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venerdì 12 agosto 2022

"Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".... al pronto soccorso dell'ospedale San Luca di Lucca

«Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;

fecemi la divina podestate,

la somma sapienza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».

 

Questa è l’iscrizione che il Sommo Poeta trova innanzi all’entrata verso gli inferi nella sua Divina Commedia e questo, in linea di massima, dovrebbe essere l’avvertimento che precede l’ingresso al pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca.

Sia “l’etterno dolore” che “la perduta gente” ben descrivono la condizione dei malcapitati pazienti e del frustrato ed impotente personale sanitario. Ebbene, in questo caso non vi sono “dannati” puniti e “demoni guardiani”, ma solo un inferno comune a tutti dove, veramente, vale “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”, sia che l’accesso avvenga per necessità di cure (urgenti, visto il servizio in questione) che per svolgere il proprio lavoro.

Scrivo queste poche righe per denunciare lo stato di “malasanità” in cui versa il nostro ospedale e di cui sono stato testimone per circa cinque ore.

Alle quattro della mattina di mercoledì 10 agosto, mia cognata accusa problemi cardiaci e viene chiamata un’ambulanza che, dopo pochi minuti il prelevamento, è davanti al pronto soccorso del suddetto ospedale.

La ragazza si trova, pertanto, in una barella dentro le stanze della struttura ospedaliera nel primo mattino di una giornata infernale. A questo punto termina la logica ed inizia la follia.

Senza entrare nei particolari, scrivo solo che questa paziente non è stata mai presa in carico da un medico dato che alle cinque del pomeriggio del medesimo giorno, ossia dopo ben 13 ore, non si avevano notizie alcune e la stessa ha deciso di andarsene da quel girone dantesco. Inoltre, dopo poco tempo dal suo ingresso, poiché serviva la barella su cui era stata trasportata, la persona in questione è stata fatta accomodare in sala di attesa. Tralascio alcuni particolari vergognosi, indegni di un popolo che si autodefinisce “civile” (come il vedere una persona con catetere che esce tranquillamente dallo stabile e decide per farsi una passeggiata o prendere un caffè portando fieramente il sacchetto dove viene contenuta l’urina con la mano sinistra oppure un ragazzo con una caviglia notevolmente gonfia a causa di una frattura che non è stata trattata, ossia senza contenimento alcuno, che per cinque ore è abbandonato su di una sedia a rotelle con la possibilità di uscire tranquillamente per fumarsi una sigaretta ogni tanto ed altre “tristi letizie”) per chiedermi a quale miserevole condizione siamo arrivati.

Mia cognata è stata fortunata: un evento patologico cardiaco temporaneo che non ha comportato conseguenze spiacevoli ma verso il quale, comunque, occorre porre attenzione con opportuni esami diagnostici segnati dopo una visita cardiologica effettuata “intramoenia” nello stesso ospedale il giorno dopo (ovviamente, quando ulteriormente si paga rispetto le già salate tasse, si ha anche celerità, un buon servizio ed un’ottima competenza); mi chiedo, invece, come sta quel ragazzo che attendeva assieme a lei e che denunciava dolore al petto con pressante mal di stomaco da ore e che, al personale del pronto soccorso, faceva presente il fatto che suo padre fosse deceduto per infarto come lo zio. Anch’egli non sembrava esser degno di attenzione da parte della struttura.

È la decadenza totale.

Certamente: disorganizzazione e tagli criminali hanno massacrato il personale che cerca in qualche modo di lavorare e che, molto probabilmente a causa della frustrazione e del pesante stress psico-fisico a cui è sottoposto, non riesce a gestire sia verbalmente che operativamente la grave situazione ed il numero dei pazienti, venendosi a creare una condizione di pericolo grave per la salute dei cittadini tutti. Non credo proprio sia il caso di lanciarci in imprecazioni contro medici ed infermieri, anche se il paziente ed i parenti che giustamente sono preoccupati della sua condizione di salute, si trovano spesso trattati con sufficienza se non con totale indifferenza, quasi fossero loro stessi il problema della struttura.

La situazione è molto grave ed è preludio al caos poiché il malumore che serpeggia fuori e dentro quel pronto soccorso è notevole. Se da una parte esistono delle condizioni invalidanti per i medici e gli infermieri che lavorano in quel luogo, dall’altra vi sono i pazienti che soffrono e sono potenzialmente in pericolo di vita a cui non interessa delle “giustificazioni” al disservizio (oserei dire: giustamente) e vedono nell’ospedale una sorta di “traditore” che non si cura affatto della loro salute (visione spesso confermata dalla stanca e malcelata mortificazione del personale sanitario che sfocia in un – spero - apparente menefreghismo).

Da cittadino onesto che paga le tasse pretendo (ed è nel mio pieno diritto) che il servizio pubblico ospedaliero funzioni correttamente e non mi interessa la promozione di attività sanitarie private a cui necessariamente si arriva data la penosa situazione.

Questa gravissima inefficienza è figlia di molti padri tra cui l’evidente incapacità gestionale e la totale mancanza di valori etici che hanno da sempre identificato la civiltà di un popolo. Vi sono sicuramente persone che dirigono queste strutture ed a cui va rivolta tutta l’attenzione possibile perché il sistema da loro gestito non funziona ed è addirittura divenuto un pericolo per tutti noi.

