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martedì 8 settembre 2020

L'amarezza dell'odio

Willy Monteiro Duarte, un ragazzo di 21 anni originario di Capo Verde, è rimasto ucciso sotto i colpi sferrati dai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, ragazzi italiani che praticano sport di combattimento (MMA) e che, con ferocia inaudita, hanno ucciso una persona massacrandola di botte per aver avuto la sola colpa (almeno così si legge) di aver tentato di calmare gli animi in seguito ad un alterco tra il branco omicida (le accuse sono nei confronti di quattro persone) ed un suo amico.  Impressionanti le dichiarazioni dei familiari: “In fin dei conti cosa hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario" (fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/24454478/willy-monteiro-duerte-dichiarazioni-choc-familiari-aggressori-era-solo-immigrato.html).

Sono personaggi noti che usano la violenza come stile di vita e lo spaccio ed altre amenità come fonte di reddito. Sono individui ben conosciuti nei confronti dei quali nessuno ha mosso un dito sino al massacro del 21enne capoverdiano (https://www.cronachecittadine.it/tutti-i-particolari-sulla-morte-di-willy-monteiro-duarte-oggi-lutto-cittadino-a-colleferro-e-paliano-arrestati-i-quattro-aggressori-di-artena/).

Marco e Gabriele Bianchi, così come Mario Pincarelli e Francesco Belleggia (co-imputati e parte del branco), sono italiani e, a quanto si legge, appartenenti alle file di una compagine di ultradestra (e qui, forse, si comprende anche la dichiarazione dei familiari), figli di una società degradata al punto da non riuscire più a comprendere quanto orrore vi sia nel togliere la vita ad un uomo.

Ma la responsabilità non è soltanto di questi quattro imbecilli.

Forse l’ondata di disprezzo dell’uomo che una certa politica ha fatto e continua a fare nei confronti del “diverso”, ha fatto sì che si creasse un rigurgito violento di estremismo che, a sua volta, ha alimentato la logica perversa della violenza, figlia dell’ignoranza e della mancanza di senso della vita.

Quando si ricorre alla violenza pura, alla necessità di sopraffare un uomo uccidendolo, noi tutti abbiamo fallito. Il proliferare di certe forme di “sport” (qui le virgolette sono d’obbligo) che uniscono una sorta d’istintualità bestiale al “mito” di una sorta di “superuomo” che nulla ha che vedere con la filosofia di Nietzsche, ma che si riferisce solo ed esclusivamente ad una sorta di “maschio alfa” che possiamo ritrovare tra i primati non umani, ha costruito una sorta di “macchine d’odio” pronte ad esplodere al minimo alterco. Una società come questa è profondamente degradata e se non interveniamo subito il futuro di questo paese sarà molto triste.

Nell’Italia che noi tutti pensiamo essere un “belpaese”, ricco di cultura rinascimentale, di arte e di notevole capacità intellettiva espressa dai nostri ragazzi che, all’estero, rendono servigi all’umanità, eventi del genere sono vergognosi e riflettono una deculturizzazione senza uguali. Sarebbe bello sentire la classe politica che, in toto, si esprime in favore di un possibile cambio di marcia, ma così non sarà perché avere quattro idioti del genere fa comodo a molti e le dichiarazioni dei familiari, colpevoli quanto i carnefici, rimarranno solo parole dette e non segnali di allarme.

Purtroppo qui non si tratta più di un colore politico o di zone di decadimento umano, ma dell’educazione di un popolo intero che sta virando verso il baratro ed i pochi e coraggiosi educatori ed insegnanti si trovano spiazzati, privati dell’autorità che loro compete nonostante l’enorme competenza.

Liliana Segrè scrive che “L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo” ed è un atto di accusa forte che rispecchia, purtroppo, il mondo in cui oggi viviamo. 

 



 

 

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