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giovedì 8 agosto 2019

"Search and destroy": linfociti vs cancro


Anche se l’estate si fa tentatrice di argomenti “gossip”, è forse il caso di affrontarne uno molto particolare e senz’altro utile: l’immunoterapia contro il cancro.
Di certo questo non è lo spazio giusto per trattare approfonditamente l’argomento, ma chi ieri sera (7 agosto 2019) ha visto la bellissima trasmissione SuperQuark su Rai1, può intuire quanto il tema sia attuale e di profondo interesse.
Il nostro sistema immunitario, complesso e ben “coordinato”, possiede elementi in grado di distruggere il tumore in modo efficace e preciso anche se quest’ultime resistono in una sorta di “partita a scacchi” dove ogni mossa può esser quella decisiva.
Le cellule tumorali sono alquanto “astute” e, per non farsi riconoscere, esprimono pochissimi antigeni (ossia composti particolari che li identificano) sulla propria superficie, al fine di mimetizzarsi nei confronti dei killer che il nostro sistema immunitario mette in campo per ucciderle. Tali “assassini seriali” sono anche “confusi” e resi “incoscienti” da una sorta di perimetro di sicurezza (safety zone) che il tumore stesso si crea emettendo sostanze che “inebetiscono” questi elementi-killer del sistema immunitario.
Insomma, il problema è duplice: il tumore non è un agente “esterno” al nostro organismo e ben si adatta alle variazioni fisiologiche che lo circondano (basti pensare che si crea un sistema circolatorio tutto suo) ed anche se la sorveglianza è alta (ed il sistema di soppressione abbastanza efficiente), se le “informazioni” deviate sono in buon numero ed alta intensità, la degenerazione tumorale si stabilizza e, in determinate condizioni, si propaga.
Le nostre difese, però, non sono poi così “inermi” ed un loro potenziamento potrebbe esser efficace quantomeno per “controllare la bestia” e, in alcuni casi, ad eliminarla (come i recenti successi terapeutici nel caso di leucemie e linfomi).
Chi può combattere questa battaglia a pro-nostro sono alcune cellule e proteine immunitarie: anticorpi, cellule Natural Killer, macrofagi e particolari cellule T dette CTL (Cytotoxic T Limphocytes) ed uno degli avanzamenti più recenti della terapia contro il tumore riguarda queste ultime: le cellule CTL.
Esiste un sistema di biongegneria cellulare che trasforma le cellule CTL in una sorta di “bomba intelligente” (in questo caso un’arma che favorisce la vita… una delle poche bombe utili) che riconosce specificamente un bersaglio e lo attacca in modo altamente selettivo; tale sistema è dato dalle famose cellule T-CAR (CAR: Chimeric Antigen Receptor).
In sostanza, prelevando tali linfociti dall’infiltrato tumorale di una persona malata e facendo in modo che esprimano un sistema di riconoscimento selettivo per quel tipo di tumore, si ha una terapia guidata che opera una sorta di “search and destroy” (cerca e distruggi) in stile militare. Tali linfociti, una volta prelevati, vengono infettati con un virus (di solito un vettore retrovirale come il virus HIV-1) che porta l’informazione necessaria per costruire il recettore (il metodo di riconoscimento) specifico per l’antigene tumorale e per far sì che i CTL lo esprimano sulla propria superficie (da qui la “chimera”): in tal modo l’azione delle cellule immunitarie diviene selettiva ed efficace. Una volta elaborate, tali cellule vengono reintrodotte nella persona malata perché svolgano la loro funzione.
La terapia non è scevra da effetti collaterali: si può instaurare una sindrome (sindrome da rilascio di citochine) che crea febbre piuttosto alta, è possibile l’effetto “on-target/off-tumor”, ossia il riconoscere l’antigene che, però, è presente anche in altre cellule “normali” ed altro, ma l’avanzamento tecnologico nella preparazione delle T-CAR e la sempre più profonda conoscenza del funzionamento sistemico del nostro apparato immunitario, consente una specificità sempre più alta ed una minore rilevanza degli effetti collaterali.
Nel 2018 il premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a due scienziati che hanno portato alla luce dei riflettori proprio la terapia immunitaria contro il cancro: James Allison, statunitense, e Tasuku Honjo, giapponese, che hanno scoperto l’esistenza di particolari proteine che frenano il sistema immunitario; neutralizzandole, si attiva il sistema per combattere i tumori (https://www.nobelprize.org/) e questo dimostra quanto stia cambiando l’approccio alla terapia oncologica. Diversi libri possono esser letti per capirne un po’ di più: Michele Maio, “Il corpo anticancro. Come con l'immunoterapia si può vincere la lotta contro i tumori”, 2017, edizioni Piemme, Michele Maio e Giovanni Minoli, “Il cancro ha già perso. La rivoluzione da Nobel dell'immunoterapia dei tumori”, 2018, edizioni Piemme e Alberto Mantovani, “Bersaglio mobile. Il ruolo del sistema immunitario nella lotta al cancro”, 2018, Mondadori editore.
Personalmente credo che questa sia veramente la strada da intraprendere e che sempre più attenzione vada posta sul ruolo che il sistema immunitario ha nella patologia oncologica ed in questa calda estate, fatta di “gossip” più o meno politici, di ombrelloni che volano nei temporali estivi, di proclami da spiaggia (in senso letterale, dato che ormai siamo tutti un po’ da “party beach”) e da aperitivi alcolici con polemica sull’immigrazione, forse leggere qualcosa che ci riguarda da vicino e che interessa e da speranza a tanti malati, potrebbe essere un segno del vero cambiamento. Od almeno di averci provato…  



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