“Ho voglia di leggerezza in questo momento, in questo periodo triste ho bisogno di distrazione”
Quante volte abbiamo sentito una frase simile ? Credo sia un pensiero comune e piuttosto giustificato data la situazione difficile che stiamo vivendo. In quella disperata ricerca di sollievo dai pesi quotidiani inflitti da una condizione di vita non desiderata né ricercata, la nostra mente grida forte la necessità di un palliativo al suo continuo rimuginare sui problemi economici, familiari, comportamentali e sociali. È vero quanto sosteneva Italo Calvino nelle sue “Lezioni Americane” del 1988, ossia “Prendete la vita con leggerezza”; l’autore, però, continuava in questo modo: “Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso”.
E credo sia questo il punto.
La leggerezza non è superficialità; il “planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore” non significa instupidire la mente con la “vaghezza” e “l’abbandono al caso” di input sensoriali atrocemente idioti. Si può rendere leggera una condizione difficile con un sorriso, ma non con l’alienazione mentale indotta da stereotipi sociali totalmente imbecilli che spacciano per realtà uno spettacolino di bassissimo livello. Questo desiderio di “leggerezza” è divenuto un pericoloso cavallo di Troia per far passare nelle nostre vite messaggi allucinanti e totalmente falsi che orientano il nostro vivere secondo stereotipi preconfezionati dove viene annullata ogni forma di raziocinio e di valore individuale.
Certo, non si vuole intendere che occorre veder sempre documentari di storia o film impegnati con sottotitoli in russo, ci mancherebbe ! Quello che invece si intende è il non cedere il passo a surreali situazioni condite da pietismo e cretineria che associano il perverso piacere di occuparsi di vite degli altri (palesemente finte), magari giudicando sulla base di morali “preconfezionate” un comportamento da auditel abilmente costruito. La continua esposizione a messaggi del genere implica un forte impoverimento interiore che avvicina la propria esistenza a quella di un automa privo di capacità riflessiva, che si nutre continuamente dello scorrere di immagini e video sul proprio smartphone che diviene colonna portante della distrazione di massa.
Tempo addietro esisteva un’applicazione per il proprio cellulare che rendeva noto quanto tempo si passava sui social network o su altre amenità; i risultati erano sconfortanti: nonostante la nostra percezione indicasse un tempo esiguo di permanenza a scrollare col dito lo schermo, l’applicazione mostrava invece tempi allucinanti. Ecco uno degli aspetti della distrazione di massa !
In tal modo, ad esempio, ci lanciamo nelle offerte dei vari supermercati, a leggerne il volantino per acquistare l’inutile feticcio (come le scarpe Lidl, ad esempio) per evitare la fatica mentale perché, erroneamente, confondiamo l’utile esercizio della riflessione e della comprensione con la pesantezza del “dover pensare” agli affanni che, inevitabilmente, non scompaiono all’alba. In occasione del suo compleanno, Corrado Augias ha affermato che “I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici: sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori. Noi siamo abituati a dare a parole come ‘silenzio’ e ‘solitudine’ un significato di malinconia, negativo. Nel caso della lettura non è così, al contrario quel silenzio e quella solitudine segnano la condizione orgogliosa dell'essere umano solo con i suoi pensieri, capace di dimenticare per qualche ora ogni affanno” e da ciò si intende come, oltre ad indurre la bellezza dell’introspezione e del ragionamento pacato che implica una valutazione attenta del proprio sé, un buon libro rappresenta un atto di ribellione vero e proprio.
In un momento difficile e delicato come questo, dove la cultura viene considerata inutile se non dannosa (per ovvi motivi di carattere consumistico) e relegata ad un aspetto secondario rispetto altri input sociali, un atto di civiltà sarebbe auspicabile. La leggerezza tanto desiderata non proviene da un annullamento delle facoltà mentali imbevendole di “cianuro mediatico”, ma da un piacevole sforzo che implica una condizione di “uomo pensante” e non di “uomo confezionato”; per raggiungere un traguardo simile, occorre impiegare le proprie energie e non disperderle nell’impetuoso vento della stupidità.