In una nazione che ha sopportato lo sfacelo di una pandemia, notare che nulla è cambiato, ma anzi peggiorato, nel proprio sistema sanitario è deprimente e porta ad amare considerazioni che ricadono nei maledetti vizi di questo “belpaese”.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

 


 

 

lunedì 1 agosto 2022

Armi di distrazione di massa

Vi sono armi ben più pericolose delle bombe che noi tutti conosciamo e si chiamano “armi di distrazione di massa”; questi strumenti bellicosi sono molto raffinati e ben più intelligenti degli ordigni esplosivi definiti “di precisione”.

Sono vere e proprie esplosioni che rendono inefficiente (ed in alcuni casi totalmente annichilito) il pensiero umano; indebolisce, cioè, il procedimento logico che impedisce l’irretimento delle menti e previene l’istupidimento umano.

Così, mentre i mass media ci propinano sciocchezze degne del famoso film “Idiocracy” che bloccano il nostro flusso razionale nel valutare se sia più o meno giusto che le ragazze indossino calzoncini eccessivamente corti o che un imbecille dichiari che la pizza sia cibo gourmet, eventi allucinanti minano il nostro futuro, rendendoci sempre più poveri (non solo economicamente) e schiavi di un sistema che, degno della più cupa novella Orwelliana, riduce tutti noi ad una informe massa pseudo-pensante.

Il fenomeno “social media” ha contribuito in questo tanto che il padre fondatore di una nota piattaforma ha dichiarato una perdita trimestrale notevole (milioni di dollari) perché ciò che viene proposto è “annoiante”. La soluzione proposta dall’imprenditore è quella di avvicinarsi ad altre proposte “social” che utilizzano esclusivamente video e non la condivisione di scritti od altro.

Certo, i video sono meno impegnativi: possiamo vedere una bella ragazza che sculetta semi-nuda ballando sulle note di un imprecisato rapper oppure una serie di gattini che eseguono compiti strabilianti degni del migliore acrobata, senza utilizzare la materia grigia per comprendere delle parole scritte o per cercare di tradurre cosa viene proposto. Così si assiste ad individui che, degni di un film di Mel Brooks, piantano il loro viso davanti allo schermo dello smartphone con un sorriso ebete ed espressioni del tutto idiote che rendono evidente la débâcle di questo secolo.

Così, mentre la guerra in Ucraina ha sfornato esperti di politica internazionale ed il CoViD-19 aitanti virologi ed immunologi, presto avremo improvvisati chirurghi che criticheranno l’intervento ortopedico in base alla visione di video su youtube.

So che tutto questo può apparire altamente distopico, ma esistono già esempi notevoli: vi sono individui che si rivolgono ad un terapista della riabilitazione (o chi per esso) autodefinendosi esperti della riabilitazione stessa poiché hanno già subito un intervento chirurgico similare e, pertanto, avendo già eseguito rieducazione (ed essendosi “informati” su internet), sono “pratici” e preparati. Abbiamo quindi sedicenti cardiochirurghi perché hanno sopportato un intervento al cuore e nefrologi perché operati ad un rene ?

Il tempo di lettura (e quindi di attenzione) di un articolo su internet mediamente risulta di 30 secondi ed in questo misero tempo la nostra mente si autoconvince che ha perfettamente compreso ciò che viene letto, senza considerare né le fonti, né la preparazione personale rispetto l’argomento che risulta spesso insufficiente se non inesistente.

In questo panorama operano molti organi di informazione, tesi a dare in pasto “notiziole” irrilevanti e spesso dal contenuto deprimente.  Certo, di fronte ad una massa di porci si devono dar ghiande se si vuole “guadagnare”, ma questo modo di operare è un boomerang a tutti gli effetti poiché l’appiattire sempre comporta il banalizzare qualsiasi tensione verso l’alto ed impedisce il corretto e civile sviluppo di una società.

Se questo, da una parte, fa comodo ad una classe di politicanti ignorante e becera (forse espressione del momento storico) che si permette di proclamare imbecillità e comportarsi come dei cretini, ignorando sia la storia che il progresso del paese, dall’altra ci rende tutti vittime di ciò che Pasolini definiva “l’edonismo del potere consumistico” dove i meriti ed i talenti valgono meno di una lattina di RedBull poiché nulla esiste al di fuori di tale potere e tutti siamo dentro il “capitale” in ogni sua accezione.

Nel 1974 sempre Paolini scriveva: “Ognuno in Italia sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero: perché questo è l’ordine che egli ha inconsciamente ricevuto, e a cui “deve” obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza” ed è una frase straordinariamente e paurosamente attuale. Di fatto il potere non può varcare il limite dove l’esistenza è già di per sé determinata e non governabile dato che il potere stesso non può prendersi tutto. Il “potere” (se così possiamo definirlo) deve partire da un terreno comune, di tutti, e non una terra di nessuno.

Certo, non possiamo impiegare la vita a “resistere” come lo stesso Pasolini lascia intuire, ma di certo non possiamo cedere ad una via imbelle così deleteria ed è dovere fermarsi per riflettere e ripristinare il valore umano, perso nei meandri dei “video social” e degli urlatori seriali che, non possedendo alcun profilo culturale, impongono una finta e povera politica nel tentativo di mantenere previlegi e non servire ad un popolo che dovrebbero rappresentare.