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martedì 21 aprile 2020

Contraddizioni che fanno riflettere


“Bene professore, mi dica… quando può esser sicura la riapertura ?”
“Beh, intanto possiamo dire che sin tanto che il famoso numero R0 non scende sotto il valore di 1, non si può pensare a qualcosa di più “sicuro” diciamo… come nel grafico che lei ha mostrato…”
Il conduttore fa proiettare il grafico… attimo di silenzio poi, con un tono tra il pacato e l’imbarazzato, riprende il discorso.
“Professore…. Beh, siamo già sotto il valore di 1”
“Beh… sì …… ma…… finché non è a zero come in Cina non possiamo stare tranquilli”.

Questo frammento di intervista è avvenuto stamani, in una delle tante (permettetemi: a volte demenziali) trasmissioni su di un canale televisivo pubblico (quindi ad alto “auditel”).
Sinceramente non so per quale motivo le persone si espongano a tali possibili “figure da idiota” (esperti o meno), ma il momento, oltre ad esser concitato, appare veramente controverso.
Diciamo che ormai abbiamo abbondantemente superato la fase in cui un’improvvisa illuminazione ecologista e patriottica aveva innalzato i nostri cuori e dove gli “esperti”, troneggiando in televisione ed annunciando “verità” che assurgevano quasi a dogma, indicavano la via per trattare contro un microbo che, in realtà, nemmeno loro conoscevano: l’ego di qualche “esperto”, spinto dall’energia della propria iper-valutazione, continuava (e, ahimè, in certi casi continua tutt’ora) a confezionare parti meschine, costituite, ad esempio, dalla dichiarazione che l’epidemia non sarebbe mai arrivata in Italia (fatto ovviamente smentito nemmeno quindici giorni dopo) e dalla “profonda analisi” della necessità delle mascherine (un mese prima non servivano a niente salvo poi rinnegare tutto il mese dopo dove addirittura, assieme a questo obbligo, si propone pure un “tracciamento” dei “possibili” infetti tramite mezzi tecnologici, senza avere la minima idea della castroneria detta, ossia totalmente dimenticando sia il fatto che non è stato fatto uno screening completo sulla popolazione e che, grazie al cielo, qui non vi è né oligarchia, né dittatura). Si sa: a molti “esperti” piace scrivere libri e la luce dei riflettori, anche se dimenticano che tutto questo, adesso, non è affatto utile.
L’italiano medio, però, ha da tempo abdicato la sua capacità di raziocinio, vuoi perché ormai abituato ad una sorta di analfabetismo funzionale che gli impedisce un giusto discernimento, vuoi perché fino a due mesi fa viveva di apparenze stupidi legate ad un regime di vita che, alla fine, si è rivelato dannoso ed è stato sempre comodo, per questo individuo “medio”, il pensare tramite cervelli altrui.
I più fortunati possono dire di avere un parente medico od un cugino biologo o, meglio ancora, ingegnere (che va ancora di moda: magari non c’incastra un tubo in questo caso, ma in un paese fatto di apparenze e titoli nozionistici, fa sempre una bella impressione) ed in tal modo giustificare la stupidaggine che si sta dicendo, vuoi perché non può comprendere il tema (mancano le basi fondamentali per capire), vuoi perché riporta confusamente un concetto complicato (che spesso è difficile da semplificare anche per gli “addetti ai lavori”).
Ma è sempre lo stesso vizio dell’italico popolo che, ancora oggi, stenta a correggere.
In questo marasma, però, insorge il rischio del non ascoltare chi, invece, veramente conosce il problema e, magari, non è così presente nei mass media perché intento a lavorarci sopra e quindi con la conseguente carenza di tempo da dedicare alle “pubbliche relazioni”; ogni tanto, però, questa voce si manifesta ma rimane quasi uno “sparo nel buio” perché ormai il bombardamento mediatico è talmente pressante ed incisivo che non tollera la pacatezza di chi cerca di capire un fenomeno nuovo e, conseguentemente, non può dare certezze (ossia non se la sente di annunciare castronerie che potrebbe poi ritrattare subito dopo con i conseguenti danni sociali).
