Stamattina, come di solito, entro nel bar di amici per fare
colazione e, mentre chiacchero tranquillamente con una persona al banco, sento
il tintinnio di monete che cadono in un contenitore metallico ed immediatamente
dopo i suoni classici di una slot machine.
Istintivamente guardo l’orologio: sono le otto ed un quarto
di mattina e già la slot machine “lavora” al pieno delle sue capacità.
“Sto pensando di toglierla” mi dice la barista “è un dramma
!”
La ragazza, mentre mi serve il cappuccino, racconta di
quante persone facciano la coda all’unica slot machine che ha nel locale e di
quante ancora “bruciano” i loro soldi (pensioni o stipendi) nel gioco fatto di
luci, colori e suoni che promette vincite impossibili da realizzare… od almeno
altamente improbabili. Vi sono pensionati che esauriscono i loro risparmi già a
metà del mese, grazie alla spinta compulsiva del gioco e ragazzi che esauriscono
il proprio stipendio dietro alle figure di faraoni od avventurieri che
appaiono, colorate e luccicanti, sugli schermi di queste “macchine infernali”
simili alla famosa Christine nel romanzo del 1983 di Stephen King.
Nel “Manuale dei Disturbi Mentali” (DSM-IV-TR) tra i Disturbi
del Controllo degli Impulsi adesso troviamo anche la “dipendenza da gioco”
(Gioco d’azzardo patologico) caratterizzata dall’incapacità di resistere alla
tentazione “persistente, ricorrente e maladattiva” di giocare somme di
denaro piuttosto elevate. Le conseguenze della malattia si palesano nel
deterioramento di ogni attività personale, familiare e lavorativa e risulta un “disturbo
ossessivo-compulsivo” la cui “compulsione” genera una sorta di emozioni
positive a cui non si riesce a rinunciare; spesso, infatti, chi è affetto da
tale disturbo continua a giocare nonostante gli sforzi tesi a controllare,
ridurre od addirittura interrompere il comportamento dannoso.
Nelle persone dipendenti
dal gioco d’azzardo subentra il desiderio di realizzare una sorta
di “avventura” praticando il gioco stesso con la risultante “eccitazione” che viene
soddisfatta puntando somme di denaro man mano sempre più elevate. Nel tentativo,
poi, di recuperare il denaro scommesso e perso, il malato viene costretto in
una continua “gara” a giocare cifre sempre più alte, tentando di annullare la
perdita.
Quando le possibilità di ottenere prestiti o di avere soldi “liquidi”
da giocare si esaurisce, la vittima della dipendenza
può ricorrere a comportamenti antisociali quali la frode, il
furto od altre “soluzioni” che spingono la persona verso un baratro di
difficile risalita.
I dati sono sconfortanti e per avere un’idea dello sfacelo
sociale a cui stiamo assistendo basta dare un’occhiata al resoconto dell’Ufficio
Stampa dell’Istituto Superiore della Sanità (ISS) per il 2018 reperibile a
questo link: https://ufficiostampa.iss.it/?p=1335.
Secondo Roberto Natalini, matematico del CNR, è più
probabile che un asteroide colpisca la terra che indovinare il famoso 6 al superenalotto;
gli esperti del Centro Nazionale Ricerche hanno infatti quantificato in 1 su
40.000 le probabilità che nel 2036 l’asteroide 99942 Apophis investa il nostro
pianeta, ma non solo: ad essere ottimisti, vi è molta più probabilità di
ricevere soldi ad un bancomat digitando un numero a caso, si ha la probabilità
di 1 su 90.000.
Vediamo ora altre probabilità per renderci conto del
problema:
·
1 su 43.949.268 è
la probabilità di indovinare una cinquina secca al lotto.
·
1 su 649.739 è
la probabilità di avere alla prima mano una scala reale servita (una scala di
cinque carte dello stesso seme) al gioco del poker.
·
1 su 38 è
la probabilità di vincere alla roulette puntando su un solo numero.
Azzeccare la sestina del superenalotto ha una probabilità di
solo 1 su 622.614.630 !
Riguardo le slot machine, poi, per
ogni euro introdotto una parte dei soldi è trasferita all'erario ed ai gestori;
le macchinette dei tabaccai e dei bar ridistribuiscono solo il 75% di quello
che viene giocato, per cui anche se io fossi l'unico cliente della macchinetta
e continuassi a giocare, potrei riavere solo il 75% di quello che ho versato.
È impossibile non andare in perdita.
Almeno un 25%, sempre che non ci siano altri giocatori (nel
qual caso le “probabilità di vincita” peggiorano), andrà perso. Non solo non si
può vincere, ma non si può nemmeno andare in pari !
Si pensi, inoltre, che giocare il famoso “Win for life” implica
che per vincere 4000 euro al mese per 20 anni si ha la probabilità di 1 su 3.000.000:
è impossibile vincere.
A questi punti le domande sono molte, compresa quella per
cui, uno stato civile permetta uno scempio del genere.
Ho sempre pensato che la decadenza di una società passi
anche per la “fede” nei giochi d’azzardo: quando l’orizzonte si restringe,
anche uno scoglio diviene il miraggio dell’isola che non c’è.

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