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mercoledì 5 maggio 2021

La cartellina negata

 

Succede che una bimba di 11 anni dimentichi la cartellina per il disegno tecnico ed accade che la mamma, con la giusta attenzione all’educazione della figlia, corra a casa e porti il materiale alla scuola media della bambina affinché le venga consegnato e possa così far lezione.

È un quotidiano che molti di noi conoscono e fa parte della nostra frenesia giornaliera che, per certi versi, questa pandemia ha complicato ulteriormente.

Così, spinta dalla premura di mettere in grado la figlia di seguire la lezione, la mamma porta la fantomatica cartellina al personale ausiliario che dovrebbe consegnarla alla bambina ma… lo stesso personale si rifiuta di farlo perché alcune normative di sicurezza legate all’emergenza anti CoViD-19 impediscono tale azione ed il diniego viene ribadito anche di fronte alla donna che, pur di mettere la figlia in grado di partecipare all'attività scolastica, si propone di “igienizzare” il materiale di fronte al personale scolastico stesso.

Siamo di fronte ad una follia collettiva dettata da un terrore smisurato e da una totale carenza logica. Se una direttiva scolastica del genere esiste in quell’istituto, è palesemente errata !

Al di là delle considerazioni “biologiche” quali il tempo di permanenza del virus su di una superficie del genere (che sfiora il ridicolo) che imporrebbero quindi anche l’igienizzazione delle calzature degli studenti e l’uso di materiale controllato da parte della scuola (perché se vale il principio della “cartellina infetta”, è lecito pensare che un alunno possa tranquillamente portare in classe “quaderni infetti” contaminati pochi istanti prima di entrare mentre caricava il proprio zaino), la stupidità del provvedimento cozza violentemente contro una realtà oggettiva che tutti possiamo tranquillamente verificare sia all’ingresso che all’uscita dalla scuola stessa: assembramenti incontrollati, promiscuità tra gli studenti che si passano penne, quaderni, gomme da masticare, merendine e tanto altro. Insomma, comportamenti che fanno parte del normale essere ed esistere dei ragazzi che cercano disperatamente una normalità ancora lontana da tutti noi.  

Ormai i “danni educativi” sono ingenti e la famigerata DAD ha inflitto scompensi pedagogico-sociali incredibili senza che vi sia stata attenzione nei confronti sia delle famiglie che dei ragazzi sottoposti alle misure emergenziali di un infinito periodo di crisi. A livello educativo i danni sono, a dir poco, generazionali. Questo, poi, se unito all’inesistenza di un adeguato sistema di mezzi di trasporto pubblico che garantisca il viaggio verso la scuola in sicurezza, ben si comprende come la situazione sia ormai degenerata.

Siamo bombardati da “opinionisti” che sfornano statistiche di continuo (spesso senza nemmeno spiegarle troppo bene perché i numeri potrebbero contraddire chi li presenta) e da un’informazione che calca la mano nei confronti della “morte quotidiana” e della situazione drammatica di chi vive la sindrome CoViD-19, generando un pericoloso caos pure sulla campagna di vaccinazione che, data l’inefficienza del sistema sanitario, è stata affidata alla logistica militare. Quello che colpevolmente viene trascurato è il dramma educativo che gli studenti vivono giorno dopo giorno e sono in pochi ad alzare la voce di fronte a questo allarme ed ancor meno sono quelli a cui viene concesso spazio nell’informazione pubblica.

Non nascondiamoci: lo studio (e quindi la cultura), l’educazione civica, lo sviluppo pedagogico e la tenuta psico-sociale di tutti noi non “rende”, non fa auditel e nemmeno titoli da prima pagina e, in ultimo ma non perché meno importante, non porta voti a carico di mediocri politici che puntano ad avere un elettorato dozzinale. Se le misure adottate generano danni aggiuntivi pericolosi, vanno necessariamente modificate, che non significa assolutamente fregarsene di tutto e di tutti, ma modulare con logica e senso di responsabilità le azioni da promuovere affinché si salvi ciò che è davvero importante per tutta la società: l’educazione dei nostri figli.

Quella “cartellina negata” si affianca ai “banchi con le rotelle”, alle connessioni internet inesistenti in svariate famiglie con problemi economici (sempre più numerose) ed alla impossibilità di seguire una didattica a distanza perché privi dei mezzi necessari. La “cartellina negata” è imbecillità allo stato puro che delinea l’inefficienza di un sistema scolastico che colpisce non solo gli studenti, ma anche gli insegnanti che si trovano ad affrontare un’indicibile confusione.

In questo periodo di “io sto con…” schierandosi con cantanti, politici, soubrette, presentatori od opinionisti vari, sarebbe opportuno anche “stare con noi stessi”, usando la propria mente per migliorarci e adoperando un po' di quel sacro “buon senso” dettato dalla logica che aiuta a vivere e non dai “luoghi comuni” che spesso denotano chi è carente di materia grigia.

Ma, forse, questo è uno sforzo eccessivo…