Un esempio di ciò che ancora non si è compreso, nella massa, è questo: il virus si chiama SARS-CoV2 (od anche 2019-nCoV) e non CoViD-19 che rappresenta, invece la patologia che deriva dall’infezione da tale virus (CoronaVirusDisease 2019). Sembra una sciocchezza, in molti dicono: ma dai è solo una questione di termini, ma così non è. In realtà si tratta di chiamare “pera” il frutto del melo ed è evidentemente un problema non solo di termini, ma di concetti.
Nella fase iniziale, tutti eravamo consci del grave errore per cui l’uomo non rispetta la natura e questo evento pandemico ha fatto sì che, nell’enfasi iniziale, anche la casalinga di Voghera inneggiasse ad un’ecologia profonda ed uno stile di vita differente. Bene, ci si aspetterebbe dalla classe “politica” (le virgolette sono d’obbligo) la ricezione di questa impellente necessità ed invece….
Sempre stamattina vi è stato l’annuncio della possibile lenta ripresa delle attività lavorative che dovrà affiancarsi a stili di vita diversi e, quindi, ci dovremo dimenticare l’affollamento dei servizi di trasporto pubblici. “Bene !” mi sono detto “finalmente qualcosa di sensato: incrementeranno sia il numero che la qualità dei servizi, investiranno sul futuro !” ed invece no: i cittadini sono stati invitati ad usare la propria auto….. cadono le braccia… letteralmente….
Dai soldi praticamente inesistenti in supporto alle imprese ed ai lavoratori, conditi da chiacchere inutili e quasi a presa di giro (sarebbe meglio esser sinceri sulle reali possibilità di supporto sociale), alla mancata considerazione del disastro sociale che si sta manifestando sempre più velocemente (in molti non riescono più a comprar cibo per loro e per i propri figli), le bandiere sui balconi e la musica dai terrazzi iniziano a divenire una scenografia degna della Gotham di Joker, dove nessun Batman, in questo caso, verrà in soccorso (e, onestamente, se ci penso bene è meglio che questo “eroe” nemmeno si manifesti adesso, dato che lui stesso è vittima di una qualche psicopatologia).
Chiusi in casa da una quarantena che ha reso il nostro vicino uno sceriffo pronto a chiamare le forze dell’ordine per denunciare il possibile “untore” che si sta recando a fare una corsetta a 200 metri da casa, ci siamo dimenticati che gran parte del disastro accaduto al sistema sanitario nazionale è dovuto alle scelte scellerate dei nostri amministratori (incapaci) ed alla profonda corruzione che vige nel sistema stesso; coloro che adesso chiamano “eroi” quei disgraziati che, negli ospedali ridotti a “lazzaretto”, stanno facendo il proprio lavoro con onore e passione (ora ce ne ricordiamo… ma prima….), sono in realtà i “carnefici” che abilmente scaricano la responsabilità dell’emergenza sul cittadino con decreti di emergenza uno dietro l’altro (magari inevitabili, ma sicuramente confusionari), con obblighi che sfiorano il ridicolo (autodichiarazioni per spostamenti legati a “necessità”, pena sanzioni addirittura penali, ma apertura di librerie, edicole e tabacchi: cosa deve scrivere un cittadino in merito sulla dichiarazione ? Motivo di necessità: acquisto pacchetto di sigarette ? Lo può fare ? Oppure lo zelante poliziotto lo redarguisce, lo rispedisce a casa e, magari, lo multa pure ?) senza che nessuno sollevi obiezioni (il terrore, la paura, è sempre un buon “calmante sociale”) ed altro ancora.
Se veramente qualcosa deve cambiare, allora spero che, alla fine di questa drammatica pandemia, si possa veramente rivedere tutta questa classe dirigente, politica e non (ma spesso, in determinati posti, politica e competenza combaciano senza che vi sia meritocrazia alcuna: siamo onesti sino in fondo !) e letteralmente “licenziare”, spedire a casa senza compensi "stellari" ma con trattamenti economici (che non andrebbero rilasciati a tutti, ma solo a costoro che hanno almeno prodotto qualcosa di "costruttivo") che, sebbene dignitosi, riflettano il viver comune: è ora di cambiare. Se questo è una sorta di “anno zero”, sinceramente mi auguro che lo sia per tutto e che il moto del cambiamento, per quanto pacifico sia, investa totalmente questa nazione che, costretta a ripartire, ha impellente necessità di persone capaci, competenti ed oneste (puramente meritocratiche) e non di “parvenu” in prestito da squallide “concessioni”.
Diversamente significa che non abbiamo imparato nulla neanche questa volta…. e temo che così sarà… 


