Anche se l’estate si fa tentatrice di argomenti “gossip”, è
forse il caso di affrontarne uno molto particolare e senz’altro utile: l’immunoterapia
contro il cancro.
Di certo questo non è lo spazio giusto per trattare approfonditamente
l’argomento, ma chi ieri sera (7 agosto 2019) ha visto la bellissima
trasmissione SuperQuark su Rai1, può intuire quanto il tema sia attuale e di
profondo interesse.
Il nostro sistema immunitario, complesso e ben “coordinato”,
possiede elementi in grado di distruggere il tumore in modo efficace
e preciso anche se quest’ultime resistono in una sorta di “partita a scacchi”
dove ogni mossa può esser quella decisiva.
Le cellule tumorali sono alquanto “astute” e, per non farsi
riconoscere, esprimono pochissimi antigeni (ossia composti particolari che li
identificano) sulla propria superficie, al fine di mimetizzarsi nei confronti dei
killer che il nostro sistema immunitario mette in campo per ucciderle. Tali “assassini
seriali” sono anche “confusi” e resi “incoscienti” da una sorta di perimetro di
sicurezza (safety zone) che il tumore stesso si crea emettendo sostanze
che “inebetiscono” questi elementi-killer del sistema immunitario.
Insomma, il problema è duplice: il tumore non è un
agente “esterno” al nostro organismo e ben si adatta alle variazioni
fisiologiche che lo circondano (basti pensare che si crea un sistema circolatorio
tutto suo) ed anche se la sorveglianza è alta (ed il sistema di soppressione
abbastanza efficiente), se le “informazioni” deviate sono in buon numero ed alta
intensità, la degenerazione tumorale si stabilizza e, in determinate
condizioni, si propaga.
Le nostre difese, però, non sono poi così “inermi” ed un
loro potenziamento potrebbe esser efficace quantomeno per “controllare la
bestia” e, in alcuni casi, ad eliminarla (come i recenti successi terapeutici
nel caso di leucemie e linfomi).
Chi può combattere questa battaglia a pro-nostro sono alcune
cellule e proteine immunitarie: anticorpi, cellule Natural Killer, macrofagi e particolari
cellule T dette CTL (Cytotoxic T Limphocytes) ed uno degli avanzamenti
più recenti della terapia contro il tumore riguarda queste ultime: le cellule
CTL.
Esiste un sistema di biongegneria cellulare che trasforma le
cellule CTL in una sorta di “bomba intelligente” (in questo caso un’arma che
favorisce la vita… una delle poche bombe utili) che riconosce specificamente un
bersaglio e lo attacca in modo altamente selettivo; tale sistema è dato dalle
famose cellule T-CAR (CAR: Chimeric Antigen Receptor).
In sostanza, prelevando tali linfociti dall’infiltrato
tumorale di una persona malata e facendo in modo che esprimano un sistema di
riconoscimento selettivo per quel tipo di tumore, si ha una terapia guidata che
opera una sorta di “search and destroy” (cerca e distruggi) in stile militare. Tali
linfociti, una volta prelevati, vengono infettati con un virus (di solito un
vettore retrovirale come il virus HIV-1) che porta l’informazione necessaria
per costruire il recettore (il metodo di riconoscimento) specifico per l’antigene
tumorale e per far sì che i CTL lo esprimano sulla propria superficie (da qui
la “chimera”): in tal modo l’azione delle cellule immunitarie diviene selettiva
ed efficace. Una volta elaborate, tali cellule vengono reintrodotte nella
persona malata perché svolgano la loro funzione.
La terapia non è scevra da effetti collaterali: si può
instaurare una sindrome (sindrome da rilascio di citochine) che crea febbre piuttosto
alta, è possibile l’effetto “on-target/off-tumor”, ossia il riconoscere l’antigene
che, però, è presente anche in altre cellule “normali” ed altro, ma l’avanzamento
tecnologico nella preparazione delle T-CAR e la sempre più profonda conoscenza
del funzionamento sistemico del nostro apparato immunitario, consente una
specificità sempre più alta ed una minore rilevanza degli effetti collaterali.
Nel 2018 il premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a
due scienziati che hanno portato alla luce dei riflettori proprio la terapia
immunitaria contro il cancro: James Allison, statunitense, e Tasuku Honjo,
giapponese, che hanno scoperto l’esistenza di particolari proteine che frenano
il sistema immunitario; neutralizzandole, si attiva il sistema per combattere i
tumori (https://www.nobelprize.org/) e
questo dimostra quanto stia cambiando l’approccio alla terapia oncologica. Diversi
libri possono esser letti per capirne un po’ di più: Michele Maio, “Il corpo
anticancro. Come con l'immunoterapia si può vincere la lotta contro i tumori”,
2017, edizioni Piemme, Michele Maio e Giovanni Minoli, “Il cancro ha già perso. La rivoluzione da Nobel
dell'immunoterapia dei tumori”, 2018, edizioni Piemme e Alberto Mantovani,
“Bersaglio mobile. Il ruolo del sistema immunitario nella lotta al cancro”,
2018, Mondadori editore.
Personalmente credo che questa sia veramente la strada da
intraprendere e che sempre più attenzione vada posta sul ruolo che il sistema
immunitario ha nella patologia oncologica ed in questa calda estate, fatta di “gossip”
più o meno politici, di ombrelloni che volano nei temporali estivi, di proclami
da spiaggia (in senso letterale, dato che ormai siamo tutti un po’ da “party
beach”) e da aperitivi alcolici con polemica sull’immigrazione, forse leggere
qualcosa che ci riguarda da vicino e che interessa e da speranza a tanti malati,
potrebbe essere un segno del vero cambiamento. Od almeno di averci provato…

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