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lunedì 28 ottobre 2019

La malsana voglia di "tornare indietro"


In questo difficile periodo, sempre più spesso si leggono elogi (più o meno giustificati) ad una presunta saggezza popolare che vede nel ritorno alla vita contadina ed alla “frugalità” dei tempi passati come soluzione a molti dei problemi che oggi troviamo di fronte.
Così ci si illude (ed è una bellissima utopia) che la Conoscenza passi per questo retrocedere a costumi ormai andati che risultano poi totalmente anacronistici.
Certo, la Natura ed il vivere in armonia con essa è, forse, il rimedio di molti dei mali psicologici attuali, ma inneggiare al ritorno ad una civiltà contadina è pura follia. Al di là del lato economico (ahimé, ormai è molto difficile vivere del “frutto della terra” a meno di non essere titolari o lavorare per una grande azienda), si tende a dimenticare quanto in verità fossero difficili quei momenti dove la scolarizzazione era molto bassa e la lunghezza della vita media, inferiore a quella attuale.
Insomma, di certo non biasimo chi lavora la terra e lo fa con amore e dedizione (anzi, spero che chi veramente senta di dedicare la propria vita in quel senso lo faccia per il bene di tutti), ma nemmeno mi sento di inneggiare a periodi in cui era molto difficile vivere e ancor più complicato il cercare di assicurare un barlume di istruzione ai propri figli.
Vi è indubbia poesia nel cogliere l’armonia del vento tra le fronde di un albero o l’attendere il frutto del proprio lavoro assecondando il passare delle stagioni, ma senza un supporto culturale od uno slancio intellettuale verso una comprensione maggiore delle Leggi che regolano la Natura stessa o la Filosofia che anima la vita (e il conseguente studio di coloro che hanno illuminato la vita interiore dell’uomo), tale poesia resta inespressa o, comunque, male interpretata, relegata nei pochi istanti di vita in cui il lavoro contadino si ferma e permette all’uomo una difficile riflessione su sé stesso.
Oggi, in verità, abbiamo bisogno di più scienziati, di insegnanti preparati, di scuole ed università più efficienti e non di tornare su percorsi ormai passati che, sebbene affascinanti, tendono alla regressione e non all’evoluzione.
Personalmente mi trovo a disagio quando leggo, in più fonti, che sarebbe meglio “lasciar perdere e tornare indietro” perché, in tal modo, si nega qualsiasi progresso che l’uomo ha compiuto grazie ad uno sforzo a cui molti hanno dedicato un’esistenza intera.
Nei tempi passati le cure erano inefficaci e si moriva spesso di patologie di cui nemmeno si osava dire il nome per una sorta di scaramanzia (ci si riferiva al cancro con il termine “malaccio” od anche “uno di quelli”) e quando si era colpiti restavano le preghiere al buon Dio e qualche terapia palliativa. La capacità di riflettere sul mondo e sul proprio ruolo (e conseguentemente sul Senso della propria esistenza) certo è aiutata dal contatto con la Natura, ma le armi più incisive sono date dallo studio e dall’applicazione dello stesso nella realtà oggettuale prima e soggettiva poi.
Una volta, nei paesini di campagna, le abitazioni avevano un’entrata riservata al medico poiché egli rappresentava una persona “importante” e colta che, in molti casi, risolveva un problema a cui nessuno poteva avvicinarsi; la stessa cosa valeva per il parroco che, avendo studiato in seminario, sapeva “parlar bene” e, grazie all’aura divina, indirizzare sia la morale che il comportamento delle persone. Poi successivamente anche il farmacista ebbe il suo attimo di gloria poiché dispensatore di pillole miracolose che aiutavano (o tentavano di farlo) il poveraccio che si ammalava.
L’insegnante, infine, era visto come qualcuno di importante perché, avendo anch’egli studiato, poteva appunto “insegnare” almeno il minimo sufficiente per scrivere correttamente una lettera o leggere un libro.
Le cose, grazie al cielo, sono cambiate e, sebbene alcuni canoni vadano rivalutati (il rispetto per l’insegnante o il ritorno del medico a seguire il proprio paziente), ricordiamoci che la maggiore “culturizzazione” ha portato ad una più grande indipendenza di pensiero e di scelta; ad una più incisiva capacità di scegliere il proprio destino e la propria via senza lasciarsi condizionare da credenze o da false ipotesi ammantate da una pseudoscientificità (molto tempo addietro, ossia circa trent’anni fa, ricordo un prete che continuava a dire che gli spermatozoi sopravvivevano anche dopo l’eiaculazione e che, se durante un rapporto sessuale finivano negli indumenti, potevano risalire sino agli organi genitali e ingravidare la malcapitata… i famosi “spermatozoi scalatori”… sembra una barzelletta, ma questo signore era molto seguito e diversi giovani, che reputavo imbecilli, si radunavano a sentire questi sproloqui).
Il ritorno alla Natura, ad una maggiore attenzione a ciò che la nostra Terra possiede ed offre, rispettandola, è fondamentale e necessario, ma il retrocedere in una posizione che a dir poco appare ridicola è molto pericoloso. 


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