mercoledì 15 aprile 2020

Occorre la via di mezzo...


“Il saggio non si espone al pericolo senza motivo, poiché sono poche le cose di cui gl'importi abbastanza; ma è disposto, nelle grandi prove, a dare perfino la vita, sapendo che a certe condizioni non vale la pena di vivere.” (Socrate)

La quarantena, questa sorta di “tempo non-tempo”, sta mettendo a dura prova ognuno di noi.
In questi tempi difficili emerge sempre il valore ed il senso civico di un popolo che, di fronte al pericolo, cerca di agire affinché tutti possano godere di un barlume di protezione e di sicurezza.
Ovviamente, di fronte ad un’epidemia virale, vi sono non molte cose da poter fare affinché si abbiano condizioni più o meno sicure se non mantenere un isolamento ed un distanziamento sociale secondo regole che definiscono la possibilità di una riduzione del contagio.
Vedere immagini del Grande Raccordo Anulare di Roma che appare ingolfato dalle tante auto in coda per la scampagnata pasquale è sconfortante e fa capire quanto ancora si sia lontani da una disciplina di sé utile a tutti, ossia a tutelare il valore collettivo della salute.
Qui non si tratta del detto “ci sono regole e vanno rispettate”, bensì “occorre rispettare regole per non ammalarci tutti” ed è un principio che dovrebbe esser sacrosanto per chi, dotato di un’intelligenza minimale ed un po’ di senso civico, comprende l’emergenza che stiamo attraversando.
Così, quando notiamo, soprattutto in zone dichiarate “ad alto rischio epidemiologico”, persone che tranquillamente fanno un pic-nic con i figli al seguito, veramente sale in mente il pensiero che davvero mai ce la faremo mai ad essere un popolo responsabile.
E questo un momento in cui ognuno veramente dovrebbe mettere al primo posto la coscienza sociale ed agire di conseguenza.
Detto questo, però, noto anche alcune distorsioni che fanno accapponare la pelle.
Potremmo indubbiamente questionare su come è stata gestita l’informazione circa questa epidemia con virologi, epidemiologi, epatologi, cardiologi, matematici, fisici, politici e professionisti vari che si sono alternati sui maggiori canali televisivi spesso manifestando pareri opposti, conditi da denunce, censure e allarmismi più o meno giustificati che hanno alimentato un caos incredibile, gettando nel terrore più buio un popolo intero, soprattutto perché quest’ultimo è spesso affetto da una sorta di “analfabetismo funzionale” che non riesce a comprendere la giusta via di mezzo utile per una sana riflessione. Se una persona appare in televisione (ma potremmo anche citare i “social network”), ad esempio, ed un mese prima dichiara che le mascherine non servono a nulla salvo poi rimangiarsi tutto il mese dopo dichiarando che tali mascherine devono divenire obbligatorie ed incitando al “tracciamento” ad personam di ipotetici infetti (non considerando che, a quanto lui stesso annuncia, anche gli asintomatici possono essere contagiosi), nonostante possa essere “specialista” in una determinata disciplina, è sicuramente un imbecille nei confronti della comunicazione sociale e sorge pure il dubbio che tutto questo avvenga grazie ad un ego smisurato che, in determinate situazioni, dovrebbe esser messo a tacere. La scienza, come dice un mio carissimo amico e futuro medico, deve esser fatta primariamente nei laboratori…. e poi divulgata da chi è capace e non dal primo “servo di casa” (aggiungo io).
