“L'umanità avrà la sorte che saprà meritarsi.”
(Albert Einstein)
“Sei una ricca merda e sarai violentata dai tuoi negri ma
vedrai ti piacerà avere figli bastardi”
“[…] no violentata se le fatti volontariamente uno a uno in
questi giorni… un negro al giorno se fatta sta troia… devono affondarla sta
cagna”
“[…] impalamento (con tubo d’acciaio che le entro dalla figa
e le esca dalla bocca) in pubblica piazza”
Queste tre misere ed infelici frasi (chiedo scusa per la
loro volgarità e per il manifesto analfabetismo degli scriventi) sono solo
alcune tra quelle poste a commento della notizia dell’arresto del capitano
della nave Sea Watch: Carole Rackete.
Non credo sia il caso di entrare nel merito “tecnico” di quanto
è avvenuto: la magistratura farà chiarezza ed io, non essendo né un esperto
capitano di navi e nemmeno un giudice (come penso molti di noi), non ho le armi
per valutare se vi è stata veramente una “forzatura” del blocco imposto alla
navigazione oppure se la nave stessa, come indica il capitano De Falco, andasse
addirittura scortata per “emergenza in mare”. Credo, umilmente, che ormai il
punto non sia più questo.
Piuttosto appare rilevante come l’ipocrisia di un popolo,
ridotto all’analfabetismo funzionale, si manifesti ormai in queste forme
allucinanti e poco importa se chi scrive queste frasi da animale di infima
categoria sia un famoso “troll” (utente di un social network, di solito anonimo
o nascosto sotto falso nome, che intralcia il normale svolgimento di una
discussione con messaggi provocatori e spesso fuori tema) oppure sia veramente
un utente che commenta di sua spontanea volontà: scrivere frasi del genere
dovrebbe implicare lo scavare una fossa ben profonda dove, poi, piazzare la
propria testa.
Quando si manifestano pensieri simili, oltre all’ignoranza
profonda ed oscura (ed ormai in questo paese se ne raccoglie molta), emerge
anche il radicato senso razzista e la totale mancanza etica del significato e
valore della vita umana e questo dovrebbe bastare per far comprendere quanto la
decadenza del nostro essere sia quasi irrecuperabile.
Oltre alla violenza (al momento “da tastiera” ma che
nasconde una spinta interiore molto preoccupante) si legge, tra le righe di
questi commenti idioti, anche una spinta deviante verso l’orlo di un baratro che
in tempi passati ha condotto ad abomini e allucinazioni collettive.
Complici i mass media, che grazie allo schermo rendono tutto
simile ad una sorta di finzione cinematografica ed al continuo martellamento
politico che cerca un nemico ovunque (basta ricordarsi l’infausto termine “invasione”)
pur di raccattare voti parlando ad un popolo ormai ignorante e confuso, l’annegamento
di uomini, donne e bambini (ossia la morte allucinante a cui sono incorsi
centinaia di esseri umani che riposano sul fondo del Mediterraneo) appare come
un momento cinematografico che viene rapidamente sorpassato da amene imbecillità
sulle difficoltà dell’Europa e sul motto “prima gli italiani”.
Noi, seduti ad una scrivania con una sigaretta in bocca ed
una birra a fianco della tastiera, magari al fresco dell’aria condizionata,
possiamo tranquillamente scrivere su di un social network le nostre deviazioni
interiori, condite dalla nostra oscura ignoranza, alimentando il fascino della “difesa
dal nemico” che, quasi inconsapevolmente (poiché non abbiamo le armi
intellettuali per costruirci un pensiero autonomo) assorbiamo ogni giorno da
parte di chi, ignorante forse più di noi, ha avuto l’arroganza e la furbizia di
ergersi a difensore della patria “pro domo sua” in un momento di bassa
consapevolezza scoiale.
Fanno sorridere le varie giustificazioni, spesso create ad
arte, nel difendere la causa razzista; in queste si può trovare di tutto: dalla
geopolitica internazionale ad aforismi tratti da autori di cui nemmeno si
conosce il pensiero, dalla “debolezza” che realizza la necessità della “forza”
militare alla pseudo-logica estremistica che vede in una sorta di “ordine precostituito”
l’esigenza della coercizione senza principi sociali (ossia una democrazia che
diviene demagogia).
Possiamo trovare qualcosa di positivo in tutto ciò ? Ahimé,
purtroppo no, salvo il fatto di aver ben chiaro il pensiero di molti di noi: il
“negro” non lo si vuole ed è meglio pensare ad altro evitando di considerare
minimamente l’Etica dell’uomo e la vita umana che a volte si manifesta fragile.
Leggere luoghi comuni tossici (“qui non viene nessuno in
vacanza a spese nostre”) e labili ragionamenti frutto di anomalie di conduzione
cerebrale, fa molto male.
Questo processo è nocivo perché sposta l’attenzione e la
capacità di analisi verso lidi che nulla hanno a che vedere con lo stato delle
cose: la Sea Watch può davvero aver commesso un’infrazione che deve esser per
forza valutata in virtù delle leggi che regolano il nostro belpaese e che alla
fine il sistema “Europa” non è così "equilibrato", ma questo non inficia con il
fatto che delle persone stanno morendo e che centinaia di bambini annegano e
sono annegati nelle acque del Mediterraneo.
I proclami “politici” (virgolette d’obbligo) che esaltano
interventi “ad ogni costo” e richiamano ad una sorta di sentimento nazionale
unitario (fatti da chi poco tempo prima esaltava la secessione del paese
gridando “Padania libera”), sanno molto di ipocrisia che sfiora la delinquenza,
alimentando quella triste ignoranza che conduce alla follia che regredisce i diritti
dell’uomo a vessilli senza senso, rendendo vani gli sforzi compiuti da chi,
scienziati, artisti e menti brillanti, ha dato la propria vita nel tentativo di
renderci migliori.
Alimentare la “paura” (che poi genera uno stato di ansia
collettiva) è stato utile ai pochi che, cavalcando l’onda del momento, hanno
piazzato punti redditizi per la propria pseudo-carriera (spesso politica),
fregandosene letteralmente del pericolo che stava dietro l’ombra di questo
demonio così creato e lasciando che tutta l’educazione di un popolo cadesse in
uno strapiombo senza paracadute.
Nei suoi “Quaderni”, il filosofo e scrittore francese
Ambroise Paul Toussaint Jules Valéry scrisse: “Guardando bene, si scopre che
nel disprezzo c’è un po’ di invidia segreta. Considerate bene ciò che
disprezzate e vi accorgerete che è sempre una felicità che non avete, una libertà
che non vi concedete, un coraggio, un’abilità, una forza, dei vantaggi che vi
mancano, e della cui mancanza vi consolate col disprezzo” ed è forse in
questo vuoto interiore che stagnano i sentimenti della compassione e di quella
mancata possibilità che renderebbe tutti migliori: l’opportunità di
vergognarsi.

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