/) ed in una intervista egli
dichiara che “l'attaccamento allo smartphone è in tutto
simile alle altre dipendenze, poiché è in grado di causare interferenze nella
produzione della dopamina”. Ansia e attacchi di panico
sono, pertanto, effetti che possono comparire in questa dipendenza.
Cadere in questa sorta di “trappola” è piuttosto facile ed
altrettanto difficile è togliersi dal problema, soprattutto quando ormai è
incontrollato: i rischi sono tanti e da non sottovalutare.
I sintomi sono ormai “classici”: cali dell’attenzione,
sbalzi d’umore e “nomofobia”
(derivato dall’inglese “no-mobile-phone”-fobia, che indica l’ansia
legata all’assenza di connessione od alla mancanza fisica dello strumento);
l’abuso del dispositivo tecnologico più utilizzato del mondo può quindi creare
addirittura una sindrome, talmente preoccupante da richiedere una cura disintossicante.
La preoccupazione è alta, tanto che il Sert (Servizi per le Tossicodipendenze)
dell'ASL di Genova ha organizzato un corso per genitori e bambini per “rieducare”
all’uso dello smartphone, al fine di prevenire i disturbi connessi al cattivo
utilizzo.
La soluzione proposta dagli esperti è banale: spegnere
sempre più spesso il proprio telefono cellulare e provare a “vivere”… ce la
faremo ?

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