Cerca nel blog

martedì 2 luglio 2019

L'opportunità di vergognarsi


L'umanità avrà la sorte che saprà meritarsi.”
(Albert Einstein)

“Sei una ricca merda e sarai violentata dai tuoi negri ma vedrai ti piacerà avere figli bastardi”

“[…] no violentata se le fatti volontariamente uno a uno in questi giorni… un negro al giorno se fatta sta troia… devono affondarla sta cagna”

“[…] impalamento (con tubo d’acciaio che le entro dalla figa e le esca dalla bocca) in pubblica piazza”

Queste tre misere ed infelici frasi (chiedo scusa per la loro volgarità e per il manifesto analfabetismo degli scriventi) sono solo alcune tra quelle poste a commento della notizia dell’arresto del capitano della nave Sea Watch: Carole Rackete.
Non credo sia il caso di entrare nel merito “tecnico” di quanto è avvenuto: la magistratura farà chiarezza ed io, non essendo né un esperto capitano di navi e nemmeno un giudice (come penso molti di noi), non ho le armi per valutare se vi è stata veramente una “forzatura” del blocco imposto alla navigazione oppure se la nave stessa, come indica il capitano De Falco, andasse addirittura scortata per “emergenza in mare”. Credo, umilmente, che ormai il punto non sia più questo.
Piuttosto appare rilevante come l’ipocrisia di un popolo, ridotto all’analfabetismo funzionale, si manifesti ormai in queste forme allucinanti e poco importa se chi scrive queste frasi da animale di infima categoria sia un famoso “troll” (utente di un social network, di solito anonimo o nascosto sotto falso nome, che intralcia il normale svolgimento di una discussione con messaggi provocatori e spesso fuori tema) oppure sia veramente un utente che commenta di sua spontanea volontà: scrivere frasi del genere dovrebbe implicare lo scavare una fossa ben profonda dove, poi, piazzare la propria testa.
Quando si manifestano pensieri simili, oltre all’ignoranza profonda ed oscura (ed ormai in questo paese se ne raccoglie molta), emerge anche il radicato senso razzista e la totale mancanza etica del significato e valore della vita umana e questo dovrebbe bastare per far comprendere quanto la decadenza del nostro essere sia quasi irrecuperabile.
Oltre alla violenza (al momento “da tastiera” ma che nasconde una spinta interiore molto preoccupante) si legge, tra le righe di questi commenti idioti, anche una spinta deviante verso l’orlo di un baratro che in tempi passati ha condotto ad abomini e allucinazioni collettive.
Complici i mass media, che grazie allo schermo rendono tutto simile ad una sorta di finzione cinematografica ed al continuo martellamento politico che cerca un nemico ovunque (basta ricordarsi l’infausto termine “invasione”) pur di raccattare voti parlando ad un popolo ormai ignorante e confuso, l’annegamento di uomini, donne e bambini (ossia la morte allucinante a cui sono incorsi centinaia di esseri umani che riposano sul fondo del Mediterraneo) appare come un momento cinematografico che viene rapidamente sorpassato da amene imbecillità sulle difficoltà dell’Europa e sul motto “prima gli italiani”.
Noi, seduti ad una scrivania con una sigaretta in bocca ed una birra a fianco della tastiera, magari al fresco dell’aria condizionata, possiamo tranquillamente scrivere su di un social network le nostre deviazioni interiori, condite dalla nostra oscura ignoranza, alimentando il fascino della “difesa dal nemico” che, quasi inconsapevolmente (poiché non abbiamo le armi intellettuali per costruirci un pensiero autonomo) assorbiamo ogni giorno da parte di chi, ignorante forse più di noi, ha avuto l’arroganza e la furbizia di ergersi a difensore della patria “pro domo sua” in un momento di bassa consapevolezza scoiale.
Fanno sorridere le varie giustificazioni, spesso create ad arte, nel difendere la causa razzista; in queste si può trovare di tutto: dalla geopolitica internazionale ad aforismi tratti da autori di cui nemmeno si conosce il pensiero, dalla “debolezza” che realizza la necessità della “forza” militare alla pseudo-logica estremistica che vede in una sorta di “ordine precostituito” l’esigenza della coercizione senza principi sociali (ossia una democrazia che diviene demagogia).
Possiamo trovare qualcosa di positivo in tutto ciò ? Ahimé, purtroppo no, salvo il fatto di aver ben chiaro il pensiero di molti di noi: il “negro” non lo si vuole ed è meglio pensare ad altro evitando di considerare minimamente l’Etica dell’uomo e la vita umana che a volte si manifesta fragile.
Leggere luoghi comuni tossici (“qui non viene nessuno in vacanza a spese nostre”) e labili ragionamenti frutto di anomalie di conduzione cerebrale, fa molto male.
Questo processo è nocivo perché sposta l’attenzione e la capacità di analisi verso lidi che nulla hanno a che vedere con lo stato delle cose: la Sea Watch può davvero aver commesso un’infrazione che deve esser per forza valutata in virtù delle leggi che regolano il nostro belpaese e che alla fine il sistema “Europa” non è così "equilibrato", ma questo non inficia con il fatto che delle persone stanno morendo e che centinaia di bambini annegano e sono annegati nelle acque del Mediterraneo.
I proclami “politici” (virgolette d’obbligo) che esaltano interventi “ad ogni costo” e richiamano ad una sorta di sentimento nazionale unitario (fatti da chi poco tempo prima esaltava la secessione del paese gridando “Padania libera”), sanno molto di ipocrisia che sfiora la delinquenza, alimentando quella triste ignoranza che conduce alla follia che regredisce i diritti dell’uomo a vessilli senza senso, rendendo vani gli sforzi compiuti da chi, scienziati, artisti e menti brillanti, ha dato la propria vita nel tentativo di renderci migliori.
Alimentare la “paura” (che poi genera uno stato di ansia collettiva) è stato utile ai pochi che, cavalcando l’onda del momento, hanno piazzato punti redditizi per la propria pseudo-carriera (spesso politica), fregandosene letteralmente del pericolo che stava dietro l’ombra di questo demonio così creato e lasciando che tutta l’educazione di un popolo cadesse in uno strapiombo senza paracadute.
Nei suoi “Quaderni”, il filosofo e scrittore francese Ambroise Paul Toussaint Jules Valéry scrisse: “Guardando bene, si scopre che nel disprezzo c’è un po’ di invidia segreta. Considerate bene ciò che disprezzate e vi accorgerete che è sempre una felicità che non avete, una libertà che non vi concedete, un coraggio, un’abilità, una forza, dei vantaggi che vi mancano, e della cui mancanza vi consolate col disprezzo” ed è forse in questo vuoto interiore che stagnano i sentimenti della compassione e di quella mancata possibilità che renderebbe tutti migliori: l’opportunità di vergognarsi. 


Nessun commento:

Posta un commento