"Caino, finiti i suoi giorni, aveva una preoccupazione che lo torturava, temeva a quel punto di incontrare nuovamente Abele e di subirne la vendetta. Così, si presentò al Creatore a testa bassa, sperando di non farsi riconoscere da suo fratello. Ma quel Dio che aveva sfidato gli spiegò che il giudizio prevedeva il permesso del perdono da parte della vittima. Caino terrorizzato pensò che mai Abele lo avrebbe perdonato e giunto davanti al fratello non ebbe il coraggio di alzare lo sguardo. Abele prese con il palmo della mano il suo mento per incrociarne la vista e gli disse: Caino, fratello mio, puoi nasconderti dagli estranei ma non sei riuscito a celarti alla tua coscienza e quella ti ha già giudicato. Chi sono io, più del tuo tribunale, per negarti il mio perdono? Caino irruppe in un pianto fatto di singhiozzi muti, e quelle lacrime, raccolte in un innaffiatoio d'avorio, furono conservate per mostrarle al risentimento delle vittime che non avevano più lacrime per piangere. Abele lo abbracciò e Caino, per la prima volta dopo l'assassinio, riprese ad alzare la testa" (da A. Fiumefreddo “In difesa di Caino dalla parte di Abele. Storie di violenza, di sangue, di corruzione e di sfruttamento di uomini verso altri uomini”, ed. Gruppo Albatros Il Filo).
Tutti contro Caino. Spesso e volentieri.
Perché ? Perché è più semplice e riduce il margine di errore del nostro giudizio: se è Caino, per forza è un assassino e, senz’ombra di dubbio, un rifiuto della società.
Così, ergendosi da un improbabile pulpito, l’uomo medio addita con certezza (e con chilogrammi di fierezza) l’immondo essere che diventa l’oggetto dell’implacabile giudizio. Caino è un salvatore perché, grazie a lui, l’uomo medio riesce a mascherare il proprio lato oscuro dato che “qualcuno l’ha combinata grossa” e si può dire “io non sono così” od anche “io non lo farei mai” ed in tal modo scaricare su Caino i propri punti oscuri, le proprie maledizioni personali, i nei dell’umano convivere.
Caino, in verità, attribuisce all’uomo medio un velo di finta perfezione che diventa indispensabile per ergersi dalla mediocrità ed apparire colui che, nonostante sia un essere approssimativo, è capace di raziocinio e dotato di alta morale. Peccato che la morale è un concetto dinamico, che muta coi tempi, e che ciò che oggi è immorale, domani può esser morale ed apparire perfettamente coerente con gli usi ed i costumi del momento.
Così, poiché non si comprende questa evoluzione, l’uomo medio giudica ed abbina il giudizio ad aspetti religiosi senza pensare a quello che sta esprimendo e, soprattutto, a ciò che Caino in verità rappresenta. Meglio scorgere il buio degli altri che accendere una candela nel nostro, per cui Caino è una sorta di magnete che attira le nostre oscurità perché, per quanto ci si creda puri, siamo uomini ed in quanto tali possediamo una parte in ombra, cruda, istintuale… animale. Ma questo non è un male (salvo per certe dottrine assolutiste) poiché ci mantiene in contatto con una sfera che si potrebbe definire “carnale” che ci garantisce l’umanità del nostro essere.
Certo, difficilmente il mediocre percepisce una cosa del genere, anzi: meglio far bruciare che bruciarsi, per cui che si uccida Caino ! Che sia fatto scempio delle carni e che venga esposto nella pubblica piazza affinché tutti gli uomini “di buona volontà” possano recitare un “pater nostrum” chinando il capo di fronte alla siffatta giustizia !
Attenzione però ! Spesso Caino attira simpatie perché, alla fine, riflette il nostro dilemma interiore, la nostra voglia di essere e trasgredire ed anche perché Caino è tale in virtù della sua sofferenza.
Quando Joker, nell’ultima pellicola con Joaquin Phoenix, scatena la sua rabbia tra la sua risata patologica e la sconfitta ormai assaggiata per tutta la sua misera vita, lo spettatore diventa complice e, alla fine e nonostante i morti e la tragedia, arriva a comprendere la nascita dell’antieroe, del moderno Caino. Credo che Joker, quando dichiara che “ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia. Adesso vedo che è una commedia” apra un orizzonte che è del tutto sconosciuto all’uomo medio che vive di assoluti: bianco o nero, chiaro o scuro, forte o debole… e non ammette cambiamenti di paradigma che solo Caino conosce perché ha sofferto ed ha attraversato l’inferno (o magari vi è sempre immerso) ed è da invidiare perché, alla fine del suo percorso, in un modo o nell’altro riesce ad autoimporsi, così come Joker dichiara: “per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente, ma esisto. E le persone iniziano a notarlo”.
E da fastidio perché l’uomo medio vuole tremendamente esser notato, far parte di un improbabile jet-set. Se non riesce lui, devono per forza farlo i figli: trasmissioni allucinanti come Amici, C’è Posta per Te, Grande Fratello o Temptation Island sono gli esempi della spettacolarizzazione delle esistenze tra tormenti ed invidie, tra frustrazioni ed analfabetismo. Ma questo è tollerato ed anzi è amato ! Si iscrivono i figli a scuole di canto o danza perché entrino nel circuito televisivo-circense, ci si umilia in prima visione cercando un dato auditel che dica quanto siamo popolari od ancora mettiamo nella piazza multimediale la nostra famiglia e le nostre pene perché, in tal modo, un VIP (di solito un emerito coglione) possa arrivare a consolarci e dirci le solite, classiche banalità che, sebbene stupide, fanno colpo.
Se Joker diventa consapevole che esiste e tutti lo notano, perché l’uomo medio non può ? Ed allora è giusto che Caino sia giudicato e massacrato (possibilmente), perché ricorda che la disponibilità di esistere non si compra al supermercato e che, alla fine, il lato oscuro è sempre presente: possiamo solo accettarlo e comprenderlo oppure correre alla finzione ed emettere sentenze moraliste che, lentamente ma inesorabilmente, uccideranno Caino. In ogni caso, Caino è la nostra salvezza…