Poi c’è la classica disorganizzazione italiana: bonus prima concessi poi, quando si capisce che la sofferenza sociale è tanta, si rivedono le regole per tale concessione, escludendo e tentando di limitare l’esborso e non considerando che in molti, ormai, nemmeno riescono più a comprarsi il cibo.
Ancor più interessante sono le trasmissioni televisive con conduttori che si eccitano di fronte a grafici epidemiologici complessi e spesso mancanti della “base dati” necessaria su cui fare inferenza, ossia del tutto privi di valore previsionale, che inevitabilmente annunciano un “rallentamento del contagio ma forse no, anzi siamo in un plateau che prevede il picco, ma poi si discende, ma forse… non si sa quando, ma ci sarà la discesa…”, ossia: se domani non piove può esser nuvoloso od anche soleggiato.
Interessante è anche l’esperimento Orwelliano con le forze dell’ordine dispiegate sul territorio per far sì che vi sia il rispetto delle norme anti-contagio (sì, perché di questo si tratta: evitare il contagio !) che si trovano essi stessi nel caos normativo poiché, a quanto sembra, hanno le idee poco chiare e spesso mancano della necessaria flessibilità nell’applicazione delle stesse, tanto che una dottoressa del reparto di malattie infettive di un ospedale romano si reca nella struttura per cercare di recuperare l’auto rimasta ferma (resa di nuovo funzionante tramite l’uso di cavi per batteria dati da un collega ed aiutata da uomini della Guardia di Finanza), viene poi fermata a 150 metri dall’ospedale da un cretino e multata di ben 533 euro (a questo punto, perdonatemi, ma spero proprio che quell'imbecille sia oggetto di provvedimenti).
Oppure che dire del video osannato da una conduttrice televisiva, che appare totalmente decerebrata (o forse lo è davvero), dove uomini della Polizia (e Guardia Costiera ?) pattugliano sia a piedi che in elicottero un litorale e, nel giubilo dello studio televisivo, “incastrano” un poveraccio che passeggiava solo con il cane in un atmosfera che sembra tratta dal film “Io sono leggenda” ? Tre uomini in divisa che corrono sulla spiaggia ed un elicottero che inquadrano il disgraziato (forse il peggiore tra gli untori ?) rappresentano una di “giustizialismo” che francamente fa pensare e preoccupare.
Pensate se tutto questo venisse impiegato per la lotta al crimine (quello vero)… !
E ciò che preoccupa ancor di più è la follia dilagante per cui ogni cittadino è divenuto “sceriffo”… Ora voi pensate cosa accadrà adesso che le librerie sono state aperte: al momento del controllo ad uno dei tanti posti di blocco, potremo dichiarare “vado ad acquistare un libro” … ci vedremo multare ? Se le librerie sono aperte, significa che posso recarmi a comprare un libro (così come posso recarmi a comprare sigarette e giornale, dato che pure le edicole ed i tabaccai sono aperti), ma temo che ottusi e zelanti “agenti della giustizia” avranno da ridire poiché “non è primaria necessità”.
Occorre stare molto attenti perché nella privazione della libertà sta l’origine delle rivolte sociali, soprattutto quando subentra la fame ! In questo caso sia la mancanza di senso civico di un popolo che l’idiozia repressiva di certe mentalità “militari”, sono una cassa di amplificazione molto pericolosa che, supportata da un valore politico inesistente, può trovare ampio sfogo nella ribellione… e questo non possiamo assolutamente permettercelo.